Archivi categoria: Tematiche educative

Quando la TV è spettacolo e strumento di promozione culturale

Alberto Angela, un nuovo viaggio con ‘Ulisse’

Il sabato sera su Rai 1 si torna a parlare di Storia, arte e cultura. Una nuova sfida per Alberto Angela che dal 21 settembre riparte con la nuova stagione di Ulisse, il piacere della scoperta, sei nuove puntate in prima serata in cui racconterà luoghi e personaggi storici accompagnato da Gigi Proietti che darà voce ai protagonisti delle storie raccontate mentre altri ospiti famosi aggiungeranno ricordi e aneddoti legati alle puntate.

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Si parte da Gerusalemme ai tempi di Gesù alla scoperta delle vicende accadute nella terra di Israele nel periodo in cui è vissuto. Si tratta di un periodo ricco di fermenti e tensioni, caratterizzato dai difficili rapporti tra ebrei e romani e da un intenso fervore messianico. L’intento non è quello di raccontare Gesù, ma definire il contesto in cui si è mosso, la cornice storica, archeologica e sociale attorno alla sua figura. A partire da Erode il grande (sul finire del cui regno nacque Gesù) con le numerose testimonianze architettoniche che ha lasciato nel territorio: dalla fortezza di Masada, alla città di Cesarea Marittima, dalla sontuosa tomba dell’Herodion al Tempio, sino al suo successore, Erode Antipa, al cui nome è legata la storia di Salomè, la morte di Giovanni Battista e le vicende del complicato processo a Gesù.

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Scuola. “Fiera Didacta Italia 2019”. Firenze 9-11 ottobre

82 workshop, 67 seminari, 11 convegni, 200 espositori e la grande novità del padiglione Scuola=Futuro

Dal 9 all’11 ottobre la città di Firenze ospita alla Fortezza da Basso la terza edizione di Fiera Didacta Italia, l’appuntamento fieristico dedicato alla scuola rivolto a docenti, dirigenti scolastici, educatori, formatori, professionisti e imprenditori del settore scuola e tecnologia.

La manifestazione, dedicata a Leonardo da Vinci nel quinto centenario della morte e inserita dal Ministero dell’Istruzione fra gli eventi previsti dal piano pluriennale di formazione dei docenti, è stata presentata questa mattina a Roma al Miur dal Ministro Lorenzo Fioramonti, da Cristina Grieco, Assessore all’Istruzione e Formazione della Regione Toscana, da Sara Funaro, Assessore all’Università e Ricerca del Comune di Firenze, da Giovanni Biondi, Presidente Indire, e da Wassilios Emmanuel Fthenakis, presidente onorario di Didacta International.

Dopo il successo dell’edizione 2018 (+23% dei biglietti venduti rispetto all’edizione precedente con oltre 23mila partecipanti a seminari e eventi, oltre 100mila persone raggiunte sui social), Didacta Italia si conferma l’appuntamento annuale di riferimento in Italia per il lancio di nuove proposte per la scuola del futuro.fi.jpg

Nel 2019 la Fiera si distribuisce su 5 padiglioni, con una superficie espositiva di oltre 31mila metri quadri più di 200 aziende partecipanti, cui vanno ad aggiungersi le Sale dei Quartieri Monumentali del fortilizio mediceo. Ad oggi, più dell’80% degli eventi formativi è già sold out.

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Orientamento interculturale nell’educazione. Motivazioni

MARCO CATARCI 

Perché è necessario oggi un approccio interculturale nell’educazione? Per rispondere a questa prima domanda, è utile svolgere un’analisi della presenza e della canalizzazione formativa degli alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico italiano.

Occorre preliminarmente osservare che, con la presenza di circa 5 milioni di immigrati, il fenomeno migratorio ha raggiunto in Italia le proporzioni di altri Paesi Europei di più antica tradizione migratoria (IDOS, 2018), con effetti non più trascurabili sul sistema di istruzione nazionale. Basti pensare che il numero di studenti con cittadinanza non italiana (censiti annualmente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) è di circa 826mila soggetti. La presenza di alunni stranieri era ancora contenuta negli anni ’80, ma ha fatto registrare un consistente incremento nei successivi anni ’90 (con l’afflusso di oltre 100mila studenti), una crescita ancora più marcata nel primo decennio del duemila e fino all’a.s. 2012/2013 (con l’ingresso di quasi 6787.jpg0mila studenti con cittadinanza non italiana nell’arco degli anni dal 2000/2001 al 2012/2013) e un deciso rallentamento negli anni recenti (con un aumento di sole 39mila unità dal 2013/2014 al 2016/2017) (MIUR, 2018).

Con un incremento negli ultimi anni particolarmente significativo nella scuola dell’infanzia e nella scuola secondaria di II grado, la presenza degli alunni con cittadinanza non italiana rappresenta, senza dubbio, una realtà strutturale del sistema scolastico italiano: l’incidenza degli stranieri sulla popolazione scolastica complessiva è in media del 9,4% (MIUR, 2018 p. 28).

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Il Ministro Fioramonti. Discorso inaugurazione anno scolastico 2019-2020

È con grande piacere che oggi desidero rivolgere un sincero ringraziamento al Presidente della Repubblica, ai dirigenti scolastici, ai docenti, a tutto il personale della scuola e soprattutto alle studentesse e agli studenti, che ci hanno raggiunto qui numerosi da tutte le Regioni d’Italia.

La nostra presenza qui, a dieci anni dalla terribile tragedia del 6 aprile 2009, è un tributo alla tenacia di questa comunità che proprio dalla scuola ha deciso di ripartire. Nonostante gli sforzi, moltissimo resta ancora da fare per sanare le ferite inferte a questo territorio; farò la mia parte per porre fine a ulteriori e inaccettabili ritardi.411

Lasciatemi, in questo contesto, dedicare un saluto particolare anche alle scuole liguri coinvolte dal cedimento del Ponte Morandi, che oggi riaprono beneficiando di un Piano Emergenza che garantisce la mobilità degli studenti coinvolti dalle conseguenze del crollo.

Riaprire una scuola non significa solo ricostruire lo spazio in cui trascorrerete gli anni importantissimi della vostra formazione, ma vuol dire restituire a una comunità uno straordinario presidio di libertà e futuro. È nelle scuole, cari ragazzi e care ragazze, che potrete accrescere davvero le vostre conoscenze, sviluppare il vostro senso critico e la vostra visione del mondo.

Uno dei padri costituenti, Piero Calamandrei, nell’illustrare l’articolo 34 della Costituzione dedicato alla scuola e all’istruzione, sosteneva non a caso che per mantenere la democrazia “la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento, della Magistratura e della Corte Costituzionale”.

Perché è a scuola che si impara a convivere con gli altri, anche con quelli più lontani da te, e a confrontarsi con idee diverse; è il luogo in cui la politica riassume il suo valore originario di mediazione dei conflitti, in cui si discute dei problemi “per sortirne insieme” e in cui l’inclusione “accade” in modo naturale. A scuola si è per la prima volta tutti uguali nelle proprie diversità. Una scuola veramente “aperta a tutti” (34 Cost) non lascia a casa nessuno.

“Non uno di meno” diciamo e ciò vale per gli studenti di origine straniera, membri vitali delle nostre comunità scolastiche, come per i docenti necessari a coprire le cattedre scoperte, a partire dagli insegnanti di sostegno senza i quali non può essere garantito il diritto allo studio per gli alunni con disabilità. A tal proposito mi impegno acciocché non accada più che l’anno scolastico cominci senza il personale scolastico necessario.

Spesso la scuola è anche il primo se non unico presidio delle istituzioni con cui i cittadini vengono in contatto. Ed è per questo che negli anni le sono stati delegati molti e forse troppi compiti che adesso si rivelano indispensabili come barriere al disagio e alla dispersione scolastica: dall’assistenza psicologica alla cura dei disagi alimentari, dalla educazione all’ambiente a quella alla salute o alla sicurezza stradale. Domande “silenziose”, che trovano risposte incerte e discontinue lasciate alla buona volontà delle scuole.

Non ho esitato a definire gli insegnanti dei veri e propri eroi civili e colgo anche questa importante occasione per ringraziarli del lavoro che svolgono, spesso in condizioni difficili e con salari lontani non solo dalla media europea ma anche da quello che sarebbe un giusto risarcimento del valore sociale di ciò che fanno quotidianamente. E lo stesso vale per i dirigenti e per tutto il personale scolastico: nonostante le crescenti incombenze burocratiche dovute alle riforme dei precedenti governi non hanno mai smesso di essere punti di riferimento preziosi con il loro lavoro per i nostri giovani. Uno Stato che vuole investire seriamente sul proprio futuro non potrà che tener conto anche di questo aspetto perché se “i buoni insegnanti sono costosi, i cattivi maestri costano di più”.

Il nuovo patto scuola-famiglia, che coinvolge i genitori in una virtuosa “alleanza educativa”, non può essere che uno degli step della corresponsabilità su cui rifondare la comunità scolastica.

Occorre tener conto in misura maggiore della voce degli studenti per coinvolgerli nella cogestione degli spazi educativi. La possibilità di rafforzare le reti territoriali deve consentire anche alle scuole più decentrate di trovare supporti adeguati per costruire comunità solidali in grado di coniugare innovazione e prossimità.

Se la scuola è, come è, la fotografia dell’Italia che saremo, non possiamo che dedicarle tutte le risorse che occorrono. È il miglior investimento che abbiamo e la nostra miglior chance per il futuro. È per questo che come Ministro mi sono impegnato a trovare al più presto, a partire dalla prossima legge di bilancio, le risorse aggiuntive necessarie a ripristinare i livelli di spesa del 2008.

Viviamo in un mondo complesso e complicato e sappiamo già che lo sarà sempre di più. Solo questa estate abbiamo assistito a mutamenti climatici repentini, incendi diffusi dalla Siberia al Brasile, ghiacciai dissolti in pochi giorni in Groenlandia. Non è forse un caso che sia Greta Thunberg, una giovanissima studentessa, a ricordare a noi adulti che bisogna agire per tempo.

È un’esperienza irripetibile quella che vi accingete a fare, della cui importanza sarete consapevoli solo una volta che ve ne sarete allontanati. Non sprecatela. Non credete agli slogan commerciali: il mondo non è contenuto in uno smartphone, una app non può risolvere tutti i vostri problemi, i social non sostituiscono la vita che c’è in una piazza o in una classe, sono soltanto un loro pallido e freddo surrogato. Scegliete di essere protagonisti e non spettatori delle vostre vite.

Il futuro, proprio come il sapere, non si può comprare, ma è nelle vostre mani la possibilità di provare a re-inventarlo, di imparare – come diceva Don Milani – a camminare in modo diverso dal mondo. Solo così potrete tracciare una strada differente, migliore di quella che vi abbiamo lasciato.

E allora non vedremo l’ora di seguirvi. Buon anno scolastico a tutti voi!

L’AQUILA, 16 SETTEMBRE 2019

 

 

 

Università. Ecco quelle che danno più opportunità di lavoro

ILARIA VENTURI

E dopo la laurea? Quali sono le università che offrono più chance di lavoro? La think-tank della formazione universitaria QS Quacquarelli Symonds, che ogni anno firma il QS World University Rankings, ha valutato 758 atenei nel mondo rispetto alla loro capacità di favorire sbocchi occupazionali ai propri laureati. Domina il Mit (Massachussetts Insitituteof Technology), primo anche nella classifica generale, seguito da Stanford e dalla University of California di Los Angeles (Ucla).

Le italiane? Sono sedici le università che hanno scelto di partecipare all’edizione 2020 della classifica. Si conferma il politecnico di Milano(41esimo), che é quinto al mondo nell’indicatore “Graduate Employment Rate” (proporzione dei laureati occupati a dodici mesi dalla laurea), sebbene perda cinque posizioni rispetto al 2019. Il politecnico si posiziona inoltre sedicesimo per la quantità e qualità delle partnership stabilite con le aziende, mentre l’università di Bologna ottiene il 18esimo posto nello stesso indicatore e sale all’84esimo posto nella classifica facendo un consistente balzo in avanti (era nella fascia 111-120 nel 2019).

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Guadagna cinque posizioni la Sapienza, che si classifica al 93esimo posto. Il politecnico di Torino cresce (da 121-130 a 111-120) e l’università Cattolicadel Sacro Cuore segue a ruota scivolando invece un poco indietro (da 101-110 a 121-130).

Tra i primi commenti quello del rettore di Bologna Francesco Ubertini: “Si tratta di un risultato che premia l’intenso lavoro fatto in questi anni su quattro fronti cruciali: l’innovazione della didattica, l’offerta di nuovi corsi per lo sviluppo delle competenze trasversali, il potenziamento della dimensione internazionale dell’Ateneo, il rafforzamento continuo dei rapporti con le istituzioni pubbliche e private del territorio”.

In classifica tra le prime 250 ritroviamo poi l’università di Padova (nella posizione tra 151-160), seguita da Pisa (161-170) e dalla Statale di Milano(201-250). Tutte e tre le università migliorano le loro posizioni rispetto alla precedente edizione. In generale si nota un avanzamento delle italiane sul fronte delle chance di occupabilità per i laureati. Mantengono la posizione (201-250) le università di Torino e di Trento.

La Federico II di Napoli si posiziona nella fascia 251-300. Nella fascia 301- 500 le università italiane entrate nel ranking (parziale come numero di atenei) sono Ca’ Foscari, Pavia, Tor Vergata, Milano-Bicocca e Verona.

“L’aspetto interessante della classifica è la dimostrazione che – escluse le prime due – non esiste una correlazione perfetta tra le università che dominano il nostro World University Rankings e quelle che eccellono in questa” osserva Ben Sowter, direttore della ricerca di QS. “La missione delle università varia e alcune investono notevoli risorse per aiutare i propri studenti ad entrare con successo nel mondo del lavoro. Per esempio, nel contesto italiano, l’università Cattolica, che nella nostra classifica principale è nella fascia 511-520, in questa valutazione è tra le prime 120 al mondo”.

Nel QS Graduate Employability Rankings 2020 la migliore università europea è l’Eth di Zurigo (17esimo posto), mentre tra le asiatiche si afferma la cinese Tsinghua University (sesto posto). Harvard è quinta, Cambridge ottava.

Questa classifica utilizza cinque indicatori: la reputazione delle università secondo l’opinione di oltre  44.000 datori di lavoro nel mondo tramite sondaggio; i dati di 29.000 individui di successo per capire quali università producono leader e influencer; le partnership stabilite dalle università con recruiter locali e internazionali; la presenza di aziende nel campus per reclutare talenti; la percentuale di occupati entro dodici mesi dal conseguimento della laurea.

in la Repubblica, 19 settembre 2019

Il potere dell’educazione per sconfiggere la disuguaglianza

OXFAM

Un nuovo rapporto fotografa un mondo spaccato in due, in cui la grande disuguaglianza di accesso alla scuola nei paesi più poveri condiziona il futuro di intere generazioni.

In un mondo sempre più disuguale sono le nuove generazioni a pagare il prezzo più alto in termini di opportunità, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. In media i bambini nati in famiglie povere hanno infatti 7 volte meno probabilità di terminare la scuola rispetto ai loro coetanei nati in famiglie ricche o benestanti.

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La disparità nell’accesso alle opportunità formative

Una situazione scioccante di cui sono vittime ancora oggi milioni di bambini e bambine in tutto il mondo, a seconda del reddito e della ricchezza della famiglia di appartenenza. Una disuguaglianza che non risparmia neppure chi ha avuto la fortuna di nascere nei paesi più ricchi, dove solo il 75% dei ragazzi nati in famiglie con reddito basso termina le superiori contro il 90% dei figli delle famiglie più ricche. Una situazione che in tutti i paesi – e in particolare in quelli in via di sviluppo – è strettamente correlata a investimenti inadeguati nell’istruzione pubblica e gratuita. Basti citare il caso del Pakistan – uno dei paesi più disuguali al mondo e con livelli bassissimi in spesa pubblica per l’istruzione – dove oltre 24 milioni di bambini non vanno a scuola.

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Educare alla democrazia nelle società globalizzate

Alberto Lo Presti, intervistato da Adriana Masotti

“La Democrazia: un’urgenza educativa in contesti pluriculturali e plurireligiosi”: questo il tema del Seminario internazionale in corso in Vaticano. Promosso dalla Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis, è il primo di una serie di appuntamenti in vista dell’incontro convocato dal Papa per il prossimo 14 maggio.

“Il pensiero democratico e le forme politico-istituzionali della democrazia nscuola_di_democrazia_ritaglio.jpegascono in un tempo e in contesti che non esistono più. Le moderne democrazie sono chiamate a confrontarsi teoricamente con tale distanza e, dal punto di vista pratico, a riorganizzarsi per rispondere al cambiamento”. Con queste parole il sito della Congregazione per l’Educazione Cattolica, avvia la presentazione del progetto: “La Democrazia: un’urgenza educativa in contesti pluriculturali e plurireligiosi” promosso dalla Fondazione Gravissimum Educationis, istituita presso il Dicastero vaticano da Papa Francesco il 28 ottobre 2015. Il progetto viene svolto contemporaneamente in 14 Università nel mondo, attraverso attività di ricerca e di formazione. In Italia sono coinvolte la Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) di Roma e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Rientrano nel progetto seminari annuali e un Congresso internazionale conclusivo (2021).

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Educazione. Cosa sogno per mia figlia Malala (premio Nobel)

Ziauddin Yousafzai, intervistato da Enrico Franceschini

Fatti più in là, Tiger Mom. Per allevare figli felici, quello che serve è un Padre Asino: ovvero paziente, testardo e disposto a portare sulle proprie spalle un grosso peso. Anche quello di un tentato assassinio contro la figlia prediletta. È la lezione che Ziauddin Yousafzai, padre di Malala, la giovane pakistana gravemente ferita dai talebani per impedirle di andare a scuola, premiata con il Nobel per la pace come simbolo della

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 lotta per l’istruzione, consegna a Libera di volare, il suo libro di memorie, pubblicato in questi giorni in mezzo mondo (in Italia da Garzanti). Un’autobiografia che parte dalla vita dell’autore, cresciuto in una delle regioni più povere del Pakistan, per raccontare il dramma vissuto dalla figlia e le vicissitudini di tutta la famiglia, trasferitasi in Inghilterra, prima per le lunghe cure necessarie a Malala, quindi per seguire gli studi di lei all’università di Oxford e la fondazione di beneficenza che porta il suo nome.

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Imparare ad imparare. Un traguardo possibile con schemi, mappe e testo

GIANFRANCO SCIALPI

Il nostro contesto postmoderno è spesso definito liquido (Z. Baumann). Si è sovraesposti a esorbitanti informazioni, molte delle quali non diverranno mai conoscenze, perdendosi nell’oceano indistinto dell’opinione, dell’impersonale e del “si dice” (M. Heidegger).

Da qui il profilo liquido delle informazioni che fatica a divenire solido, perché sorretto e caratterizzato da una adeguata rete concettuale. Ci si accontenta a subire le informazioni, ad esserne condizionati, eterodiretti e quindi addestrati.

Eppure esiste un bisogno di formazione  profondo che, nel caso delle Tic, superi il semplice e imperante addestramento.

Gli ultimi esempi 3.jpgsono le pratiche del coding, quando queste si limitano a proporre procedure, sequenze di istruzioni.

Ci si illude che proponendo attività di coding (la nuova moda), che presentano serialmente software di media complessità, si promuovano le competenze informatiche. Siamo molto lontani dal pensiero computazionale che per sua natura è strategico, perché finalizzato a utilizzare diverse intuizioni informatiche per risolvere problemi.

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Educazione. Insegnate l’ottimismo digitale

Riccardo Luna

Cara professoressa (e caro professore), mi scuso per il disturbo, avrete già tanti problemi, l’inizio dell’anno scolastico è sempre un mezzo disastro, come se fosse un imprevisto, e voi siete soli a fronteggiarlo. La prima cosa che vorrei dirvi è grazie. Ma ce n’è un’altra che richiede qualche parola in più. Vorrei che insegnaste ai nostri figli qualcosa che noi stessi abbiamo perduto da un pezzo: l’ottimismo. Non quello facile, superficiale, a buon mercato che tanti danni ha fatto. Mi riferisco a uno slancio vitale profondo che viene dalla storia. A quella forza inarrestabile che come umanità ci ha portato fin qua e che può convincere gli studenti che, ancora una volta, nonostante tutto, domani sarà migliore se davvero lo vorranno.

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Lo so, è difficile. Continuano a sentire da noi adulti che non hanno futuro, che non troveranno lavoro, che il mondo va a rotoli, e quando provano a informarsi si imbattono solo in notizie che li fanno arrabbiare o spaventare, perché sono queste le cose che fanno notizia di solito. E quando entrano a scuola è come se facessero un viaggio nel tempo: sono le stesse scuole, le stesse aule, a volte gli stessi banchi, dove andavamo noi e prima i nostri genitori. Anche certe lezioni rischiano di sembrare datate per chi vive con un telefonino in mano. Deve essere come entrare in un film in bianco e nero: poi ci chiediamo perché passano il tempo a farsi selfie. Almeno fotografano qualcosa di bello. In realtà sono spaventati, lo vedete anche voi vero? Hanno paura di aver perso il futuro.

Eppure i ragazzi che avete davanti sono la prima generazione nata in un mondo connesso da Internet. Certo, per molti di loro vuol dire che possono filmarsi mentre ballano su Tik Tok o sfidarsi a distanza giocando a Fortnite. Ma Internet è molto di più. È soprattutto due cose: accesso a tutte le informazioni che vogliamo e possibilità di raggiungere chiunque in un istante. Noi ce lo ricordiamo com’era fare una ricerca sulla Treccani quando non c’era Google; e contattare qualcuno prima di Facebook, consultando quel librone misterioso che era l’elenco del telefono di una città. Quanto era faticoso e quanto tempo ci voleva per fare quello che oggi si ottiene con un clic.

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