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Arte. Firenze, Galleria Uffizi live 2018 – Rassegna estiva di spettacoli serali

Performance, installazioni digitali, teatro, musica, danza, spettacoli di alta qualità a vocazione internazionale, tra nomi celebri e giovani talenti emergenti, nel segno dell’interculturalità e di una valorizzazione davvero originale del patrimonio storico-artistico degli Uffizi

Inizia il 12 giugno la terza edizione di “Uffizi Live”, la rassegna di spettacoli dal vivo che, in collaborazione con Firenze Musei, animerà gli spazi degli Uffizi da giugno a settembre mettendo in scena un ricchissimo e vario programma di una qualità davvero pregevole. Fin dalla sua prima edizione, il singolare spirito dell’iniziativa non è mai stato quello di offrire ad artisti e performer un mero palcoscenico su cui esibirsi, ma piuttosto quello di stimolarli alla creazione di specifiche performance concepite in dialogo con le opere d’arte contenute nel museo, alla ricerca di segni e nuove visioni in grado di arricchire davvero e in maniera originale la fruizione dei tesori degli Uffizi. Un dialogo che, sull’onda del successo delle ultime edizioni, dimostra che la valorizzazione delle collezioni artistiche attraverso linguaggi e prospettive alternative – come è il caso delle più diverse arti dello spettacolo dal vivo – è una carta vincente, ancora tutta da giocare per le realtà museali italiane. Ed è un’iniziativa gradita non solo al pubblico dei visitatori che ogni martedì sera d’estate affollano ancora più interessati la Galleria fino alle 22 – avendo peraltro l’opportunità di godere gratuitamente degli spettacoli inclusi nel prezzo del biglietto – ma piace anche agli stessi artisti di ogni disciplina, poetica e genere, dal classico al contemporaneo, dallo sperimentale alla contaminazione di generi fino all’utilizzo delle nuove tecnologie. Attori, danzatori, performer di ogni tipo, età, provenienza culturale hanno infatti risposto con sorprendente entusiasmo al bando pubblicato dalle Gallerie degli Uffizi per l’edizione 2018: le domande sono più che raddoppiate rispetto all’anno passato! Sono arrivati più di 550 progetti di cui lo stesso Direttore Eike Schmidt si dichiara lusingato: “È sinceramente emozionante constatare quanta creatività e quante energie siano state spese e messe a servizio dell’arte, della valorizzazione del patrimonio storico-artistico degli Uffizi che è e deve rimanere pubblico, patrimonio di tutti e portato alla conoscenza in ogni forma, ancora meglio se spettacolarizzata. Del resto è nostro compito, come museo afferente al MIBACT, tutelare l’arte in tutte le sue espressioni, rappresentando e promuovendo le nove Muse, fra cui anche quelle della musica, della poesia, del teatro e della danza. Le arti sono sorelle fin dall’antichità”. Tra le centinaia di proposte il Direttore ha scelto, coadiuvato dal Dipartimento Informatica, Strategie Digitali e Promozione Culturale delle Gallerie degli Uffizi e la consulenza di alcuni esperti esterni, 15 progetti annunciando tuttavia importanti novità anche per gli artisti che non sono rientrati nella rosa dei selezionati: “È un peccato scegliere solo 15 progetti fra i tanti che sono arrivati e di così alta qualità. Bisogna incrementare l’offerta. Infatti, dal 2019 partirà una rotazione continua di spettacoli nelle tre sedi degli Uffizi, Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli che coprirà l’intero anno, e non solo l’estate”.
I 15 progetti riuniscono grandi talenti, giovani e meno giovani, nomi già affermati accanto ad artisti emergenti , provenienti dalle più diverse culture e latitudini: dalla Francia alla Slovenia, dal Burkina Faso alla Cina fino alla Russia, quest’anno la rassegna si contraddistingue per una vocazione davvero internazionale, assai più marcata rispetto alle edizioni precedenti, nel segno dell’interculturalità e dello scambio fra tradizioni. Eterogeneo anche il panorama nazionale con artisti da ogni parte d’Italia: Piemonte, Sicilia, Liguria, Puglia, Toscana e Veneto le regioni rappresentate.
Tra i progetti selezionati le opere che maggiormente hanno attirato l’attenzione degli artisti sono state indubbiamente quelle di quattro grandi maestri (Botticelli, Piero di Cosimo, Michelangelo e Caravaggio), con un discreto e profondo interesse rivolto, in maniera affatto scontata, anche all’arte medievale e alla statuaria antica e alle opere di archeologia.
Quanto ai generi ce ne sarà davvero per tutti i gusti: dalla musica tradizionale africana al repertorio classico italiano fra Cinquecento e Settecento al jazz; dal live electronics e gli esperimenti musicali con le innovative tecnologie digitali fino alle sperimentazioni più suggestive sulla ricerca del suono e della voce come strumento; dal kabuki alla danza contemporanea, drammatica o violenta, minimale o semiacrobatica,  in dialogo con i digital media o con i più tradizionali “pupazzi” fino a vere e proprie performance site specific; dal teatro fisico e di illusione, che catturerà anche i bambini, alla poesia del teatro d’ombre. Quest’anno la visita agli Uffizi di sera, illuminati dalle luci arancio e viola che dopo le 19 filtrano dalle grandi finestre sull’Arno ad annunciare quasi naturalmente l’“inizio di uno spettacolo”, sarà costellata di tante sorprese, idee, visioni insolite e inaspettate per una valorizzazione a tutto tondo dell’arte e della cultura.

PROGRAMMA

12.06 | Gabin Dabiré – Note More: una metamorfosi musicale
Musica tradizionale africana per il “moro liberato” in lotta contro il drago dell’intolleranza ispirata alla Liberazione di Andromeda di Piero di Cosimo

19.06 | Trio d’archi “Solisti del Teatro Carlo Felice di Genova” – Visioni in Arte e Musica 
Percorso musicale itinerante tra Giotto e Botticelli per viola, violoncello e contrabbasso

26.06 | Xiao Huang – Amorphous Moments
La Bellezza nell’arte occidentale e orientale: una danza kabuki, tra filosofia zen e coincidentia oppositorum, per un dialogo intorno alla Venere di Botticelli 

3.07 | Amalia Franco – “A flower is not a flower”, ovvero del corpo solido 
Opera per corpi danzanti e corpi inanimati dedicata alla Medusa di Caravaggio

10.07 | Koinè | Humana Società – D’Mes
Performance di danza contemporanea che mette in scena il costante scontro (o incontro?) tra istinto e ragione in Pallade e il Centauro di Botticelli

17.07 | Stellario Di Blasi – A tutto tondo 
Una danza nata dallo studio delle sculture di Michelangelo per il Tondo Doni

24.07 | Centro di Ricerca Teatrale di Venezia – Gratia cantantes
Studio coreografico sulle tre Grazie di Botticelli con installazione di costumi

31.07 | Miosotys Dans Academy – Carnage
Performance per 18 danzatori sul gruppo scultoreo dei Niobidi

7.08 | Compagnia Silenda – Rocks
Esperimento di danza contemporanea per il lutto di Niobe con tecnologia digitale e proiezioni vide,  attivate da un bracciale elettronico che rileva l’impulso elettrico dei muscoli in movimento trasformandoli in comandi a distanza per computer 

21.08 | Zlatko Kau?i? – Mystical Nature 
Set di percussioni originali per musica creativa con oggetti, elementi naturali e strumenti in dialogo con la Primavera di Botticelli 

28.08 | Kuku – Painting’s Soul Voices: Music with a Movie Camera 
Esperimento di musica acustica ed elettronica con utilizzo di telecamera e flussi sonori derivati dalla gamma dei colori accostati nei dipinti

4.09 | Monsieur David – “Ho smesso di usare la testa!” Storia breve di piedi consapevoli
Performance di teatro fisico e metafisica illusione per adulti e bambini

11.09 | Dimitri Grechi Espinosa – Oreb
Sax solo con riverbero per preghiere|meditazioni sul tema della Maestà divina nelle pale d’altare medievali

18.09 | Secret Theater Ensemble – Drammaturgie umane 
Composizioni musicali per voce femminile ed elettronica dal vivo create per tre dipinti di Caravaggio

25.09| SilviOmbre & Giovannangelo De Gennaro – La forza di Arianna 
Performance di teatro d’ombre e musica dal vivo per l’Arianna dormiente

Informazioni Evento:

Data Inizio: 12 giugno 2018
Data Fine: 25 settembre 2018
Costo del biglietto: Gli spettacoli sono inclusi nel prezzo del biglietto degli Uffizi
Prenotazione:Facoltativa
Luogo: Firenze, Gallerie degli Uffizi – Gli Uffizi
Orario: Ore 19.00 – 21.30
Telefono: + 39 055 298171
E-mail: incontra@civita.it
Sito web

Festa della musica 2018 con oltre 9000 musicisti in 600 città in tutta Italia

Nel giorno del solstizio d’estate torna in tutta Italia l’atteso appuntamento con la Festa della Musica 2018: più di 9.000 musicisti giovedì 21 giugno animeranno infatti le piazze e le strade, i palazzi e i musei, i cieli e le stazioni, i centri e le periferie, gli ospedali e le carceri di oltre 600 città in tutta Italia. Dal jazz al soul, dalla musica da camera all’heavy metal, dalla classica al rock, dalla drum and bass alla musica barocca in costume, migliaia di eventi scalderanno i palchi delle nostre città per una festa che rappresenta un vero e proprio Inno alla Gioia, in occasione dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale.

“La Festa della Musica, quest’anno, porterà la cultura anche in molte periferie, toccando quartieri come lo Zen 2 a Palermo, Tor Bella Monaca e Ponte di Nona a Roma, Sestri Ponente a Genova, rione Sanità a Napoli e tanti altri. Bisogna far tornare a vivere l’arte, la musica e la cultura nelle nostre periferie, in modo che siano uno stimolo all’integrazione e alla crescita umana.  Questa kermesse, inoltre, sarà una grande festa dedicata soprattutto ai giovani, al loro talento straordinario e alla loro creatività. Saranno coinvolte in maniera capillare le piazze, le istituzioni, i musei, i centri di cultura per trasmettere quel messaggio di partecipazione che solo la musica riesce a dare. Ringrazio tutti coloro che hanno dedicato il loro tempo e che hanno lavorato a questa manifestazione”. Così il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Alberto Bonisoli.

“Un giornata unica per fare musica ovunque ed in ogni modo. Su un aereo, una periferia italiana, in un museo o in una scuola. Un inno alla gioia che inonda di note e di colori tutto il Paese. Con la soddisfazione di aver reso in poco tempo questa festa un punto di riferimento per tutti i partner europei. Per una festa così universale e cosi piena di gioia non potevamo avere testimonial migliore di un uomo e un artista fantastico come Ezio Bosso” ha dichiarato il coordinatore della Festa Paolo Masini.

Quest’anno infatti la Festa si avvale di un testimonial d’eccezione, il maestro Ezio Bosso che il 21 giugno dirige l’Orchestra Giovanile Italiana della Scuola di Musica di Fiesole al Teatro Romano della cittadina toscana: un’occasione imperdibile per un progetto realizzato grazie alla Comunità europea che terrà un incontro/dialogo con i cittadini prima del concerto, con alcuni rappresentanti del Parlamento Europeo.

“La musica deve essere ovunque e tutti ci impegniamo affinché sia ovunque, perché la musica ci insegna ad ascoltarci l’un l’altro e festeggiarla vuol dire festeggiare anche il capirsi senza pregiudizi” ha dichiarato Ezio Bosso. 

“Rinnoviamo il nostro sostegno alla Festa della Musica con sempre maggiore convinzione ed entusiasmo: l’attenzione della Società Italiana degli Autori ed Editori verso il mondo della musica è totale, come dimostrano le decine di meravigliose iniziative che supportiamo e promuoviamo, con un occhio particolare a quei progetti che coinvolgono i giovani e il territorio. La Festa, che ogni anno celebra il solstizio d’estate all’insegna della gioia e della condivisione, risponde a tutte le caratteristiche che come SIAE difendiamo e valorizziamo. Consapevoli del fatto che la musica è un settore portante per la creatività e la cultura italiana, abbiamo confermato anche quest’anno tariffe particolarmente ridotte per incentivare i Comuni e gli organizzatori ad aderire alla Festa, a coinvolgere i giovani e a dar vita a quanti più concerti e spettacoli di musica dal vivo, nel rispetto del diritto d’autore che è un diritto del lavoro”. Ha dichiarato Gaetano Blandini, Direttore Generale SIAE.

Dal Museo Archeologico di Cagliari alla Reggia di Caserta, dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze al parco Archeologico di Paestum, dal Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma all’Archivio di Stato di Venezia, fino al Museo di Capodimonte di Napoli: oltre 40 luoghi della cultura del MiBACT ospiteranno eccezionalmente altrettante iniziative musicali che spaziano dal coro al dj-set, dalla musica classica al rock, fino alla filo diffusione. La musica sarà inoltre protagonista negli ospedali, nei conservatori, nelle biblioteche, in 25 case di reclusione/circondariali e con più di 100 corali distribuite su tutto il territorio. Inoltre, grazie alla consueta partnership tra Carrefour e “Festa della Musica”, oltre 240 Carrefour diventeranno un vero e proprio palcoscenico e luogo di incontro. Anche quest’anno la musica sbarca nelle periferie grazie ai 14 Punti Luce di Save the Children che ospiteranno concerti, eventi e performance, in particolare a Napoli (Sanità, Barra e Chiaiano) a Milano (Giambellino e Quartoggiaro) a Roma (Ponte di Nona) e a Palermo (Zen 2). E proprio Palermo, Capitale Italiana della Cultura 2018 che – come da tradizione – sabato 16 giugno inaugura con “Mille giovani per la Festa della Musica” un’anteprima di concerti ed eventi.

L’iniziativa è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dalla SIAE e dall’AIPFM (Associazione italiana per la promozione della Festa della Musica), in collaborazione con UNPLI, Feniarco, l’Anci, la Conferenza delle Regioni, il Miur, il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero della Salute, il Ministero della Difesa e quello di Grazia e Giustizia. Sponsor dell’evento Carrefour. Main Media Partner: RAI Media Partner: Rai radio Tre, Grandi Stazioni Retail, Telesia e Trenitalia.

Il calendario completo degli appuntamenti 

su www.festadellamusica.beniculturali.it 

Roma, 13 giugno 2018
Ufficio Stampa MiBACT

Protezione civile. Campi-scuola estivi per ragazzi

Entra nel vivo l’undicesima edizione dei campi scuola ‘Anch’io sono la protezione civile’, il progetto rivolto ai ragazzi dai 10 ai 16 anni, organizzato dal Dipartimento della Protezione Civile con le Regioni, che quest’anno, dal 16 giugno al 9 settembre potrà contare sulla collaborazione di 117 organizzazioni di volontariato e su oltre 280 campi scuola attivati su tutto il territorio nazionale.

Una settimana di esercitazioni pratiche e teoriche
In un percorso didattico di una settimana che alterna esercitazioni pratiche a lezioni teoriche, i ragazzi conosceranno i rischi presenti sul proprio territorio, imparando i corretti comportamenti da tenere in caso di emergenza grazie anche al coinvolgimento e agli insegnamenti dei rappresentanti delle strutture operative del sistema di protezione civile – in particolare vigili del fuoco, forze di polizia, carabinieri forestali, capitanerie di porto, 118, volontariato – e delle istituzioni comunali. Queste ultime rivestono un ruolo centrale nello svolgimento dei campi scuola: è loro compito, infatti, diffondere ai giovani la conoscenza dei piani comunali di emergenza, primo e necessario strumento per affrontare con consapevolezza i rischi presenti sul proprio territorio diventando più consapevoli di cosa significhi far parte di una comunità e del ruolo che ognuno può svolgere ogni giorno per la
tutela dell’ambiente, del territorio e della collettività. «L’iniziativa – sottolinea il Capo Dipartimento, Angelo Borrelli- punta ad accrescere nei giovani la cultura di protezione civile e avvicinarli ad una realtà preziosa per il nostro sistema, quella del volontariato, che richiede sempre più professionalità e specializzazioni».

La mappa delle iniziative
Il progetto parte il 16 giugno con i primi tre campi scuola in Emilia Romagna e Veneto. Nel mese di giugno è prevista l’attivazione di ulteriori 48 campi: 7 in Campania, 6 in Abruzzo, 5 in Puglia, 4 rispettivamente in Veneto e Piemonte, 3 nelle regioni Lombardia, Emilia- Romagna, Molise, Basilicata e Sicilia. Due saranno i campi nel Lazio mentre in Friuli Venezia Giulia, Toscana, Marche, Umbria e in Calabria partirà il primo dei campi in programma fino a settembre.

Il Sole 24 Ore 18 giugno 2018

Alternanza scuola-lavoro. Buone pratiche

Claudio Tucci

«In estate c’è il picco di attività legato alle dichiarazioni dei redditi, la presentazione del modello Unico. Gli studenti in alternanza ci aiutano: noi prepariamo la check-list con tutta la documentazione, e i ragazzi verificano che sia completa. Durante l’anno li impieghiamo anche nelle pratiche relative alla fatturazione Iva: qui i ragionieri entrano in contatto con istituti come la partita doppia, che a scuola fanno a mano, da noi con il programma gestionale».

Maria Pia Nucera è una commercialista, con studio a Roma e Milano, e da oltre 10 anni accoglie alunni in formazione “on the job”. «Un’esperienza valida – commenta -. Attraverso l’Associazione dottori commercialisti, Adc, abbiamo siglato accordi con istituti tecnici di tutt’Italia. Alcuni ragazzi sono tornati nei nostri studi professionali dopo la maturità: li retribuiamo, e i più validi rimangono a collaborare con noi».

Dai commercialisti agli architetti, il passo è breve. Salvatore Perez ha il suo studio professionale a Latina e lì, per tre settimane, ospita due studenti in alternanza. Cosa fanno? «Un po’ di tutto, ci affiancano, per esempio, nelle attività di progettazioni e nei giri presso gli uffici pubblici – risponde l’architetto Perez -. Un’intera classe quarta, 16 alunni in tutto, poi, entra anche in cantiere. Lo facciamo fare il sabato, assieme all’impresa edile, la Costruzioni Rinaldi, di Latina. Il cantiere è chiuso, pulito e messo in sicurezza. È presente anche la Asl e ci aiuta pure il sindacato Inarsind. In questo modo, gli studenti si cimentano, in assoluta sicurezza, su come si lega il ferro, su piccoli lavori di carpenteria e sul gettito del cemento. Abbiamo organizzato, inoltre, un’uscita studio in un sito vicino Perugia per approfondire con i ragazzi la genesi dei materiali, dall’argilla al prodotto finito. Un’esperienza faticosa? Tutt’altro. I giovani hanno idee nuove ed è utile il confronto con loro».

L’alternanza negli studi professionali è una realtà dai numeri ancora piccoli. Ma i percorsi che hanno interessato gli alunni mostrano una elevata coerenza con lo studio svolto in classe. A confermarlo sono i dati che ci fornisce il ministero dell’Istruzione, relativi ai primi due anni di applicazione della legge 107. Ebbene, i professionisti che hanno accolto studenti “on the job” sono stati, in tutto, 17.066. La fetta più consistente si trova in Lombardia (3.969 studi), a seguire Veneto (1.699), Piemonte (1.516), Toscana (1.475). Complessivamente, il 2,7% dei ragazzi di terzo e quarto anno hanno svolto alternanza negli studi di professionisti; la percentuale è un po’ più elevata per i tecnici (4,2%), dietro i licei (2,1%) e i professionali (1,6 per cento). «La caratteristica che accomuna le esperienze negli studi professionali è la stretta correlazione con il percorso scolastico – evidenzia Fabrizio Proietti, dirigente del Miur che si occupa di alternanza -. Anche per questo, gli studenti sono particolarmente soddisfatti. In queste strutture, infatti, i ragazzi hanno la possibilità di acquisire non solo competenze trasversali, ma anche disciplinari. Segnalazioni di abusi? No, al momento, non ne abbiamo ricevute».

Insomma, si fanno così poche fotocopie? «In realtà, si fanno anche fotocopie, così come si utilizza lo scanner, si inviano fax, si fanno pratiche – dichiara Mario Annaro, consulente del lavoro, con studio in Roma -. Ho iniziato ad accogliere una studentessa in alternanza da pochi giorni. Archivia documenti, e mi sta aiutando con le certificazioni uniche dei pensionati, che non vengono più inviate a casa. Le estrae lei dal sito Inps».

Il Sole 24 Ore 18 giugno 2018

Diplomati. Quali prospettive lavorative

MIUR – Ufficio Statistica

Nei giorni scorsi l’Ufficio Statistica e Studi del MIUR ha pubblicato un interessante Report su una importante questione, quella relativa agli sbocchi occupazionali dei giovani diplomati. Di seguito riportiamo soltanto qualche stralcio rinviando alla lettura del testo per i suoi aspetti descrittivi e quantitativi, resi facilmente fruibili dai molti grafici che li accompagnano.

Quali sono le prospettive lavorative per i diplomati? Quanto risulta efficace la funzione formativa delle scuole, nei diversi indirizzi di studi? Il presente lavoro fornisce un quadro delle performance degli studenti in entrata nel m ondo de l lavoro, dopo il conseguimento del diploma ; tale analisi risulta opportuna per lo studente e la famiglia, nella scelta di un percorso scolastico, m a anche per la scuola, per poter valutare l’efficacia della propria offerta formativa e , più in generale, le priorità strategiche del sistema educativo di istruzione e formazione . Una prima analisi di monitoraggio degli sbocchi lavorativi dei diplomati è stata utilizzata nel Rapporto Auto Valutazione (RAV) delle istituzioni scolastiche, previsto dal DPR 28 marzo 2013, n. 80, che ha avuto avvio nell’anno scolastico 2014/2015. Per l’elaborazione de l RAV il MIUR ha messo a disposizione della scuola una serie di indicatori re lativi alle aree di Contesto, Esiti e Processi. In particolare, nell’ambito degli Esiti, tra gli indicatori è incluso anche quello relativo agli inserimenti de i diplomati nel mercato del lavoro. Per tale ragione è stata effettuata una prima elaborazione finalizzata a fornire, a ciascuna istituzione scolastica, gli esiti occupazionali degli studenti, diplomatisi negli anni scolastici 2009/10 – 2010/11 – 2011/12, attraverso un’ integrazione di dati provenienti da MIUR e da Ministero del Lavoro; ta le sperimentazione è stata poi arricchita degli esiti occupazionali sui diplomati nell’anno scolastico 2012/2013, e, a regime, verrà inserita nel PSN com e “Statistiche da fonti amministrative organizzate (Sda)”. La ricerca realizzata ha prodotto risultati molto utili per la valutazione delle scuole e della loro offerta formativa, in quanto per la prima volta si vie ne a conoscenza della dimensione e delle caratteristiche della domanda di lavoro di studenti dopo il conseguimento del diploma, a partire dal livello nazionale fino al dettaglio del singolo istituto. Il presente lavoro rappresenta , quindi, un’analisi sulla condizione e il percorso occupazionale degli studenti diplomati nelle scuole secondarie di II grado, integrando i dati degli studenti (MIUR), con le informazioni derivanti dalle Comunicazioni Obbligatorie -SISCO- del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Le Comunicazioni Obbligatorie sono le informazioni che i datori di lavoro pubblici e privati devono trasmettere in caso di assunzione, proroga, trasformazione e cessazione di un rapporto di lavoro; il database amministrativo delle Comunicazioni Obbligatorie (CO) costituisce il punto di accesso unico per l’invio on-line delle comunicazioni, secondo i m ode lli unificati definiti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, da parte di tutti i soggetti obbligati e abilitati. Con l’obiettivo di valorizzazione a fini statistici di questi da ti è stato definito il “Sistema Informativo Statistico delle Comunicazioni Obbligatorie del Ministero del Lavoro (SISCO)”. I dati contenuti nelle Comunicazioni Obbligatorie permettono di analizzare i tipi di rapporti di lavoro attivati dal singolo studente, la durata del contratto, il settore, disegnando, pertanto, una dettagliata raffigurazione della domanda di lavoro degli studenti diplomati; l’integrazione con i dati dell’Anagrafe Nazionale Studenti de l MIUR consente di mettere in relazione , d’altra parte, tale domanda di lavoro con il percorso di studi dello studente, per favorire un’analisi di eventuali corrispondenze tra tipo di diploma, voto conseguito, e tipo di contratto attivato. Altro elemento di vantaggio dell’utilizzo delle Comunicazioni Obbligatorie è quello di permettere un’indagine del grado di occupabilità di uno studente diplomato sia ne l breve che nel m e dio periodo; avendo a disposizione dati fino al III trimestre de l 2015 è possibile effettuare un confronto sulle caratteristiche dell’occupazione a uno e fino a due anni dal conseguimento del diploma. Sembra utile precisare, d’altronde, che l’analisi effettuata richiede diverse cautele metodologiche. Un’analisi del mercato di lavoro dei diplomati, ottenuta integrando queste due basi dati, deve essere letta riconoscendo alcuni limiti, derivanti dalle modalità con cui generalmente vengono trasmessi i dati dai singoli soggetti preposti all’inserimento, oppure, semplicemente, dal fatto che nelle Comunicazioni Obbligatorie vengono registrati soltanto alcuni determinati tipi di contratto. Restano escluse intere categorie di lavoratori, quali, ad esempio, autonomi, imprenditori, commercianti, artigiani, liberi professionisti e i rapporti di lavoro regolati con voucher e, infine, il lavoro somministrato. L’integrazione delle basi dati provenienti dall’anagrafe nazionale degli studenti, e dalle Comunicazioni Obbligatorie, permette di seguire il percorso dello studente dal primo inserimento nel m ondo scolastico fino alla sua uscita con un diploma di secondo grado, e, di seguito, le scelte fatte sia per la prosecuzione degli studi che per l’inserimento nel m ondo del lavoro.

L’accordo siglato con il Ministero del Lavoro prevede l’integrazione dei dati anche per gli studenti laureati con la fornitura dei contratti di lavoro attivati successivamente al conseguimento della laurea. Tale analisi sarà oggetto di una successiva pubblicazione.

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Per proseguire la lettura vedi:

 

 

 

Letteratura giovanile Indire. Online il catalogo del Fondo Antiquario

Fabriana Bertazzi

È stato presentato ieri a Firenze il catalogo Per gioco e sul serio. Libri di ricreazione e libri di lettura del Fondo Antiquario di Letteratura giovanile Indire (Firenze, 2018).

Il volume, curato da Pamela GiorgiIrene Zoppi e Marta Zangheri, cataloga i circa 550 volumi e le 58 testate di periodici (comprensive di oltre 3mila fascicoli), pubblicati tra i primi anni dell’Ottocento e la prima metà del Novecento e presenti nel Fondo Antiquario di Letteratura giovanile Indire, una realtà quasi unica nel panorama italiano a testimoniare la nascita e l’evolversi della letteratura per ragazzi e dell’editoria specializzata nel settore.

L’evento di presentazione è stato aperto da Diana Marta Toccafondi, responsabile della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per la Toscana che ha ringraziato l’Indire per il supporto che fornisce nella tutela del patrimonio storico. A seguire, Pamela Giorgi ha introdotto ai presenti il lavoro biennale di analisi del Fondo Indire che ha dato vita al catalogo. La ricercatrice ha affermato che «il lavoro di catalogazione del Fondo Antiquario si colloca nel quadro di riqualificazione dell’intero patrimonio bibliografico-documentario dell’Indire. L’auspicio è, infatti, che questo primo segmento di schedatura sia solo l’inizio di una serie di attività che favoriscano la valorizzazione e la conoscenza, anche attraverso la sua messa in rete, dell’intero patrimonio librario dell’Istituto». Il Fondo analizzato è costituto da alcuni di quei prodotti delle scuole “nuove” facenti parte della Mostra didattica nazionale che, nel 1925, segnò la nascita dell’Indire e testimoniano non solo la vita istituzionale dell’Ente, ma anche la sua precisa scelta di raccontare il cambiamento dell’approccio educativo e delle forme di apprendimento.

Tra gli interventi, quello di Franco Cambi, docente di Pedagogia generale e sociale dell’Università degli studi di Firenze, che ha collaborato alla stesura del libro. Il professore ha sottolineato come “la letteratura infantile sia stata fondamentale nella formazione delle varie generazioni. Le immagini e le illustrazioni sono stati strumenti chiave per allenare il pensiero libero, aiutando i giovani a sviluppare una dimensione visionaria e non solo realistica della vita”.

Le curatrici Marta Zangheri e Irene Zoppi hanno fatto una carrellata dei libri più rappresentativi della raccolta, che bene raccontano il passaggio dall’educare “moraleggiando” all’educare “divertendo”, evidenziando il ruolo cruciale delle illustrazioni in questa evoluzione. A chiusura dell’evento i saluti di Carla Ida Salviati, una fra le maggiori esperte italiane di lettura per l’infanzia e membro della giuria per il premio Andersen 2018.

Per sfogliare la versione digitale del catalogo:

http://www.indire.it/2018/06/13/online-il-catalogo-del-fondo-antiquario-di-letteratura-giovanile-indire/

“Mobilità sociale”. Come favorirla in Italia?

L’Italia è in coda tra i Paesi industrializzati per mobilità sociale: da una generazione all’altra, i figli ereditano non solo gli (eventuali) beni di famiglia, ma anche l’istruzione, il tipo di occupazione e di reddito. Nel corso della vita gli spostamenti sulla scala sociale restano scarsi, soprattutto per chi sta ai gradini più bassi. L’ascensore sociale è rotto o, quantomeno, è molto difettoso, come avviene in molti altri Paesi, ma nella Penisola spesso i tratti sono più evidenti, come emerge da uno studio dell’Ocse. Ci sono «pavimenti appiccicosi» che impediscono alle persone di salire, ma anche «soffitti appiccicosi», dove si accumulano le opportunità e che si tramandano di padre in figlio (meno frequentemente alle figlie), sottolineano gli economisti dell’Ocse. Nel mezzo, le classi medie sono quelle che rischiano di più di finire verso il basso.

Italia fanalino di coda

In termini di mobilità sociale assoluta, l’Italia è addirittura ultima, se si considerano quanti tra i 25-64 enni appartengano a una classe sociale diversa, più alta o più bassa, rispetto ai genitori nel 2002-2014. Solo uno su tre si è mosso verso l’alto (il 31%) , quasi 10 punti sotto la media Ocse e lontano dal 42% di Francia, Germania, Svizzera, dal 46% dell’Olanda o dal 49% degli Usa. Tenendo conto della scarsa mobilità delle retribuzioni da una generazione  all’altra e del livello di disuguaglianza, in Italia ci vogliono almeno cinque generazioni per i bambini nati in famiglie con reddito basso per raggiungere il reddito medio, dato che per la verità in questo caso ci accomuna a Francia, Svizzera e Regno Unito. Ai bambini danesi, invece, bastano due generazioni per fare il ‘salto’ sociale e ai norvegesi e agli svedesi tre.

Le cause del ritardo

La scarsa mobilità e i fattori che la determinano (e la hanno peggiorata nel tempo) sono chiaramente percepiti: oltre un terzo degli italiani pensa che avere genitori con un buon reddito sia un fattore fondamentale per avere successo nella vita e il 71% dei genitori italiani esprime la preoccupazione che i figli non raggiungano lo stesso status economico e di benessere che hanno raggiunto loro e lo considerano uno dei tre rischi maggiori a lungo termini. Intanto, il meccanismo dell’ascensore sociale si inceppa dalla scuola, dalla primissima infanzia in poi. Due terzi dei bambini con genitori che non hanno un’istruzione superiore resteranno allo stesso livello contro la media Ocse del 42%. Solo il 6% tra di loro arriva alla laurea, meno della metà della media Ocse.

Il ritorno della laurea

L’Italia, nota il rapporto, ha fatto pochi progressi nell’aumentare la quota degli studenti che completano l’istruzione superiore e allo stesso tempo le lauree “pagano” poco come investimento: i laureati guadagnano in media solo il 40% in più rispetto ai diplomati di scuola superiore contro il 60% della media Ocse. Sul fronte occupazionale, lo studio sottolinea che quasi il 40% dei figli di lavoratori manuali diventano a loro volta lavoratori manuali e solo il 18% arriva a professioni gestionali (uno dei dati più bassi dell’Ocse). Sul fronte opposto, il 40% dei figli di manager seguono le orme dei padri (per quanto negli altri maggiori Paesi le percentuali sono sul 50% o oltre) e solo il 10% si ritrova con un lavoro manuale. Il 31% dei figli di quanti hanno retribuzioni basse continua ad avere bassi salari, situazione che almeno in questo caso corrisponde alla media Ocse.

La mobilità di reddito

Movimenti generazionali a parte, la mobilità di reddito in Italia è sotto la media se si passa a considerare l’intero arco della vita di una persona: in Italia sono più scarse che altrove le probabilità di movimenti verso l’alto o verso il basso. Il 62% delle persone che appartiene alla fascia che include il 20% dei redditi più bassi vi rimane per 4 anni, 5,5 punti percentuali in più rispetto alla media Ocse. Il 42% subisce un periodo ricorrente di bassa retribuzione in questo periodo, percentuale leggermente superiore alla media Ocse. Dagli anni ’90 in poi il pavimento si è fatto ancora più “appiccicoso” : la persistenza dei bassi redditi sul fondo è più forte. Tra il 20% più ricco della popolazione, invece, il 67% è ancora al top dopo 4 anni. Nella classe medio-bassa il 23% corre il rischio di spostarsi verso la classe inferiore, mentre per la fascia più agiata è un’incognita solo per il 3,9%. Nella scarsa mobilità reddituale, il mercato del lavoro ha un ruolo chiave, sottolinea l’Ocse. In Italia la disoccupazione, per quanto in calo, è oltre il doppio della media (11,2% contro 5,3%) ed è elevata soprattutto tra i giovani (33%), che spesso hanno occupazioni di scarsa qualità, con poche opportunità di spostarsi verso l’alto. L’Italia ha anche un tasso record di Neet, giovani che non sono né a scuola, né al lavoro.

Come favorire dunque la mobilità sociale? 

L’Ocse consiglia di affrontare le lacune negli investimenti nell’istruzione e nelle competenze, favorendo l’ingresso negli asili nido e all’istruzione terziaria dei giovani che provengono da famiglie disagiate e di introdurre misure per ridurre l’alto tasso di abbandoni
scolastici. Va poi ridotto il dualismo del mercato del lavoro, combattendo la disoccupazione di lunga durata e l’elevata incidenza dei Neet, aumentando la qualità dei servizi di re-inserimento forniti dai servizi pubblici all’impiego. Infine vanno migliorate l’ambito e la copertura delle “reti di sicurezza” per le famiglie a basso reddito assieme a misure che evitino ai lavoratori che perdono il posto di cadere in povertà durante la ricerca di una nuova occupazione.

in Il Sole 24 ORE, 18 giugno 2018

L’approccio interculturale nelle politiche formative: tre dimensioni di analisi

Occupandosi dell’analisi delle politiche nei contesti urbani nel campo dell’istruzione e della formazione, pare utile far riferimento alla definizione operativa del concetto di interculturalismo offerta da Giménez. In coerenza con quanto esposto nell’introduzione, questo autore scompone l’interculturalismo inteso come modello d’integrazione in tre dimensioni: 1. diritto all’uguaglianza, indipendente da cultura, religione, lingua, etnia di appartenenza; 2. diritto al riconoscimento e all’accettazione della differenza; 3. enfasi sull’interazione positiva fra persone appartenenti a diverse culture.

1. Il sistema scolastico-formativo assume in primo luogo la funzione di assicurare che alle nuove generazioni di origine immigrata siano garantite le pari opportunità educative rispetto ai nativi, in termini di: accesso ai differenti livelli scolastici (anche non obbligatori, come l’infanzia, l’istruzione post-obbligatoria, l’istruzione terziaria); possibilità di frequentare scuole di qualità, miste, inclusive e non segregate; chance di giungere al successo scolastico e formativo nei diversi livelli scolasti- ci, senza carenze linguistiche e nelle competenze di base, evitando eccessivi ritardi e rischi di abbandono precoce degli studi; opportunità di avere buoni insegnanti e di godere di uguale trattamento da parte loro, indipendentemente dalle diversità culturali di cui sono portatori.

2. Il sistema scolastico-formativo, in secondo luogo, è impegnato nella sfida del riconoscimento della diversità linguistiche, culturali, etniche, religiose, da considerare risorse da valorizzare al fine di sostenere i talenti individuali, che possono essere rintracciati anche nei soggetti più fragili e vulnerabili (minori stranieri non accompagnati, richiedenti asilo, ecc.), creando le condizioni per la loro piena partecipazione. Istituzioni scolastiche e politiche in campo educativo sono ridisegnate trattando la diversità come un vantaggio e dimostrando, attraverso evidenze empiriche, l’efficacia di contesti educativi eterogenei e di strategie e prassi di valorizzazione della differenziazione culturale: gli alunni con background immigrato hanno competenze extra e abilità aggiuntive, così come i gruppi eterogenei si mostrano più funzionali alla vita nelle città plurali e complesse. La diversità è considerata non solo un diritto e una competenza individuale, ma viene gestita istituzionalmente per evitare diventi fonte di conflitto e di svantaggio, da personale docente capace di trattare la diversità come bene comunitario, collettivo e pubblico.

3.Come l’UNESCO ha evidenziato nel 2006, l’interculturalismo enfatizza la natura dinamica delle culture al fine di creare una sorta di “terzo spazio” in cui nati- vi e immigrati sviluppano una nuova cultura condivi- sa, attraverso dialogo e rispetto per la comune eredità e l’uguale dignità di ogni individuo, la reciprocità e la simmetria nelle relazioni interetniche. Tale dialogo,  secondo il Consiglio d’Europa, deve essere sempre perseguito, anche con chi non condivide (pienamente) i valori democratici (libertà di espressione, di opinione e altri diritti fondamentali). In questi casi, il dialogo può essere il punto di partenza di un più lungo processo di interazione, alla fine del quale un accordo sul significato e sulla messa in pratica del rispetto dei diritti umani, della democrazia e del ruolo della legge può essere raggiunto. Un dialogo finalizzato non solo al contatto interpersonale, ma a uno scambio diffuso per decostruire gli stereotipi e ridurre i pregiudizi, aumentando le competenze interculturali dei cittadini fino al raggiungimento di un impegno condiviso nella comunità politica attraverso una cittadinanza attiva.

L’ambito educativo rappresenta il luogo ideale in cui incoraggiare e praticare questa forma di dialogo. Nella scuola ciò si traduce nell’educazione interculturale, che implica la trasformazione della realtà educativa, attraverso l’incontro, l’apprendimento cooperativo e l’attivazione di processi comunicativi fra studenti culturalmente differenti. Trovare convergenze fra le diversità necessariamente dovrebbe portare alla decostruzione delle identità della maggioranza e delle minoranze, alla rivisitazione delle appartenenze e al superamento degli etnocentrismi, al fine di produrre nuove competenze e relazioni sociali.

(Tratto da “Le città globali e la sfida dell’integrazione, a cura di Matteo Villa, ISPI, 2018)

PER LEGGERE IL TESTO INTEGRALE:

https://www.ispionline.it/it/pubblicazioni

Via Francigena. Tutti gli appuntamenti del festival europeo dei cammini

Donata Marrazzo

Viandanti, pellegrini e flâneur: il passo lento, lo sguardo contemplativo e curioso, la mente aperta, lungo sentieri che uniscono luoghi, paesaggi e visioni. Un viaggio da Canterbury a Roma. Quasi 2000 km, passando dalla Francia e dalla Svizzera, come fece nell’anno 990, in 80 tappe, l’Arcivescovo Sigerico, per ritornare in Inghilterra dopo l’investitura del Pallio Arcivescovile da parte del Papa Giovanni XV nella Città Eterna. E da San Pietro verso sud, fino a Brindisi, direzione Terra Santa. A piedi, in bicicletta, a cavallo.

È all’ottava edizione il festival europeo Via Francigena, cammini, ways, chemins, collective project 2018” diretto dall’architetto Sandro Polci e promosso dall’Associazione europea delle Vie Francigene, con la collaborazione dell’associazione Civita: un cartellone ricco di iniziative per raccontare e valorizzare i territori attraversati dai cammini e dagli itinerari culturali del Consiglio d’Europa, in sintonia con l’Anno europeo del patrimonio culturale e l’Anno del cibo italiano, proclamato dal Mibact.

Cammino. Il cibo dell’anima
“Cammino. Il cibo dell’anima” è il tema intorno al quale ruotano le manifestazioni. Celebrano il paesaggio agricolo, le sue naturali mutazioni, le culture materiali. «Un immenso patrimonio su cui riflettere, da tutelare e da godere in tutta la sua bellezza grazie ai cammini storici, di fede e di natura, che sono il modo più adeguato di fruire il patrimonio paesaggistico e culturale», ha dichiarato Massimo Tedeschi, presidente dell’Associazione europea delle Vie Francigene. Obiettivo del festival, non solo fare sistema, creando connessioni tra cammini, turismo ospitale, integrazione. Ma anche diffondere lo spirito di condivisione che anima i pellegrini. Sono 30mila i camminatori che percorrono la via Francigena ogni anno, 400 mila i pernottamenti nelle regioni interessate.

Natura e rinascimento urbano
Escursioni, visite guidate, outdoor e promozione di prodotti tipici, eventi culturali, mercatini, campi di volontariato, tra natura e rinascimento urbano, infiorate e street art, musica e mestieri, da Treviso a Matera, da Bologna a Sutri. Trekking a Montalcino il 21 giugno per assistere al solstizio d’estate. E avventure mistiche lungo i sentieri spirituali dell’Alto Adige. O quelli delle fragole intorno al lago di Nemi, tra gessi a calanchi in Emilia Romagna, fino ai campi di volontariato nella spiaggia dell’Isola dei Conigli di Lampedusa, riserva naturale e sito di deposizione della tartaruga marina Caretta caretta (16 al 25 giungo).

Una App con 45 tappe
Come scegliere fra le tante avventure in programma? C’è una App che segnala da Colle del Gran San Bernardo a Roma 45 tappe della via Francigena, con mappe, tracce e descrizioni precaricate, consultabili anche in assenza di Internet. È stata realizzata in collaborazione con le regioni della Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e i cantoni Vaud e Vallese della parte svizzera. L’ha sviluppata ItinerAria. Cinquemila i download fra quelli di turisti italiani, americani, inglesi, australiani, svizzeri.

Ostello circolare
In cammino quest’anno anche gli architetti, per i quali all’Associazione europea delle Vie Francigene, in collaborazione con il Consiglio nazionale degli Architetti, ha indetto un concorso di idee finalizzato alla progettazione di moduli innovativi, flessibili, sostenibili e accessibili, destinati a strutture ospitanti per camminatori e turisti in luoghi attraversati dai cammini storici, culturali e spirituali. Si tratta di un “Ostello Circolare”, con una superficie di 150 mq. Realizzato in legno, consente di aggregare moduli separati. Da installare in luoghi ed eremi isolati per dare un servizio innovativo ai pellegrini.

in Il Sole 24 Ore, Domenica 17 giugno 2018

Il paradigma dello sviluppo sostenibile nella didattica

Isabel de Maurissens – Maria Chiara Pettenati

La percezione dei recenti rischi globali di natura sociale, economica e ambientale di cui prendiamo quotidianamente sempre maggior consapevolezza, ci spingono a interrogarci su come è riscaldata la nostra casa, sulla provenienza di ciò che è nel nostro frigorifero, su dove andrà smaltita la bottiglia di vino e da quale parte del mondo proviene, su chi ha raccolto l’uva e in quali condizioni di lavoro, se l’uva è veramente uva e quante risorse della terra consumeremo per le nostre vacanze. Ora c’è un modo per misurare la nostra impronta ecologica sulla terra in relazione ai nostri comportamenti riguardo il cibo, la casa, la mobilità i beni e i servizi.

Cos’è lo sviluppo sostenibile

L’impronta ecologica è necessaria in una visione sostenibile perché proprio la definizione di sostenibilità affermatesi nel 1987 dal Rapporto Brundtland ‘Our common future tiene conto oltre ai nostri bisogni anche quelli delle generazioni future «il soddisfacimento dei bisogni della presente generazione senza compromettere le generazioni future di soddisfare i propri».
Questa attenzione e successivamente l’attribuzione di un vero e proprio “diritto soggettivo in capo a persone non nate”, delineato durante la conferenza _Earth Summit _delle Nazioni Unite a Rio di Janeiro negli anni ’90 ribadisce il concetto di giustizia intergenerazionale, basata sul diritto alla conservazione delle risorse naturali da parte delle generazioni attuali, un diritto posto in capo a soggetti non ancora nati (Giovannini, Utopia Sostenibile Laterza 2018, p.30).
Il Rapporto Brundtland, che prende il nome dalla prima ministra del governo norvegese, si conclude con le seguente parole: «In ultima analisi, (serve) promuovere la comprensione comune e spirito comune di responsabilità così chiaramente necessario in un mondo diviso».
L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è portatrice di un cambiamento di paradigma che ha una fondamentale influenza sulla scuola. Questo accordo – che ha carattere di universalità ed è stato firmato da tutti i paesi dell’ONU il 25 settembre 2015 prevede il raggiungimento di 17 goals o obiettivi dell’Agenda. È stato il punto di arrivo di un lungo percorso a ostacoli e di trattative diplomatiche che si sono succedute dal 1972 in poi5.
L’Agenda 2030 è una risposta ai vari appelli che richiamano l’urgenza di prendere misure contro l’evidente insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo dell’umanità su questo pianeta (secondo Appello 15.000 World Scientifics’ Warning to Humanity del 2017 Giovannini, 2018).

Se il tema dello sviluppo sostenibile si è diffuso in relazione ai problemi di natura ambientale, non va riferito solo a questi. Lo sviluppo sostenibile si basa su quattro pilastri: l’economia, la società, l’ambiente (i tre ambiti già individuati dal Brundtland) al quale si aggiunge la dimensione delle istituzioni – ovvero della governance.
Per sostenibilità economica si intende la capacità di generare reddito e lavoro per tutti. Per sostenibilità ambientale si intende la capacità di mantenere le risorse naturali, curandole. Per sostenibilità sociale si intende la capacità di garantire condizioni di benessere tra cui la sicurezza, la salute, l’istruzione, la democrazia, la partecipazione e la giustizia distribuita tra generi e classi sociali. La governance, infine, è la volontà politica e istituzionale di realizzare lo sviluppo sostenibile.
In Italia il riferimento per lo sviluppo sostenibile è l’Asvis, l’Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile alla quale aderiscono oggi più di 180 soggetti della società civile tra cui l’Indire.

L’AsVis – L’Alleanza per lo sviluppo sostenibile

Il portavoce dell’Asvis, l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile, Enrico Giovannini, attraverso la sua autorevole esperienza è riuscito ad aggregare gli interessi di molti enti che hanno aderito a un’idea di fondo ben espressa da Bauman: “Noi altri” e non più “io …e gli altri”. All’Asvis possono aderire tutti gli enti ed associazioni che condividono gli scopi dell’Alleanza e decisi a intraprendere azioni (il goal 17) per il cambiamento. L’Asvis pubblica ogni anno un Rapporto sul raggiungimento degli obiettivi nel nostro Paese attraverso degli indicatori che fanno capire dove si posiziona l’Italia e gli sforzi che fa il paese per raggiungere tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030. Di fondamentale importanza è capire che gli obiettivi sono tra loro integrati e non basta il raggiungimento solo di alcuni per lo sviluppo sostenibile.

La formazione dei neoassunti con la metodologia dell’analisi visuale

L’impegno dell’Asvis nella scuola ha portato all’adozione di un protocollo di intesa con MIUR con il quale sono state previste numerose azioni tra cui i laboratori di educazione allo sviluppo sostenibile per tutti i docenti in anno di formazione e prova quest’anno. Le autrici, in qualità di esperte formatrici in alcuni di questi laboratori svoltisi in Toscana nelle città di Lucca, Pisa, Livorno, Firenze, Piombino, Pontedera, Empoli, Viareggio, Castelnuovo di Garfagnana e Barga, hanno sostenuto la diffusione di questi temi utilizzando la metodologia dell’analisi visuale, tipicamente una metodologia di matrice antropologica-sociologica che è ‘fondata sulla potenzialità che derivano dalle caratteristiche degli immagini’ (Faccioli, Losacco 2010). La metodologia dell’analisi visuale, ad oggi limitatamente diffusa come metodologia applicata alla didattica, è articolata nelle fasi di Photo Elicitation e Native Image Making. Attraverso queste fasi l’obiettivo è stato quello di favorire l’introduzione di uno o più goals dell’Agenda 2030 nella didattica di ciascun docente. L’applicazione di questa metodologia in questo caso non voleva tanto indagare un fenomeno sociale, ma piuttosto supportare un nuovo modo di innescare una riflessione da parte dei docenti, spostare il loro punto di vista partendo dalle immagini per poi guidarli a ricollegarlo al loro contesto educativo. La tematica dello sviluppo sostenibile, per le sue caratteristiche di ampiezza e di bisogno di applicazione concreta, ci ha spinto ad utilizzare una metodologia che facesse emergere uno sguardo sperimentale, contemporaneo, umile ma potente sulla propria disciplina prima per avvicinare e poi per avviare alla comprensione di questi temi6. Questa metodologia favorisce la presa in carico della tematica non solo dal punto di vista cognitivo ma anche empatico, attraverso prima la scelta e poi la produzione di un’immagine.

È indubbio che molti argomenti trattati dai goals sono da tempo oggetto di lavoro nella nostra scuola, ma la loro presa in carico all’interno dell’Agenda 2030, richiede uno sguardo nuovo e integrato. L’immagine scelta o prodotta dai docenti era libera di avere per ciascuno sguardo un significato diverso. La metodologia dell’analisi visuale basandosi sulla polisemia delle immagini, apre ad infinite possibilità interpretative, che fanno emergere sorprendentemente una conoscenza più approfondita e personale della tematiche grazie anche alla didascalia che ci rivela l’intenzione di lettura dell’immagine. L’approccio dell’analisi visuale è risultato particolarmente adeguato all’obiettivo dei laboratori di tre ore, che si caratterizzano per la finalità di volere e dovere rappresentare un momento di formazione oltre che di “stimolo culturale”.
In questo senso abbiamo sfruttato le potenzialità di questo metodo per fare leva sulle tre capacità di sviluppo fondamentali dell’apprendimento secondo la teoria sistemica di Senge7:

  • incoraggiare l’aspirazione,

  • sviluppare la conversazione riflessiva,

  • la comprensione delle complessità (Senge, 1999), tutti aspetti che riteniamo fondamentali per approcciare lo sviluppo sostenibile.

Se consideriamo l’educazione, l’istruzione come “un servizio e il valore aggiunto di un servizio deriva dal cambiamento che la fruizione che tale servizio produce nel consumatore” (Giovannini, 2018) i neoassunti, insieme a tutta la scuola italiana dovranno rimboccarsi le maniche con grande coraggio, per offrire un servizio che integri i 17 obiettivi dell’Agenda 2030. Oltre al servizio che rispecchia una visione aziendalistica della scuola (debiti, crediti, monitoraggio, valutazione, Dirigente Scolastico, ecc.), la scuola dovrà necessariamente incontrare anche l’idea di valore e di creazione di valore. In questo lo sviluppo sostenibile può integrare bene i tasselli mancanti di una visione prettamente economica dell’educazione che si compone oltre che dell’economia anche degli altri tre pilastri dello sviluppo sostenibile: società, ambiente e governace.

Lo sviluppo sostenibile, può in questo senso dare vitalità ed equità combattendo il fallimento formativo, la povertà educativa e la dispersione scolastica, il più grande problema del sistema di istruzione del nostro Paese (Rapporto a cura di Rossi-Doria).

Bibliografia e sitografia essenziale