Archivi categoria: Condizione giovanile

Adolescenti e giovani di Roma: Sogni, religiosità, comportamenti,

Non coltivano sogni, trascorrono ore sul web, si dichiarano atei. È quanto emerge dalla ricerca della Caritas di Roma “Il futuro negato. Progetto e sogni di adolescenti e giovani romani” curata dal sociologo Mario Pollo.

Presentato il 15 gennaio alla Cittadella della carità, il lavoro, realizzato in collaborazione con l’Ufficio Scuola e il Servizio per la pastorale giovanile della diocesi di Roma, evidenzia che la società consumistica e l’avvento delle nuove tecnologie hanno prodotto bambini precocemente maturi – e in alcuni casi già disillusi – e adulti tardivamente infantili, capaci di fare file di ore, anche di notte, per accaparrarsi l’ultimo smartphone.

La ricerca-azione è stata realizzata nell’arco di un anno coinvolgendo in 16 focus group decine di adolescenti delle scuole e delle parrocchie romane per approfondire alcuni temi legati all’impegno politico e sociale, alla spiritualità e ai progetti futuri.

Gli scout siciliani contro i clan mafiosi per una Sicilia più libera

Salvo Palazzolo

C’è una battaglia silenziosa che gli scout siciliani stanno conducendo contro i clan. «Ridiamo nuova vita ai beni confiscati, ridiamo soprattutto nuova speranza ai figli dei mafiosi, già una decina hanno iniziato a far parte dei nostri gruppi», racconta Giulio Campo, il vulcanico responsabile regionale dell’Agesci.

E i clan non hanno tardato a farsi sentire. In questi ultimi mesi è stato uno stillicidio di atti di vandalismo e intimidazioni nelle basi scout siciliane insediate nei beni tolti ai boss. Gli episodi più gravi fra ottobre e novembre: due raid a colpi di bottiglie incendiarie hanno distrutto le sedi di Marsala e Mineo.

Domenica scorsa, un’altra devastazione in provincia di Catania, a Ramacca: «Ci siamo trovati di fronte a uno scenario desolante — racconta Davide Falcone — porte e finestre divelte, mobili rubati, hanno portato via persino i cavi elettrici. Dal 2013 è la terza incursione che subiamo». Evidentemente, qualcuno non vuole che i ragazzi occupino quel terreno che fino a qualche anno fa era luogo di incontro per i mafiosi più fedeli al clan Santapaola. «Ma se pensano di riprendersi questo pezzo di provincia di Catania hanno sbagliato di grosso — dice Davide, uno dei capi del gruppo che conta 70 scout fra gli 8 e i 21 anni — siamo già al lavoro per risistemare tutto, la Regione ci ha anche dato la disponibilità per un aiuto economico, e come sempre potremo contare sulla grande forza dell’autofinanziamento, abbiamo il sostegno di tutti i gruppi d’Italia».

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Scuola: le ragazze italiane crollano nella lettura, colpa degli smartphone

GIULIANA LICINI

Dai recenti test internazionali Pisa-Ocse, già nell’insieme tutt’altro che positivi per gli studenti della Penisola, è emerso in particolare un crollo della performance delle 15enni nelle prove di lettura.

Leggono poco e hanno sempre più difficoltà a capire quel che leggono. Le ragazze italiane hanno fatto un balzo all’indietro nella lettura e sul banco dei colpevoli potrebbero esserci anche pc e l’ormai immancabile smartphone.

Dai recenti test internazionali Pisa-Ocse, già nell’insieme tutt’altro che positivi per gli studenti della Penisola, è emerso in particolare un crollo della performance delle 15enni nelle prove di lettura (comprensione di testo), mentre i ragazzi si sono mantenuti sostanzialmente stabili, il che ha livellato verso il basso il ‘gender gap’.

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Sviluppo sostenibile ed inclusivo. La vera crescita passa dai giovani

Alessandro Rosina

I risultati e le nuove iniziative promosse dal gruppo Intesa SanPaolo In ambito sociale, occupazione giovanile, promozione culturale, economia circolare e innovazione, sono al centro del convegno che si tiene giovedì 16 gennaio a Milano, presso il centro congressi della Fondazione Cariplo, intitolato «Intesa Sanpaolo motore per lo sviluppo sostenibile e inclusivo». Pubblichiamo l’intervento del docente di Demografia e direttore del Laboratorio di Statistica Applicata presso l’università Cattolica di Milano.

Chi è nato nel 2000 entra quest’anno nella sua terza decade di vita. Ha ancora davanti tutte le tappe più importanti del suo percorso di transizione alla vita adulta. Dalla possibilità di impostare bene tali tappe, nei tempi e nei modi più adatti, dipende molto di quanto saprà “poter essere e fare” nel resto della sua vita. Ma dal successo della realizzazione delle scelte (formative, professionali, di vita) delle nuove generazioni dipende anche gran parte della qualità del futuro di una comunità, ovvero della solidità dei processi di produzione di benessere in senso ampio. Continua a leggere

I DESCOLARIZZATI IN ITALIA SONO 10 VOLTE IN PIU’ DEI “CERVELLI IN FUGA”

CGIA di Mestre, Report 11 gennaio 2020

Se nel 2018 sono stati 62 mila circa i cosiddetti “cervelli in fuga” che hanno lasciato l’Italia per trasferirsi all’estero 1 , per contro, 598 mila giovani in età compresa tra i 18 e i 24 anni hanno abbandonato precocemente l’attività scolastica, rischiando di finire ai margini della nostra società .

A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA che con il suo coordinatore, Paolo Zabeo, afferma: “Premesso che perdere oltre 60 mila giovani diplomati e laureati ogni anno costituisce un grave impoverimento culturale per il nostro Paese, è ancor più allarmante che quasi 600 mila ragazzi decidano di lasciare gli studi anticipatamente. Un numero, quest’ultimo, 10 volte superiore al primo. Un problema, quello degli descolarizzati, che stiamo colpevolmente sottovalutando, visto che nei prossimi anni, anche a seguito della denatalità in atto, le imprese rischiano di non poter contare su nuove maestranze sufficientemente preparate professionalmente. Un problema che già oggi comincia a farsi sentire in molte aree produttive, soprattutto del Nord”.

Sebbene negli ultimi anni ci sia stata una contrazione del fenomeno, un elevato numero di giovani continua a lasciare prematuramente la scuola, anche dell’obbligo, concorrendo ad aumentare la disoccupazione giovanile, il rischio povertà ed esclusione sociale. Una persona che non ha un livello minimo di istruzione, infatti, è in genere destinata per tutta la vita ad un lavoro dequalificato, spesso precario e con un livello retributivo molto basso, rispetto a quello cui potrebbe aspirare, almeno potenzialmente, se possedesse un titolo di studio medio-alto.

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Oltre mezzo milione di imprese guidate da giovani

Ai giovani italiani piace ancora fare impresa anche se crescono le difficoltà. Quando riescono a superare la fase di avvio, i giovani “under 35” sono però più resistenti rispetto agli altri imprenditori. È la sintesi dell’ultima indagine Unioncamere sull’imprenditoria giovanile tra il 2011 e il 2018.

Secondo il rapporto, un’impresa giovanile su tre chiude i battenti nei primi cinque anni di vita e di queste quasi la metà non supera il biennio. Il risultato è che in otto anni si sono perse 122mila imprese “under 35”, portando a quota 575mila l’esercito delle iniziative imprenditoriali guidate da giovani. Quasi 41mila imprenditori under 35 nati al Sud sono andati al Centro Nord per mettersi in proprio. Poco meno della metà ha scelto la Lombardia (26%) o il Lazio (22%).

«Secondo i nostri dati – commenta il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli – la voglia di fare impresa dei giovani del nostro Mezzogiorno non è stata sconfitta dalla crisi che ha colpito l’economia italiana. Ma occorre creare le condizioni per evitare che i migliori fuggano in altre aree del Paese o all’estero».

I giovani titolari o soci di un’impresa sono circa 952mila, di cui un terzo donne. Nel complesso, evidenzia Unioncamere, hanno un’età media di 28,7 anni. Ma sono sempre meno quelli pronti a puntare sull’autoimprenditorialità.

Tra il 2011 e il 2018 il rapporto tra imprese giovanili per 1.000 giovani è calato di sette punti, passando da 57,2 a 50,3. In media più di un giovane imprenditore del Sud su dieci si è mosso al Centro-Nord per dare vita alla propria iniziativa, per un totale di 41mila. Molise (22,8%), Calabria (21,6%) e Basilicata(19,7%) sono le regioni con maggiore mobilità di imprenditori under 35 verso altre regioni d’Italia, a volte anche in aree limitrofe. L’Abruzzo (4%) è la prima destinazione degli imprenditori under 35 molisani, la Lombardia (6,7%) di quelli calabresi, la Puglia (2,9%) di quelli lucani. Meno propensi a spostarsi per dare vita alla propria idea imprenditoriale, i giovani nati al Centro (6,5%) o al Nord Italia ( Nord-Est 6,5% e Nord-Ovest 6,7%).

UNICEF: 2010-2019 un decennio letale per l’infanzia nel mondo

I bambini continuano a pagare un prezzo altissimo ai conflitti che imperversano in tutto il mondo: dal 2010 a oggi, le Nazioni Unite hanno verificato oltre 170.000 gravi violazioni contro l’infanzia nelle zone di conflitto, una media di oltre 45 violazioni al giorno nell’arco degli ultimi 10 anni.

Il numero di paesi in guerra è il più alto da quando esiste la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (1989), con decine di conflitti armati che uccidono o menomano i bambini e li costringono a fuggire dalle proprie case.

«I conflitti nel mondo durano più a lungo, provocano un sempre maggiore spargimento di sangue e la perdita di giovani vite» sottolinea Henrietta Fore, Direttore esecutivo dell’UNICEF.

«Gli attacchi contro l’infanzia continuano indisturbati, mentre le parti in conflitto violano una delle regole più basilari del diritto umanitario in tempo di guerra: la protezione dei bambini. E per ogni atto di violenza contro i bambini che finisce sulle prime pagine dei giornali e genera sdegno, ce ne sono molti altri che non vengono neppure segnalati.»

Nel 2018 – ultimo anno per il quale si hanno dati completi e definitivi – l’ONU aveva verificato oltre 24.000 violazioni gravi contro i bambini:  uccisioni, mutilazioni, violenze sessuali, rapimenti, diniego di accesso per gli operatori umanitari, arruolamento di minori, attacchi bellici contro scuole e ospedali.

Anche a seguito del miglioramento dei meccanismo di monitoraggio e segnalazione, il numero degli episodi è di oltre due volte e mezzo più alto rispetto a quello registrato nel 2010.

Sempre nel 2018, più di 12.000 bambini e ragazzi sotto i 18 anni sono stati uccisi o feriti in questi paesi. Il ricorso continio e indiscriminato a bombardamenti aerei e ad ordigni esplosive quali mine, mortai, razzi, bombe a grappolo, ordigni artigianali o attacchi di artiglieria, è il principale responsabile del bilancio delle vittime tra i bambini.

E nel 2019 bombardamenti e violenze non sono certamente diminuiti. Nella prima metà di quest’anno le Nazioni Unite hanno verificato oltre 10.000 violazioni gravi contro l’infanzia (i numeri reali potrebbero essere molto più alti).

Dodici mesi di violazioni

gennaio violenze, sfollamento e condizioni climatiche estreme hanno provocato la morte di almeno 32 bambini nel nord-est della Siria.

febbraio si sono verificati diversi attacchi contro i Centri per la terapia dell’Ebola nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo , attacchi proseguiti in tutto l’arco dell’anno.

marzo oltre 150 civili, fra cui 85 minorenni, sono stati massacrati nel corso di un attacco di natura etnica contro il villaggio di Ogossagou, nella regione di Mopti (Mali), mentre altri 24 bambini sono stati massacrati in un altro attentato a Sobane-Kou.

Ad aprile 14 bambini sono stati uccisi e 16 gravemente feriti da un’esplosione vicino a due scuole a Sana’a, nello Yemen, dove un quinto delle scuole hanno cessato di funzionare per le conseguenze del conflitto in corso.

maggio l’UNICEF ha chiesto ai governi di far rientrare in patria i bambini e ragazzi con loro cittadinanza o figli di loro cittadini, che si trovano bloccati nei campi profughi o in centri di detenzione nel nord-est della Siria: si tratta di 28.000 miorenni stranieri, appartenenti a ben 60 diverse nazionalità (fra cui circa 20.000 iracheni), per lo più figli di combattenti dell’ISIS o di altre milizie jihadiste.
Nello stesso mese sono riprese le uccisioni e i ferimenti di bambini appartenenti alla minoranza etnica Rohingya nello stato di Rakhine, in Myanmar.

giugno 3 bambini sono stati utilizzati per un attentato suicida che hanno provocato la morte di 30 civili e il ferimento di altri 48 in un locale in cui la folla si era radunata per assistere a una partita di calcio a Konduga, nello Stato del Borno (nord-est della Nigeria).
Nelle prime due settimane di giugno 19 bambini sono stati uccisi e altri 49 sono rimasti feriti nel corso di manifestazioni di protesta nel Sudan.

luglio circa 50 bambini sono rimasti feriti nel bombardamento di una scuola a Kabul, in Afghanistan.
Nello stesso mese, 32 bambini sono stati rilasciati da gruppi armati di opposizione nel Sud Sudan settentrionale, dove l’UNICEF stima che siano migliaia i minorenni tuttora impiegati da gruppi armati.

Ad agosto è stata diffusa la notizia della morte di 44 civili – fra cui 16 bambini e 12 donne – a causa di bombardamenti aerei avvenuti nel nord-ovest della Siria.

settembre, l’UNICEF ha ricordato che ben 2 milioni di bambini ancora non vanno più a scuola nello Yemen; dove circa metà della popolazione scolastica ha abbandonato gli studi da quando è riesplosa la guerra, nel marzo 2015.

ottobre, con l’impennata delle ostilità a seguito dell’intervento turco nelle aree del nord-est della Siria sotto controllo curdo, 5 bambini sono stati uccisi e altri 26 sono rimasti feriti. Dati che hanno portato il bilancio complessivo, per i primi 9 mesi dell’anno in Siria, a 657 vittime e 324 feriti tra i bambini e i ragazzi.

novembre l’UNICEF ha reso noto che 3 anni di violenze e instabilità nelle regioni nord-occidentali e sud-occidentali del Camerun hanno impedito a oltre 855.000 bambini di frequentare la scuola e hanno portato allo sfollamento di 59.000 adolescenti.

All’inizio di dicembre, 5 bambini sono stati uccisi quando un uomo armato ha aperto il fuoco dentro un luogo di culto in Burkina Faso. In Ucraina orientale, dove circa 500.000 bambini sono colpiti da conflitti, quest’anno sono stati registrati 36 attacchi sulle scuole, fra cui una scuola danneggiata 15 volte.

A metà dicembre, l’UNICEF ha detto che in Afghanistan in media 9 bambini sono stati uccisi o mutilati ogni giorno nei primi nove mesi del 2019.

L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto di rispettare i loro obblighi secondo il diritto internazionale umanitario, di porre fine immediatamente alle violenze contro i bambini e di non prendere di mira le infrastrutture civili, fra cui scuole, ospedali e infrastrutture idriche. L’UNICEF chiede inoltre agli stati che esercitano influenza sulle parti in conflitto di usare questa influenza per proteggere i bambini.

In tutti questi paesi, l’UNICEF lavora con i partner per fornire ai bambini più vulnerabili sanità, nutrizione, istruzione e servizi per la protezione dell’infanzia.

in Unicef, Comunicato stampa 30 dicembre 2019

Convenzione ONU sui Diritti infanzia e adolescenza: 30° anniversario

La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rights of the Child – CRC) è stata approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, e ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176 dello stesso anno. Compie quindi trent’anni questo 20 novembre 2019.

Si tratta di un documento di fondamentale importanza, che si pone come il punto di riferimento delle attività di advocacy delle principali organizzazioni che si occupano dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è anche il trattato in materia di diritti umani con il più alto numero di ratifiche: ad oggi, sono ben 196 gli Stati che, seppure in diverse forme e livelli di attivazione, si sono impegnati nel rispetto dei diritti in essa riconosciuti.

Il documento finale della Convenzione proviene da un lungo percorso storico, ed è il frutto di due processi sinergici: la nuova concezione e rappresentazione socio-culturale dei bambini e della condizione infantile; il progressivo rafforzamento in senso integrato del diritto internazionale.

In senso cronologico, sono evidenziabili almeno due tappe internazionali di tale percorso storico:

  1. La “Dichiarazione dei diritti del fanciullo”, redatta a Ginevra il 23 febbraio 1923 dalla Società delle Nazioni in seguito alle conseguenze che la Prima guerra mondiale produsse in particolare sui bambini. Venne adottata dall’Assemblea Generale della Società delle Nazioni nel 1924.

  2. La “Dichiarazione sui diritti del bambino”, promulgata nel 1959 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

    Come ogni altra forma di trattato avente per oggetto la sfera dei diritti umani, il documento finale del 1989 è stato costruito armonizzando differenti esperienze culturali e giuridiche, dopo quasi un decennio di lavori preparatori, cui hanno partecipato esponenti governativi ma anche rappresentanti delle organizzazioni private e della società civile.

La Convenzione rappresenta un testo giuridico di eccezionale importanza poiché, in forma coerente, riconosce tutti i bambini e tutte le bambine del mondo come titolari di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici.

È composta di 54 articoli e tre Protocolli opzionali. Il testo è ripartito in tre parti:
1. La prima parte contiene l’enunciazione dei diritti (artt. 1-41).

2. La seconda parte individua gli organismi preposti e le modalità per il miglioramento e il monitoraggio della Convenzione (artt. 42-45).

3. La terza parte descrive la procedura di ratifica (artt. 46-54).

Gli articoli della Convenzione sono inclusi all’in- terno di quattro principi fondamentali, che tagliano trasversalmente l’intero corpus giuridico (anche se per ciascuno di tali principi sono di fatto individuabili precisi articoli di riferimento):

a. Non discriminazione (art. 2): i diritti sanciti dalla Convenzione devono essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori.

b. Superiore interesse (art. 3): in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino/ adolescente deve avere la priorità.

c. Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino e dell’adolescente (art. 6): gli Stati devono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione tra Stati.

d. Ascolto delle opinioni del minore (art. 12): pre- vede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in ade- guata considerazione le opinioni.

Al testo base della Convenzione, suddiviso nei 54 articoli sopra indicati, si affiancano tre Protocolli facoltativi approvati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a distanza di alcuni anni dalla prima ratifica:

1. Protocollo opzionale concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati (2000): la Convenzione sui diritti dell’infanzia tutela i bambini coinvolti nella guerra con varie disposizioni, in particolare all’art. 38. Tuttavia, la gravità della questione ha spinto verso la codificazione di uno strumento giuridico di tutela ad hoc oggi rappresentato dal Protocollo opzionale.

2. Protocollo opzionale concernente la vendita, la prostituzione e la pornografia rappresentante bambini (2000): la Convenzione sui diritti dell’infanzia aveva già, al suo interno, uno specifico articolo (il 34), che aveva come oggetto la protezione dei minori dallo sfruttamento sessuale. Tuttavia, la forte evoluzione del fenomeno ha suscitato la necessità di un’attenzione specifica. Infatti, oltre alla forme di sfruttamento sessuale del minore che si perpetrano in ambito familiare, presenti anche in passato, stanno assumendo contorni sempre più gravi altre modalità di sfruttamento, soprattutto in due direzioni: il fenomeno del cosiddetto turismo sessuale e la pedo-pornografia su Internet. Il protocollo è il principale risultato del Convegno internazionale sullo sfruttamento sessuale dei minori patrocinato dall’UNICEF e dall’ECPAT – End Child Prostitution Pornography and Trafficking (Stoccolma, 1996), durante il quale si elaborarono una serie di linee guida e di piani d’azione per eliminare il fenomeno.

3. Protocollo opzionale sulla procedura di reclamo (2011): si tratta di uno strumento giuridico avente come scopo la disciplina delle modalità di ricorso, individuale o di gruppo, da parte di bambini e adolescenti vittime di violazioni dei propri diritti (così come sanciti all’interno della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza). Sottoscritto nel novembre 2011 e successivamente aperto alla ratifica da parte degli Stati, il Protocollo è entrato in vigore nell’aprile 2014.

La Convenzione fu adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989. Da quella data, quello stesso giorno rappresenta per il mondo intero la Giornata dedicata ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Si tratta di un appuntamento che, oltre a “celebrare” la Convenzione, vuole rappresentare un momento di riflessione collettiva, per tirare le somme su quanto si è fatto e quanto ancora si deve costruire per garantire i diritti dei minori, nelle loro diverse dimensioni.

Politica. La saggezza delle sardine e quei consigli non richiesti

Enzo Scandurra

Sono troppi i consigli che da più parti si vogliono indirizzare alle sardine. Spesso, dotati di presunta saggezza contro i rischi che sicuramente (si prevede) incontreranno nel loro cammino (“le bassezze della disperazione”, così li ha chiamati Barbara Spinelli). Oppure consigli dettati dal timore che consumati uomini politici, saggisti, politologi e tutti i protagonisti del circo mediatico conoscono bene per avere sempre fallito. E tuttavia non sanno cosa fare fuori dalla nomenclatura dei partiti, se non ripercorrere le stesse strade che conducono versook.jpg gli stessi fallimenti.

Ognuno avanza qualche suggerimento sia pure precisando che lo fa per aiutarli a capire; talora in punta di piedi, sommessamente, ma lo fa. A me viene in mente il titolo di un vecchio libro di Gregory Bateson, l’ultimo che non ha mai portato a termine per la morte sopraggiunta in fase di scrittura. Quel titolo era, Dove gli angeli esitano (originale del 1979, per Adelphi 1989 e terminato dalla figlia Mary Catherine). Il titolo esprimeva la sua esitazione davanti a interrogativi che egli sentiva essere nuovi e che richiedevano una saggezza diversa e un diverso coraggio.

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Quei ragazzi italiani con la valigia

Alessandra Ziniti

L’Italia non è un Paese per giovani, soprattutto se laureati e con poca voglia di perdere tempo con lavori precari e percorsi ancora assolutamente lontani dallo sviluppo tecnologico e dall’innovazione con cui il resto d’Europa ha ormai ripreso a crescere superando la crisi economica. E — lo certificano adesso anche i dati Istat che scardinano definitivamente la becera strategia della paura dello straniero per conquistare consenso politico — non è più nemmeno un Paese per immigrati, soprattutto africani.

«Eravamo tutti co510.jpgncentrati a difenderci dall’invasore e non ci siamo accorti che l’unica cosa di cui dovremmo avere veramente paura è questa continua emorragia di giovani italiani. Denatalità, neet (persone che non studiano né lavorano) ed emigrazione sono indicatori, ormai cronicizzati, del fallimento di un Paese che non ha individuato alcun percorso di sviluppo».

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