Archivi categoria: Riforma scolastica

Avvio anno scolastico 2020-2021. Firmato il protocollo di sicurezza

Finalmente all’alba di oggi, 06 agosto 2020, si è giunti alla firma del protocollo sicurezza fra Ministero dell’Istruzione e i Sindacati. Il testo prevede gli accorgimenti necessari per tutelare la salute del personale dirigente, docente, amministrativo e degli allievi e l’ordinato svolgimento delle lezioni che potranno essere svolte in diverse modalità (in presenza, in smart working, ecc.). Per conoscere nei dettagli la complessa questione è necessario leggere l’intero articolato.

IL TESTO DEL PROTOCOLLO DI SICUREZZA

Didattica a distanza: un primo bilancio per ripensare la scuola del futuro

CARLO GIOVANNELLA

Nel dibattito sulla scuola esploso nella Fase 2 dell’emergenza covid-19, si leva con forza il grido di chi vuole restaurare i processi educativi pre-pandemia. Un rischio da scongiurare per molti motivi. Esaminiamoli, anche alla luce dei dati che cominciano a emergere da uno studio che coinvolge docenti, studenti e genitori

La completa restaurazione dei processi educativi nella forma pre-covid comporterebbe un dramma nel dramma, perché ci farebbe perdere la più grande occasione di crescita che ci è stata offerta negli ultimi decenni, seppure al prezzo di una tragedia.

Una occasione sulla quale forse è giunto il momento di avviare senza posizioni preconcette una sistematizzazione della riflessione.

È forse giunto il momento di provare a fare un primo, per quanto inevitabilmente acerbo, bilancio. Se non altro per fissare alcune delle “lezioni” che si stanno apprendendo (o forse si stanno ri-apprendendo), per far emergere approcci metodologici utili allo sviluppo di future politiche e ricerche nell’ambito della pedagogia e della didattica digitali.

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Scuola italiana. Alcune sfide indifferibili per garantire al Paese un futuro

PATRIZIO BIANCHI*

Mentre cresce l’attesa per una riapertura a settembre che riporti la scuola alla normalità precedente al virus, l’Istat ci ricorda che quella normalità non poteva certamente dichiararsi soddisfacente. L’Italia è il Paese d’Europa con i più bassi livelli di istruzione, i più alti tassi di dispersione scolastica e il più alto numero di “Neets”, cioè di ragazzi che non studiano e non lavorano, con un grado di divergenza fra Nord e Sud dichiaratamente intollerabile. Non a caso quest’Italia è anche il Paese d’Europa che ha avuto il più basso tasso di crescita negli ultimi venti anni e si è presentata all’appuntamento fatale con la pandemia con un tasso di crescita annuale dello 0,3 per cento su base nazionale, quindi con le regioni del Nord appena sopra la stagnazione e le regioni del Mezzogiorno già in recessione. Per questo non basta tornare alla situazione precedente, ma diviene assolutamente necessario che la riapertura di settembre sia l’avvio di un anno costituente per la scuola, che apra una nuova stagione in cui la scuola torni a essere, o forse meglio divenga, il motore di una nuova crescita.

Quattro sono i temi che è necessario affrontare in questa difficile fase, che — proprio perché di crisi — deve preparare un riposizionamento dell’intero Paese e con esso di tutta un’Europa, che sta cercando nel piano per superare la pandemia l’occasione per ritrovare la sua anima smarrita.

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Calendari scolastici 2020/2021. Le date Regione per Regione

Lara La Gatta

Dal 1° settembre prossimo le scuole riapriranno per il recupero degli apprendimenti delle studentesse e degli studenti che non hanno raggiunto la sufficienza alla fine dell’anno scolastico appena concluso e di tutti gli alunni che i docenti vorranno far partecipare in base alle esigenze della loro classe.

Le lezioni invece, secondo quanto previsto dal Piano scuola 2020/2021, riprenderanno in presenza il 14 settembre.

Ma alcune Regioni hanno deliberato una data di avvio differente. Facciamo il punto, tenendo conto che mancano all’appello ancora diverse Regioni e che altre avevano deliberato il calendario scolastico prima del Piano scuola.

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SCUOLA/ Il centralismo è morto, un nuovo modello (volendo) è possibile

GIANNI ZEN

Uno degli effetti collaterali della pandemia è la crisi definitiva della gestione centralistica della scuola. Un altro modello è possibile

Il dibattito sulla ripartenza della scuola a settembre sta avendo delle impennate che vanno oltre le angustie del momento. Per aprirsi a questioni che puntano a comprendere come, davvero, dare una svolta qualitativa “di sistema”.

Mentre i presidi ed i loro collaboratori sono tutti concentrati sul rebus della ripartenza, fermarsi e trovare qualcuno che, per un attimo, sia capace di alzare lo sguardo per concentrarsi sulla propria mission nella società odierna credo faccia bene a tutti.

Provo, dunque, a sintetizzare alcuni spunti raccolti.

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SCUOLA. La Formazione del personale dirigente, docente, ATA – 2020-2021

Corsi per oltre 240.000 docenti e 90.000 fra ATA e dirigenti

Percorsi formativi online, webinar, video sulle metodologie didattiche innovative e sull’utilizzo delle tecnologie nella didattica, ma anche nella gestione delle attività amministrative.
Con il Programma “Formare al Futuro”, la formazione del personale scolastico (docenti, ATA, dirigenti) riparte dal digitale, con l’obiettivo di capitalizzare e valorizzare le esperienze e le competenze maturate nei mesi di chiusura delle scuole, con la didattica e le attività lavorative a distanza. Ma anche di guardare al futuro e alla modernizzazione del sistema scolastico, anche sotto il profilo amministrativo.

I percorsi di formazione sono partiti in questi giorni e andranno avanti per tutto il prossimo anno scolastico e fino a dicembre 2021. Ampio il catalogo dei percorsi dedicati agli insegnanti: intelligenza artificiale, uso di app e piattaforme di e-learning nella didattica, cittadinanza digitale. Sono solo alcuni esempi dei corsi disponibili già in questi giorni.

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Alunni con cittadinanza non italiana: caratteristiche e tendenze generali

MIUR

Il 10,0% della popolazione scolastica è di origine migratoria Nell’anno scolastico 2018/2019 le scuole italiane hanno accolto complessivamente 8.580.000 studenti di cui circa 860.000 di cittadinanza non italiana. Rispetto al precedente A.S. 2017/2018 la popolazione scolastica è calata complessivamente di quasi 85 mila unità, pari allo 1,0%. Gli studenti con cittadinanza italiana hanno registrato una flessione di oltre 100 mila unità (-1,3%) a fronte di una crescita di 16 mila studenti con cittadinanza non italiana (+1,9%), per cui la loro incidenza sul totale passa da 9,7% a 10,0%. Al contempo, i dati di trend mostrano che la presenza di questi ultimi tende a stabilizzarsi.

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SCUOLA/ Turnover, precari, graduatorie: radiografia di un sistema al collasso

PIERLUIGI CASTAGNETO

La scuola italiana è sempre in emergenza e la programmazione non è di casa al ministero dell’Istruzione. A farla funzionare concorrono il Mef con le annuali leggi di bilancio, le regioni per la rete e il dimensionamento degli istituti, Comuni e province per l’edilizia, il trasporto e altri servizi come le mense. All’amministrazione centrale, con le sedi periferiche, in estrema sintesi spetta la gestione del personale, la gestione delle risorse finanziarie, i concorsi, la progettualità e il governo di otto milioni e mezzo di studenti (ogni tanto ci si ricorda anche delle scuole paritarie con i suoi 900mila alunni). Costa annualmente circa 50 miliardi l’anno e le sue performance sono sempre sotto la media degli indicatori internazionali.

Il personale è uno dei punti deboli. È costituito da 835mila docenti per tutti gli ordini di scuola, di cui quest’anno poco più di 200mila precari, con un turnover annuo di circa 15-20mila di insegnanti (personale di ruolo che va in pensione), differenziato in tantissime classi di concorso, disseminato in oltre 8mila istituti (8.548) guidati nel 2019 da 7.859 dirigenti scolastici. Ai docenti bisogna aggiungere 203mila Ata (assistenti e direttori amministrativi, collaboratori scolastici) che portano la cifra complessiva a oltre un milione di addetti.

Mobilità, frammentazione, turnover, assunzioni a singhiozzo e a seconda delle stagioni politiche, precariato con alta variabilità, diminuzione della popolazione studentesca, riforme che riformano la riforma precedente, stratificando le funzioni e compiti, sono solo alcuni dei problemi che affliggono l’istruzione e il corpo docente italiano. In più, ma qui nessuno se ne occupa, la qualità dell’insegnamento che è lasciata al caso o alla buona volontà dei singoli, visto che per la maggior parte degli osservatori e dei politici l’aspetto primario della scuola riguarda l’edilizia e il numero dei docenti. Criteri quantitativi, misurabili, certamente più facili da individuare, rispetto a quelli qualitativi a cui necessita un’attenta e duratura formazione e specializzazione. Qui conta la preparazione e l’esperienza che ognuno si fa sul campo, ma è noto che i docenti più motivati e anziani, quelli dunque dotati di know-how, non aspettano altro che uscire, perché disillusi, bistrattati anche economicamente e soprattutto, in nome dell’egualitarismo sessantottino, mai realmente messo da parte, senza carriera certa ed equiparati ai neoassunti, se non per alcune centinaia di euro di scatti salariali.

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“Spazio Scuola”. Una piattaforma della Fondazione Agnelli a supporto dei Presidi

Una risorsa in più per rientrare a scuola a settembre in sicurezza. Un concreto supporto ai dirigenti scolastici e ai loro collaboratori per aiutarli a preparare la ripresa delle attività didattiche in presenza all’inizio del nuovo anno scolastico, offrendo loro strumenti pratici per verificare la capienza delle aule e degli altri spazi scolastici e per programmare i flussi e lo scaglionamento delle classi all’ingresso e all’uscita, nel rispetto delle misure di distanziamento.

Spazio alla Scuola è una piattaforma informatica gratuita, pensata e sviluppata dalla Fondazione Agnelli, insieme a BIMGroup del Politecnico di Milano e all’Università di Torino, presentata oggi ai media e disponibile online all’indirizzo www.spazioallascuola.it

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Scuola-lavoro, in campo 30 big del farmaceutico

Claudio Tucci

Più di 30 colossi farmaceutici coinvolti, 35 per l’esattezza. Una decina di istituti tecnici sparsi tra Lazio, Emilia Romagna e Lombardia. Circa 200 studenti impegnati in percorsi di scuola-lavoro, con oltre 500 ore di formazione erogata (tra lezioni frontali, project work e visite aziendali), e 700 e più ore di esperienza pratica, “on the job”, per conoscere da vicino l’intero iter della produzione farmaceutica o il funzionamento dei laboratori di controllo e qualità.

Farmindustria ha presentato ieri, assieme alla Fondazione Edison, i numeri del primo progetto pilota (strutturato in due moduli triennali, uno appena concluso, l’altro ancora in corso) di alternanza scuola-lavoro nel settore farmaceutico. Si è trattato di «una esperienza positiva e al tempo stesso molto innovativa – ha commentato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi -. L’obiettivo è stato quello di far conoscere ai ragazzi la nostra realtà lavorativa, dove competenza, professionalità e dedizione sono elementi imprescindibili».

I ragazzi (circa 80) che hanno concluso il primo corso, che ha interessato quattro scuole, due licei scientifici e due istituti tecnici di Lazio ed Emilia Romagna, hanno potuto acquisire, ad esempio, le competenze necessarie alla comprensione del ciclo di vita di un farmaco, quindi una serie di attività di laboratorio, dal design del principio attivo alla sua sintesi ed incorporazione nella forma farmaceutica; in altri casi, ancora, hanno svolto un vero e proprio project work sul «Patient Journey», simulando, cioè, il lancio di una nuova terapia.

Del resto, ragazzi e docenti hanno potuto contare sulla disponibilità di multinazionali all’avanguardia: parliamo, tra l’altro, di imprese del calibro di AbbVie, Alfasigma, BSP Pharmaceuticals, Chiesi, C.O.C. Farmaceutici, GSK, I.B.I. Lorenzini, Janssen, Menarini e Marchesini.

«Le nozioni sono certamente necessarie – hanno aggiunto Scaccabarozzi, affiancato da Antonio Messina, componente della giunta di Farmindustria con delega alle relazioni industriali – ma per i futuri professionisti del farmaco sarà sempre più importante essere curiosi e “imparare ad imparare”, perché saperi e competenze si intersecano e spesso si contaminano. Emergeranno tanti nuovi profili professionali che la scuola oggi non conosce. Per questo le esperienze di alternanza scuola-lavoro sono fondamentali, e dobbiamo lavorare tutti insieme per promuoverle».

Le aziende sono già nella partita, assieme a sindacati, associazioni territoriali e uffici scolastici regionali. Fondazione Edison, ha ricordato il vice presidente Marco Fortis, «ha avviato dal 2019 un programma di borse di studio a sostegno degli istituti tecnici superiori, della formazione professionale e della specializzazione universitaria in ingegneria. Il progetto, che vede la Fondazione Edison coinvolta con erogazioni per oltre 50mila euro l’anno a regime, si ricollega storicamente anche all’impegno a favore delle scuole tecniche, delle arti e dei mestieri, a cui gli ingegneri imprenditori lombardi fondatori di Edison sono sempre stati vicini sin dagli ultimi decenni dell’800, dando un impulso fattivo alla nascita della nuova classe dirigente dell’imprenditoria industriale italiana».

in Il Sole 24 Ore, 17 luglio 2020