Archivi categoria: Riforma scolastica

Rinnovamento scuola priorità strategica per l’Italia. Camogli 1-2 febbraio 2020

Un forum per ragionare sul sistema scolastico italiano: lo promuove il Festival della Comunicazione di Camogli che ha organizzato per l’1 e 2 febbraio una tavola rotonda dedicata al rinnovamento della scuola come priorità strategica per l’Italia, per dare nuova forma al sistema educativo. Si parlerà del rinnovamento dei processi produttivi, delle nuove professionalità, di gap cognitivi e conoscitivi da colmare, dell’acuirsi delle disuguaglianze e dell’incertezza di fronte al crescere della complessità delle opportunità offerte da ricerca e innovazione tecnologica per accrescere la giustizia sociale.

«La scuola di oggi accusa due gravi mancanze: non èpiù ascensore sociale e non produce più ragazzi che sanno pensare da soli, ossia persone libere e capaci di progettare se stesse nello spazio (anche) civile», si legge in una nota diffusa dagli organizzatori.

La due giorni di Camogli si concluderà con un documento che sarà portato al Forum nazionale sull’Educazione in via di organizzazione. Tra i protagonisti attesi: Stefania Giannini, direttrice del settore Education dell’Unesco, Fabrizio Barca, coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità, il sindaco di Milano Beppe Sala, il direttore tecnologia e innovazione Leonardo/Finmeccanica Roberto Cingolani e il responsabile nazionale prove Invalsi Roberto Ricci.

Spiega il promotore del Festival della Comunicazione Danco Singer: “«Si tratta di un tavolo di lavoro che mira a tradursi in una proposta di sviluppo e riorganizzazione del sistema della formazione e dell’apprendimento. Ciò che sarà dell’Italia nei prossimi anni dipende dall’efficacia della scuola di oggi e di domani».

in Il Sole 24 Ore, 22 gennaio 2020

Scuola. Obbligo fino a 18 anni? Sì, ma a certe precise condizioni

ANTONINO PETROLINO

Un vecchio aforisma pedagogico dice che il verbo “imparare” non ha il modo imperativo. Sotto l’enunciato paradossale, si cela un dato di fatto ben noto a tutti gli insegnanti: l’alunno “impara” solo se “vuole” farlo, cioè se è sorretto da un interesse cognitivo o da una motivazione di qualunque origine verso l’oggetto di conoscenza. Non impara, anzi si chiude a riccio, se si cerca di imporgli l’apprendimento solo come un obbligo giuridico o disciplinare.

Questa constatazione, che è vera sempre, lo è ancor di più nella fascia di età che va dai 14-15 ai 19 anni, cioè quella che attualmente vede cessare l’obbligo di istruzione a 16 anni e gli ultimi tre “scoperti”. Non è un caso se le percentuali di insuccesso scolastico si concentrano negli ultimi due anni prima della conclusione dell’obbligo, cioè nei primi due anni delle superiori. È la fase in cui il giovane pre-adolescente comincia a prendere consapevolezza di sé e di quel che vuole (anzi, inizialmente, soprattutto di ciò che non vuole) e del fatto che può, di fatto, ribellarsi.

Questo è uno dei motivi per cui in quasi tutti i Paesi l’obbligo giuridico di istruzione si ferma intorno ai 16 anni, con rare eccezioni (che, per la verità, tendono a diventare più numerose negli ultimi tempi – si veda la Francia).

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SCUOLA. Le tre riforme che il nuovo Ministro non deve lasciarsi scappare

GIORGIO CHIOSSO

È difficile immaginare quanto potrà durare l’incarico del nuovo ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina in procinto di essere nominato nei prossimi giorni. E ancor più difficile è prevedere se si troverà anche solo parte della somma che il dimissionario Fioramonti invocava a piè sospinto senza mai indicare, salvo qualche generica affermazione, cosa avrebbe voluto farne.

A un buon ministro però si chiede non solo di reperire finanziamenti e, se possibile, spendere bene le risorse disponibili, ma anche di agire su questioni importanti che non richiedono spese, ma sono utili a migliorare aspetti centrali della vita scolastica. In passato non sono mancati ministri che si sono rivelati ottimi navigatori anche senza soldi (un solo esempio: il ministro Malfatti, ai cui provvedimenti si deve l’apertura delle scuole alla società civile). Insomma è possibile agire bene anche se non ci sono soldi, ma se ci sono buone idee.

Vorremmo suggerire al nuovo inquilino di viale Trastevere che siederà sulla scomoda poltrona che fu di Francesco De Sanctis, Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Aldo Moro, di considerare tre questioni che da tempo meritano di essere affrontate con giusta decisione e che non hanno bisogno di particolari stanziamenti. 

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Legge Finanziaria 2020. Le novità per scuola, università e ricerca

Nicoletta Cottone

La manovra per il 2020 contiene una serie di novità per il mondo della scuola, dell’università e della ricerca. Aumentano le risorse destinate alla formazione dei docenti con l’obiettivo potenziare la qualificazione in materia di inclusione scolastica. C’è un incremento dei fondi per le borse di studio, aumentano le risorse per la formazione dei docenti. Arriva la detraibilità per i corsi di musica per i contribuenti con reddito fino a 36mila euro, mentre si riduce la detraibilità per spese scolastiche e universitarie per i redditi superiori a 120mila euro. Non è arrivato l’aumento ai fondi chiesto dal ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, che si è dimesso. Aveva anche chiesto tasse di scopo, dalle merendine ai voli, per finanziare scuola e università. Ecco le misure contenute nella manovra.

SCUOLA E UNIVERSITÀ

Borse di studio
Per il 2020 viene incrementato di 31 milioni di euro il Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio.

Consip
Gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado, le istituzioni educative e le istituzioni universitarie vengono incluse tra i soggetti tenuti ad approvvigionarsi attraverso gli accordi quadro stipulati da Consip, oppure mediante il sistema dinamico di acquisizione dalla stessa realizzato e gestito.

Corsi di musica
Detraibilità del 19% di un importo non superiore a mille euro delle spese sostenute da contribuenti con reddito complessivo non superiore a 36mila euro per l’iscrizione annuale e l’abbonamento di ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni a corsi per lo studio e la pratica della musica. La detrazione spetta dall’anno di imposta in corso alla data del 1° gennaio 2021.

Contratto di lavoro, rinnovo: aumenti medi da 80 euro lordi mensili
Per il rinnovo del contratto di lavoro di circa 800mila docenti ci sono a regime quasi 1,7 miliardi di euro. Risorse che garantiranno aumenti lordi medi mensili di circa 80 euro.

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Scuola. PTOF, RAV E RENDICONTAZIONE SOCIALE

Con la Nota 13 novembre 2019, AOODGOSV 22994 il MIUR richiama l’attenzione delle istituzioni scolastiche sulla fase di aggiornamento e successiva pubblicazione del Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) 2019/2022 che viene protratta alla data di apertura delle iscrizioni per l’anno scolastico 2020/2021 (7 gennaio 2020).

Come previsto dalla Nota 22 maggio 2019, AOODGOSV 10701, – anche in ragione di quanto indicato dalla Nota 28 febbraio 2017, AOODGOSV 2182 e dalla Nota 16 ottobre 2018, AOODGOSV 17832 –

  1. dal 30 maggio al 31 dicembre 2019 viene resa disponibile la piattaforma di riferimento per la predisposizione della Rendicontazione sociale 2019 all’interno del portale del Sistema nazionale di valutazione (SNV);

  2. dal 22 maggio al 31 luglio 2019 le scuole effettueranno, nella specifica piattaforma all’interno del portale SNV, l’elaborazione del RAV 2019/22. Dopo il 31 luglio 2019 viene effettuata una pubblicazione d’ufficio del RAV per come compilato per quella data sul portale “Scuola in Chiaro”. La piattaforma resta ad ogni modo sempre aperta e da settembre viene messa a disposizione in Home page la funzione “Pubblica il RAV” per ripubblicare manualmente una versione eventualmente modificata del RAV alla luce dei nuovi dati caricati in piattaforma, che va a sovrascrivere la precedente. La funzione è disponibile per il solo Dirigente scolastico.

RAV: nota metodologica e guida operativaDOWNLOAD

Rendicontazione sociale: nota metodologica e guida operativaDOWNLOAD

Il bonus cultura per i diciottenni scende a 300 euro: ecco come funziona

Nicoletta Cottone

fondi previsti dalla legge di bilancio per il 2020 sono 160 milioni, 80 in meno rispetto a quelli stanziati per il 2019

Il bonus cultura per i diciottenni viene confermato dalla manovra, ma tagliato. I fondi previsti dalla legge di bilancio per il 2020 sono 160 milioni, 80 in meno rispetto a quelli stanziati per il 2019. La card cultura, che finora era stata di 500 euro, scende a 300 euro. Obiettivo dichiarato: promuovere lo sviluppo della cultura e la conoscenza del patrimonio culturale.

Cosa è il bonus cultura
É un bonus introdotto dal governo Renzi, con il decreto scuola, riservata ai giovani che compiono 18 anni nel 2020. Obiettivo: far in modo che i giovani avessero un piccolo gruzzolo da investire in cultura. Inizialmente prevista solo per il 2016, la misura è stata riconfermata dal governo Gentiloni prima, e dal governo Conte poi. Si tratta di un bonus, inizialmente di 500 euro, dal 2020 di 300 euro, per acquistare beni legati alle attività culturali. Partita con un fondo da 290 milioni, il budget si è via via assottigliato.

Chi ha diritto alla card
Le regole dovrebbero restare quelle dell’anno in corso. Il bonus cultura, erogato tramite la card 18app, spetta a ragazze e ragazzi che compiono 18 anni nel 2020. Per ottenere il bonus è, inoltre, necessario essere residenti nel territorio italiano o essere in possesso di un permesso di soggiorno in corso di validità. Le somme assegnate non costituiscono reddito imponibile e non rilevano ai fini del computo dell’Isee.

Prima operazione: registrarsi a 18app
Per accedere è necessario, dopo il 1° gennaio 2020, avere lo Spid e registrarsi preventivamente su 18app e spendere il bonus entro il 31 dicembre 2020. A disposizione il sito http://www.18app.italia.it. Le stesse funzioni possono essere effettuare scaricando la 18App da cellulare, tablet o pc. Si può scegliere se spendere in un negozio fisico o in uno online. Sul sito è possibile trovare negozi fisici vicino casa o scegliere dove effettuare acquisti online.

Come spendere il bonus
La carta può essere utilizzata per acquistare biglietti per rappresentazioni teatrali cinematografiche e spettacoli dal vivo, per libri, abbonamenti a quotidiani anche in formato digitale, musica registrata, prodotti dell’editoria audiovisiva, titoli di accesso a musei, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche e parchi naturali nonché per sostenere i costi relativi a corsi di musica, di teatro o di lingua straniera.

in Il Sole 24 Ore, 20 dicembre 2019

Scuola.Ok del Senato al decreto-precari: in arrivo altre 70mila assunzioni

EUGENIO BRUNO

Le assunzioni nella scuola sono come gli esami: non finiscono mai. Un’ulteriore conferma è arrivata ieri con il via libera definitivo del Senato (con 160 sì, 121 no e nessun astenuto) alla fiducia sul decreto salva-precari che sblocca, a diverso titolo, circa 70mila posti per insegnanti, capi segreteria, ispettori e addetti alle pulizie negli istituti scolastici. Un provvedimento che punta anche a frenare il boom di supplenze a cui abbiamo assistito quest’anno. Con due misure introdotte durante il precedente giro parlamentare alla Camera, su input della sottosegretaria Lucia Azzolina (M5S): l’applicazione a tutti i docenti neoassunti dell’obbligo di restare per 5 anni nello stesso istituto e una “call” con cui assegnare a candidati residenti fuori regione le eventuali cattedre rimaste scoperte dopo il primo giro di immissioni in ruolo. Tra le proteste dell’opposizione e i mugugni dei sindacati che giudicano ancora insoddisfacenti il set di interventi varati dal governo.

Entro febbraio i due bandi

La fetta più ampia di assunzioni riguarderà i prof. Circa 9mila verranno immessi in ruolo già quest’anno (con decorrenza giuridica retrodata al 1° settembre 2019) per riempire altrettanti vuoti che sono stati provocati da Quota 100 ma non sono stati riempiti a inizio anno per una serie di ritardi amministrativi. A questi si aggiungeranno altri 48mila posti per insegnare nelle scuole medie e superiori: metà attraverso un concorso ordinario aperto ai neolaureati (che non arriveranno in cattedra prima del 2021/22) e metà attraverso un concorso straordinario (e semplificato visto che si comporrà solo di uno scritto al Pc e di una lezione simulata da passare almeno con 7/10) riservato ai precari con 3 anni di servizio tra l’anno scolastico 2008/2009 e il 2019/2020.

Almeno in partenza le due selezioni viaggeranno in parallelo, tant’è che il Miur è intenzionato a emanare i due bandi entro febbraio; dopodiché si separeranno e solo i vincitori dello “straordinario” potranno essere assunti già nel 2020/21. Per gli altri se ne parlerà nel 2021/22. A questa platea già ampia si aggiungerà poi un contingente (ancora da quantificare) di prof di religione cattolica a cui sarò destinato un concorso ad hoc, a distanza di oltre 15 anni dal precedente.

Le altre assunzioni in agenda

Per arrivare al totale di 70mila assunzioni citate all’inizio bisogna aggiungere al computo, innanzitutto, la statizzazione (a partire dal 1° marzo e con una selezione per soli titoli) di 11.263 lavoratori impegnati in attività di pulizia e decoro nelle scuole da almeno 10 anni e quella di 45 collaboratori scolastici, ex Lsu del comune di Palermo. Ma anche il concorso straordinario per un migliaio di capi segreteria “Dsga facenti funzione” con tre anni scolastici di servizio dal 2011/2012 e i 146 dirigenti tecnici (59 nel 2021 e 87 dal 2023) con funzioni di ispettore.

Abilitazione semplificata

Tornando agli insegnanti, il decreto varato ieri non è fatto di sole assunzioni. Per i precari con 3 anni di servizio alle spalle (anche se maturati nelle scuole paritarie) il decreto convertito ieri in legge contiene però un altro paracadute oltre al concorso straordinario: la possibilità per chi avrà superato lo scritto con almeno 7/10 e avrà ottenuto una supplenza fino al 31 agosto o fino al 30 giugno di abilitarsi. A patto di conseguire anche i 24 crediti formativi richiesti per l’insegnamento. Precari che potranno ricevere anche una fetta del bonus merito finora riservato ai docenti di ruolo, insieme peraltro a tutto il personale scolastico e per effetto di una contrattazione con i sindacati in base alle novità previste sullo stesso tema nella legge di bilancio 2020.

La continuità didattica

Di altre due norme contenute nel decreto potrebbero beneficiare, seppure in maniera indiretta, anche gli studenti. Stiamo parlando, da un alto, dell’estensione a tutti i prof neoassunti dell’obbligo di restare per 5 anni nella stessa scuola anziché per 3 anni nella stessa provincia (su cui si veda Il Sole 24 ore di lunedì 16 dicembre). E, dall’altro, delle “call” che a partire dal 10 settembre potranno essere bandite dagli uffici scolastici provinciali sulle immissioni in ruolo andate deserte, per cercare dei candidati tra gli iscritti alle graduatorie a esaurimento o di merito residenti nelle altre regioni. Con l’obiettivo esplicito di ridurre il boom di supplenze a cui abbiamo assistito quest’anno. E, dunque, di aumentare la tanto agognata continuità didattica per gli alunni.

in Il Sole 24 Ore,  20 dicembre 2019

Università 4.0, Le raccomandazioni della Commissione Europea e dell’OCSE.

Buone pratiche diffuse, un approccio innovativo e la capacità di mettersi in gioco, tanto da essere il primo, tra i sistemi di istruzione superiore dei Paesi del G7, a partecipare al progetto HEInnovate (www.heinnovate.eu). È questo il profilo del sistema di istruzione superiore italiano che emerge dal Rapporto della Commissione Europea  e OCSE illustrato questa mattina al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca alla presenza del Ministro Lorenzo Fioramonti.

Schermata 2019-12-08 alle 15.15.11.jpgLo studio HEInnovate sulla promozione dell’imprenditorialità e dell’innovazione nelle università italiane mette in luce l’impatto nella società del sistema di istruzione superiore italiano e offre delle indicazioni per migliorare strategie e azioni di innovazione sulla base delle esperienze raccolte in 11 università: Roma Tor Vergata, Federico II di Napoli, Palermo, Bari, Cagliari, Bologna, Siena, Scuola Superiore Sant’Anna e Scuola Normale di Pisa, Politecnici di Milano e Torino.

“Questo rapporto è importante perché ci indica con chiarezza dove siamo e dove vogliamo andare” – ha dichiarato il  Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Lorenzo Fioramonti -. “Abbiamo di recente modificato i parametri della VQR, il sistema di valutazione della ricerca, per incentivare sempre di più la collaborazione tra discipline diverse e la collaborazione tra università e sistema produttivo, enti no profit, istituzioni pubbliche. Dobbiamo promuovere una modalità di lavoro transdisciplinare. Questo perché l’innovazione e la ricerca  – principali volani di sviluppo –  nascono sempre più spesso dalle collaborazioni tra realtà diverse che mettono insieme esigenze di ricerca e di mercato. Questo va promosso in Italia affinché alla ricerca possano affluire risorse sempre maggiori, come avviene in Corea, in Israele o nella Silicon Valley”.

E per il futuro? Secondo il rapporto HEInnovate sarebbe importante sviluppare una strategia nazionale condivisa, che distribuisca risorse crescenti al sistema delle università e stabilisca le condizioni per una sinergia fra più ministeri. È necessario un approccio più strutturato, per sfruttare al meglio le opportunità offerte da politiche come “Industria 4.0”, dalle Strategie di Specializzazione Intelligente delle Regioni e altre iniziative dell’Unione Europea per creare grandi reti di innovazione e scienza.

Secondo il Rapporto, l’Italia ha dimostrato di avere la capacità di promuovere un’Università 4.0. Per raggiungere questo obiettivo, il documento consiglia di sviluppare iniziative politiche che sfruttino le diverse pratiche istituzionali e mettano gli atenei nella condizione di generare valore per i propri ecosistemi: ciò richiede risorse finanziarie e procedure innovative di monitoraggio e valutazione. Le politiche a sostegno dell’impegno nell’istruzione superiore dovrebbero essere coerenti con le traiettorie di sviluppo degli ecosistemi imprenditoriali locali.

Il Rapporto raccomanda, inoltre, di supportare le esperienze eccellenti e migliorare le loro relazioni con il sistema nazionale. Infine, è importante generare un sistema universitario sempre più coeso che colleghi tutte le istituzioni di tipo universitario. In particolare, l’OCSE e la Commissione Europea suggeriscono di promuovere l’interazione tra le lauree professionalizzanti e gli Istituti Tecnici Superiori (sistema ITS), cruciali per generare molte delle competenze di cui il Paese ha bisogno.

OECD, Supporting Entrepreneurship and Innovation in Higher Education in Italy

Universities’ entrepreneurship and innovative practices are burgeoning all over Italy. Some of these practices resonate at the international level while others have a local impact. Italian higher education faces some important challenges and actions need to be taken to unleash its full potential. Promoting the entrepreneurial and innovation agenda can help Italy improve the overall performance of the higher education system, and of individual universities, in all regions. The government has started providing a strategic support to engagement, which could catalyse Italy’s innovation capacity, human capital endowment, and well-being.

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This review illustrates policy actions promoting the entrepreneurial and innovative activities in the Italian Higher Education System, and focuses on 11 case study universities. It discusses strategies and practices adopted byItalian higher education institutions to innovate, engage, and generate value for the society and the economy. This review is part of a series of national reports implementing the HEinnovate framework. HEinnovate is a guiding framework that the OECD and the European Commission have developed to promote the “entrepreneurial and innovation agenda” in higher education.

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Scuola. Politica governativa, sindacale e qualità degli obiettivi formativi.

ANTONINO PETROLINO

Nel campo della politica scolastica, ogni attore svolge il proprio ruolo o quello che ritiene tale. Ma proprio per questo non può che suscitare stupore, e anche imbarazzo, leggere le valutazioni formulate in coro dai sindacati sulla bozza di decreto legge sulla scuola.

Certo: il sindacato fa il suo mestiere, che è quello di difendere i lavoratori o coloro che aspirano a diventarlo. Ma lo fa bene quel mestiere? Lo fa, vorremmo dire, anche in vista di una sempre maggiore qualificazione dei futuri insegnanti, tale che – in nome di essa – si possano richiedere stipendi meno esigui degli attuali? È lecito dubitarne.

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Purtroppo, quando si arriva all’alternativa che, da almeno cinquant’anni, discrimina le decisioni in questa materia, il sindacato si colloca con decisione sempre dalla stessa parte, che è quella della quantità e non della qualità. La parola d’ordine è sempre: “allargare gli spazi” e “abbassare i requisiti minimi”.

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