Archivi categoria: Dibattito culturale

Digital Jihad: Online Communication and Violent Extremism. ISPI Report

The internet offers tremendous opportunities for violent extremists across the ideological spectrum and at a global level. In addition to propaganda, digital technologies have transformed the dynamics of radical mobilisation, recruitment and participation. Even though the jihadist threat has seemingly declined in the West, the danger exists of the internet being an environment where radical messages can survive and even prosper.

Against this background, this ISPI report investigates the current landscape of jihadist online communication, including original empirical analysis. Specific attention is also placed on potential measures and initiatives to address the threat of online violent extremism. The volume aims to present important points for reflection on the phenomenon in the West (including Italy) and beyond.

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GENDER PAY GAP – In Italia le donne guadagnano il 45% in meno

FLAVIA LANDOLFI

Una professionista calabrese percepisce una retribuzione che in media vale un quinto di quella di un collega lombardo: 13mila euro contro 64mila, per la precisione. Il corto circuito del divario retributivo tra donne e uomini nel mondo delle professioni è fenomeno tristemente diffuso e generalizzato. Non c’è zona d’Italia che ne sia immune visto che nella Ue è largamente applicato. Ma nel Mezzogiorno assume connotazioni drammatiche, con una sperequazione che viaggia su un gap dell’80 per cento. Su una media nazionale, invece per una professionista il reddito a fine mese è più leggero del 45 per cento di quello che percepisce un suo collega. Magari proprio il partner, con tutto quello che ne consegue in termini di scelte dettate, per esempio, dalla nascita del primo figlio. E da chi dei due resterà a casa.

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Emergenza smog. I nuovi dati di Legambiente

Legambiente – Comunicato stampa 23 gennaio 2020

In Italia l’emergenza smog è sempre più cronica e si ripresenta puntale ogni anno. A dimostralo i nuovi dati di Mal’aria, il report annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in città, che quest’anno scatta una triplice foto sul nuovo anno che si è aperto con città in codice rosso, sul 2019 e sul decennio che ci siamo lasciati alle spalle. Nelle prime tre settimane del 2020 Frosinone e Milano (19), Padova, Torino e Treviso sono i centri urbani che hanno superato per 18 giorni i limiti di PM10. Male anche Napoli (16) e Roma (15).

Un’emergenza smog che ha segnato anche il 2019, un anno nero sul fronte Mal’aria con 54 capoluoghi di provincia hanno superato il limite previsto per le polveri sottili (PM10) o per l’ozono (O3), stabiliti rispettivamente in 35 e 25 giorni nell’anno solare. In 26 dei 54 capoluoghi, il limite è stato superato per entrambi i parametri. Torino con 147 giorni (86 per il 10 e 61 per l’ozono) è la città che lo scorso anno ha superato il maggior numero di giornate fuorilegge, seguita da Lodi con 135 (55 per PM10 e 80 per ozono) e Pavia con 130 (65 superamenti per entrambi gli inquinanti). E anche il decennio 2010-2019 ci lascia in eredità un bilancio negativo con il 28% delle città monitorate da Legambiente che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 tutti gli anni, 10 volte su 10. Maglia nera a Torino, prima in classifica 7 volte su 10, con un totale di 1086 giorni di inquinamento in città.

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Migrazioni. “I sommersi dell’accoglienza”

Amnesty International

Sintesi.

Interrogarsi sulle migrazioni e in particolare sulle condizioni di vita di migliaia di richiedenti asilo e beneficiari di protezione internazionale significa concentrarsi non solo sulle ragioni della loro partenza, sulle condizioni sociali, politiche e ambientali dei paesi di origine, sulle caratteristiche del viaggio o sulle terribili esperienze di tortura e violenza che essi possono subire, ma anche sul sistema d’accoglienza organizzato nel paese di primo arrivo o sbarco e i percorsi di formazione, inclusione sociale, lavorativa e autonomizzazione della persona che finiscono col definire il rapporto tra il paese di approdo, i migranti e il complesso di diritti di cui essi sono titolari. Tra ottobre e novembre 2018, due provvedimenti del governo italiano (decreto del ministero dell’Interno del 20 novembre 20181 e “Decreto sicurezza” del 4 ottobre 2018 n.1132 ) modificano il sistema di accoglienza con una sua rimodulazione che desta notevoli perplessità sul piano della tutela dei diritti delle persone.

L’analisi del Decreto legge 113/2018 in materia di protezione internazionale, immigrazione e sicurezza pubblica mette in evidenza il processo di infragilimento del richiedente asilo e del beneficiario di protezione. Si tratta di un processo che caratterizza la loro condizione giuridica e sociale ormai da diversi anni e che il Decreto 113/2018 amplifica in modo rilevante, producendo emarginazione sociale e ghettizzazione, insieme alla possibilità per il richiedente asilo di precipitare in un esercito di invisibili di riserva facile preda di interessi criminali e organizzazioni mafiose (sfruttatori, trafficanti, caporali e mafiosi).

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EMANUELE SEVERINO. Relazione dialettica tra Filosofia e Teologia

PIERO CODA

La filosofia di Emanuele Severino e la teologia. Ora che si è conclusa la sua avventura terrena, vorrei spendere una parola su questa relazione certo non marginale né episodica nell’itinerario intellettuale e nella proposta teoretica di uno dei pensatori più rigorosamente e arditamente speculativi del nostro tempo. E non solo nel panorama italiano. Lo faccio con sincera commozione, perché con ciò mi è dato di rendergli un omaggio non formale rendendo testimonianza di un cordiale e serrato dialogo sperimentato lungo questi decenni.

Di relazione tra filosofia e teologia si può in effetti parlare, nel pensiero di Severino, non soltanto in modo estrinseco, ma per il fatto stesso che esso ambisce configurarsi come proposizione o meglio disvelatezza della “struttura originaria”. La teologia non può per ciò stesso non sentirsi direttamente interpellata.

Dal mio punto di vista, sono d’accordo con chi, tra i teologi italiani, ha affermato — cito le ponderate parole di Pierangelo Sequeri — che la filosofia di Severino «deve essere considerata un punto di non ritorno anche per ogni revisione dell’ontologia classica nell’ambito del pensiero teologico». Qui sta il punto decisivo di un confronto e, diciamo pure, di una reciproca provocazione tra la filosofia di Severino e la teologia. La critica che egli ha rivolto lungo gli anni, con puntiglioso rigore e decisa parresia, alla forma assunta dalla teologia cattolica soprattutto nella sua versione neoscolastica — con ciò che questa opzione ha comportato in termini di posizionamento dell’intellectus fidei entro le coordinate stabilite da quella che Severino amava definire la “scacchiera” dell’ontologia greca — si mostra convergente, per certi versi, con l’attuale scavo di rinnovamento ontologico che interessa un consistente e promettente filone della teologia, non solo cattolica. Pur restando il punto di partenza e il punto di arrivo distinti e distanti.

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Fraternità oltre il LibLab. Riaccordare i princìpi, rifare comunità

Leonardo Becchetti

Libertà, eguaglianza e fraternità non sono solo i tre ideali a cui si è ispirata la Rivoluzione francese ma sono anche i cardini di una convivenza civile equilibrata e generativa ispirata ai princìpi evangelici. Per uno strano scherzo del destino la storia politica e del pensiero moderna e contemporanea ha confinato la fraternità nel privato e in sacrestia mentre ha sviluppato e contrapposto tra loro in politica e in società i principi di libertà ed eguaglianza, i primi sostenuti dal pensiero liberale e i secondi da quello socialista.

Le scienze sociali e il dibattito politico si sono così quasi naturalmente concentrati nello spazio LibLab che è quello dove l’individuo considerato isolatamente e slegato dai suoi legami esiste ed è preso in considerazione soprattutto come consumatore, risparmiatore, lavoratore, contribuente, utente di servizi di welfare e il suo ‘benessere’ promosso attraverso l’azione di Stato e mercato.

L’ipertrofia dello spazio LibLab nel quale pensiero liberale e pensiero socialista si sono dati battaglia ha progressivamente ridotto lo spazio della comunità e della fraternità (che mette al centro il nostro essere genitori, figli, amici, membri di un’associazione e di una altro tipo di gruppo) a una dimensione sempre più limitata e sacrificata. Il mondo LibLab va in crisi nel momento in cui crede di aver vinto dopo la caduta del Muro di Berlino decantando le magnifiche sorti progressive della globalizzazione e del progresso tecnologico. Non solo perché non si accorge delle diseguaglianze crescenti all’interno dei Paesi e del fatto che ceti medi, classi più deboli, abitanti delle periferie si sentono ai margini del processo. Ma anche perché l’ipertrofia dello spazio LibLab riduce ai minimi termini la dimensione della comunità e confina in questa riserva indiana la fraternità mettendo in crisi l’identità della persona che ha bisogno di questi fondamentali ingredienti.

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La strage di Debre Libanos (Etiopia): il più grave crimine dell’Italia fascista

Andrea Riccardi

Paolo Borruso, nel libro ‘Debre Libanos 1937. Il più grave crimine di guerra dell’Italia’ (Laterza, pagine 256, euro 20), in uscita oggi, ricostruisce i contorni precisi di uno dei crimini più efferati della storia del Novecento: l’assassinio, a Debre Libanos, di più di duemila persone di fede cristiana. Apre il libro una prefazione di Andrea Riccardi della quale anticipiamo ampi stralci. Paolo Borruso è professore associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano.

Debre Libanos è il più importante monastero d’Etiopia: è il cuore della Chiesa etiopica, la più antica Chiesa africana con caratteri veramente originali, maturati lungo i secoli. Il cristianesimo etiopico è stato l’asse portante del secolare impero che il negus neghesti Haile Selassie incarnava. Il negus rappresentava il legame con la tradizione nazionale, era il protettore della Chiesa, formalmente dipendente dal patriarcato copto di Alessandria d’Egitto, ma in realtà sotto il controllo dei sovrani. […]

A Debre Libanos avvenne una tremenda strage di monaci, diaconi, sacerdoti, fedeli, giovani, studenti, addirittura vicini della stessa area geografica, compiuta dagli italiani nel 1937, specie tra il 20 e il 29 maggio, come risposta all’attentato al viceré, maresciallo Graziani. Questo è il più grave crimine di guerra commesso dall’Italia. Ma, in Italia, non si è parlato di Debre Libanos. L’ha fatto solo qualche studioso coraggioso, come Angelo Del Boca, che ha ricostruito gli aspetti oscuri della guerra d’Etiopia.

In questo libro lo storico Paolo Borruso ripercorre non solo la vicenda della strage, ma anche il tempo in cui viene dimenticata e accantonata, per la resistenza degli ambienti e delle istituzioni italiane del secondo dopoguerra, per la volontà radicata di non ridiscutere il mito degli italiani «brava gente» e di dare un’immagine edulcorata del fascismo. In realtà, la politica coloniale del fascismo è rivelatrice del volto oscuro del regime e della logica di violenza e di odio che lo pervadeva.

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Persecuzione razziale antisemita nel Trentino-Alto Adige. Le porte dell’inferno

Renzo Fracalossi

Il 25 luglio 1943 il fascismo implode e crolla. La dissoluzione del regime è accolta con grande giubilo dalle Comunità Israelitiche italiane e dai pochi ebrei stranieri rimasti nel regno, perché essa rappresenta una duplice liberazione: dalla persecuzione razziale antisemita e dalla dittatura che ha portato il Paese in una guerra già persa in partenza. In realtà, per gli ebrei, si tratta di un’illusione che dura poche ore.

Il governo del maresciallo Badoglio infatti non cambia alcunché del clima antisemita e non abroga nemmeno una disposizione delle “Leggi razziali”, limitandosi solo a prendere vaghi impegni per il futuro con i rappresentanti dell’ebraismo italiano.

Poi l’armistizio e tutto precipita. I tedeschi occupano in breve l’Italia centrale e settentrionale, avviando contemporaneamente una recrudescenza della persecuzione antiebraica ed i primi a subirne gli effetti sono proprio gli ebrei dell’Alto Adige e del Trentino. Qui i tedeschi hanno mano libera e non devono mediare con nessuno, senza alcun intralcio da parte della costituenda Repubblica Sociale Italiana.

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‘The Two Popes’: A Film by Fernando Meirelles

MARC RASTOIN

Fernando Meirelles, the Brazilian director who became famous with the film City of God in 2002, loves transforming literary works into cinema. His latest, The Two Popes, is an adaption made in collaboration with the author of the play The Pope, Anthony McCarten, who also wrote The Pope: Francis, Benedict and the Decision that Shook the World.[1]

The Two Popes is a fiction that has as its protagonists the last two popes, Benedict and Francis . Rather than making a facile film about scandals and games of influence, the director has chosen to tell the story of two men of faith faced with a difficult decision.[2]

Everything starts from a simple idea: Cardinal Bergoglio is thinking about retiring. He would like to retire and become a parish priest again. He comes to Rome to make his request. At the same time, Benedict XVI is meditating on an important and virtually unprecedented decision: to resign from his office as bishop of Rome, and retire. So Jorge Bergoglio (Jonathan Pryce)[3] and Joseph Ratzinger (Anthony Hopkins) meet and begin to discuss retirement. The use of surnames here is deliberate, a necessity, since the screenwriter intends primarily to talk to us about the meeting of two men in the flesh. But the film escapes the subtle pitfalls of filmed theatre and is able to incorporate long sequences from Jorge Mario Bergoglio’s earlier life in Argentina.

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«I DUE PAPI», UN FILM DI FERNANDO MEIRELLES

MARC RASTOIN

Diventato noto al grande pubblico con il film La città di Dio nel 2002, il regista brasiliano Fernando Meirelles ama la trasposizione cinematografica di opere letterarie. È ciò che ultimamente ha fatto adattando, con l’aiuto dell’autore stesso, l’opera teatrale The Pope di Anthony McCarten, autore pure de L’ anno dei due papi: Francesco, Benedetto e la rinuncia che ha scosso il mondo (1).

I due papi è una fiction che ha come protagonisti gli ultimi due papi della Chiesa cattolica. Ma piuttosto che realizzare un film facile sugli scandali e sui giochi di influenza, il regista ha voluto raccontare la storia di due uomini di fede di fronte a una decisione difficile (2).

Tutto parte da un’idea semplice: il cardinale Bergoglio pensa di andare in pensione; gli piacerebbe ritirarsi e diventare di nuovo parroco. Viene a Roma per sostenere la sua richiesta. Allo stesso tempo, Benedetto XVI, che era stato eletto papa nel precedente conclave, medita su una decisione importante e senza precedenti: dimettersi dalla sua carica di vescovo di Roma e ritirarsi ugualmente. Ed ecco che Jorge Bergoglio (Jonathan Pryce) (3) e Joseph Ratzinger (Anthony Hopkins) si incontrano e iniziano a discutere. È volutamente che i cognomi qui sono necessari, poiché è innanzitutto dell’incontro di due uomini in carne e ossa che lo sceneggiatore intende parlarci. Ma il film sfugge alle sottili insidie del teatro filmato, incorporando lunghe sequenze argentine, tratte dalla vita precedente di Jorge Mario Bergoglio.

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