Archivi categoria: Tematiche educative

Scuola-Università. Progetti di cooperazione Italia-Cina

Importanti accordi sono stati sottoscritti  in questi giorni dai rispettivi Ministri dell’Istruzione, Scuola, Università e Ricerca di Italia e Cina, finalizzati a promuovere una sempre più stretta collaborazione tra i due Paesi relativamente ai temi strategici della ricerca, innovazione, internalizzazione. Oltre ai Ministeri competenti hanno partecipato e contribuito Associazioni di categoria, Centri di ricerca, Aziende.

Per saperne di più vedi:

http://www.miur.gov.it/documents/20182/6438211/cs_+Italia-Cina+al+via+la+Settimana+dell%27Innovazione+_+Milano4dicembre18.pdf/b3ee5ed9-535a-4fb4-9827-39943983e310

Lo sport. Come potente strumento educativo

Mauro Berruto

Nel 2008 allenavo la squadra di pallavolo Montichiari, storico club del campionato di serie A1. Lì vicino, a Castiglion delle Stiviere, sorgeva un Opg, agghiacciante acronimo che sta per Ospedale psichiatrico giudiziario. Chiusi definitivamente nel 2015, gli Opg altro non erano che i vecchi manicomi criminali.

Un giorno venni avvicinato da alcuni dei responsabili della struttura. Mi chiedevano se volessi dedicare un po’ del mio tempo libero per tentare un esperimento con alcuni dei loro ospiti, uomini di età e condizione psicofisica molto diversa, tutti con storie tragiche alle spalle. La prima cosa che chiesi fu quella di poter visitare il luogo dove erano rinchiusi. Mi ci portarono, una mattina di cui ricordo ancora perfettamente ogni dettaglio, ma più di tutto il buio. Urla, rumori, sguardi non raccontabili, ma soprattutto il buio. Fu un’esperienza pazzesca che mi fece venire un’idea: quella di proporre la pallavolo come, diciamo, terapia. C’entravano l’idea del passaggio, la costruzione di una squadra, c’entrava (moltissimo) l’essere uno sport dove è impossibile il contatto fisico. Insomma, mi sembrava potesse funzionare. Con un ma. Il mio ma, era legato al luogo dove ci saremmo allenati. «La faccio – dissi – ma dovrete convincere il Giudice a fare in modo che questa attività si svolga nel Palasport di Montichiari». Un Palasport di serie A, bellissimo. Un Giudice particolarmente illuminato (la luce!) accordò quel permesso. Volevo creare intorno a quegli uomini delle condizioni di eccellenza e presi in prima persona l’impegno di far allestire il Palasport, ogni lunedì (giorno di riposo del mio club), come se ci fosse una partita di serie A. La rete, quella bella, i palloni ufficiali, le magliette di allenamento preparate negli spogliatoi, tutte le luci (la luce!) accese. Insomma tutto era perfetto, pulito, ordinato, luminoso.

Ci allenammo per circa sei mesi pieni di emozioni che crescevano di allenamento in allenamento. Mai una defezione, mai una rinuncia. Al termine organizzammo una partita contro dei ragazzi di una scuola superiore di Montichiari che terminò, addirittura, con la vittoria di un set, dove uno dei miei ‘atleti’ fece 7 punti consecutivi in servizio. Che cosa era successo? Ero forse io stato particolarmente bravo a insegnare la tecnica pallavolistica a signori di mezza età, sovrappeso e sottoposti a trattamenti farmacologici pesantissimi? Assolutamente no. Io, in qualità di allenatore di una squadra di seria A, ero parte della coreografia. La differenza lo aveva fatto il luogo, la sua bellezza li aveva trasformati. Il risultato più clamoroso arrivò qualche settimana dopo. Un report indicava che le necessità di psicofarmaci di quelle persone, al termine del progetto, erano clamorosamente diminuite. Quella notizia mi fulminò, letteralmente. Dopo sei mesi di allenamenti assumevano una quantità di psicofarmaci vicina alla metà rispetto a quando avevano iniziato.

Era un risultato oggettivo. Non ho mai più guardato allo sport con gli occhi di prima, dopo quei mesi. Avevo imparato che la bellezza di ciò che ci circonda incide sul nostro comportamento. È quel principio che scatta quando entriamo in uno stadio, bello, pulito, funzionale e ci comportiamo da tifosi civili, mentre se per guardare una partita ci fanno entrare in una gabbia (sì, in Italia esistono ancora degli stadi con le gabbie per i tifosi ospiti) evidentemente c’è qualcuno che ci sta autorizzando a comportarci come animali. Ho imparato, grazie a quell’esperienza, l’oggettiva possibilità dello sport di creare bellezza e meraviglia. La più straordinaria delle lezioni me l’ha insegnata la peggior squadra che io abbia mai allenato.

in “Avvenire” del 5 dicembre 2018

Scuola. Alunni stranieri ancora in crescita

 Al. Tr.

Dopo la “crescita zero” del 2015, nell’anno scolastico 2016-17 gli alunni stranieri sono tornati ad aumentare e hanno raggiunto quota 826mila (+11mila rispetto all’anno precedente), pari al 9,4% del totale della popolazione scolastica. È continuato, invece, il declino numerico degli italiani, che sono scesi sotto gli 8 milioni di iscritti. Lo dice il 24esimo rapporto Ismu sulle migrazioni pubblicato ieri.

Più stranieri nati in Italia
Tra gli alunni stranieri aumentano ancora i nati in Italia, che da 4 anni costituiscono la maggioranza degli iscritti stranieri. Nel 2016-2017 hanno superato quota
500mila e rappresentano il 60,9% del totale degli alunni stranieri nel nostro Paese.
La Lombardia rimane sempre la regione con più alunni stranieri.

Lombardia record
Secondo i dati, la con quasi 208mila presenze la Lombardia rimane la prima regione per maggior numero di alunni stranieri, seguita da Emilia Romagna (98mila), Veneto (92mila), Lazio (78mila) e Piemonte (76mila). A livello provinciale, nell’anno scolastico 2016-2017 la graduatoria vede ancora la provincia di Milano al primo posto (85mila studenti stranieri), seguita dalle province di Roma (oltre 6 2mila), Torino (quasi 38mila) e Brescia (quasi 33mila).

Attratti dagli istituti tecnici
Gli stranieri sono da un decennio una componente stabile degli iscritti degli istituti tecnici (37% circa). Nel 2016-2017 ha continuato a ridursi la loro frequenza agli istituti professionali (34,7%) ed è aumentata, invece, la presenza nei licei (27,8%).

Più Neet tra gli stranieri
Il rapporto riferisce che nel 2017 in Italia si contavano 2 milioni e 189mila Neet, ovvero giovani 15-29enni che non studiano e non lavorano. la quota più elevata tra i paesi Ue. L’incidenza dei Neet è notevolmente più elevata tra gli stranieri che tra gli italiani (34,4% contro il 23%) e tale differenza è dovuta alla componente femminile (23,7% e 44,3% le rispettive quote tra le italiane e le straniere).

in Il Sole 24 Ore, mercoledì 05 dicembre 2018

Moda italiana. Le scuole che preparano i mastertech

CLAUDIO TUCCI

La moda italiana, in tutti i suoi comparti, è un settore industriale che per l’economia del paese vale oltre 94 miliardi di fatturato (in massima parte esportato) con 67mila aziende e 580mila addetti. Le industrie della moda italiane hanno detto chiaramente di aver un gran bisogno di giovani, pronti a scommettere sul loro futuro professionale nella moda, che nei suoi vari comparti produttivi avrà necessità di assumere nei prossimi 4 anni oltre 47mila giovani solo per rimpiazzare i pensionamenti previsti. Di queste assunzioni, ben il 35% saranno per diplomati (in gran parte degli istituti tecnici e professionali) e oltre il 7% laureati. Ecco perché il link scuola-lavoro, in questo settore, è quanto mai indispensabile. La settimana scorsa, a Verona, Miur e Confindustria Moda hanno firmato un protocollo d’intesa proprio per far nascere una rete di scuole e Its che guardano al settore moda. Ma oggi l’offerta scolastica, com’é?

Le scuole d’eccellenza
Ci sono realtà d’eccellenza in giro per l’Italia. A Verona ne sono state premiate cinque. Eccole.

Istituto Tecnico Quintino Sella di Biella
L’istituto Quintino Sella è una delle scuole più antiche e maggiormente collegate con il sistema produttivo del Piemonte. La scuola ha realizzato intense attività di collaborazione con il sistema moda territoriale caratterizzato da brand di fama internazionale. Le esperienze di alternanza scuola-lavoro sono state realizzate con grande cura nella progettazione formativa e nella tutorship in azienda.

Istituto di Istruzione Superiore Paolo Carcano di Como
La scuola, comunemente nota nel territorio come “Setificio”, è nata nel 1868 nella consapevolezza che il settore tessile comasco, imperniato sulla lavorazione della seta può competere con i distretti industriali concorrenti solo puntando sulla qualità dei prodotti e sulla qualificazione tecnica del personale. Unici in tutta Italia sono i due indirizzi tecnici di segno dei tessuti e il corso quadriennale innovativo di chimica e materiali per le tecnologie industriali. La scuola ha manifestato spiccata capacità di innovazione didattica e forte collaborazione con il mondo dell’impresa, anche attraverso la presenza al suo fianco della fondazione Setificio, nata nel 1995 da un gruppo di imprenditori lungimiranti che assicura alla scuola risorse tecniche e finanziarie e la radica all’interno del sistema delle imprese tessili. Le esperienze di alternanza scuola-lavoro sono state realizzate attraverso un modello di filiera che ha consentito ai ragazzi di conoscere a fondo l’intero ciclo produttivo.

Istituto tecnico industriale P.Paleocapa di Bergamo
L’istituto tecnico Paleocapa risponde, da sempre, alle esigenze di collaborazione e di formazione dei tecnici delle aziende del comparto tessile bergamasco attraverso una fitta rete di collaborazioni e un’intensa attività di alternanza. Il Paleocapa si distingue in particolare per aver realizzato un progetto biennale di coltivazione di piante tessili e tintoriali partendo dal laboratorio di microbiologia per arrivare alla fibra tessile e al colore. Realizzate inoltre esperienze di scuola-lavoro che hanno posto al centro un prodotto finale sostenibile con una catena produttiva che risponde alle esigenze di qualità e compatibilità ambientale.

Istituto di istruzione superiore Benvenuto Cellini-Tornabuoni di Firenze
La storia dell’industria e dell’artigianato fiorentino, per oltre cento anni, si è intrecciata con la storia di questa scuola, nata nel 1893. La scuola intreccia un’anima più specificamente artigianale, legata alla filiera della pelletteria e un’anima industriale che ha sviluppato nei ragazzi competenze legate alla realizzazione di manufatti come fibbie, passanti, bottoni, di grande pregio artistico. Le esperienze di partnership con le aziende, della filiera della moda, dell’abbigliamento e del costume, caratterizzano le proposte formative di questa scuola, una vera eccellenza nel territorio toscano.

Istituto di istruzione superiore Isabella D’Este – Caracciolo di Napoli
L’istituto ha una lunga storia, nasce da un polo creato dai Gesuiti nel 1611 per l’istruzione del popolo, trasformato nel 1769 da Ferdinando IV di Borbone in Scuola di Arti e Mestieri e, raccogliendo una storica eredità, oggi offre una vasta gamma di profili formativi aiutando giovani che provengono spesso da situazioni di svantaggio a trovare il successo professionale attraverso una buona preparazione scolastica. Vasto e complesso è il rapporto della scuola con il tessuto produttivo, numerosi i programmi europei a cui la scuola ha partecipato con successo. Sugli scudi il programma formativo dell’alternanza, crescente il rapporto con le imprese del territorio. Caratteristica peculiare è un’offerta formativa a 360 gradi nel campo della moda che comprende corsi del settore tessile/sartoriale, del sistema moda e dell’industria orafa.

in Il Sole 24 Ore, martedì 04 dicembre 2018

Wing4Stu dents. Imparare l’inglese col metodo DynEd

Wing4Students è una iniziativa gratuita, organizzata da Easy in collaborazione con il Gruppo Unipol, alla quale nelle precedenti edizioni hanno aderito migliaia di giovani provenienti da quasi tutte le università italiane.
Con Wing4students si partecipa a un’esperienza coinvolgente di pratica della lingua inglese e di competizione che, utilizzando il metodo DynEd, permette di studiare in qualunque momento, in modalità on o offline, e con ogni tipo di device tecnologico (Pc, tablet o smartphone).

DynEd propone percorsi formulati automaticamente in base alle competenze personali di ognuno: i contenuti multimediali sono didatticamente ottimizzati e ritagliati su misura. Per chi, con qualunque livello di partenza, si impegna in una pratica efficace e arriva quindi per merito alla fase finale, Wing4Students mette in palio dei premi economici e ulteriori occasioni di apprendimento.

L’iscrizione può essere effettuata esclusivamente online entro il 31 gennaio 2019 e il corso ha inizio l’1 febbraio con un placement test e l’avvio delle lezioni online, per poi concludersi alla fine di aprile.

Al completamento dell’iscrizione ogni partecipante riceve le indicazioni necessarie all’installazione dell’applicazione DynEd sullo/sugli strumento/i di studio che intende utilizzare (Desktop, portatile, tablet…).

Da febbraio si può iniziare il percorso di pratica con il software, e in ogni lezione è importante riascoltare la frase, registrarsi, confrontare la propria voce con lo speaker madrelingua. Tutti i dati come accessi, risposte, numero di clic sui pulsanti Ripetizione e Registrazione, accuratezza nel Riconoscimento Vocale vengono tracciati e continuamente rielaborati da un potente sistema di Intelligenza artificiale integrato. Si è in grado così di valutare l’efficacia dello studio con un voto vero e proprio, il “Punteggio di Studio” e personalizzare automaticamente l’erogazione dei contenuti successivi.

Ad ogni partecipante viene assegnato un tutor, che vede il lavoro di ogni studente nei minimi dettagli; scopo di ogni sessione Skype (5 sui tre mesi totali e prenotabili facilmente online secondo la propria disponibilità) è avere indicazioni su come aumentare l’efficacia dello studio individuale e poter fare conversazione in inglese con altri partecipanti su un tema dato e comunicato in precedenza.

Il corso è impostato secondo la dinamica del videogame per cui si passa al livello più avanzato solo dopo aver raggiunto la padronanza su quelli precedenti. Ogni mese superano la selezione alla fase successiva solo due terzi dei partecipanti, quelli che hanno studiato meglio, cioè hanno il “punteggio di studio” più alto. I punteggi sono determinati e misurati scientificamente dagli Analytics di DynEd. Ogni mese viene pubblicata la classifica e il punteggio è calcolato sulla media del periodo.

Quest’anno il montepremi complessivo è di oltre12 mila euro, di cui 500 euro saranno assegnati al vincitore, 400 euro al secondo classificato, 350 al terzo e a diminuire fino al cinquantesimo. Inoltre ai primi venti sarà regalato anche un corso trimestrale DynEd.

I primi cinquanta si aggiudicheranno premi economici, i primi cento otterranno il diploma con il livello di studio raggiunto e anche un biglietto e una tenda per l’accesso ed il pernottamento gratuito a Campus party 2019, evento di risonanza mondiale sul tema della innovazione tecnologica.
La premiazione avverrà a maggio nel corso di un evento pubblico come per le altre edizioni, i cui dettagli saranno definiti all’inizio del 2019.

Iscrizioni alla pagina web http://www.wing4students.com

Neuroscienza. Smartphone, Cosa produce nel nostro cervello la lettura digitale

CHIARA PALMERINI

Siamo nati per vedere, per muoverci, per parlare, per pensare. Non per leggere. La lettura è un’acquisizione straordinaria ma recente, molto recente, nella storia dell’umanità. E dato che il nostro cervello non ha un circuito geneticamente programmato per questa attività, che si forgia in base a quanto, a come e a che cosa leggiamo, la lettura potrebbe rivelarsi una conquista “fragile”.

Un muscolo che si atrofizza se non viene utilizzato. Parte da questo presupposto apparentemente contro intuitivo Maryanne Wolf, una delle più influenti studiose della lettura (è neuroscienziata cognitiva e insegna alla University of California a Los Angeles). Dopo “Proust e il calamaro – Storia e scienza del cervello che legge”, in cui descriveva l’arco evolutivo dell’alfabetizzazione, ora in “Lettore, vieni a casa”, scritto in forma di nove appassionate epistole e appena uscito, come il precedente, per Vita e Pensiero, allerta sul destino della lettura nell’era digitale. Come un canarino nella miniera della mente, certi cambiamenti del cervello dovrebbero allertarci su un pericolo imminente, per di più su fronti inaspettati.

Ma che cosa rischiamo di perdere, precisamente? Che cos’è questa “lettura profonda” che sarebbe a rischio di estinzione nel mondo digitale? «Il cervello che legge è intrinsecamente malleabile ed è influenzato da fattori chiave: ciò che legge, cioè il sistema di scrittura e il contenuto; come legge, cioè il mezzo, testo stampato o schermo digitale; e come si forma, cioè come impara a leggere… Quando siamo davvero immersi in quello che leggiamo, attiviamo una serie di processi che coinvolgono tutto il cervello», spiega a IL in una conversazione via Skype dalla sua casa in California, illuminata dal sole.

«Leggendo partiamo da ciò che sappiamo. Ma il detective nel nostro cervello, come Sherlock Holmes, deduce qualcosa che va oltre quanto è detto. Leggere in profondità significa elaborare l’informazione, per costituire conoscenza».

Questa attività totalizzante ed esclusiva, che sorprendentemente si svolge nel giro di pochi secondi nei nostri circuiti cerebrali, oltre a trasformare le informazioni in conoscenza analitica mette in moto i sentimenti. «Prendiamo un romanzo di Elena Ferrante». («È popolare in Italia quanto lo è negli Stati Uniti?», si informa scherzando). «Ti fa sentire che cosa significa essere una donna in relazione con un’altra donna. Fa entrare nella prospettiva e nei pensieri di un’altra persona. Questo processo cognitivo è l’inizio dell’empatia. E della compassione».

In questa congiuntura storica, a metà del guado tra la vecchia carta stampata e gli schermi di computer, tablet e telefoni, non si sa ancora che sorte ci riserverà il futuro. In termini assoluti non è neppure vero che leggiamo meno. In realtà siamo sopraffatti dalle informazioni: l’individuo medio consuma, saltabeccando da un dispositivo all’altro, 34 gigabyte al giorno di contenuti, l’equivalente di circa 100mila parole, in pratica un romanzo lungo. Quello di cui siamo sempre più incapaci, sovrastati dalla massa delle informazioni da internet e distratti da mille stimoli digitali, è trovare la calma e la forza, o meglio la “pazienza cognitiva”, per affrontare letture lunghe e lente, capaci di risuonare dentro di noi, di aprire mondi sconosciuti e trasformarsi in riflessione, conoscenza e saggezza. Al computer o sui telefonini, la nostra mente è una cavalletta. Diversi gruppi di ricerca stanno studiando e quantificando che cosa succede quando leggiamo su uno schermo rispetto a quando posiamo gli occhi su una pagina stampata, e qual è il tributo da pagare per l’apparente velocità e il minore sforzo con cui maciniamo informazioni.

«Di una storia letta su uno schermo ricordiamo meno dettagli, e anche la comprensione è inferiore. Benché, come mostrano alcune ricerche, si abbia magari la sensazione di sapere di più». Gli studi consentono già di stilare anche una sorta di classifica. «Il peggio per la comprensione è lo schermo del computer o del telefono, il meglio la pagina stampata, gli e-book stanno in mezzo».

Siamo in un’età di mezzo, ma Wolf non è certo una passatista. «È impossibile tornare indietro, ma forse c’è il tempo di una pausa per prendere consapevolezza di dove stiamo andando, di che cosa stiamo facendo con la tecnologia, e di che cosa la tecnologia fa a noi», ammonisce. L’obiettivo di Maryanne Wolf è far evolvere nelle nuove generazioni un cervello bi-alfabetizzato, in grado di leggere in modi distinti, usando la velocità quando è necessario, ma riservando tempo ed energie anche alla lettura profonda.

Certi altri sintomi dovrebbero far riflettere. Mentre i manager della Silicon Valley cercano per i loro figli scuole technology free, in tante famiglie il tablet o il telefono sono diventati il nuovo ciuccio, o il sostituto della baby sitter. Dalla sua esperienza come esperta di sviluppo cognitivo dei bambini, Wolf non si tira certo indietro nel fornire indicazioni concrete su come gestire il rapporto con la tecnologia. «Fino a due anni i bambini non dovrebbero avere in mano schermi digitali. Che possono essere introdotti più tardi, in dosi crescenti secondo l’età. Ma i ragazzi dovrebbero comunque imparare la lettura sui libri. E gli insegnanti dovrebbero essere formati su come usare la tecnologia in classe». E gli adulti? «L’ideale sarebbe spegnere gli schermi due ore prima di andare a dormire. È difficile, lo so. Anche io prima di spegnere la luce mando le ultime mail che mi permettono di cominciare con meno affanno il mattino dopo… Ma sarebbe davvero necessario riscoprire la funzione contemplativa della lettura: ritirarci almeno una volta al giorno in quel santuario».

Già ora, dice Wolf, siamo a un passo dal non riuscire più a riconoscere la bellezza del linguaggio degli scrittori difficili e dalla rimozione di pensieri complessi, che non si adattano alla restrizione del numero di caratteri usati per trasmetterli. Ma il peggio forse non è neppure questo. «La cosa più tremenda è che non abbiamo più tempo per riflettere sul valore di verità di quello che leggiamo. Leggiamo le cose comode, che si conformano a quello che già pensiamo, che rinforzano,  invece di sfidare, le nostre prospettive. Alla fine diamo retta a chi ci dice quello che vogliamo sentire».

in Il Sole 24 Ore, domenica 02 dicembre 2018

Scuola. eTwinning 2018. Materiali Conferenza nazionale

Lorenzo Mentuccia

A Catania gli scorsi 7-9 novembre si è svolta la conferenza nazionale “La qualità in eTwinning: progettare, collaborare, documentare”, organizzata dall’Unità nazionale eTwinning Indire con l’obiettivo di sviluppare le competenze dei docenti nello sviluppo della pianificazione delle attività in piattaforma e migliorare la qualità delle attività e, di conseguenza, i risultati generali della didattica.

La tre giorni, che ha visto la presenza di oltre 150 partecipanti tra docenti iscritti alla piattaforma, ambasciatori e referenti regionali eTwinning, si è aperta con i saluti di Sara Pagliai, coordinatrice dell’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, che ha sottolineato la centralità di eTwinning nell’attuale programma Erasmus+ anche nel futuro Programma.

«Una soddisfazione poter premiare ogni anno il lavoro di questi docenti che rappresentano un patrimonio importantissimo per il futuro della nostra scuola – ha detto Sara Pagliaicoordinatrice dell’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, presente all’evento -. eTwinning è la più grande community europea di insegnanti attivi in progetti di scambio didattico e vede attualmente l’Italia come uno dei Paesi più attivi sia in termini di partecipazione che di risultati. Mi auguro – ha aggiunto – che eTwinning possa diventare sempre più comune nelle nostre scuole, per una didattica innovativa basata sulle nuove tecnologie, lo scambio tra culture e la cooperazione in Europa».

Irene Pateraki, Pedagogical and Monitoring manager dell’Unità europea eTwinning, in collegamento da Bruxelles, ha intrattenuto i partecipanti con uno speech sul valore della collaborazione nella progettazione eTwinning. È toccato poi a Giacomo Bianchi (Unità nazionale eTwinning) fare il punto sulla situazione attuale del progetto, che vede il nostro Paese come uno dei più attivi sulla piattaforma. In Italia sono infatti più di 65mila gli insegnanti registrati (oltre il 10% sul totale europeo), con oltre 22mila progetti didattici realizzati in 11mila scuole. Per Bianchi, le principali sfide che la community eTwinning è chiamata ad affrontare nel prossimo futuro sono il riconoscimento formale e l’integrazione nel sistema scolastico nazionale, la formazione e la possibilità di diventare “mainstream“. Lo staff dell’Unità nazionale ha poi proseguito con un focus su come determinare un progetto eTwinning di qualità, con Giulia Felice ed Elena Bettini che si sono concentrate in particolare sui criteri e le modalità di valutazione e sui riconoscimenti nazionali ed europei previsti dalla community.

Durante la seconda giornata di conferenza, alle sessioni plenarie si sono alternati anche workshop tenuti da docenti ed esperti del mondo della didattica e della ricerca educativa. Il focus delle attività di formazione è stato sulla qualità dei progetti eTwinning, con particolare attenzione agli aspetti di pianificazione, collaborazione e documentazione. (…).

Premi nazionali 2018

Anche quest’anno il programma della Conferenza ha visto la cerimonia di consegna dei Premi nazionali eTwinning 2017/2018agli eTwinner italiani. Sono stati premiati 14 docenti di 11 scuole italiane, partner dei migliori 10 progetti svolti nello scorso anno scolastico. Inclusione sociale, uguaglianza di genere, musica, cittadinanza attiva e scienze le tematiche più affrontate (leggi il nostro articolo per saperne di più).

Materiali della conferenza:

Per saperne di più vedi:

http://www.indire.it/2018/11/27/conferenza-nazionale-etwinning-2018-tutti-i-materiali-dellevento/

#conoscere, #vivere, #scoprire il web. Un’iniziativa del MIUR

In arrivo la nuova campagna per un buon uso della Rete da parte di giovani e adulti voluta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. L’iniziativa, che durerà un mese a partire da fine novembre e prevede la pubblicazione di contenuti adatti a studenti, docenti e famiglie, è stata ufficialmente presentata questa mattina nel corso di JOB&Orienta, il Salone nazionale dedicato a orientamento, scuola, formazione e lavoro per i ragazzi, in corso a Verona fino al primo dicembre. Il MIUR anche quest’anno partecipa alla manifestazione con un proprio stand (al padiglione 6).

La campagna per conoscere, vivere e scoprire il web sarà divisa in tre fasi, ciascuna caratterizzata da hashtag-contenuti con destinatari diversi. L’obiettivo è quello di informare genitori, docenti e ragazzi con materiali di facile fruizione e un linguaggio vicino alle loro sensibilità.

Docenti e operatori della scuola saranno i destinatari della prima fase di lancio, #conoscereilweb, che metterà al centro il pensiero computazionale. Sui canali social di Generazioni Connesse saranno pubblicati video realizzati in collaborazione con il Consorzio Interuniversitario Nazionale italiano e contenuti ideati con Telefono Azzurro e Google.

Gli studenti saranno invece coinvolti nella seconda fase, #vivereilweb, in cui si parlerà di netiquette e gestione delle amicizie in Rete. Previsto anche un decalogo per muoversi correttamente sul web.

Genitori e docenti, nella terza e ultima fase, #scoprireilweb, impareranno attraverso “7 consigli utili” a riconoscere i comportamenti sospetti legati a un cattivo uso dei social.

A conclusione della campagna sarà lanciata l’App di Generazioni Connesse, per l’accesso a contenuti didattici e pedagogici da utilizzare a casa o in classe.

Viaggiare gratis in Europa. Opportunità per i diciottenni

Al. Tr.

Torna DiscoverEu, il progetto di Bruxelles che offre ai 18enni europei la possibilità di viaggiare per l’Europa in treno, autobus e traghetto. Un viaggio che può durare anche un mese e durante il quale i ragazzi possono diventare “ambasciatori” del progetto della Commissione, postando foto sui social e raccontando le loro avventure in giro per il Vecchio Continente. Alla prima tornata di candidature dello scorso giugno, spiega l’Ue, hanno partecipato 100.480 giovani e almeno 15mila partecipanti hanno vinto un biglietto. Per questa seconda fase sono in palio almeno altri 12mila biglietti. Le candidature dovranno essere presentate entro le ore 12 dell’11 dicembre prossimo.

Come funziona
I viaggi si svolgeranno soprattutto in treno, ma per dare la possibilità di ai giovani di tutto il continente di partecipare, il biglietto DiscoverEu permetterà di prendere anche altri mezzi di trasporto, come autobus e traghetti. In casi eccezionali -e quando non sono disponibili altri mezzi – sarà possibile anche prendere l’aereo. In questo modo potranno partecipare anche i giovani che vivono in zone isolate o sulle isole.

Chi può partecipare
Possono candidarsi i giovani che hanno 18 anni al 31 dicembre 2018, ovvero nato tra il 1° gennaio 2000 (incluso) e il 31 dicembre 2000 (incluso) e che possiedono la cittadinanza di uno degli Stati membri dell’Ue al momento della decisione di aggiudicazione (prevista per metà gennaio 2019). I candidati selezionati dovranno iniziare il viaggio in uno Stato membro e viaggiare per almeno 1 giorno e al massimo 30 giorni, nel periodo compreso tra il 15 aprile 2019 (prima data di partenza) e il 31 ottobre 2019 (ultima data di ritorno). Chi ha usufruito di un biglietto DiscoverEU in occasione della prima tornata di candidature del 2018, non potrà presentare una nuova domanda.
Si potrà viaggiare da soli o in gruppo (massimo 5 persone), cercando compagni di avventura anche attraverso il gruppo Facebook dedicato a DiscoverEu .
Per info e candidature: https://europa.eu/youth/discovereu/apply_it

in Il Sole 24 Ore, venerdì 30 novembre 2018

Job&Orienta Verona 2018. Scuola, Orientamento, Formazione, Lavoro

Dal 29 novembre al primo dicembre 2018 si svolgerà a Verona la ormai consueta mostra-convegno nazionale. Un evento particolarmente importante per chiunque operi sul versante dell’istruzione e della formazione per conoscere quelle che sono le più avanzate sperimentazioni innovative metodologico-didattico-organizzative e le più moderne tecnologie a supporto dell’insegnamento e dell’apprendimento.

Moltissimi sono gli stand espositivi, moltissime le conferenze di esperti provenienti da tutto il mondo.

Per saperne di più vedi:

https://www.joborienta.info