Archivi categoria: Parità scolastica

Legittimità giuridica e costituzionale del finanziamento della scuola paritaria

Antonio Magliulo

Milton Friedman, Premio Nobel per l’Economia nel 1976, amava ripetere che “non esistono pasti gratis”, ovvero che ogni scelta implica un costo opportunità: scegliere una cosa significa rinunciare ad un’altra e quindi sostenere un costo. L’economia politica è la scienza che aiuta gli uomini a scegliere in modo razionale come distribuire le scarse risorse esistenti. Vale anche ai tempi del coronavirus quando qualcuno potrebbe illudersi che la sospensione delle rigide norme europee consenta un indebitamento illimitato. No, le risorse restano scarse ed è doveroso impiegarle bene.

Tra le polemiche suscitate dalla recente approvazione del decreto Rilancio c’è quella che riguarda la ripartizione dei (limitati) fondi riservati alla scuola. È giusto destinarli anche alle paritarie?

Nei giorni scorsi, il quotidiano la Repubblica ha ospitato due articoli di segno opposto: uno di Corrado Augias, in sostanziale difesa del primato della scuola pubblica, l’altro di Alessandro de Nicola, in sostanziale difesa della “equipollenza” delle scuole paritarie. Al centro della disputa, il controverso terzo comma dell’art. 33 della Costituzione, che così recita: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

Chi ha ragione? Vedremo rapidamente la tesi di Augias, quella di de Nicola e l’interpretazione dell’emendamento “senza oneri per lo Stato” data in Assemblea Costituente dal suo stesso proponente: Epicarmo Corbino.

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Coronavirus: lo scenario. “Dimenticate” le scuole paritarie

PAOLO FERRARIO

A leggere le bozze del decreto “Rilancio” preparato dal governo, sembra quasi che gli alunni delle scuole paritarie siano immuni dal Covid–19. Tutte le misure per la sicurezza degli edifici scolastici, la sanificazione, l’acquisto di guanti, mascherine e prodotti per l’igiene delle mani, sono solo ed esclusivamente riservate alle scuole statali e nulla si dice delle paritarie, che pure, secondo la legge 62 del 2000, fanno parte dell’unico sistema nazionale d’istruzione e svolgono un servizio pubblico al pari delle altre. Nelle 439 pagine del dispositivo, composto da 258 articoli, le scuole paritarie sono citate appena quattro volte: tre in relazione agli istituti sede degli Esami di Stato e una nell’articolo sui servizi all’infanzia e le scuole materne.

È questo l’unico grado scolastico per il quale l’esecutivo prevede stanziamenti economici anche per gli istituti non statali. Nello specifico, si tratta di 80 milioni di euro che serviranno a coprire il mancato versamento delle rette da parte delle famiglie, per questi mesi di sospensione della didattica in presenza. Il contributo sarà ripartito alle scuole materne sulla base del numero di bambini iscritti. Per i restanti ordini di scuola, nulla è previsto per le paritarie.

Eppure, le scuole non statali non sono soltanto quelle dell’infanzia, anche se queste rappresentano la maggioranza (8.957 su 12.564, pari al 71,3%) e, in molti territori, sono l’unico servizio per i bambini fino a 6 anni a disposizione delle famiglie. Stando ai dati ufficiali del ministero dell’Istruzione, ci sono anche 1.385 scuole primarie (11%), 622 scuole secondarie di primo grado (5%) e 1.600 scuole secondarie di secondo grado (12,7%). Per tutte queste non sono previste risorse. Unica eccezione: i 39,23 milioni di euro stanziati dall’articolo 222 per «la pulizia degli ambienti», nelle scuole sedi degli Esami di Stato 2020. Finanziamenti che dovranno essere destinati sia alle scuole statali che alle paritarie, anche se soltanto per le prime è prevista una corsia privilegiata «in deroga» alle disposizioni, per semplificare le procedure e accelerare il più possibile le operazioni. Le altre, invece, dovranno aspettare i tempi della burocrazia, con il rischio di dover anticipare risorse per le quali non c’è certezza sui tempi del rimborso. Sempre l’articolo 222 prevede un incremento di 331 milioni del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, «per la ripresa in sicurezza» a settembre, stabilendo uno stanziamento di 40mila euro per ciascuna delle 8.300 scuole statali. Nulla è previsto per le paritarie, che pure dovranno riaprire alla fine dell’estate per accogliere circa 900mila alunni. Anche all’articolo 225 “Misure per il supporto all’istruzione”, la casella delle scuole paritarie è desolatamente vuota.

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Scuole paritarie. Per emergenza coronavirus rischio chiusura 30%

Andrea Perrone, Marco Miccinesi, Marco Allena e Marco Grumo

Per l’emergenza sanitaria rischia di chiudere il 30% delle scuole paritarie cattoliche. La necessità di ricollocare circa 300.000 studenti e sostenere oltre 40.000 lavoratori disoccupati può comportare sino a 5 miliardi di spesa pubblica. Questo, in sintesi, l’allarme lanciato sulla stampa da gestori e analisti di politiche scolastiche. Non sono mancate, al riguardo, le iniziative della politica. Tutti gli emendamenti proposti in sede di conversione del Decreto Cura Italia, tuttavia, sono stati respinti o superati dal ricorso al voto di fiducia.

C’è spazio, però, per provare a ragionare. Si consideri la chiusura delle scuole per l’infanzia conseguente al lock-down. I provvedimenti del Governo hanno comportato l’interruzione del servizio, senza molte alternative. Ci si sarebbe, quindi, aspettati che le scuole fossero trattate come le altre imprese, con riguardo, per esempio, alla garanzia pubblica sul finanziamento bancario.

Di per sé, i decreti del Governo assicurano questa parità di trattamento: la garanzia è accordata alle imprese, secondo la nozione europea, e, quindi, a «ogni entità, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, che eserciti un’attività economica». Il diavolo, però, è nei dettagli. Il modulo per accedere alla garanzia predisposto dal Mise richiede l’iscrizione al registro delle imprese, mentre la gran parte degli enti gestori di paritarie sono iscritti solo nel Rea, sicché le banche non danno seguito alla pratica. Non sarebbe, quindi, ragionevole che il Mise modificasse il modulo di accesso, così da eliminare una palese disparità di trattamento?

Negli altri ordini di scuole il tema riguarda il futuro. Il calo atteso del Pil mette a rischio i ricavi delle scuole, essendo verosimile che molte famiglie di classe media non potranno permettersi la retta. Il problema è degli enti gestori delle scuole, ma anche dello Stato, che dovrà ricollocare gli studenti delle paritarie nelle scuole statali. Può essere utile, infatti, ricordare che, per lo Stato, il costo medio annuo di uno studente delle paritarie è di 500 euro, mentre è di 6.500 euro per uno studente della scuola pubblica. Di qui un rilevante aumento della spesa pubblica, destinato ad aggravare un debito pubblico già alto e ancor più in ascesa dopo l’emergenza sanitaria.

È, quindi, sensato “saturare” le paritarie. Si è proposto, a tal fine, di consentire la detrazione delle rette. L’idea è interessante, ma lascia aperto un problema finanziario: secondo le regole tributarie ordinarie, le famiglie pagano oggi e possono detrarre solo un anno dopo. Meglio, quindi, consentire una detrazione a valere sul periodo di imposta di esborso, mediante un atto notorio o un’autodichiarazione che attesti l’avvenuto pagamento. Un regalo ai ricchi? No, se si seguono adeguate regole di proporzionalità, per cui la detrazione scende all’aumentare del reddito familiare e sale al crescere del numero di figli. A meno di non pensare a un sistema più moderno: un bonus da spendere per la scuola paritaria, di importo pari al costo standard per studente, calcolato secondo criteri di efficienza e sostenibilità.

in Il Sole 24 Ore, 01 maggio 2020

SCUOLA/ Tre richieste delle scuole paritarie per investire sul dopo-coronavirus

MARCO MASI

Detraibilità delle rette, contributi straordinari, un fondo per “piattaforme didattiche a distanza”: le richieste delle paritarie per non soccombere al coronavirus.

Alunni che non vedono l’ora di iniziare il collegamento con gli insegnanti. Altro che “obbligo scolastico”. Chi l’avrebbe mai detto? In un momento così drammatico per il nostro paese, dalle persone coinvolte nell’attività scolastica arriva una testimonianza sorprendente. Mentre gli edifici scolastici sono chiusi, infatti, la vita della scuola è imprevedibilmente intensa e ricca. Siamo tutti stupiti e grati.

La necessità di mettere in campo nuove forme e nuovi strumenti ha fatto esplodere la creatività e la dedizione degli insegnanti e dei dirigenti (di ogni grado scolastico).

Non solo attraverso l’utilizzo della tecnologia, ma con la ricerca di ciò che è essenziale nell’insegnamento e con il desiderio di raggiungere ogni alunno nella sua particolare situazione.

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Scuola paritaria. Berlinguer: la Legge 62 del 2000 ha un alto valore costituzionale

LUIGI BERLINGUER, intervistato da ENRICO LENZI

Una «legge di rilievo costituzionale » e «per certi aspetti rivoluzionaria». Venti anni dopo Luigi Berlinguer, ministro della Pubblica Istruzione all’epoca del varo, è fermamente convinto di quel passo che ha cambiato il volto del sistema scolastico italiano. «La legge 62/2000 viene definita legge sulla parità scolastica – sottolinea l’ex ministro – , ma è stata qualcosa di più, di molto di più».

In che modo? Basta leggerne il titolo che volli darle: ‘Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione’. Dunque non solo parità scolastica, ma anche diritto allo studio e, cosa inedita, all’istruzione’.

Perché definisce inedito parlare di diritto all’istruzione? Perché nella nostra Costituzione sono sanciti esplicitamente diversi ‘diritti’, non quello all’istruzione che compare più indirettamente. Ebbene con la 62/2000 per la prima volta una legge parla esplicitamente di questo diritto. Ecco perché definisco questa una legge di rilievo costituzionale.

Ma questo passaggio era chiaro a tutti sin dall’inizio? Non si direbbe viste le resistenze e le polemiche che accolsero la legge. Come visse quei giorni? Venni sollecitato dalle forze cattoliche a porre mano alla questione della parità scolastica, contro la quale si schierarono esponenti della sinistra estrema. Ed io volli però dare vita a una legge che non solo creasse un sistema paritario, ma riconoscesse anche che proprio quel diritto all’istruzione, di cui ritengo depositario qualunque bambino nato in questo Paese. Ecco perché non mi piace quando si parla di ‘scuola che deve essere inclusiva’, come se gli studenti fossero degli ospiti (‘inclusi’) e non, come invece sono, cittadini del mondo della scuola.

Insomma una conseguenza di quel diritto all’istruzione della seconda parte del titolo della legge 62/2000? Certamente, anche se a tutti non fu chiara subito la portata di questa legge. Da una parte essa dava risposta a quel dettato costituzionale che, all’articolo 33 prevede che ‘Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione’, fino a quel punto inevasa. E non mancavano voci di chi sosteneva che lo Stato non era obbligato a dare una risposta in tal senso. Dall’altro lato sentivo il bisogno di dire in modo chiaro ed esplicito l’esistenza di un vero e pro- prio diritto all’istruzione.

A distanza di 20 anni ritiene che siano stati raggiunti gli obiettivi che si proponeva? Dico che questa legge non è stata approvata invano. Lo dico guardando agli aspetti positivi sul fronte della qualità dell’offerta formativa che il sistema scolastico offre. La stessa scuola paritaria ne ha tratto giovamento sul fronte della qualità dell’offerta, grazie anche al dover rispettare parametri chiari: ad esempio, l’obbligo di avere docenti abilitati come nelle statali. Sono poi le stesse famiglie a dimostrare di apprezzare questo miglioramento scegliendo le scuole paritarie che riescono a dare risposte alle loro esigenze con meno vincoli rispetto alla statali.

Un elogio inaspettato. La 62 ha impresso un cambiamento, uno stimolo ai gestori delle scuole paritarie proprio per promuovere la qualità del-l’offerta formativa. E questo risultato lo attribuisco alle norme che abbiamo varato allora.

Ma sembra dura a morire l’idea che a fornire un servizio pubblico sia solo la scuola statale. Lo ribadisco con chiarezza e forza: chiunque svolga una funzione di insegnamento svolge un servizio pubblico. Chiunque, ripeto. Che sia lo Stato, un Ente locale o un privato. Il servizio educativo è sempre pubblico, nel rispetto delle norme stabilite.

Certo resta il problema di garantire questa parità anche sotto l’aspetto economico. Che ne pensa? Ammetto che nel 2000 cercai di mettere in secondo piano l’aspetto economico, anche se presente nella legge, per evitare che venisse bloccata. Dovevamo dare risposte di valore costituzionale. Non potevamo rischiare. Certo a 20 anni di distanza molte cose sono cambiate e credo che lo Stato possa con tranquillità riconoscere fondi alla scuola paritaria come già fa.

Venti anni dopo quali passi pensa si debbano ancora compiere? La società italiana deve comprendere che ha bisogno della scuola, di tutta la scuola. Non può immaginare di avere una scuola abbandonata a se stessa e su cui non si investe. Sarebbe ridursi alla barbarie. Ecco perché tutti dovremmo sentire come un dovere civico investire sul nostro sistema scolastico partendo da quella del nostro quartiere. È difendere il patrimonio di una società evoluta. È questa la battaglia che sto conducendo in questi anni. Dobbiamo conquistare gli italiani a questo tema. Avere a cuore la scuola, capire l’importanza.

Eppure di scuola si parla spesso sui giornali. È diventata anche terreno di scontro politico. Si pensa addirittura ad aumentarne l’obbligo. Non basta? Voglio essere chiaro: la scuola non è solo il luogo dove si impara a leggere, scrivere e far di conto. Deve diventare anche il luogo dove i futuri cittadini imparino a pensare con la propria testa. A diventare cittadini consapevoli. A saper vivere la democrazia guardando ai problemi e valutando le soluzioni. Abbiamo vinto la sfida dell’analfabetismo di base. Sconfiggiamo ora l’analfabestimo sulla democrazia. È il cammino che la 62 ha tracciato venti anni fa. non si parli più di ‘obbligo’: ora il vero obiettivo che a scuola, fino alle superiori, vadano tutti. Tutti. Effettivamente. È un obiettivo ‘sociale’ rivoluzionario. È un’altra società.

in Avvenire 08 marzo 2020

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Parità scolastica in Italia. In lista di attesa per un pieno e giusto riconoscimento

In occasione del 20° anniversario della Legge 62/2000 sulla parità scolastica, il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica ha diffuso il seguente comunicato.

L’approvazione della legge 62 sulla parità scolastica, avvenuta esattamente venti anni fa, il 10 marzo 2000, ha consentito alla scuola italiana di compiere un importante passo avanti nel solco tracciato dalla Costituzione.

L’inserimento delle scuole paritarie nel Sistema nazionale d’istruzione, in forza del servizio pubblico svolto, avrebbe dovuto comportare equità nell’accesso al sistema, sia per gli alunni che per il personale.

Il mancato completamento delle norme sul finanziamento certo, oggi aggravato da crescenti difficoltà e squilibri economici che continuano a colpire non poche famiglie, dal forte calo demografico, dalla sempre maggiore complessità gestionale richiesta alle scuole, dalla notevole difficoltà nel reperire personale docente con i titoli richiesti dalla legislazione vigente, rende sempre più difficile il mantenimento del Sistema nazionale di istruzione dove, a fianco delle scuole statali,  le scuole paritarie – fra cui quelle cattoliche e di ispirazione cristiana – rappresentano l’espressione della concreta applicazione di un diritto fondamentale della persona e della famiglia e offrono un contributo prezioso alla realizzazione di un vero pluralismo.

È utile ricordare, in proposito, che la richiesta di referendum abrogativo di tali norme fu dichiarata inammissibile dalla Corte Costituzionale, con sentenza n. 43 del 2003, a conferma che il Sistema nazionale di istruzione, comprensivo delle scuole statali e delle scuole paritarie, risponde al dettato costituzionale ed ai principi di libertà e sussidiarietà che esso intende garantire.

In un tempo in cui tutte le forze della società sono chiamate a stringere un’alleanza a favore dell’educazione, la coesistenza cordiale di modelli educativi e gestionali tra loro diversi non può che tradursi in una spinta al miglioramento dell’intero sistema. Un’autentica libertà educativa, però, può verificarsi solo quando, al momento della scelta, prevalgano i contenuti dei progetti formativi e i costi non si ergano come un ostacolo ingiusto e discriminatorio.

Perché questo accada occorre che, oltre alla parità giuridica, si dia finalmente attuazione anche alla parità economica, nella convinzione che un adeguato sostegno economico per l’intero Sistema nazionale d’istruzione sia un investimento strategico e generatore di crescita per tutti.

Per tutte queste ragioni, riteniamo non più rinviabile un impegno serio e fattivo di Governo e Parlamento, delle forze politiche e sociali, per concorrere a realizzare un dinamico Sistema nazionale d’istruzione, costituito da scuole autonome statali e paritarie – in linea con le indicazioni dell’Unione Europea – in grado di affrontare e superare le difficoltà e le arretratezze presenti, con particolare attenzione al versante dell’inclusione.

Diversamente, è facile prevedere che interi territori saranno presto sguarniti di un importante avamposto educativo, di aggregazione e promozione umana e sociale, di un contributo rappresentativo di una grande tradizione pedagogica, capace di continua innovazione.

Nel quadro di un generale piano di intervento per l’istruzione e la formazione delle nuove generazioni, per le scuole paritarie l’obiettivo da raggiungere resta quello di individuare modalità idonee di finanziamento, in modo da eliminare le discriminazioni per le famiglie che, iscrivendo i loro figli alle scuole paritarie, sono costrette a sostenere costi diversi da quelli previsti per la frequenza delle scuole statali.

È questo il passo che ancora manca per dare finalmente compiutezza e attuazione alla legge 62 del 2000. Il nostro auspicio è che non si interrompa il percorso avviato vent’anni fa, ma si affretti ciò che può rendere il nostro Sistema di istruzione ancora più libero, plurale, di qualità, operando affinché sia garantita una effettiva libertà di scelta alle famiglie e la parità, oggi ancora incompiuta, non finisca per essere anche tradita.

Il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica

Roma, 8 marzo 2020

“LIBERI DI EDUCARE IN ITALIA COME IN EUROPA”

DONATO PETTI

Il volume “Liberi di educare in Italia come in Europa” è una severa critica al monopolio statale dell’istruzione e un’analisi delle ragioni alla base di una riforma strutturale disattesa. L’autore affronta gli aspetti controversi del sistema scolastico in Italia, riconducendo nei giusti binari la questione, spesso ridotta a una semplicistica contrapposizione tra «scuola pubblica» e «scuola privata». È una distinzione «sbagliata e fuorviante», rileva Petti, sia perché entrambe le scuole svolgono un servizio in favore della collettività, e quindi pubblico, indipendentemente dall’ente gestore, sia alla luce della legge n. 62/2000, che ha introdotto la distinzione fra scuola pubblica statale e scuola pubblica non statale e sancito il principio di parità di entrambe.

Ma al riconoscimento giuridico della parità scolastica non sono seguiti i provvedimenti finalizzati a modificare il sistema di finanziamento per assicurare le risorse necessarie anche alle scuole non statali. La quasi totalità delle risorse finanziarie continua a essere destinata alle scuole a gestione statale, mentre le altre vengono lasciate morire di inedia.

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Scuole paritarie. «I Docenti discriminati nella ricostruzione della carriera»

PAOLO FERRARIO

La Cassazione boccia la valutazione del servizio pre-ruolo. Il Comitato in rivolta: «Nelle buste paga paghiamo le stesse tasse dei colleghi delle scuole statali»

Il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie non può essere computato ai fini della ricostruzione della carriera degli insegnanti che sono assunti nella scuola statale. Che sono costretti a ripartire da zero, perdendo scatti e anzianità, anche dopo anni di lavoro. Lo ha stabilito una sentenza della Corte di Cassazione, pubblicata in questi giorni, respingendo il ricorso di sei docenti delle scuole superiori di Trento.

Le insegnanthome_medie.jpgi erano ricorse al Tribunale per vedersi, appunto, riconosciuti, ai fini salariali, i periodi di servizio prestati nelle scuole paritarie, a partire dal 2000, anno di entrata in vigore della legge 62 sulla parità scolastica. Pur riconoscendo il “servizio pubblico” prestato dalle scuole paritarie, così come stabilito dalla legge 62 e confermato dalla Corte Costituzionale nel 2003, che aveva respinto la richiesta di referendum abrogativo della norma sulla parità, la Cassazione rileva che l’equiparazione tra scuole statali e scuole paritarie vale soltanto per il servizio dell’istruzione e non per il rapporto di lavoro tra la scuola e l’insegnante. «La legge 62 del 2000 – si legge nella sentenza della Suprema Corte – non aveva disciplinato il riconoscimento del servizio pre-ruolo ai fini della ricostruzione della carriera presso scuole non statali».

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Scuole paritarie. Accoglienza studenti portatori di handicap

Nell’anno scolastico 2017/2018 (Focus Miur settembre 2018) gli alunni con disabilità che frequentavano le scuole statali italiane di ogni ordine e grado erano 245.723, il 3,1% del totale della popolazione studentesca, con un aumento percentuale rispetto alla rilevazione precedente (+0,2%), e un aumento complessivo rispetto all’anno scolastico 2014/2015 pari a circa l’8,4%. Ancora più sensibile, in termini percentuali, è l’aumento del numero di alunni con disabilità (certificati secondo la legge 104/1992) iscritti alle scuole paritarie, cresciuto costantemente negli ultimi anni.

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Se la presenza di alunni con disabilità è infatti aumentata in termini assoluti in tutta la scuola italiana, gli alunni con disabilità frequentanti le scuole paritarie registrano da anni un incremento ancora più significativo, passando dall’1,25% all’1,5% del totale alunni.
In termini assoluti, dal 2016/17 al 2017/18 sono passati da 12.211 a 13.601 unità, mentre il totale degli alunni delle scuole paritarie è sceso da 961.002 a 902.647.

Sempre più famiglie, nonostante le difficoltà economiche che questo comporta, scelgono le scuole paritarie per l’accoglienza e la formazione assicurate ai propri figli con disabilità.
Ad oggi, lo Stato impegna quasi 5 miliardi di euro/anno per i docenti di sostegno degli alunni delle scuole statali, con uno stanziamento medio annuale pro capite pari a euro 20.016.

Ad oggi, il contributo annuale erogato dallo Stato alle scuole paritarie che accolgono alunni con disabilità ammonta a 23,3 milioni di euro, con uno stanziamento medio pro capite pari a 1.716 euro.

La disparità di trattamento salta agli occhi.
Lo Stato non garantisce agli alunni con disabilità che frequentano le scuole paritarie gli stessi diritti che assicura agli alunni con disabilità che frequentano la scuola statale.
L’attuale contributo statale copre infatti una piccolissima parte dell’onere economico connesso all’accoglienza degli alunni con disabilità nella scuola paritaria.

Nella scuola paritaria, che è tenuta ad accogliere alunni con disabilità e ad assicurare loro l’insegnamento di sostegno, il relativo onere economico rimane quasi integralmente a carico delle famiglie e dell’ente gestore della scuola.

Vista la crescita del numero di famiglie con alunni con disabilità che si rivolgono alle scuole paritarie, gli enti gestori incontrano sempre maggiori difficoltà.

Se è vero, come auspicava la legge 104/1992 sin dalla sua approvazione, che il diritto di scelta dei servizi è uno degli obiettivi da perseguire per garantire una reale integrazione delle persone con disabilità, è tempo di fare significativi passi avanti per sostenere la libera scelta delle famiglie anche in questo campo.

Sono questi i motivi per cui le associazioni – Agesc, Cdo Opere educative, Cnos Scuola, Ciofs scuola, Faes, Fidae e Fism – chiedono al Governo e al Parlamento di prevedere, nella prossima legge di bilancio in discussione in questo periodo, un contributo economico aggiuntivo pari a 100 milioni di euro, per l’accoglienza degli alunni con disabilità nelle scuole paritarie.

Per le associazioni «il contributo statale potrebbe così arrivare a circa 9.000 euro per ogni alunno con disabilità che frequenta la scuola paritaria favorendo il rispetto del diritto all’istruzione dello studente con disabilità come previsto dall’articolo 3 della Costituzione italiana. Tale cifra non permetterebbe certamente di realizzare una piena parità di trattamento fra alunni con disabilità che frequentano scuole statali e scuole paritarie, tuttavia rappresenterebbe un significativo passo in avanti per eliminare una discriminazione particolarmente odiosa e ingiustificata».

Scuola. Dispersione scolastica. Fondi anche alle scuole paritarie

ALESSIA GUERRIERI

Ora si parte davvero. Mancava il passaggio operativo e ieri la buona notizia. Cinquanta milioni per il contrasto della dispersione scolastica e della povertà educativa nelle scuole del primo e del secondo ciclo di 292 aree territoriali particolarmente a rischio, individuate tra Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Un intervento già annunciato a febbraio dal ministro per l’Istruzione Marco Bussetti, che aveva anche dato mandato all’Istat di individuare proprio le aree del Paese con maggiori necessità. Adesso, con il bando pubblicato ieri dal Miur, sono state messe a disposizione di scuole statali e, per la prima volta anche paritarie, effettivamente queste risorse. Una novità che prende le mosse dal lavoro avviato nel 2017 dal ministero per garantire anche alle scuole del sistema paritario di accedere alle risorse europee, concluso di recente con la modifica dell’Accordo di partenariato e del Programma operativo nazionale 2014-2020. Ma l’importanza di questo intervento sta anche nel fatto, lo ricordò a febbraio proprio il mi20171108_medie_1a.jpgnistro Bussetti annunciando il decreto, che si è potuto «dare attuazione a un’altra norma, risalente a due anni fa, fino ad oggi mai attuata». Ovvero il provvedimento che consente di «sbloccare importanti risorse da assegnare ai territori del Mezzogiorno caratterizzati da una forte dispersione scolastica e da un elevato tasso di criminalità, anche minorile».

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