“Salviamo la fraternità: insieme. Un appello per la fede e il pensiero”

VINCENZO PAGLIA

Sarà pubblicato nei prossimi giorni un documento, intitolato “Salviamo la fraternità: insieme. Un appello per la fede e il pensiero”, avrà un sito internet e “vedrà una successione di eventi che avranno lo scopo di attivare una polifonia di contrappunti e di sviluppi a questa duplice domanda: la nostra teologia potrà avere un futuro degno della sua tradizione? E reciprocamente: il futuro che abiteremo potrà avere una teologia all’altezza del suo kairos?”. Lo ha annunciato nel pomeriggio del 5 maggio mons. Vincenzo Paglia, nel corso del colloquio sul tema “Oggi e domani: immaginare la teologia” (cf. SettimanaNews) che si è svolto al Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze su Matrimonio e Famiglia. Mons. Paglia ha sottolineato che le due istituzioni che presiede – Accademia per la Vita e Pontificio Istituto – “hanno avvertito l’esigenza di coinvolgere alcuni ricercatori nell’ambito della teologia” dopo le due encicliche Laudato Si’ e Fratelli Tutti ma in dialogo con il mondo laico per “aiutarci, insieme, a non abitare la terra ferocemente e invano”. Di seguito il testo integrale dell’intervento.

Nelle nostre mani

(…). Per la prima volta nella storia l’uomo ha la capacità di distruggere l’intero pianeta, l’umanità e sé stesso. Può farlo con la guerra nucleare, con la distruzione dell’ambiente ed ultimamente, con le nuove tecnologie emergenti e convergenti, che possono scardinare l’umano stesso.

Il Covid-19 – che ci ha messo tutti e tutti in ginocchio – mentre eravamo nel pieno dell’euforia tecnologica – ha come riassunto in unità questa terribile sfida che ha il sapore appunto di una deflagrazione totale. C’è chi parla di “catastrofe intelligente”, chi di “apocalisse climatica”, chi di “ultima generazione organica”, parlando dell’umano. La letteratura continua a suscitare allarmi. Non mi dilungo su questo.

Più volte mi è tornata in mente in questo tempo la nota frase di Ignazio di Antiochia (c. 35-107), convertito da san Giovanni Evangelista e secondo successore di san Pietro alla guida della Chiesa antiochena, rispetto ai tempi difficili per il cristianesimo: «Non è opera di persuasione ma di grandezza». Non è vero anche per la teologia? Opera di grandezza, più che di convincimento.

L’impetuosa avanzata di un individualismo radicale, insieme con la perdita di affezione per l’umanità condivisa, ha aperto un varco pericoloso per l’affinamento della qualità etica e affettiva, comunitaria e spirituale dell’umanesimo. Questo degrado ha colto di sorpresa gli stessi eredi della modernità, che avevano immaginato il congedo dalla testimonianza religiosa della trascendenza come un fattore decisivo di promozione dell’umanesimo civile.

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La sfida tra le tecnologie energetiche del prossimo futuro

Jacopo Giliberto

Dove andremo tra le rinnovabili e l’idrogeno, il metano che non scompare, il petrolio ancora indispensabile, il divisivo nucleare?

Immagino le chiacchiere del futuro nel bar virtuale. Ho comprato il Purple Hydrogen, l’idrogeno atomico. Mi trovo meglio con il Green Super Idro, l’idrogeno dalle fresche acque delle nostre Alpi. Vado a fare il pieno di metano bio al depuratore comunale. Chiacchiere immaginarie sì, ma non così lontane dalla realtà del possibile: le tecnologie citate sono tutte già serenamente disponibili.

Dove andremo, where are we going, tra le rinnovabili e l’idrogeno, il metano che non scompare, il petrolio odiato ma ancora indispensabile, il divisivo nucleare che non emette CO2 ma fa irritare di orticaria molte persone? Oppure la fusione nucleare futura, gli accumulatori di corrente? E la perovskite, il minerale che per molte applicazioni fotovoltaiche potrebbe essere concorrenziale rispetto al silicio cristallino?

La sfida fra le tecnologie energetiche si gioca su molti piani in competizione fra loro e finora sia nel mondo sia in Italia l’unico insieme di tecnologie che offre mille dubbi ma mille-e-una certezze è il settore delle fonti rinnovabili, e in particolare solare ed eolico.

Di sicuro, il domani dell’energia si muoverà soprattutto con le fonti pulite. Soprattutto, ma non soltanto.

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La popolazione straniera residente in Italia: tende a stabilizzarsi

ISTAT

In base alle stime, al 1° gennaio 2021 gli stranieri residenti nel Paese ammontano a 5 milioni 36mila, in calo di 4mila unità (-0,8 per mille) rispetto a un anno prima. Nel conteggio concorrono a saldo 128mila unità in più per effetto delle migrazioni con l’estero (di cui 174mila iscrizioni e 46mila cancellazioni), 51mila unità in più per effetto della dinamica naturale (60mila nati stranieri contro 9mila decessi), 84mila unità in meno per effetto delle revisioni anagrafiche e circa 100mila unità in meno per acquisizione della cittadinanza italiana.
Anche se si tratta di valutazioni preliminari, che i dati definitivi potrebbero in parte rettificare, l’elemento di novità degli ultimi anni è la tendenza alla stabilizzazione della popolazione straniera residente.
Peraltro, in assenza di un evento straordinario come la pandemia, una riduzione della popolazione straniera si era già verificata nel biennio 2015-2016, cui aveva fatto seguito una ripresa nel periodo 2017-2019, tutto sommato modesta, se comparata allo sviluppo registrato nei primi 10 anni del 2000.

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Natalità. Dal 2008 una riduzione costante e senza soluzione di continuità

ISTAT

Il 2020 segna l’ennesima riduzione delle nascite che sembra non aver fine. Nel volgere di 12 anni si è passati da un picco relativo di 577mila nati agli attuali 404mila, ben il 30% in meno. Alla contrazione dei progetti riproduttivi, con un tasso di fecondità totale sceso lo scorso anno a 1,24 figli per donna da 1,27 del 2019 (era 1,40 nel 2008), si accompagnano anche deficit dimensionali e strutturali della popolazione femminile in età feconda, che si riduce nel tempo e ha un’età media in aumento.
Se si fosse procreato con la stessa intensità e con lo stesso calendario di fecondità del 2019, quando si registrarono 420mila nascite, nel 2020 se ne sarebbero osservate circa 413mila, anziché 404mila5 .
Dunque, il solo effetto strutturale legato al processo di invecchiamento della popolazione femminile in età feconda porta una riduzione, a parità di condizioni, di almeno 7mila nascite. L’ulteriore calo di 9 mila sul 2019 è invece frutto della reale contrazione dei livelli riproduttivi espressi. Su queste dinamiche, che da anni vanno ripetendosi costituendo la questione di punta della demografia nazionale, gli effetti della pandemia hanno potuto manifestarsi, nel caso, soltanto con riferimento al mese di dicembre 2020. Infatti, occorre considerare che l’impatto psicologico di Covid-19, così come le restrizioni adottate, hanno avuto un impatto sulle scelte riproduttive soltanto a partire da marzo.
Ciò è quanto lascia supporre anche l’andamento delle nascite per singolo mese del 2020, messo a confronto con il 2019. In particolare, a eccezione di febbraio, i nati mensili nel 2020 sono sempre sotto quelli del 2019, a conferma del prosieguo della tendenziale riduzione avviata negli ultimi anni.

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Droghe. Lo scenario nazionale

Relazione annuale al Parlamento

Il quadro che si delinea attraverso la lettura trasversale delle informazioni raccolte, presenta un andamento molto simile a quello rilevato negli ultimi anni, anche se alcuni aspetti meritano un’adeguata sottolineatura.
Un cenno di particolare rilievo va dedicato all’incremento generalizzato dei danni alla salute direttamente rilevabili: anche quest’anno sono aumentate le overdosi e i ricoveri correlati all’uso di sostanze. Continuano a crescere anche le diagnosi tardive per l’AIDS, dato, questo, che evidenzia un importante campanello d’allarme.
Continua a crescere inoltre il mercato della cocaina, con ingenti quantitativi sequestrati, indice di elevata disponibilità della sostanza sul territorio. Dato confermato anche da una maggiore incidenza nei ricoveri e nei decessi.
La diffusione delle Nuove Sostanze Psicoattive prosegue la sua espansione, confermando una trasformazione verso mercati complessi e mutevoli. Si consolida la diffusione di modalità di consumo che virano verso le sostanze sintetiche e il poliutilizzo, insieme a forme di consumo più tradizionali ma comunque caratterizzate da modalità occasionali che cambiano secondo i contesti.

Vedi il Testo della Relazione

Dote Scuola 2021-2022. Le politiche di Regione Lombardia per il diritto allo studio

DIRETTA STREAMING

l giorno 12 maggio, dalle ore 10.30 alle ore 12, Regione Lombardia organizza una diretta streaming sulle politiche per il diritto allo studio e, in particolare, su Dote Scuola 2021-2022. 

ll’evento parteciperanno gli assessori Fabrizio Sala e Melania De Nichilo Rizzoli e ospiti del mondo accademico, scolastico e istituzionale per illustrare le misure di Dote Scuola e aprire un confronto sul ruolo dell’educazione nel contesto attuale.

GOING DIGITAL: THE FUTURE OF WORK

The digitalisation of the economy is transforming business landscapes, leading to an increased scope for automation in production and a growing role of services in global value chains. On the one hand, this digital transition could boost long-term value and productivity, helping to reduce inequalities within —and between —countries. On the other hand, it also poses critical challenges for labour markets and workers’ welfare, fueling a geopolitical competition for tech supremacy.

This is a risk that creates an urgent need for a coordinated, global regulatory response, since the rise in market power associated with technologies can threaten the post-pandemic recovery. How will the digital transformation change labour markets and global value chains? Which consequences will it have on the future of developing countries’ political and economic stability? How can international institutions be reinvented and reconstructed to address today’s digital challenges?

Per saperne di più vedi Report ISPI del 06 maggio 2021

Covid: 16 milioni di genitori italiani hanno sviluppato nuove paure legate ai figli

Dalla didattica a distanza alla sospensione di tutte le attività sportive e ludiche, la pandemia ha avuto un impatto significativo anche sulla vita e sulla quotidianità dei più piccoli tanto che oltre 6 genitori italiani su 10, pari a quasi 16,5 milioni di individui, hanno dichiarato di aver sviluppato nuove paure legate ai figli, paure che non avevano prima della pandemia. È questo uno dei dati emersi dall’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat e realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta.

Le paure più diffuse
Ma quali sono, nello specifico, le paure che i genitori hanno oggi per i propri figli? Tra coloro che hanno ammesso di avere preoccupazioni che si sono manifestate solo dopo il Covid-19, più di 1 rispondente su 3, pari a oltre 8,5 milioni di individui, ha dichiarato di temere che a causa dei lockdown l’anno trascorso possa avere avuto un impatto psicologico negativo sul proprio figlio.
Continuando ad analizzare i dati dell’indagine è emerso che più di 1 genitore su 4 (26,8%), vale a dire circa 6,7 milioni di persone, ha ammesso di essere preoccupato che la didattica a distanza possa avere creato lacune nella preparazione scolastica dei figli; pochi meno (6,5 milioni, 26,3%) sono coloro che hanno manifestato la paura che i ragazzi usino i mezzi pubblici considerati come potenziale veicolo di contagio.
Con il graduale allentamento delle restrizioni, inoltre, gli studenti sono tornati e torneranno sempre più alla quotidianità, sia per quanto riguarda le lezioni in aula che le attività di svago e sportive; questa progressiva normalità dopo più di un anno di limitazioni, però, ha destato in molti genitori nuove paure tanto che, secondo l’indagine di Facile.it, sono più di 4 milioni e mezzo (18,1%) coloro che hanno dichiarato di essere preoccupati che i figli possano incontrare gli amici. Tanti anche gli italiani (circa 3,5 milioni) che addirittura hanno ammesso di aver paura di far rientrare i figli a scuola.
Ad avere sviluppato nuove paure sono soprattutto le mamme (67,1% vs 64,4% dei papà) e i residenti nel Meridione, dove la percentuale di coloro che ha ammesso di avere preoccupazioni che si sono manifestate solo dopo lo scoppio della pandemia sale al 74,9% (65,8%, invece, il dato a livello nazionale).
«Questa pandemia ha scatenato paure e incertezze che hanno investito la nostra quotidianità e destabilizzato il “pianificato” futuro» – spiega la Psicologa Raffaela Messina – «Preoccupante per i genitori è l’impatto che la chiusura della scuola e la didattica on line ha sui bambini di ogni età. La distanza dagli amici, la mancanza di intesa tra i banchi e della parola scambiata con il compagno, hanno reso l’apprendimento una costrizione sterile. Irritabilità, disattenzione e ritiro sociale ne sono il risultato; comportamenti con i quali paure e risorse dei genitori oggi ancor di più devono confrontarsi».

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Ci siamo spinti troppo vicino all’abisso dell’autodistruzione

Valerio Magrelli

Dopo la fine del secondo conflitto mondiale e l’inizio della Guerra fredda, il mondo venne schiacciato da una scoperta terribile e senza precedenti: per la prima volta nella sua storia, l’uomo possedeva i mezzi per distruggere l’intera umanità. Poi, la paura ha cambiato aspetto, il fantasma della catastrofe mondiale ha assunto un nuovo volto: la bomba, da atomica, diventava climatica. Oggi il primo nemico della nostra sopravvivenza è rappresentato dalle “armi di produzione di massa”. Gas serra, deforestazione e in genere violazione dell’equilibrio ecologico, sono altrettanti prodotti di un arsenale capitalistico che sta decretando la fine della nostra esistenza sul pianeta.

Che fine ha fatto la bomba atomica? Dopo la fine del secondo conflitto mondiale e l’inizio della Guerra fredda, il mondo venne schiacciato da una scoperta terribile e senza precedenti: per la prima volta nella sua storia, l’uomo possedeva i mezzi per distruggere l’intera umanità. Filosofia, letteratura, arte, politica, tutto doveva ormai fare i conti con questo nuovo, inaudito stato di fatto.
Così, più di una generazione, tra cui la mia, nacque e visse sotto una vera spada di Damocle. Come nel film francese Vite vendute (del 1953), l’homo sapiens doveva ormai immaginare il suo destino simile a quello dell’autista di camion intento a trasportare un carico di nitroglicerina. Sarebbe bastata una buca, nel nostro caso un qualsiasi incidente di frontiera, per segnare la fine del mondo intero, il nostro vecchio, caro veicolo da trasporto.

La testimonianza di Anders
Il simbolo di una tale atroce responsabilità divenne l’aereo che sganciò la bomba atomica su Hiroshima, battezzato col nome di Enola Gay. Come un autentico apprendista stregone, l’uomo si era lasciato sfuggire di mano il controllo delle proprie capacità strumentali, spingendosi fino al bordo dell’abisso: un passo in là, e avrebbe cancellato il suo stesso pianeta. Per limitarci a un solo testimone, vale la pena ascoltare il filosofo tedesco Günther Anders, che verso il 1956, nel primo volume del saggio intitolato L’uomo è antiquato, dedicò un’intera sezione al tema della bomba «sotto la cui minaccia viviamo», o più esattamente al tema «della nostra esistenza sotto il segno della bomba». Punto di riferimento essenziale è la frase di Einstein in un messaggio rivolto agli scienziati atomici italiani: «In fondo alla strada si delinea sempre più chiaramente lo spettro dell’annientamento generale».
Per Anders, l’uomo si trova di fronte a un evento senza precedenti: infatti, osserva, finora nessuno aveva mai messo in dubbio il presupposto che ci saranno e ci debbano essere uomini. Con la bomba, però, la domanda se l’umanità continuerà a esistere o meno è diventata scottante, e non ci è più consentito di fare finta di non sentire questo mostruoso “se”. Sostituendo Dio, l’uomo moderno ha ormai acquistato una «potestas annihilationis», cioè la capacità di una «reductio ad nihil».
Ormai, possiamo considerarci come i signori dell’apocalisse: «L’infinito siamo noi. Ciò è talmente
mostruoso che tutte le precedenti vicende della storia sembrano di secondaria importanza […] Benché anatomicamente invariati, siamo esseri appartenenti a una nuova specie, a causa del cambiamento radicale della nostra posizione nel cosmo e verso noi stessi; esseri che si distinguono dal tipo di uomo precedente». Tuttavia, sebbene siamo diventati come i Titani, restiamo pur sempre dei «parvenu cosmici», usurpatori dell’apocalisse. Infatti, quegli uomini che sono ora di fatto signori dell’infinito, non sono all’altezza di un simile possesso: «Noi uomini d’oggi siamo i primi a dominare l’apocalisse, perciò siamo anche i primi a subire senza posa la sua minaccia […] Non siamo più mortali come individui, ma come gruppo, la cui esistenza è sottoposta a revoca». Insomma, con il suo potere di abolire la nostra specie, «La mostruosità della bomba ci tiene con il fiato sospeso».

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UNIVERSO. La nuova monografia digitale de “La Civiltà Cattolica”

ANTONIO SPADARO

La comunità scientifica appare ormai concorde nell’affermare che l’universo in cui viviamo è nato quasi 14 miliardi di anni fa con un evento cosmologico che convenzionalmente chiamiamo «Big Bang», usando un’espressione coniata in senso dispregiativo da Fred Hoyle. Subito dopo l’universo ha subìto un’espansione esponenziale, nota come «inflazione». Circa 400.000 anni dopo il Big Bang, l’universo ha emesso la sua prima luce, e poi, a poco a poco, si sono formate tutte le strutture.

Prima di giungere alle attuali teorie, lo sviluppo storico della concezione dell’universo è stato ricco di tappe e grandi dispute: dalla visione «piatta» assiro-babilonese a quella aristotelica, seguita durante tutto il Medioevo e ripresa anche nella cosmologia e teologia di san Tommaso d’Aquino; dalla intuizione tolemaica alla rivoluzione copernicana, e poi via via i contributi di Keplero, Newton, Kant, Laplace e Olbers fino alla cosmologia relativistica, ispirata da Einstein.

Albert Einstein è a ragione considerato lo scienziato che, più di tutti gli altri, ha dato contributi fondamentali alla fisica del XX secolo. In particolare, intuì le implicazioni che le nuove teorie della fisica dei quanti potevano avere in tutti i campi della scienza, ma anche della filosofia, ossia della comprensione della realtà a tutto tondo. «Il problema quantistico – disse in un’occasione – è così straordinariamente importante e difficile che dovrebbe essere all’attenzione di tutti». D’altra parte, nel 1954, due anni prima della sua morte, Einstein scrisse in una lettera al fisico americano David Bohm: «se Dio ha creato il mondo, non possiamo dire che si sia preoccupato molto di facilitarne la comprensione».

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