Papa Francesco. Messaggio Giornata Mondiale Comunicazioni sociali 2020

Papa Francesco  –                      [ AR  – DE  – EN  – ES  – FR  – IT  – PL  – PT ]

“Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2).
La vita si fa storia

Desidero dedicare il Messaggio di quest’anno al tema della narrazione, perché credo che per non smarrirci abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme. Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri.

1. Tessere storie

L’uomo è un essere narrante. Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo. Che siano in forma di fiabe, di romanzi, di film, di canzoni, di notizie…, le storie influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli. Spesso decidiamo che cosa sia giusto o sbagliato in base ai personaggi e alle storie che abbiamo assimilato. I racconti ci segnano, plasmano le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, possono aiutarci a capire e a dire chi siamo.

L’uomo non è solo l’unico essere che ha bisogno di abiti per coprire la propria vulnerabilità (cfr Gen 3,21), ma è anche l’unico che ha bisogno di raccontarsi, di “rivestirsi” di storie per custodire la propria vita. Non tessiamo solo abiti, ma anche racconti: infatti, la capacità umana di “tessere” conduce sia ai tessuti, sia ai testi. Le storie di ogni tempo hanno un “telaio” comune: la struttura prevede degli “eroi”, anche quotidiani, che per inseguire un sogno affrontano situazioni difficili, combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi, quella dell’amore. Immergendoci nelle storie, possiamo ritrovare motivazioni eroiche per affrontare le sfide della vita.

L’uomo è un essere narrante perché è un essere in divenire, che si scopre e si arricchisce nelle trame dei suoi giorni. Ma, fin dagli inizi, il nostro racconto è minacciato: nella storia serpeggia il male.

2. Non tutte le storie sono buone

«Se mangerai, diventerai come Dio» (cfr Gen 3,4): la tentazione del serpente inserisce nella trama della storia un nodo duro da sciogliere. “Se possederai, diventerai, raggiungerai…”, sussurra ancora oggi chi si serve del cosiddetto storytelling per scopi strumentali. Quante storie ci narcotizzano, convincendoci che per essere felici abbiamo continuamente bisogno di avere, di possedere, di consumare. Quasi non ci accorgiamo di quanto diventiamo avidi di chiacchiere e di pettegolezzi, di quanta violenza e falsità consumiamo. Spesso sui telai della comunicazione, anziché racconti costruttivi, che sono un collante dei legami sociali e del tessuto culturale,si producono storie distruttive e provocatorie, che logorano e spezzano i fili fragili della convivenza. Mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamentepersuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità.

Ma mentre le storie usate a fini strumentali e di potere hanno vita breve, una buona storia è in grado di travalicare i confini dello spazio e del tempo. A distanza di secoli rimane attuale, perché nutre la vita.

In un’epoca in cui la falsificazione si rivela sempre più sofisticata,  raggiungendo livelli esponenziali (il deepfake), abbiamo bisogno di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e buoni. Abbiamo bisogno di coraggio per respingere quelli falsi e malvagi. Abbiamo bisogno di pazienza e discernimento per riscoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell’oggi; storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano.

3. La Storia delle storie

La Sacra Scrittura è una Storia di storie. Quante vicende, popoli, persone ci presenta! Essa ci mostra fin dall’inizio un Dio che è creatore e nello stesso tempo narratore. Egli infatti pronuncia la sua Parola e le cose esistono (cfr Gen 1). Attraverso il suo narrare Dio chiama alla vita le cose e, al culmine, crea l’uomo e la donna come suoi liberi interlocutori, generatori di storia insieme a Lui. In un Salmo, la creatura racconta al Creatore: «Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda […]. Non ti erano nascoste le mie ossa, quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra» (139,13-15). Non siamo nati compiuti, ma abbiamo bisogno di essere costantemente “tessuti” e “ricamati”. La vita ci è stata donata come invito a continuare a tessere quella “meraviglia stupenda” che siamo.

In questo senso la Bibbia è la grande storia d’amore tra Dio e l’umanità. Al centro c’è Gesù: la sua storia porta a compimento l’amore di Dio per l’uomo e al tempo stesso la storia d’amore dell’uomo per Dio. L’uomo sarà così chiamato, di generazione in generazione, a raccontare e fissare nella memoria gli episodi più significativi di questa Storia di storie, quelli capaci di comunicare il senso di ciò che è accaduto.

Il titolo di questo Messaggio è tratto dal libro dell’Esodo, racconto biblico fondamentale che vede Dio intervenire nella storia del suo popolo. Infatti, quando i figli d’Israele schiavizzati gridano a Lui, Dio ascolta e si ricorda: «Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti, Dio se ne diede pensiero» (Es 2,24-25). Dalla memoria di Dio scaturisce la liberazione dall’oppressione, che avviene attraverso segni e prodigi. È a questo punto che il Signore consegna a Mosè il senso di tutti questi segni: «perché tu possa raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio e del figlio di tuo figlio i segni che ho compiuti: così saprete che io sono il Signore!» (Es 10,2). L’esperienza dell’Esodo ci insegna che la conoscenza di Dio si trasmette soprattutto raccontando, di generazione in generazione, come Egli continua a farsi presente. Il Dio della vita si comunica raccontando la vita.

Gesù stesso parlava di Dio non con discorsi astratti, ma con le parabole, brevi narrazioni, tratte dalla vita di tutti i giorni. Qui la vita si fa storia e poi, per l’ascoltatore, la storia si fa vita: quella narrazione entra nella vita di chi l’ascolta e la trasforma.

Anche i Vangeli, non a caso, sono dei racconti. Mentre ci informano su Gesù, ci “performano”[1] a Gesù, ci conformano a Lui: il Vangelo chiede al lettore di partecipare alla stessa fede per condividere la stessa vita. Il Vangelo di Giovanni ci dice che il Narratore per eccellenza – il Verbo, la Parola – si è fatto narrazione: «Il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha raccontato» (Gv 1,18). Ho usato il termine “raccontato” perché l’originale exeghésato può essere tradotto sia “rivelato” sia “raccontato”. Dio si è personalmente intessuto nella nostra umanità, dandoci così un nuovo modo di tessere le nostre storie.

4. Una storia che si rinnova

La storia di Cristo non è un patrimonio del passato, è la nostra storia, sempre attuale. Essa ci mostra che Dio ha preso a cuore l’uomo, la nostra carne, la nostra storia, fino a farsi uomo, carne e storia. Ci dice pure che non esistono storie umane insignificanti o piccole. Dopo che Dio si è fatto storia, ogni storia umana è, in un certo senso, storia divina. Nella storia di ogni uomo il Padre rivede la storia del suo Figlio sceso in terra. Ogni storia umana ha una dignità insopprimibile. Perciò l’umanità merita racconti che siano alla sua altezza, a quell’altezza vertiginosa e affascinante alla quale Gesù l’ha elevata.

«Voi – scriveva San Paolo – siete una lettera di Cristo scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani» (2 Cor 3,3). Lo Spirito Santo, l’amore di Dio, scrive in noi. E scrivendoci dentro fissa in noi il bene, ce lo ricorda. Ri-cordare significa infatti portare al cuore, “scrivere” sul cuore. Per opera dello Spirito Santo ogni storia, anche quella più dimenticata, anche quella che sembra scritta sulle righe più storte, può diventare ispirata, può rinascere come capolavoro, diventando un’appendice di Vangelo. Come le Confessioni di Agostino. Come il Racconto del Pellegrino di Ignazio. Come la Storia di un’anima di Teresina di Gesù Bambino. Come i Promessi Sposi, come I fratelli Karamazov. Come innumerevoli altre storie, che hanno mirabilmente sceneggiato l’incontro tra la libertà di Dio e quella dell’uomo. Ciascuno di noi conosce diverse storie che profumano di Vangelo, che hanno testimoniato l’Amore che trasforma la vita. Queste storie reclamano di essere condivise, raccontate, fatte vivere in ogni tempo, con ogni linguaggio, con ogni mezzo.

5. Una storia che ci rinnova

In ogni grande racconto entra in gioco il nostro racconto. Mentre leggiamo la Scrittura, le storie dei santi, e anche quei testi che hanno saputo leggere l’anima dell’uomo e portarne alla luce la bellezza, lo Spirito Santo è libero di scrivere nel nostro cuore, rinnovando in noi la memoria di quello che siamo agli occhi di Dio. Quando facciamo memoria dell’amore che ci ha creati e salvati, quando immettiamo amore nelle nostre storie quotidiane, quando tessiamo di misericordia le trame dei nostri giorni, allora voltiamo pagina. Non rimaniamo più annodati ai rimpianti e alle tristezze, legati a una memoria malata che ci imprigiona il cuore ma, aprendoci agli altri, ci apriamo alla visione stessa del Narratore. Raccontare a Dio la nostra storia non è mai inutile: anche se la cronaca degli eventi rimane invariata, cambiano il senso e la prospettiva. Raccontarsi al Signore è entrare nel suo sguardo di amore compassionevole verso di noi e verso gli altri. A Lui possiamo narrare le storie che viviamo, portare le persone, affidare le situazioni. Con Lui possiamo riannodare il tessuto della vita, ricucendo le rotture e gli strappi. Quanto ne abbiamo bisogno, tutti!

Con lo sguardo del Narratore – l’unico che ha il punto di vista finale – ci avviciniamo poi ai protagonisti, ai nostri fratelli e sorelle, attori accanto a noi della storia di oggi. Sì, perché nessuno è una comparsa nella scena del mondo e la storia di ognuno è aperta a un possibile cambiamento. Anche quando raccontiamo il male, possiamo imparare a lasciare lo spazio alla redenzione, possiamo riconoscere in mezzo al male anche il dinamismo del bene e dargli spazio.

Non si tratta perciò di inseguire le logiche dello storytelling, né di fare o farsi pubblicità, ma di fare memoria di ciò che siamo agli occhi di Dio, di testimoniare ciò che lo Spirito scrive nei cuori, di rivelare a ciascuno che la sua storia contiene meraviglie stupende. Per poterlo fare, affidiamoci a una donna che ha tessuto l’umanità di Dio nel grembo e, dice il Vangelo, ha tessuto insieme tutto quanto le avveniva. La Vergine Maria tutto infatti ha custodito, meditandolo nel cuore (cfr Lc 2,19). Chiediamo aiuto a lei, che ha saputo sciogliere i nodi della vita con la forza mite dell’amore:

O Maria, donna e madre, tu hai tessuto nel grembo la Parola divina, tu hai narrato con la tua vita le opere magnifiche di Dio. Ascolta le nostre storie, custodiscile nel tuo cuore e fai tue anche quelle storie che nessuno vuole ascoltare. Insegnaci a riconoscere il filo buono che guida la storia. Guarda il cumulo di nodi in cui si è aggrovigliata la nostra vita, paralizzando la nostra memoria. Dalle tue mani delicate ogni nodo può essere sciolto. Donna dello Spirito, madre della fiducia, ispira anche noi. Aiutaci a costruire storie di pace, storie di futuro. E indicaci la via per percorrerle insieme.

Roma, 24 gennaio 2020,


[1] Cfr Benedetto XVI, Enc. Spe salvi, 2: «Il messaggio cristiano non era solo “informativo”, ma “performativo”. Ciò significa: il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita».

Digital Jihad: Online Communication and Violent Extremism. ISPI Report

The internet offers tremendous opportunities for violent extremists across the ideological spectrum and at a global level. In addition to propaganda, digital technologies have transformed the dynamics of radical mobilisation, recruitment and participation. Even though the jihadist threat has seemingly declined in the West, the danger exists of the internet being an environment where radical messages can survive and even prosper.

Against this background, this ISPI report investigates the current landscape of jihadist online communication, including original empirical analysis. Specific attention is also placed on potential measures and initiatives to address the threat of online violent extremism. The volume aims to present important points for reflection on the phenomenon in the West (including Italy) and beyond.

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GENDER PAY GAP – In Italia le donne guadagnano il 45% in meno

FLAVIA LANDOLFI

Una professionista calabrese percepisce una retribuzione che in media vale un quinto di quella di un collega lombardo: 13mila euro contro 64mila, per la precisione. Il corto circuito del divario retributivo tra donne e uomini nel mondo delle professioni è fenomeno tristemente diffuso e generalizzato. Non c’è zona d’Italia che ne sia immune visto che nella Ue è largamente applicato. Ma nel Mezzogiorno assume connotazioni drammatiche, con una sperequazione che viaggia su un gap dell’80 per cento. Su una media nazionale, invece per una professionista il reddito a fine mese è più leggero del 45 per cento di quello che percepisce un suo collega. Magari proprio il partner, con tutto quello che ne consegue in termini di scelte dettate, per esempio, dalla nascita del primo figlio. E da chi dei due resterà a casa.

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Conferenza Episcopale Italiana. Consiglio Permanente: Comunicato finale

Vivere il tempo della speranza

Questo è il tempo della speranza. Su un terreno fertile il nuovo deve ancora compiersi, a volte a fatica, ma, pur nelle sue criticità, questo è senz’altro il tempo della speranza. A partire da questa certezza i membri del Consiglio Permanente hanno ripreso e approfondito l’Introduzione proposta dal Cardinale Presidente in apertura dei lavori. È stato condiviso, innanzitutto, il richiamo a riscoprire “la centralità della Parola” e “l’appartenenza alla Parola”: è il fulcro del Documento di base (“Il rinnovamento della catechesi”) pubblicato cinquant’anni fa – il 2 febbraio 1970 – sotto la spinta del Concilio Vaticano II. Proprio come allora, anche oggi bisogna osare e scommettere sul rinnovamento, non restando imprigionati in quella che Papa Francesco denuncia come la logica velenosa del “si è sempre fatto così”. Rinnovarsi è anche far sentire partecipe la nostra gente di tale processo. La sinodalità, che può assumere varie declinazioni e modalità attuative – è stato ribadito -, è la strada da percorrere. L’invito, allora, è a rileggere il Documento di base alla luce della sinodalità e della missionarietà cui chiama il Santo Padre. 

L’analisi dei Vescovi ha dato voce, poi, alle domande che salgono dai territori: sono domande di opportunità per i giovani, che soprattutto al Meridione, continuano a emigrare; sono domande di lavoro, di accesso ai servizi, di qualità ambientale, di politica attenta al bene comune. Ancora, sono domande di conoscenza di questo momento storico, fortemente caratterizzato dalla rivoluzione digitale, che influenza anche il modo di pensare. Al riguardo, i Vescovi hanno chiesto di ritornare e, allo stesso tempo, ripensare il kerygma (primo annuncio) con scelte pastorali e itinerari formativi nuovi che potrebbero avere un ritorno positivo sugli stili di vita. “È compito della catechesi – si legge nel Documento di Base – aiutare i fedeli a interpretare i segni dei tempi alla luce del Vangelo, in modo adatto a ciascuna generazione, così che essi possano rispondere ai perenni interrogativi dell’uomo” (n. 129). Ritornano le parole del Santo Padre alla Curia Romana in occasione del Natale: “Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca. Siamo, dunque, in uno di quei momenti nei quali i cambiamenti non sono più lineari, bensì epocali; costituiscono delle scelte che trasformano velocemente il modo di vivere, di relazionarsi, di comunicare ed elaborare il pensiero, di rapportarsi tra le generazioni umane e di comprendere e di vivere la fede e la scienza”. A tal proposito, il Consiglio Permanente ha sottolineato il valore antropologico del mutamento in atto, con la richiesta conseguente di un impegno maggiore a sentirsi portatori della speranza evangelica di fronte alle grandi sfide. Altresì, ha registrato la fatica diffusa nel comprendere, come dice il Papa, che “non siamo più in un regime di cristianità”. Da qui una serie di interrogativi: cosa è venuto meno? Quali sono i criteri antropologici su cui innestare un nuovo modo di pensare? Che cosa si può e si deve fare in forza del Vangelo? Come trasmettere la fede oggi?

I Vescovi sono convinti che, nonostante tutto, nella coscienza individuale di non poche persone sia in atto una nuova fioritura spirituale; anzi la realtà di tante esperienze parrocchiali, associazioni, movimenti e un gioioso e fattivo annuncio di laici e di tantissimi sacerdoti, donano un orizzonte e uno sguardo pieno di speranza. E se le domande fondamentali restano, diventa ancora più importante coglierle e rispondere con comunità fedeli al Vangelo e alla propria vocazione. È essenziale non puntare tanto sul piano organizzativo quanto sulla testimonianza, proponendo anche la riscoperta di figure profetiche della storia ecclesiale e sociale del Paese. Davanti a questi fenomeni epocali, in cui sembra messo in discussione il concetto stesso di umanità, i Vescovi rafforzano il loro impegno di prossimità verso i propri sacerdoti, una vicinanza autentica e non formale, un legame che è lievito di fraternità, perché non si sentano schiacciati dalle polarizzazioni che impediscono di guardare al futuro con fiducia. È vitale e decisivo il discernimento compiuto con loro, accanto a loro e tra di loro. Questa prospettiva potrebbe essere una grande opportunità per accompagnare il cambiamento di epoca non in maniera depressiva e traumatica. Anche questa è la ministerialità della Chiesa da vivere in comunione e unità.

Condividere la gioia del Vangelo

I lavori del Consiglio Permanente si sono concentrati sull’esame della bozza degli Orientamenti pastorali per il quinquennio 2020-2025. A fare da sfondo al testo è l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco: accogliere e condividere la gioia del Vangelo è il dono e la missione da vivere nella comunione della Chiesa. Per comprendere meglio e realizzare tale vocazione, i Vescovi intendono “intercettare” attese e sfide che oggi interpellano il Paese riguardo alla “buona notizia” della gioia offerta agli uomini in Cristo; vogliono poi accostare l’annuncio con la parola e con la vita, testimoniando la gioia della fraternità; infine, intendono essere collaboratori della gioia di tutti. L’incontro con il Vangelo, infatti, arricchisce reciprocamente e vede i credenti portare il loro contributo nell’ambito della cultura e della cittadinanza, sostenuti da quell’impegno educativo – al centro di questo decennio – tutt’altro che finito.

Alla base c’è un’esperienza di Chiesa che sul territorio si fa comunità di prossimità, luogo di crescita spirituale, capace di intercettare le domande di senso che abitano il cuore di ciascuno. Nel confronto è emersa la necessità di una maggiore lettura del contesto odierno – che resta segnato da individualismo e secolarismo diffusi – in grado di recuperare tematiche sociali ed ecclesiali mai marginali. Pensiamo a fine vita, tutela della salute, carità, unità pastorali, questione ecologica, migranti. Un supporto culturale, in tal senso, potrebbe giungere dall’Istituto Toniolo e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore che nel biennio 2020-2021 compiono cento anni.

I Vescovi hanno sottolineato anche il cammino compiuto dalla Chiesa in Italia dal dopo- Concilio ad oggi con l’invito a “riprenderne il filo” e a “rivalorizzarne le tappe”. Gli Orientamenti – è stato detto – ruotino attorno ad alcune scelte prioritarie, con sinteticità e incisività. Soprattutto, è decisivo l’uso di un linguaggio narrativo, che tenga conto dei destinatari del documento. È necessario poi trovare strumenti e metodi per “graffiare” la realtà, coinvolgere maggiormente laici e religiosi e offrire prospettive comuni che sostengano il cammino delle Diocesi, con l’offerta di proposte e percorsi pastorali. Gli Orientamenti, chiamati a intercettare i principali appuntamenti che la Chiesa italiana vivrà nei prossimi mesi – Incontro del Mediterraneo (Bari, 19-23 febbraio 2020), Settimane Sociali (Taranto, 4-7 febbraio 2021) e Congresso Eucaristico (Matera, 16-19 settembre 2021) -, potranno dar vita nel percorso ad appuntamenti regionali, anche in preparazione al Giubileo del 2025. Rimane la prospettiva di un con-venire a livello nazionale per una verifica e un “innesto” di tematiche nuove.

La discussione continuerà nelle Conferenze Episcopali Regionali e nella sessione primaverile del Consiglio Permanente, per arrivare a dedicarvi l’Assemblea Generale che si terrà a Roma dal 18 al 21 maggio 2020. I Vescovi ne hanno formulato il tema: Condividere la gioia del Vangelo. Nel fare questa scelta, che concerne la discussione degli Orientamenti così da consentirne la pubblicazione nei mesi successivi, s’intende ripartire con gioia dall’annuncio della gioia del Vangelo e dalla volontà di interrogarsi sulle azioni per portarlo avanti con uno stile di fraternità e sinodalità, inteso quale metodo di riforma della Chiesa e di modalità di presenza al mondo.

Mediterraneo, frontiera di pace

Nel corso dei lavori del Consiglio Permanente sono stati approfonditi contenuti e organizzazione dell’Incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo (Bari, 19-23 febbraio 2020). L’evento – dal carattere fortemente simbolico – riunisce 60 rappresentanti delle Chiese di 20 Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum; la presenza del Santo Padre, domenica 23 febbraio, rafforzerà la fraternità tra i Vescovi, nella condivisione di gioie e fatiche che vivono i popoli del “grande lago di Tiberiade”, secondo la definizione di Giorgio La Pira. Nel dibattito che ne ha arricchito la presentazione, è stata condivisa l’opportunità di questa iniziativa che, secondo le parole del Cardinale Presidente nell’Introduzione, “cade in un momento di crisi”: “La guerra, in più punti del Mediterraneo, è l’esito di scelte miopi e interessate, dalle quali non sono estranee nuove logiche coloniali, avanzate dalle grandi potenze”. Per questo, è stato detto, l’incontro impegna a recuperare le radici culturali che hanno innervato la storia del Mediterraneo e dell’Europa. Ne nasce la responsabilità di uno sguardo profetico, che aiuti a leggere questa opportunità di confronto e condivisione come “un piccolo segno dei tempi”, per osare la pace e fondarla sul diritto, la giustizia sociale, la riconciliazione, la salvaguardia del creato. Le giornate di Bari – che vedono coinvolta la Diocesi nel cammino di preparazione e organizzazione – saranno impostate su un approfondito e fraterno scambio su due grandi tematiche specifiche, per verificare fino a che punto ci sono visioni e valutazioni condivise per un necessario discernimento evangelico, per creare maggiori legami tra le Chiese, dando impulso all’evangelizzazione e contribuendo alla pace e alla giustizia nei diversi Paesi. L’intento è arrivare a mettere a fuoco proposte concrete e fattive. In vista di questo appuntamento è stato chiesto alle Madri Superiore dei Monasteri d’Italia e alle loro Comunità di accompagnare spiritualmente la preparazione e la realizzazione dell’incontro. Medesimo coinvolgimento è affidato alle parrocchie, a tutte le comunità di vita consacrata, alle associazioni e ai movimenti.

Tutela dei minori e operatività del Servizio nazionale

A un anno dalla nascita del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, il Consiglio Permanente si è soffermato sull’attività svolta in questi dodici mesi. In particolare si è evidenziato che, dopo l’approvazione in Assemblea Generale (maggio 2019) e la pubblicazione delle nuove Linee Guida della CEI (giugno 2019), sono stati compiuti passi rilevanti. Tra questi, si è sottolineata la costituzione per ogni Regione ecclesiastica di un “Servizio regionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”, con la nomina di un Vescovo incaricato per la Tutela dei Minori e di un Coordinatore regionale. Si sta inoltre avviando al completamento la rete dei Referenti diocesani o interdiocesani, sul territorio con la conseguente costituzione di un Servizio diocesano (o interdiocesano). Entro maggio verrà comunicata l’avvenuta attivazione di questo strumento alla Nunziatura, secondo le indicazioni del Motu Proprio Vos estis lux mundi. Nel mese di marzo sono inoltre in programma tre raduni nazionali (Roma, Milano e Napoli) per incontrare i Referenti diocesani e fornire indicazioni operative unitarie circa la messa in pratica delle Linee Guida e l’inizio del lavoro di prevenzione, affinché le prassi di questo organismo entrino in maniera omogenea nella pastorale ordinaria. Tutto questo si inserisce in un percorso di rinnovamento integrale che vede la partecipazione convinta e attiva di tutti i membri della Chiesa italiana e che si traduce in un cambiamento autentico di sguardo, a partire dall’ascolto e dall’accoglienza delle vittime, ora poste al centro. Intanto, il Servizio nazionale sta predisponendo strumenti operativi allegati alle Linee guida da utilizzare per l’informazione e la formazione (in vista della prevenzione) sia degli stessi Referenti diocesani, sia di tutti gli altri operatori pastorali.

Verso la Settimana sociale di Taranto

Il cammino di preparazione verso la Settimana Sociale di Taranto (4-7 febbraio 2021) è entrato nel vivo con la recente pubblicazione dei Lineamenta, ossia le linee di preparazione a un appuntamento che, già nel titolo, si presenta come di grande attualità: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”. Questo evento – è stato evidenziato – non deve restare isolato: a tal fine si è chiesto un coinvolgimento dei territori – Regioni e Diocesi – puntando ad ascoltare e valorizzare soprattutto i giovani e a identificare le buone pratiche presenti sul territorio. Questo permetterà di giungere a Taranto a partire da esperienze concrete che possono aiutare alla soluzione dei molteplici problemi ambientali presenti nel Paese. Tre, è stato ricordato, i momenti nazionali di avvicinamento, con obiettivi differenziati: ad Assisi, dal 19 al 20 giugno 2020, saranno coinvolti giovani che svilupperanno i contenuti dell’incontro promosso dal Santo Padre “Economy of Francesco” (Assisi, 26-28 marzo 2020) in rapporto alla situazione italiana; a Lamezia Terme, nel settembre 2020, saranno sensibilizzate le Chiese del Sud, ponendo l’attenzione ai drammi aperti nel territorio e alle prospettive per contribuire alla loro soluzione; a Verona, nel novembre 2020, all’interno del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, saranno chiamate particolarmente le Chiese del Nord ad approfondire il tema del rapporto tra azienda, economia e cura della casa comune. Nel confronto sui contenuti i Vescovi hanno sottolineato la centralità dell’ecologia integrale (cfr. Laudato si’), in grado di comporre i diversi aspetti della crisi antropologica contemporanea, nonché di portare i cattolici a entrare in dialogo con tutti riguardo alla casa comune. L’auspicio è che questa Settimana Sociale possa essere un’opportunità per crescere nell’annuncio della gioia del Vangelo a tutti, secondo il Magistero di Papa Francesco, ascoltando il grido della terra e il grido dei poveri. (…).

(Conferenza Episcopale Italiana. Consiglio Permanente: Comunicato finale, Roma, 20-22 gennaio 2020)

 

Educazione. Giornata internazionale 2020

Si celebra oggi la Giornata internazionale dell’Educazione 2020, proclamata dalle Nazioni Unite per sensibilizzare governi e popoli sul ruolo chiave dell’istruzione per lo sviluppo dell’umanità, la pace e la giustizia.

“Imparare per le persone, il pianeta, la prosperità e la pace”: è il tema della seconda Giornata internazionale dell’educazione, celebrata oggi nella sede dell’Unesco a Parigi e nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York e con eventi in tutto il mondo, per sottolineare – come suggerisce l’Onu – “la natura integrata dell’istruzione, i suoi obiettivi umanistici nonché la sua centralità rispetto alle ambizioni di sviluppo collettivo”.

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Emergenza smog. I nuovi dati di Legambiente

Legambiente – Comunicato stampa 23 gennaio 2020

In Italia l’emergenza smog è sempre più cronica e si ripresenta puntale ogni anno. A dimostralo i nuovi dati di Mal’aria, il report annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in città, che quest’anno scatta una triplice foto sul nuovo anno che si è aperto con città in codice rosso, sul 2019 e sul decennio che ci siamo lasciati alle spalle. Nelle prime tre settimane del 2020 Frosinone e Milano (19), Padova, Torino e Treviso sono i centri urbani che hanno superato per 18 giorni i limiti di PM10. Male anche Napoli (16) e Roma (15).

Un’emergenza smog che ha segnato anche il 2019, un anno nero sul fronte Mal’aria con 54 capoluoghi di provincia hanno superato il limite previsto per le polveri sottili (PM10) o per l’ozono (O3), stabiliti rispettivamente in 35 e 25 giorni nell’anno solare. In 26 dei 54 capoluoghi, il limite è stato superato per entrambi i parametri. Torino con 147 giorni (86 per il 10 e 61 per l’ozono) è la città che lo scorso anno ha superato il maggior numero di giornate fuorilegge, seguita da Lodi con 135 (55 per PM10 e 80 per ozono) e Pavia con 130 (65 superamenti per entrambi gli inquinanti). E anche il decennio 2010-2019 ci lascia in eredità un bilancio negativo con il 28% delle città monitorate da Legambiente che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 tutti gli anni, 10 volte su 10. Maglia nera a Torino, prima in classifica 7 volte su 10, con un totale di 1086 giorni di inquinamento in città.

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eTwinning. Gemellaggi da record per le scuole italiane

ll 2019 ha fatto registrare un incremento costante dei docenti italiani iscritti alla community eTwinning delle scuole europee, con 11.124 nuovi registrati. L’Italia è attualmente il secondo paese eTwinning – tra i 36 aderenti all’azione è seconda solo alla Turchia – per numero di insegnanti iscritti, con un totale di 78.945 registrati (oltre il 10% dei circa 770.000 in tutta Europa).

Ma le statistiche italiane fanno segnare ancora un record relativo ai nuovi progetti di collaborazione attivati dai nostri docenti in un anno con eTwinning: ben 4.592 (segnando un +15% rispetto al risultato del 2018). Con questo exploit l’Italia sale ad un totale di circa 28.445 progetti attivati dal 2005, confermandosi il terzo paese eTwinning dopo Turchia e Polonia.

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Lettura. Alle scuole rimborsato il 90% delle spese per quotidiani e riviste

PAOLO STELLA MONFREDINI

L’articolo 1 commi 389–392 della legge di Bilancio 2020 introduce tre nuove tipologie di contributi diretti alle scuole e agli studenti per favorire l’acquisto di abbonamenti a quotidiani, periodici e riviste scientifiche e di settore. In particolare:

a) alle istituzioni scolastiche statali e paritarie di ogni ordine e grado, che acquistano uno o più abbonamenti a periodici e riviste scientifiche e di settore, anche in formato digitale, è attribuito, a decorrere dall’anno 2020, un contributo fino al 90% della spesa;

b) alle istituzioni scolastiche statali e paritarie che adottano programmi per la promozione della lettura critica e l’educazione ai contenuti informativi, nell’ambito dei Piani per l’offerta formativa rivolti ai frequentanti la scuola secondaria di primo grado, è attribuito, a decorrere dal 2020, un contributo fino al 90% della spesa per l’acquisto di uno o più abbonamenti a quotidiani, periodici e riviste scientifiche e di settore, anche in formato digitale;

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Migrazioni. “I sommersi dell’accoglienza”

Amnesty International

Sintesi.

Interrogarsi sulle migrazioni e in particolare sulle condizioni di vita di migliaia di richiedenti asilo e beneficiari di protezione internazionale significa concentrarsi non solo sulle ragioni della loro partenza, sulle condizioni sociali, politiche e ambientali dei paesi di origine, sulle caratteristiche del viaggio o sulle terribili esperienze di tortura e violenza che essi possono subire, ma anche sul sistema d’accoglienza organizzato nel paese di primo arrivo o sbarco e i percorsi di formazione, inclusione sociale, lavorativa e autonomizzazione della persona che finiscono col definire il rapporto tra il paese di approdo, i migranti e il complesso di diritti di cui essi sono titolari. Tra ottobre e novembre 2018, due provvedimenti del governo italiano (decreto del ministero dell’Interno del 20 novembre 20181 e “Decreto sicurezza” del 4 ottobre 2018 n.1132 ) modificano il sistema di accoglienza con una sua rimodulazione che desta notevoli perplessità sul piano della tutela dei diritti delle persone.

L’analisi del Decreto legge 113/2018 in materia di protezione internazionale, immigrazione e sicurezza pubblica mette in evidenza il processo di infragilimento del richiedente asilo e del beneficiario di protezione. Si tratta di un processo che caratterizza la loro condizione giuridica e sociale ormai da diversi anni e che il Decreto 113/2018 amplifica in modo rilevante, producendo emarginazione sociale e ghettizzazione, insieme alla possibilità per il richiedente asilo di precipitare in un esercito di invisibili di riserva facile preda di interessi criminali e organizzazioni mafiose (sfruttatori, trafficanti, caporali e mafiosi).

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EMANUELE SEVERINO. Relazione dialettica tra Filosofia e Teologia

PIERO CODA

La filosofia di Emanuele Severino e la teologia. Ora che si è conclusa la sua avventura terrena, vorrei spendere una parola su questa relazione certo non marginale né episodica nell’itinerario intellettuale e nella proposta teoretica di uno dei pensatori più rigorosamente e arditamente speculativi del nostro tempo. E non solo nel panorama italiano. Lo faccio con sincera commozione, perché con ciò mi è dato di rendergli un omaggio non formale rendendo testimonianza di un cordiale e serrato dialogo sperimentato lungo questi decenni.

Di relazione tra filosofia e teologia si può in effetti parlare, nel pensiero di Severino, non soltanto in modo estrinseco, ma per il fatto stesso che esso ambisce configurarsi come proposizione o meglio disvelatezza della “struttura originaria”. La teologia non può per ciò stesso non sentirsi direttamente interpellata.

Dal mio punto di vista, sono d’accordo con chi, tra i teologi italiani, ha affermato — cito le ponderate parole di Pierangelo Sequeri — che la filosofia di Severino «deve essere considerata un punto di non ritorno anche per ogni revisione dell’ontologia classica nell’ambito del pensiero teologico». Qui sta il punto decisivo di un confronto e, diciamo pure, di una reciproca provocazione tra la filosofia di Severino e la teologia. La critica che egli ha rivolto lungo gli anni, con puntiglioso rigore e decisa parresia, alla forma assunta dalla teologia cattolica soprattutto nella sua versione neoscolastica — con ciò che questa opzione ha comportato in termini di posizionamento dell’intellectus fidei entro le coordinate stabilite da quella che Severino amava definire la “scacchiera” dell’ontologia greca — si mostra convergente, per certi versi, con l’attuale scavo di rinnovamento ontologico che interessa un consistente e promettente filone della teologia, non solo cattolica. Pur restando il punto di partenza e il punto di arrivo distinti e distanti.

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