Archivi categoria: Tematiche educative

“Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)”. Thérèse Hargot

Che ne abbiamo fatto della liberazione sessuale conquistata negli anni Sessanta? È la domanda che si pone Thérèse Hargot, scrittrice e terapeuta, forte di un’esperienza decennale nelle scuole a contatto con gli adolescenti. Invece di renderci più liberi – questa è la sua risposta – tale liberazione ci ha portato da un’obbedienza a un’altra: dal “non bisogna avere 4542633.jpgrelazioni sessuali prima del matrimonio” al “bisogna avere relazioni sessuali il prima possibile”. I giovani credono di essersi affrancati dai divieti, ma spesso si trovano più imprigionati di prima. Se un tempo l’imperativo di restare vergini fino alle nozze li deprimeva, ora a deprimerli (e confonderli) è l’imperativo opposto, ovvero quello di misurarsi fin da subito con la propria sessualità. Il facile accesso al porno, l’ansia della performance, l’ossessione dell’orientamento sessuale… Che libertà è questa, che impone di scegliere l’identità, gli amori, le pratiche come un mero prodotto di consumo?

Grazie a numerose testimonianze, l’autrice – con coraggio, sfidando le polemiche che si sono puntualmente scatenate dopo la pubblicazione del libro in Francia – affronta, in modo rigorosamente laico, i problemi dei ragazzi, invitandoli a ripensare la loro vita affettiva e sessuale, per renderla davvero gioiosa.

Cyber-bullismo: con «Vivi internet al meglio» i consigli per studenti e docenti

Google, Telefono Azzurro e Altroconsumo insieme a Grace On Your Dash, creator di YouTube, hanno presentato nuovi video, consigli strutturati e contenuti educativi per aiutare adolescenti, genitori ed insegnanti ad affrontare hater e messaggi di incitamento all’odio sul web, disponibili gratuitamente su «Vivi Internet, al meglio».palabras_clave_docente.jpg

L’annuncio è stato fatto nei giorni scorsi in occasione della 49ma edizione di Giffoni Film Festival. I recenti trend di ricerca mostrano come questi temi stiano sempre più assumendo una rilevanza primaria. Le ricerche online per i termini “bullismo” e “cyberbullismo” registrano un interesse costante sul motore di ricerca, a testimonianza del fatto che giovani e adulti cercano su internet informazioni o soluzioni su un problema che li riguarda o che trovano necessario approfondire.

Per questo che Google in collaborazione con Telefono Azzurro e Altroconsumo ha deciso di contribuire a rendere la conoscenza di un uso responsabile del web sempre più accessibile a ragazzi, genitori e agli stessi insegnanti, essendo ormai parte della vita quotidiana.Da qu l’idea di «Vivi Internet, al meglio». L’iniziativa mette al centro cinque tematiche di assoluta rilevanza, reputazione online, phishing e truffe, privacy e sicurezza, molestie e bullismo online, segnalazione di contenuti inappropriati e si rafforza con nuovi contenuti per gestire i messaggi negativi in rete. Insieme a Grace On Your Dash, creator di YouTube, debutta online anche un nuovo contenuto video che si rivolge ai più giovani, per aiutarli ad approfondire gli argomenti di hate speech e imparare a usare buon senso, rispetto e gentilezza nelle proprie relazioni online, come nella vita offline.

PER PARTECIPARE AL CORSO DI FORMAZIONE ON LINE VEDI:

vivinternet.azzurro.it/?gclid=Cj0KCQjwvdXpBRCoARIsAMJSKqLK7lR-vjMo4YgAvXkZ3NIbDMO3CTwGou1vBKqlOsLmqYPd9IJPTGoaAg8IEALw_wcB

 

Etica. Migrare da noi stessi, crescere, cambiare, convertirsi

GIANNINO PIANA

Homo viator è la formula nella quale Gabriel Marcel condensa l’intero contenuto della sua antropologia. Ma l’essere costantemente in cammino non è soltanto un modo di essere che caratterizza strutturalmente la condizione umana; è più radicalmente un imperativo etico al quale l’uomo deve conformare la propria condotta. A specificare l’identità umana (e a distinguerla da altre identità) è infatti la tensione in avanti e l’apertura al futuro. Migrare è dunque un dato originario, costitutivo della natura dell’uomo, ma è insieme anche un’attitudine esistenziale e un compito da assolvere; è, ancor più profondamente, una categoria dello spirito. La tradizione ebraico-cristiana conferisce a questo modo di essere-al-mondo un grande significato religioso. L’uomo biblico — ce lo testimoniano figure come quelle di Abramo e di Giuseppe proposte in questo quaderno — è per definizione un migrante, un nomade in costante esodo alla ricerca di una terra, la terra della promessa, che, raggiunta, diviene a sua volta il punto di partenza per camminare verso una meta ulteriore. Non è questo del resto il senso profondo dell’escatologia cristiana, contrassegnata dalla tensione tra il “già” e il “non ancora” del regno; tensione che fa della vita del credente un permanente pellegrinaggio? cambiare-strada-si-può.jpg

La migrazione come esperienza interiore

La migrazione è tuttavia una realtà complessa e ambivalente. Vi è anzitutto una migrazione negativa cui oggi assistiamo – questo quaderno non manca di metterla in luce – ; è la migrazione geografica forzata di chi è costretto ad abbandonare la propria terra per uscire da una situazione di povertà estrema o per fuggire da una situazione di guerra o di violenza che rischia di comprometterne l’esistenza. Come tale la migrazione è un fenomeno grave provocato dalle diseguaglianze che dividono il mondo e le classi sociali, e che sono il frutto di uno stato di ingiustizia che reclama l’assunzione di precise responsabilità civili e politiche.

Ma vi è anche una migrazione positiva – quella a cui si fa qui riferimento – che consiste in un processo interiore, in un’esperienza che – come già si è accennato – coinvolge la persona nella sua globalità. Migrare è, in questo caso, uscire da se stessi, dal recinto della propria autoreferenzialítà per incontrare l’altro e il mondo. È abbandonare la condizione di stabilità e di sicurezza e mettere in discussione le garanzie acquisite per affrontare l’ignoto. Il che può avvenire soltanto laddove si coltivano alcune attitudini interiori: dal silenzio all’ascolto, dalla povertà alla ricettività.

Crescere e cambiare

La migrazione non è, anche in questo caso, senza sofferenza. In quanto condizione della crescita personale, essa presuppone la conquista di una autonomia, che comporta il passaggio attraverso distacchi e rotture. La libertà “per”, che è la vera libertà – quella che gli Scolastici chiamavano “libertà di perfezione” (libertas perfectionis) opponendola alla “libertà di elezione” (libertas electionis), cioè al libero arbitrio – si attua soltanto nella scelta, la quale se costituisce, da un lato, la via obbligata per la propria realizzazione; riduce, dall’altro, lo spazio delle proprie possibilità di scelta – scegliere vuol dire sempre autolimitarsi rinunciando a qualcosa di altro con l’inevitabile esperienza di uno stato di lacerazione interiore.

Il superamento delle dipendenze, a partire da quelle familiari, ma anche da abitudini consolidate e rassicuranti alle quali consciamente (o più spesso inconsciamente) ci si aggrappa, è una condizione imprescindibile per ricuperare il proprio mondo interiore e consolidare il proprio io personale. Solo infatti rientrando in se stessi, assumendo piena coscienza di sé e capacità di autodecisione – solo giungendo, in altri termini, alla piena maturità della propria personalità – è possibile migrare da sé, costruendo un progetto di vita aperto e muovendo, con pazienza e con costanza, i propri passi verso di esso.

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SCUOLA. “Far morire l’alternanza scuola-lavoro è il più grave errore del governo”

GABRIELE TOCCAFONDI

L’alternanza scuola-lavoro sta morendo per mancanza di attenzione e volontà del Miur e del governo. Il governo non l’ha abolita, ma i dati dimostrano che se non ci crede il governo, perché mai dovrebbero crederci le famiglie, le aziende e le scuole?

Meno studenti coinvolti, meno scuole interessate, meno ore fatte, meno occasioni di fare esperienze per i ragazzi. È un florilegio di segnali meno, di pericolosi passi indietro quello che il ministero dell’Istruzione ha reso noto sul funzionamento dell’alternanza scuola-lavoro in risposto ad una mia interrogazione.

Sono numeri che rendono evidente i risultati della volontà di smantellare questBosch-in-Puglia-allena-gli-studenti-al-lavoro-2-620x442.jpga esperienza e saranno ancora peggiori quelli che arriveranno, perché è chiaro oramai, anche ai più distratti, che l’alternanza scuola-lavoro è stata abbandonata del tutto da questo governo. È lo stesso Miur, che rispondendo (finalmente!) ad una mia interrogazione, dichiara che l’hanno svolta solo il 53% dei ragazzi nel 69% delle scuole. Un anno prima era stata svolta dal 70% dei ragazzi e nel 89% delle scuole e anche le strutture ospitanti calano da 208mila a 190mila.

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Scuola-lavoro. Un sistema formativo confuso rende incerte le competenze

DANIELE CHECCHI

I dati Eurostat portano alla ribalta un’anomalia tutta italiana. La transizione lenta, troppo lenta, dei giovani dalla scuola/università al mercato del lavoro: la percentuale di laureati italiani 20-34enni occupati entro tre anni dal conseguimento del titolo è pari al 60,7%, ma tale percentuale sale al 77,9% quando si vada oltre i cinque anni dal conseguimento deblog-post-benefici-alternanza-scuola-lavoro-estero.jpgl titolo universitario. Questa situazione non è senza costi dal punto di vista sociale, basti pensare al ritardo nell’uscita di casa o alle scelte di fertilità.

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Calendario scolastico 2019-2020

E’ già noto quasi al completo il calendario scolastico 2019-2010. Quindi l’inizio e termine delle lezioni, le vacanze natalizie, le vacanze pasquali, le altre festività nazionali e regionali.calendario-scolastico-107655.660x368.jpg

Per visionare il prospetto complessivo vedi:

http://www.orizzontescuola.it/wp-content/uploads/2019/06/Copy-of-calendario2.html1_-1.pdf

Giovani per la Pace. Mille studenti ad Auschwitz contro ogni forma di razzismo

Arrivano da 16 diversi Paesi europei i mille giovani che saranno a Cracovia, in Polonia, dal 19 al 21 luglio per partecipare all’incontro “A Global Friendship to live Together in Peace”, a 80 anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale. A organizzarlo, per lanciare un messaggio di unità e pace è il movimento dei Giovani per la Pace – legato alla Comun27-ricordiamo.jpgità di Sant’Egidio – impegnato, ogni giorno, nelle periferie con i bambini in difficoltà, i senza dimora, gli anziani soli in un tempo caratterizzato dalla reviviscenza di pregiudizi antisemiti e razzisti, dalla diffusione di slogan e atteggiamenti intolleranti e dalla crescita, specie tra i giovani, di movimenti nazionalisti, sovranisti e xenofobi.

Durante i giorni dell’incontro, i giovani (studenti universitari e delle scuole superiori) faranno memoria dell’orrore della seconda guerra mondiale, dell’abisso della Shoah e del Porrajmos (lo sterminio di Rom e Sinti), convinti che continui a essere un riferimento decisivo per il futuro dell’Europa, per costruire una civiltà del convivere e società inclusive. 

Per i ragazzi ci sarà anche la possibilità di ascoltare la testimonianza di Lidia Maksymowicz, sopravvissuta da bambina al campo di sterminio di Auschwitz Birkenau e vittima di esperimenti medici nazisti. E sabato 20 luglio sono in programma la visita al museo del campo di Auschwitz e una marcia silenziosa nel campo di sterminio di Birkenau, con la deposizione di corone di fiori al monumento memoriale delle vittime del lager: saranno l’espressione dell’impegno dei ragazzi a contrastare ogni forma di violenza e razzismo.

in Avvenire, 17 luglio 2019

Abbandono scolastico in aumento

L’Italia mostra notevoli progressi sul fronte degli abbandoni scolastici. Tuttavia, la quota di 18-24enni che posseggono al più un titolo secondario inferiore e sono fuori dal sistema di istruzione e formazione (Early leavers from education and training – ELET) sale al 14,5% nel 2018 (598 mila giovani) dopo la stazionarietà del 2017 e il sensibile calo

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registrato fino al 2016.

Questo indicatore rientra tra quelli previsti dalla Strategia Europa2020 sull’istruzione, che fissa il target europeo al 10%. Tale obiettivo è vicino per la Ue28 e per il Regno Unito e la Germania mentre in Francia è stato superato da diversi anni. In Italia, il differenziale rispetto al valore medio europeo è ancora pari a -3,9 punti nel 2018.

L’uscita precoce dagli studi è decisamente più accentuata per i giovani stranieri – 37,6% contro 12,3% degli italiani – per i quali nell’ultimo anno si registra un peggioramento (+4,5 punti contro +0,2 punti negli italiani) dopo i progressi degli anni precedenti. Questo aumento è diffuso nelle aree territoriali e indipendente dal genere.

Le giovani donne sono invece meno frequentemente coinvolte nel fenomeno dell’abbandono scolastico precoce rispetto ai coetanei (12,3% contro 16,5%) malgrado il peggioramento nell’ultimo anno (+1,1 punti), in particolare per le straniere.

Il profilo territoriale mette in luce divari molto ampi: l’abbandono degli studi prima del completamento del sistema secondario superiore o della formazione professionale raggiunge il 18,8% nel Mezzogiorno, scende al 12,2% nel Nord e registra il minimo al Centro (10,7%) (Figura 2).

Dal 2014, il miglioramento più consistente si è avuto nel Centro mentre il peggioramento dell’ultimo anno riguarda il Nord (+0,9 punti) e il Mezzogiorno (+0,3 punti). Di fatto, ciò ha riportato il valore del Nord a un livello simile a quello del 2014. In generale, i divari territoriali non accennano a ridursi.

in ISTAT, Livelli di istruzione e ritorni occupazionali, 15 luglio 2019

Università-Imprese. Una collaborazione in crescita per numero e qualità

CLAUDIO TUCCI

Più di 80 dottorati industriali, 81 per la precisione; 172 borse per dottorati Executive e 48 per l’alto apprendistato. Oltre a 25 corsi di laurea professionalizzante, attivati da una ventina di atenei. Accanto al rilancio degli Its, gli Istituti tecnici superiori.

Il legame education-imprese prova a fare il salto di qualità. Una sorta di strada obbligata per l’Italia che sconta modesti livelli di finanziamento statale all’istruzione e un mismatch elevato pure tra gli stessi laureati.

L’esigenza é cricerca_e_formazione_auxologico.jpgondivisa da Crui, la Conferenza dei rettori, e da Confindustria che ieri, a Milano, nella sede di Assolombarda, hanno presentato il rapporto 2018 dell’Osservatorio Università-Imprese della Fondazione Crui. «Promuovere il link atenei-aziende significa promuovere l’occupabilità del nostro sistema universitario – ha detto il vice presidente degli industriali, Gianni Brugnoli -. In oltre il 30% dei casi tante imprese non trovano i laureati giusti (specie i laureati Stem) e tanti laureati non trovano lavoro, anche perché spesso tanti studenti conoscono l’impresa solo alla fine del loro percorso. Dobbiamo invertire rotta, e offrire loro gli strumenti adeguati». D’accordo il collega, e vice presidente di Assolombarda, Pietro Guindani: «Il partenariato didattico è un investimento strategico per università e imprese – ha rilanciato – perché attiva una circolarità di saperi che fa bene a tutti gli attori in gioco. Il nostro territorio è già sede di consolidate collaborazioni tra atenei e aziende, ma questo scambio va spinto».

L’Osservatorio Università-Imprese, ha ricordato il coordinatore Angelo Riccaboni, «mostra già casi di fruttuose collaborazioni tra università e imprese». Per rafforzarle, ha aggiunto Alberto De Toni, presidente della Fondazione Crui, «bisogna fornire visibilità alle buone pratiche e rendere il dialogo tra questi due mondi più semplice». Il vantaggio è per tutti. Lo scambio di conoscenza e l’attuazione di progettualità congiunte spingono infatti l’attrattività degli atenei, la competitività delle imprese, l’occupabilità degli studenti e la crescita economica e sociale dei territori.

PER CONSULTARE IL REPORT CRUI VEDI:

http://www.universitaimprese.it/osservatorio/wp-content/uploads/2019/07/report-2018-digitale-exe.pdf

Istruzione. In Italia livelli più bassi che in Europa. Report Istat

Al. Tr.

In Italia, i livelli di istruzione della popolazione sono in aumento ma restano ancora inferiori a quelli medi europei; sul divario incide la bassa quota di titoli terziari. Lo certifica l’Istat nel report “Livelli di istruzione e ritorni occupazionali” , diffuso ieri, secondo il quale crescono i giovani che abbandonano gli studi e tra i diplomati si registra l’incidenza maggiore di Neet, ovvero di giovani che non studiano e non lavorano. Aumenta poi il divario di istruzione tra italiani e stranieri e, in generale, cresce il vantaggio occupazionale della laurea rispetto al diploma.

Istruzione in aumento, ma non basta
In Italia, la quota di 25-64enni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore (che rappresenta, dice l’Istat, il principale indicatore per valutare il livello di istruzione formale conseguito in un Paese9 è stimata al 61,7%nel 2018 (+0,8 punti percentuali sul 2017), un valore molto inferiore a quello medio europeo, pari a 78,1% (+0,6 punti sul 2017). Su questa differenza incide la bassa quota di 25-64enni con un titolo di studio terziario: meno di due su dieci in Italia (19,3%, +0,6 punti rispetto all’anno precedente) contro oltre tre su dieci in Europa (32,3%, +0,8 punti rispetto all’anno precedente). Il trend degli ultimi anni è positivo; tuttavia, tra il 2014 e il 2018 la quota di popolazione con laurea ha avuto una crescita più contenuta di quella Ue (2,4 punti contro
3 punti).

Sempre più giovani abbandonano gli studi
Anche se in presenza di «notevoli progressi» sul fronte degli abbandoni scolastici, nel nostro paese la quota di 18-24enni che posseggono al più un titolo secondario inferiore e sono fuori dal sistema di istruzione e formazione sale al 14,5% nel 2018 (598 mila giovani) dopo la stazionarietà del 2017 e il sensibile calo registrato fino al 2016. Questo indicatore rientra tra quelli previsti dalla Strategia Europa 2020 sull’istruzione, che fissa il target europeo al 10%. Tale obiettivo è vicino per la Ue28 e per il Regno Unito e la Germania mentre in Francia è stato superato da diversi anni. In Italia, il differenziale rispetto al valore medio europeo è ancora pari a -3,9 punti nel 2018. L’uscita precoce dagli studi, dice l’Istat, è più accentuata per i giovani stranieri – 37,6% contro 12,3% degli italiani – per i quali nell’ultimo anno si registra un peggioramento (+4,5 punti contro +0,2 punti negli italiani) dopo i progressi degli anni precedenti. Dal punto di vista territoriale, i divari sono ampi: labbandono degli studi prima del completamento del sistema secondario superiore o della formazione professionale raggiunge il 18,8% nel Mezzogiorno, scende al 12,2% nel Nord e registra il minimo al Centro (10,7%).

Diplomati, 1 su 4 è Neet
Nel 2018, l’incidenza dei Neet (Not in education, employment or training) è pari al 24,8% tra i diplomati, al 22,7% tra chi ha al più un titolo secondario inferiore mentre scende al 20,2% tra i laureati. La quota di Neet è miniSTUDENTI_STRANIERI_ERASMUS_CAMPUS-k9DH--835x437@IlSole24Ore-Web.jpegma tra i 15-19enni (11,2%) – in gran parte ancora studenti – e raggiunge il 30,9% tra i 25-29enni.Tra i 15-19enni, un Neet su due è alla ricerca, più o meno attiva, di un lavoro, percentuale che sale al 76,1% tra i 20-24enni ed è pari al 68,8% tra i 25-29enni. Nel Mezzogiorno l’incidenza dei Neet è più che doppia(33,8%) rispetto al Nord (15,6%) e molto più alta di quella rilevata al Centro (19,6%).

Donne più colte, ma meno occupate
Tra i maggiori paesi europei, Italia e Spagna hanno in comune il marcato vantaggio delle donne nei livelli di istruzione. Nel nostro Paese, dice l’Istat, donne almeno diplomate sono il 63,8% contro il 59,7%degli uomini mentre la differenza di genere nella media Ue è meno di un punto percentuale. In generale, poi, il vantaggio occupazionale dei laureati è decisamente in crescita. Rispetto agli uomini, dice l’Istat, le donne conseguono più elevati livelli di istruzione e maggiori vantaggi occupazionali al crescere del livello di istruzione, ma i tassi di occupazione restano ampiamente inferiori. In particolare lo studio evidenzia che sono il 27,8% i 30-34enni con un titolo di laurea, 32,5% al Nord, 29,9% al Centro, 21,2% nel Mezzogiorno. I divari territoriali sono in aumento negli anni: 33,6% è il tasso di occupazione dei 18-24enni che abbandonano precocemente gli studi; 78,4% è il tasso di occupazione dei 30-34enni laureati.

in Il Sole 24 Ore, 16 luglio 2019

PER SAPERNE DI PIU VEDI REPORT ISTAT

http://www.istat.it/it/files//2019/07/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali_2018.pdf