Archivi categoria: Scuola cattolica

GLOBAL CATHOLIC EDUCATION REPORT 2020

Le scuole cattoliche educano 62,2 milioni di studenti in tutto il mondo, costituendo la più grande rete di scuole non governative a livello internazionale.

Il rapporto sull’educazione cattolica pubblicato dall’Ufficio internazionale dell’educazione cattolica (OIEC – Office International de l’Enseignement Catholique) documenta alcuni dei contributi offerti dalle scuole cattoliche a livello globale, nonché alcune delle sfide che esse devono affrontare nel contesto della crisi attuale provocata dal Covid-19.

L’apporto delle scuole cattoliche è suddiviso in tre tipologie: economico (fra le altre cose, consentono agli stati di risparmiare 63 miliardi di dollari in 38 Paesi), alla salute del capitale umano, al sistema educativo, allo sviluppo integrale delle comunità.

Il rapporto è composto da tre capitoli e una breve conclusione, nonché da un ampio allegato statistico. Nel primo capitolo sono descritte le tendenze a lungo termine, leggendo le iscrizioni alle scuole cattoliche come misura del ruolo svolto dalla Chiesa per raggiungere l’obiettivo dell’inclusione e dell’equità, un’istruzione di qualità e un apprendimento permanente per tutti. Nel secondo e terzo capitolo, l’attenzione si sposta sugli impatti della crisi sanitaria sul sistema educativo e sulle potenziali risposte che le scuole cattoliche possono attuare per mitigare tali conseguenze negative.

In allegato il testo del Rapporto Globale sull’Educazione Cattolica (in inglese).

ALLEGATI

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GCE REPORT

“Global Catholic Education Report 2020: Achievements and Challenges at a Time of Crisis”, June 2020 (by Quentin Wodon)

OIEC released in June 2020 its “Global Catholic Education Report 2020: Achievements and Challenges at a Time of Crisis”. The report considers the global contributions of Catholic schools and the impacts of the COVID-19 crisis (the analysis of impacts and potential responses is based in part on a set of articles published in the Journal of Catholic Education). The report also includes a detailed statistical annex on trends in enrollment in Catholic schools in more than 100 countries with at least 10,000 students enrolled in the schools.

Abstract for the report

Catholic schools serve 62.2 million students globally at the preschool, primary, and secondary levels. As the largest non-governmental school network in the world, the schools  play an important role in efforts to achieve SDG4, especially in lowincome countries. This report documents some of the contributions of Catholic schools globally, as well as some of the challenges they face in the context of the current COVID-19 crisis. The potential impacts of the crisis and responses implemented by Catholic schools globally are documented considering both developing and developed countries. 

To open the report, please click here : GCE Report 2020

Scuole paritarie. Per emergenza coronavirus rischio chiusura 30%

Andrea Perrone, Marco Miccinesi, Marco Allena e Marco Grumo

Per l’emergenza sanitaria rischia di chiudere il 30% delle scuole paritarie cattoliche. La necessità di ricollocare circa 300.000 studenti e sostenere oltre 40.000 lavoratori disoccupati può comportare sino a 5 miliardi di spesa pubblica. Questo, in sintesi, l’allarme lanciato sulla stampa da gestori e analisti di politiche scolastiche. Non sono mancate, al riguardo, le iniziative della politica. Tutti gli emendamenti proposti in sede di conversione del Decreto Cura Italia, tuttavia, sono stati respinti o superati dal ricorso al voto di fiducia.

C’è spazio, però, per provare a ragionare. Si consideri la chiusura delle scuole per l’infanzia conseguente al lock-down. I provvedimenti del Governo hanno comportato l’interruzione del servizio, senza molte alternative. Ci si sarebbe, quindi, aspettati che le scuole fossero trattate come le altre imprese, con riguardo, per esempio, alla garanzia pubblica sul finanziamento bancario.

Di per sé, i decreti del Governo assicurano questa parità di trattamento: la garanzia è accordata alle imprese, secondo la nozione europea, e, quindi, a «ogni entità, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, che eserciti un’attività economica». Il diavolo, però, è nei dettagli. Il modulo per accedere alla garanzia predisposto dal Mise richiede l’iscrizione al registro delle imprese, mentre la gran parte degli enti gestori di paritarie sono iscritti solo nel Rea, sicché le banche non danno seguito alla pratica. Non sarebbe, quindi, ragionevole che il Mise modificasse il modulo di accesso, così da eliminare una palese disparità di trattamento?

Negli altri ordini di scuole il tema riguarda il futuro. Il calo atteso del Pil mette a rischio i ricavi delle scuole, essendo verosimile che molte famiglie di classe media non potranno permettersi la retta. Il problema è degli enti gestori delle scuole, ma anche dello Stato, che dovrà ricollocare gli studenti delle paritarie nelle scuole statali. Può essere utile, infatti, ricordare che, per lo Stato, il costo medio annuo di uno studente delle paritarie è di 500 euro, mentre è di 6.500 euro per uno studente della scuola pubblica. Di qui un rilevante aumento della spesa pubblica, destinato ad aggravare un debito pubblico già alto e ancor più in ascesa dopo l’emergenza sanitaria.

È, quindi, sensato “saturare” le paritarie. Si è proposto, a tal fine, di consentire la detrazione delle rette. L’idea è interessante, ma lascia aperto un problema finanziario: secondo le regole tributarie ordinarie, le famiglie pagano oggi e possono detrarre solo un anno dopo. Meglio, quindi, consentire una detrazione a valere sul periodo di imposta di esborso, mediante un atto notorio o un’autodichiarazione che attesti l’avvenuto pagamento. Un regalo ai ricchi? No, se si seguono adeguate regole di proporzionalità, per cui la detrazione scende all’aumentare del reddito familiare e sale al crescere del numero di figli. A meno di non pensare a un sistema più moderno: un bonus da spendere per la scuola paritaria, di importo pari al costo standard per studente, calcolato secondo criteri di efficienza e sostenibilità.

in Il Sole 24 Ore, 01 maggio 2020

La qualità della Scuola Cattolica. Risultati monitoraggio 2016-2017

Dati raccolti ed elaborati attraverso i RAV compilati dalle scuole per l’INVALSI

La volontà di approfondire sistematicamente la cultura della qualità, ha dato vita ad un progetto di monitoraggio periodico della qualità della scuola cattolica con cadenza triennale, che è iniziato con il primo monitoraggio nell’anno scolastico 2010-2015 e proseguito nell’anno scolastico 2013-2014. Siamo al terzo monitoraggio, relativo all’anno scolastico 2016-17, icui risultati escono con un certo ritardo per via della scelta di utilizzare i dati raccolti dal Sistema Nazionale di Valutazione (SNV), ai quali si è potuto accedere grazie ad una specifica convenzione stipulata con l’INVALSI, che prevedeva la comunicazione dei dati raccolti attraverso i Rapporti di auto valutazione (RAV), compilati dalle scuole paritarie a partire dall’anno scolastico 2014-15.
Rispetto ai primi due monitoraggi sono sensibilmente cambiati i criteri e gli strumenti di valutazione, in precedenza costituiti infatti da questionari autonomamente gestiti dal CSSC ed ora rappresentati dai RAV compilati dalle scuole per l’INVALSI.  La scelta di condurre il terzo monitoraggio a partire dai dati raccolti mediante il RAV ha voluto valorizzare uno strumento elaborato dal SNV per tutte le scuole italiane. Il RAV costituisce una fonte di informazione estremamente importante per conoscere la realtà di una singola scuola e raccoglie una notevole quantità di dati Rispetto ai monitoraggi precedenti, condotti autonomamente dal CSSC, sono rimaste fuori dall’indagine le caratteristiche relative all’identità cattolica delle scuole, che nei precedenti monitoraggi erano stati oggetto di specifica attenzione. Riteniamo comunque che l’adozione di criteri e strumenti di rilevazione diversi in ciascun monitoraggio, se impedisce comparazioni nel tempo, favorisce approcci di volta in volta adeguati ad una realtà in continua evoluzione quale è la scuola in generale e quella cattolica in particolare.

ALLEGATI

Istruzione Tecnica Superiore. Servono 20 mila diplomati ITS ogni anno

Giovanni Brugnoli, Vicepresidente Confindustria

Per la prima volta in Italia un autorevole quotidiano, il Sole 24 Ore, pubblica una guida completa e di facile lettura sugli Its. È una prima volta molto significativa sia per i giovani che per le imprese, perché si racconta come gli Istituti tecnici superiori rappresentino il canale del nostro sistema di istruzione che meglio collega lo studio al lavoro: così i giovani possono trovare più velocemente un’occupazione e, nel contempo, viene riconosciuta piena responsabilità educativa alle imprese e alla loro attività di co-progettazione didattica.

ro.jpgL’Italia soffre il gap molto forte tra ciò che si studia e ciò che serve al mondo produttivo. Sono tante le cause di questa distanza ma quella di fondo è la generalizzata e scarsa conoscenza, da parte degli studenti italiani, di ciò che caratterizza la nostra economia: siamo il secondo Paese manifatturiero in Europa ma 7 giovani su 10, nelle scuole superiori, non lo sanno. E, di rimando, tantissimi di loro non sanno nemmeno che esiste la possibilità, dopo il diploma, di scegliere un percorso Its che in due anni garantisce una formazione-sul-lavoro di alta qualità e che in 8 casi su 10 permette di entrare stabilmente in un mercato sempre più competitivo.

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Scuole paritarie. Accoglienza studenti portatori di handicap

Nell’anno scolastico 2017/2018 (Focus Miur settembre 2018) gli alunni con disabilità che frequentavano le scuole statali italiane di ogni ordine e grado erano 245.723, il 3,1% del totale della popolazione studentesca, con un aumento percentuale rispetto alla rilevazione precedente (+0,2%), e un aumento complessivo rispetto all’anno scolastico 2014/2015 pari a circa l’8,4%. Ancora più sensibile, in termini percentuali, è l’aumento del numero di alunni con disabilità (certificati secondo la legge 104/1992) iscritti alle scuole paritarie, cresciuto costantemente negli ultimi anni.

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Se la presenza di alunni con disabilità è infatti aumentata in termini assoluti in tutta la scuola italiana, gli alunni con disabilità frequentanti le scuole paritarie registrano da anni un incremento ancora più significativo, passando dall’1,25% all’1,5% del totale alunni.
In termini assoluti, dal 2016/17 al 2017/18 sono passati da 12.211 a 13.601 unità, mentre il totale degli alunni delle scuole paritarie è sceso da 961.002 a 902.647.

Sempre più famiglie, nonostante le difficoltà economiche che questo comporta, scelgono le scuole paritarie per l’accoglienza e la formazione assicurate ai propri figli con disabilità.
Ad oggi, lo Stato impegna quasi 5 miliardi di euro/anno per i docenti di sostegno degli alunni delle scuole statali, con uno stanziamento medio annuale pro capite pari a euro 20.016.

Ad oggi, il contributo annuale erogato dallo Stato alle scuole paritarie che accolgono alunni con disabilità ammonta a 23,3 milioni di euro, con uno stanziamento medio pro capite pari a 1.716 euro.

La disparità di trattamento salta agli occhi.
Lo Stato non garantisce agli alunni con disabilità che frequentano le scuole paritarie gli stessi diritti che assicura agli alunni con disabilità che frequentano la scuola statale.
L’attuale contributo statale copre infatti una piccolissima parte dell’onere economico connesso all’accoglienza degli alunni con disabilità nella scuola paritaria.

Nella scuola paritaria, che è tenuta ad accogliere alunni con disabilità e ad assicurare loro l’insegnamento di sostegno, il relativo onere economico rimane quasi integralmente a carico delle famiglie e dell’ente gestore della scuola.

Vista la crescita del numero di famiglie con alunni con disabilità che si rivolgono alle scuole paritarie, gli enti gestori incontrano sempre maggiori difficoltà.

Se è vero, come auspicava la legge 104/1992 sin dalla sua approvazione, che il diritto di scelta dei servizi è uno degli obiettivi da perseguire per garantire una reale integrazione delle persone con disabilità, è tempo di fare significativi passi avanti per sostenere la libera scelta delle famiglie anche in questo campo.

Sono questi i motivi per cui le associazioni – Agesc, Cdo Opere educative, Cnos Scuola, Ciofs scuola, Faes, Fidae e Fism – chiedono al Governo e al Parlamento di prevedere, nella prossima legge di bilancio in discussione in questo periodo, un contributo economico aggiuntivo pari a 100 milioni di euro, per l’accoglienza degli alunni con disabilità nelle scuole paritarie.

Per le associazioni «il contributo statale potrebbe così arrivare a circa 9.000 euro per ogni alunno con disabilità che frequenta la scuola paritaria favorendo il rispetto del diritto all’istruzione dello studente con disabilità come previsto dall’articolo 3 della Costituzione italiana. Tale cifra non permetterebbe certamente di realizzare una piena parità di trattamento fra alunni con disabilità che frequentano scuole statali e scuole paritarie, tuttavia rappresenterebbe un significativo passo in avanti per eliminare una discriminazione particolarmente odiosa e ingiustificata».

“Scuole paritarie”. Partecipazione ai PON – Programma Operativo Nazionale

Sulla lungamente dibattuta questione della possibilità per le scuole paritarie a partecipare ai Bandi di finanziamento europeo previsti per le scuole del Sistema nazionale di istruzione, proponiamo la recente interrogazione parlamentare dell’on. Toccafondi, già Sottosegretario di Stato per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca dal 29 dicembre 2016  al 31 maggio 2018 nel Governo Gentiloni, e la relativa risposta del Vice Ministro in carica onorevole Lorenzo Fioramonti.

TOCCAFONDI. — Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

** il sistema di istruzione nazionale è composto dalle scuole statali e dalle scuole non statali; queste ultime sono parte integrante del percorso scolastico nazionale verificato e controllato;

** il programma operativo nazionale del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, intitolato «Per la Scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento», finanziato dai fondi strutturali europei, contiene le priorità strategiche del settore dell’istruzione e ha una durata settennale, dal 2014 al 2020;

** il programma operativo nazionale «Per la Scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento» è rivolto alle scuole dell’infanzia e alle scuole del I e del II ciclo di istruzione di tutto il territorio nazionale;

** è articolato in 4 assi ciascuno con i propri obiettivi specifici:

a) «l’asse 1 – istruzione» punta a investire nelle competenze, nell’i90d80a9d-68ca-48ca-9e1e-3b8e0aa60a1a_large.jpgstruzione e nell’apprendimento permanente;

b) «l’asse 2 – infrastrutture per l’istruzione» mira a potenziare le infrastrutture scolastiche e le dotazioni tecnologiche;

c) «l’asse 3 – capacità istituzionale e amministrativa» riguarda il rafforzamento della capacità istituzionale e la promozione di un’amministrazione pubblica efficiente (e- government, open data e trasparenza, sistema nazionale di valutazione, formazione di dirigenti e funzionari);

d) «l’asse 4 – assistenza tecnica» è finalizzato a migliorare l’attuazione del programma attraverso il rafforzamento della capacità di gestione dei fondi (servizi di supporto all’attuazione, valutazione del programma, disseminazione, pubblicità e informazione);

* la partecipazione ai bandi del programma operativo nazionale non era possibile per le scuole paritarie. Era prevista al massimo la co-partecipazione a progetti a prima firma di un istituto statale. Questo rappresentava una disfunzione del sistema di istruzione;

* il Parlamento, con un emendamento alla legge di stabilità per il 2017 (comma 313 dell’articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232), stabilì che anche le scuole paritarie potessero accedere ai fondi del programma operativo nazionale «Pon Istruzione». In attuazione della novità normativa definita dal Parlamento e per superare il problema dei cosiddetti aiuti di Stato, già a luglio 2017 l’Italia propose di modificare l’accordo di partenariato in sede europea. Tale accordo di programma prevedeva in maniera esplicita l’impossibilità per le scuole non statali di partecipare ai bandi del programma operativo nazionale. La richiesta di modifica fu affrontata dalla Commissione europea l’8 febbraio 2018. La decisione dell’8 febbraio 2018 (C(2018)598) modificò l’accordo di partenariato tra Commissione europea e Italia per la politica di coesione. In particolare, l’accordo veniva così modificato «il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo di sviluppo regionale

*interverranno nel sistema nazionale di istruzione», ponendo fine a una discriminazione nell’accesso ai fondi dell’Unione europea di parte del sistema d’istruzione nazionale italiano;

*mancava ancora che la «direzione concorrenza» della Commissione europea escludesse una violazione della normativa sugli aiuti di Stato. Nell’attesa delle decisioni europee in merito all’assenza di violazioni, gli avvisi pubblicati durante il periodo 2017-2018, pur essendo arrivati dopo la modifica intervenuta nella legge di bilancio per il 2017 ma durante i lavori del tavolo europeo, avevano previsto che una quota economica proporzionata venisse «congelata» in attesa dell’accordo europeo, per poi creare avvisi dedicati alle sole scuole paritarie;

*la Commissione europea ha dato il «via libera» alle novità richieste, escludendo aiuti diStato, dal Parlamento e dal Governo italiano –:

*se sia confermata la decisione di aprire i bandi del programma operativo nazionale anche alle scuole non statali/paritarie e se risulti confermato il percorso individuato per i fondi 2017-2018 che prevede di creare avvisi dedicati alle sole scuole paritarie, mentre per i fondi 2019 e seguenti i bandi saranno comuni per scuole statali e non statali.

 

PRESIDENTE. Il Vice Ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Lorenzo Fioramonti, ha facoltà di rispondere all’interrogazione Toccafondi n. 3-00579 (Vedi l’allegato A).

LORENZO FIORAMONTI, Vice Ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca. Presidente, saluto il collega Toccafondi. Le rappresento che le scuole paritarie non potevano beneficiare del Programma operativo nazionale (PON) per la scuola 2014-2020 inizialmente, e solo a seguito di una modifica normativa sono state incluse quali possibili destinatarie delle risorse.

*Per un’effettiva estensione delle misure e delle azioni del PON a favore delle scuole paritarie si è tuttavia reso necessario modificare innanzitutto l’accordo di partenariato e, successivamente, lo stesso programma operativo.

*L’Accordo di partenariato, previsto dal regolamento europeo n. 1303/2013 per l’attuazione dei programmi finanziati dai fondi strutturali europei e concordato con tutti i partner istituzionali ed economico-sociali a livello nazionale e con la Commissione europea, prevedeva espressamente, nella sezione 1, che: “il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo di sviluppo regionale interverranno nel settore dell’educazione pubblica con esclusione delle scuole private e o parificate”.

*Dopo l’approvazione della legge di bilancio per l’anno 2017, come sopra accennato, il quadro giuridico prevede una nuova disposizione, ovverosia il comma 313 dell’articolo 1, che ha previsto che nel PON, quando si parla di istituzioni scolastiche, si debba intendere tutte le istituzioni scolastiche che costituiscono il sistema nazionale di istruzione, ai sensi della legge n. 62 del 2000.

*Alla luce di ciò, come è noto, il Ministero ha tempestivamente avviato, presso il competente Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri, l’iter per ottenere dalla Commissione europea una specifica modifica dell’accordo di partenariato nel senso indicato dalla norma citata.

*Tale modifica è stata apportata in data 8 febbraio 2018. A seguito di ciò si è resa necessaria l’ulteriore modifica del programma operativo e l’approvazione dello stesso da parte del Comitato di sorveglianza del PON, nonché la modifica del sistema di gestione e di controllo dei fondi strutturali.

*Il parere favorevole della Commissione europea è intervenuto il 30 maggio 2018, e conseguentemente il MIUR ha adeguato il sistema informativo di gestione e controllo per estendere le azioni anche alle scuole paritarie nel rispetto delle indicazioni poste dalla

Commissione europea. Infatti, con nota del 25 maggio 2018 e del 19 giugno dello stesso anno, la Commissione ha imposto che la partecipazione delle scuole paritarie al programma operativo sia limitata alle sole scuole paritarie non commerciali e alle stesse condizioni di accesso delle scuole pubbliche.

*Pertanto, alla luce delle modifiche intervenute e delle note di chiarimento degli stessi servizi della Commissione europea, nei prossimi avvisi pubblici le azioni del programma operativo saranno accessibili alle scuole paritarie non commerciali, nel rispetto dei limiti territoriali del PON e del riparto delle risorse tra le diverse finalità e misure del programma.

PRESIDENTE. Il deputato Toccafondi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

GABRIELE TOCCAFONDI (MISTO-CP-A-PS-A). Presidente, mi dichiaro parzialmente soddisfatto, e ringrazio il Vice Ministro. Devo dire che la cronologia e il resoconto che ha dato sono perfetti, in parte li conosco direttamente. Mi lascia perplessa l’ultima parte, ma lo dirò in seguito.

*Sicuramente, abbiamo fatto un percorso lungo, perché la legge di stabilità è datata dicembre 2016, e in quella legge di stabilità, attraverso un emendamento approvato con una maggioranza trasversale molto ampia, il Parlamento e il Governo hanno reso possibile quello che, come veniva ricordato dal Vice Ministro, nel percorso dei sette anni di finanziamento PON 2014-2020 non era mai stato possibile, ovvero avviare un iter, che poi si è verificato lungo e tortuoso, per consentire alle scuole paritarie – che, lo ricordo a me stesso prima di tutto, sono parte integrante del sistema di istruzione nazionale, quindi sono parte integrante della scuola italiana – di chiudere un periodo di ingiustizia.

*Le scuole paritarie non sono scuole private, perché sono verificate e controllate dal MIUR e dagli enti di sorveglianza e danno un’equipollenza del titolo di studio finale, quindi rientrano a pieno titolo nel sistema di istruzione nazionale. Ebbene, con quell’emendamento e con quel percorso abbiamo iniziato un iter di giustizia.

*Nella sua cronologia ricordava bene due date fondamentali: l’8 febbraio 2018, con l’accordo di partenariato cambiato che coinvolgeva a pieno diritto le scuole paritarie, e il 30 maggio 2018, con la Commissione europea che escludeva gli aiuti di Stato alle scuole paritarie non commerciali.

*A questo punto, però, il tema è: dal 30 maggio 2018 – adesso siamo a marzo del 2019 – cosa è stato fatto? Da qui la parziale soddisfazione. Se, da una parte, si è definitivamente buttato giù un muro e costruito un ponte che possa consentire alle scuole paritarie la partecipazione a bandi PON, cioè a bandi europei, costruendo così un’ennesima dimostrazione di parità scolastica nel nostro Paese, dall’altro lato, però, ancora, da maggio ad oggi, non si è data la possibilità alle scuole paritarie nel concreto di partecipare a questi bandi.

*L’altro aspetto per cui c’è insoddisfazione è il fatto che, da quando il Parlamento si è espresso – e siamo in una democrazia rappresentativa, quindi conta ciò che decide il Parlamento -, cioè dicembre 2016, ad oggi, il MIUR ha deciso di bandire i bandi europei PON per le scuole statali congelando una quota parte per l’anno 2018, per poi bandire solo per l’anno 2018 dei bandi per le sole scuole paritarie, che erano legittimate dal Parlamento e dal Governo italiano ma erano in stand-by per l’Europa. Come si è visto, lo stand-by non c’è più e l’Europa ha dato il via libera; ladomanda era contenuta nell’interrogazione ma non ho trovato cenni di risposta in tal senso: quella parte congelata, perché non la scongeliamo? Perché non facciamo quello che il Parlamento e il Governo italiano avevano deciso?

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento di un’interpellanza e interrogazioni all’ordine del giorno. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 14.

La seduta, sospesa alle 11,40, è ripresa alle 14.

 

Educare nel cambiamento

Il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica mette a disposizione di tutti uno strumento per il discernimento delle comunità educative.

«Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca». Con queste parole, pronunciate al Convegno ecclesiale di Firenze il 10 novembre 2015, papa Francesco ha attirato l’attenzione di tutti sulle rapide e radicali trasformazioni del nostro mondo e della nostra società. Per il mondo della scuola e della formazione ciò significa che bisogna fare i conti con esigenze, generazioni e modelli educativi diversi da quelli cui si era abituati fino a un passato anche recente.

Lo ricorda mons. Mariano Crociata, presidente del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica, introducendo il sussidio “Educare nel cambiamento”, frutto della riflessione e del lavoro comune dell’organismo che rappresenta l’ampia e composita realtà della scuola cattolica in Italia. Il Consiglio Nazionale ha infatti dedicato l’ultimo anno ad una riflessione sulle condizioni delle scuole e dei centri di formazione professionale (Cfp) definibili come cattolici o di ispirazione cristiana, pubblicandone i risultati in questo strumento di lavoro.

Il testo contiene:

  • il documento su “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa”, pubblicato nel 2017 e dal carattere programmatico;

  • il sussidio “Uno strumento per il discernimento delle comunità educative”, che vede qui la luce per la prima volta e si propone di aiutare tutte le scuole e i Cfp a promuovere una ponderata riflessione di fronte alle difficoltà che possono derivare dalle trasformazioni che stiamo vivendo;

  • un’Appendice costituita da una serie di esperienze e buone pratichedi scuole e Cfp che hanno saputo misurarsi con il cambiamento in maniera creativa e coraggiosa, pur se non priva di ostacoli;

  • una seconda Appendice, che raccoglie i recapiti degli organismi che a vario titolo compongono il mondo della scuola cattolica e possono essere di riferimento proprio per affrontare eventuali difficoltà o anche solo per confrontarsi nella vita ordinaria delle diverse realtà educative.

La scuola cattolica, come insegna il Concilio Vaticano II (GE, 8), è essenzialmente «un ambiente comunitario scolastico permeato dello spirito evangelico di libertà e carità». Con questo sussidio, quindi, il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica vuole rivolgersi a tutte le componenti della comunità educativa – alunni, insegnanti, genitori, gestori, responsabili della direzione, comunità ecclesiale – per promuovere e sostenere un’azione che confermi e rafforzi il ruolo della scuola cattolica nella società italiana alla luce dei cambiamenti in atto.

In allegato il testo del sussidio “Educare nel cambiamento”, una presentazione a cura di mons. Mariano Crociata e l’articolo di Avvenire del 4 settembre 2018.

Leggi qui l’articolo del Sir dedicato al sussidio: 

https://www.agensir.it/chiesa/2018/09/03/scuola-cattolica-dal-consiglio-nazionale-un-sussidio-per-ripensare-leducazione-tra-crisi-opportunita-e-prospettive/

ALLEGATI

La progressiva crisi delle scuole paritarie

Pierluigi Castagneto

Inizia un altro anno scolastico, cambiano i governi, cambiano i ministri, ma la situazione per le scuole paritarie è sempre più critica. Ecco cosa dicono i numeri. 

Inizia un altro anno scolastico, cambiano i governi, cambiano i ministri, ma la situazione per le scuole paritarie diventa sempre più critica. Alcuni recenti articoli apparsi sul Messaggero a firma di Lorena Loiacono, riportati anche dal sito della Flc-Cgil, sindacato un tempo acerrimo nemico delle “scuole private”, oggi in parte schierato su posizioni meno ideologiche, rimettono a tema la questione. Ma se si stemperano le posizioni a sinistra, lo statalismo di ritorno del M5s propone vecchi slogan contro le scuole non statali e c’è da credere, nonostante le assicurazioni verbali del ministro dell’Istruzione leghista Marco Bussetti, che nessuno interverrà ad aiutare un sistema di istruzione che la legge 62/2000 organizzava su due aree distinte: le paritarie private e degli enti locali e le istituzioni statali. Il dissanguamento continuerà e l’impoverimento del pluralismo educativo è già oggi un dato di fatto.

Vediamo alcuni dati. Secondo Tuttoscuola, nel 2015 e nel 2016 hanno chiuso ben 415 scuole paritarie, con un ‘accentuazione nel Meridione: la Sicilia ha perso 104 scuole e la Campania 70, la Puglia 28 e la Calabria 22. Più in generale nel 2016-17 erano iscritti nei 12.996 istituti non statali 903mila ragazzi e bambini, ma solo nel 2012-13 gli iscritti, secondo uno studio di Paola Guerin e Marco Lepore, erano 1.036.000 spalmati su 13.825 scuole. Insomma in 4 anni si sono persi oltre 100mila alunni e ben 829 scuole.

Inoltre la Fism, le cui scuole accolgono circa 600mila bambini da zero a sei anni, fa notare che gli interventi statali per le scuole dell’infanzia paritarie nel 2017 sono stati pari a 1,95 centesimi al giorno per bambino, mentre nella scuola statale per ogni bimbo è stato speso 26,08 euro. Una disparità evidente che tuttavia non spiega completamente la crisi in atto. Se nell’infanzia il calo demografico ha cominciato a incidere e a modificare in modo sensibile la piramide della popolazione italiana, il gap alle medie e alle superiori è più complicato da interpretare. Certamente la crisi economica si è fatta sentire, in modo particolare al Sud, visto che, come abbiamo mostrato, le chiusure di scuole sono particolarmente evidenti, ma anche l’invecchiamento dei religiosi e la crisi degli ordini ha inciso nel panorama delle paritarie.

La riduzione del personale religioso non solo incide sui costi di gestione, ma rende meno evidente il carisma educativo e il legame con i valori fondanti si diluisce, tanto che, piano piano, si smarriscono le motivazioni ideali dell’impegno educativo.

E così succede che le vecchie scuole cambino uso, trasformate in strutture sanitarie o di ospitalità. In questo senso risulta evidente come la dimensione ideale risulti determinante nel settore educativo e il fattore delle risorse umane sia un elemento che si fa sentire sempre di più.

Non è dunque una questione solamente economica, anche se bisogna dire che i 493 milioni stanziati per il 2017-18 non sono per nulla sufficienti. I costi aumentano in tutte le direzioni e solo per fare un esempio il “decreto dignità”, approvato nel luglio scorso, ha ridotto la possibilità di stipulare contratti a tempo determinato da 36 mesi a 24, ma per una clausola uscita da un azzeccagarbugli nelle scuole i contratti non potranno superare i 12 mesi. In questo modo la tendenza a rendere il lavoro esclusivamente a tempo indeterminato di certo non giova ai conti economici degli istituti non statali.

Tuttavia se gli adeguamenti normativi, gli aumenti contrattuali e le spese di gestione fanno lievitare i costi e facilitano le chiusure, c’è un altro fattore di cui parlare. In questi decenni di inizio millennio si sta palesando un forte ridimensionamento della socialità e i legami associativi sono sempre più blandi. Nella scuola il fattore dell’appartenenza è più rilevante che in altri ambiti e la dimensione identitaria incide fortemente sull’avventura educativa. In altre parole si sta perdendo la tensione a costruire spazi aggregativi e di condivisione ideale, per cui la voglia di fare scuola svanisce e la gente si affida sempre di più allo Stato. Siamo dunque nel mezzo di una profonda crisi culturale, un cambio d’epoca che nell’assolutizzare l’individuo fa smarrire le identità comuni e di conseguenza la loro trasmissione.

in Il Sussidiario 31 agosto 2018

Scuola. Soggetti affetti da (DSA). Detrazione con scontrino parlante

Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta

La nuova detrazione per i soggetti affetti da disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) potrà essere documentata anche con lo scontrino parlante che contiene il codice fiscale del soggetto portatore. È quanto emerge dal provvedimento delle Entrate del 6 aprile scorso che attua la norma introdotta dalla legge di Bilancio 2018 (articolo 1, comma 665, lettera a, legge 205/2017). Norma che prevede a partire dall’anno d’imposta 2018 (quindi con effetto dalla dichiarazione dei redditi che verrà presentata nel 2019) una detrazione del 19%, senza franchigia né tetti di spesa, per i soggetti affetti da disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa).

Ma facciamo un passo indietro. La legge 170/2010 («Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico») elenca quattro tipologie di Dsa:

dislessia, ossia difficoltà nell’imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura;

disgrafia, ossia difficoltà nella realizzazione grafica;

disortografia, o difficoltà nei processi linguistici di transcodifica;

discalculia, una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell’elaborazione dei numeri.

Si tratta di quattro disturbi relativamente comuni, caratterizzati dalla limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana, pur in presenza di capacità cognitive adeguate ed assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali.

A partire dall’anno d’imposta 2018 i soggetti affetti da Dsa hanno diritto alla detrazione del 19% sulle spese sostenute:

per l’acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici (legge 170/2010) necessari all’apprendimento;

per l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere.

Sono detraibili le spese per l’acquisto di tutti gli strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria. Un’elencazione esemplificativa, ma non tassativa, si trova nelle linee guida allegate al decreto del Miur 5669/2011: sintesi vocale, registratore, programmi di video scrittura con correttore ortografico, calcolatrice, altri strumenti quali tabelle, formulari, mappe concettuali, etc.

Si considerano sussidi tecnici ed informatici le apparecchiature e i dispositivi basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche, quali, ad esempio, i computer necessari per i programmi di videoscrittura, appositamente fabbricati o di comune reperibilità, preposti a facilitare la comunicazione interpersonale, l’elaborazione scritta o grafica, l’accesso all’informazione e alla cultura.

La detrazione spetta per le spese sostenute, a partire dal 1° gennaio 2018, dai soggetti con diagnosi di (Dsa), minorenni o anche maggiorenni, fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado. Il contribuente può usufruire della detrazione anche se sostiene la spesa per un familiare con diagnosi di Dsa, a patto che si tratti di familiare fiscalmente a carico.

Per accedere della detrazione la diagnosi di Dsa deve risultare da un certificato rilasciato dal Servizio sanitario nazionale oppure da specialisti o strutture accreditati in base all’articolo 3, comma 1, della legge 170/2010. Il collegamento funzionale tra i sussidi e gli strumenti compensativi e il disturbo diagnosticato deve risultare dalla certificazione o da una prescrizione autorizzativa del medico.

Le spese, come anticipato, vanno documentate da fattura o scontrino fiscale parlante con il codice fiscale del soggetto affetto da Dsa e la natura del prodotto acquistato o utilizzato.

in Il Sole 24 Ore, 10 aprile 2018

Aleppo. Una città distrutta dalla guerra. Il contributo delle scuole cattoliche

Gianni Mereghetti

In Siria non c’è libertà di educazione, ma quello che ho visto oggi è un segno incoraggiante: chi vuole la libertà di educare, può prendersela. Vado ad el Ram, accompagnato da padre Bassam, e visito il convento francescano dove sono cadute diverse bombe, del resto basta guardarsi intorno per capire cosa sia stata la crudeltà della guerra. Padre Bassam mi fa vedere l’opera di ricostruzione che si sta facendo e dall’alto del convento la scuola statale di cui si può dire, eufemisticamente, che utilizza i locali dei francescani. Poi scendendo nei sotterranei mi fa scoprire pian piano il miracolo che si schiude davanti a noi.

Scendiamo a basso, ci sono già alcune aule con delle maestre, poi risaliamo ed entriamo nella struttura della scuola per i sordomuti, il suo nome è “École d’Habilitation et d’Initiation pour les Sourds“. Scopro così questa scuola libera messa in piedi da due genitori che avevano un figlio sordo. Oggi non ci sono bambini, ma solo le maestre che hanno un giorno la settimana per confrontarsi sul lavoro che fanno e per aggiornarsi sugli strumenti da usare.

Questa esperienza è unica ad Aleppo, è frequentata da bambini cristiani e musulmani, affronta un bisogno reale. Qui si insegna il linguaggio dei segni e si svolge il programma statale per portare tutti i bambini e le bambine a sostenere gli esami statali per conseguire la licenza. Lo scopo per cui questa scuola è iniziata e di cui vive è condividere il bisogno delle famiglie che hanno figli sordi, e lo si fa assumendo tutte le dimensioni del bisogno, da quello di ascoltare, capire, rispondere fino a quello di apprendere, il tutto dentro una prospettiva umana. Questo è un luogo libero, perché ogni bambino, ogni bambina è guardato per ciò che è e la sua sordità non è più un limite. Mi fanno vedere uno spettacolo di danza fatto da questi bambini e bambine che mi fa piangere dalla commozione: sembra impossibile che una bambina sorda balli seguendo il ritmo della musica! Quest’anno il tema che la scuola affronterà è quello della pace, ogni bambino e ogni bambina ogni giorno avranno una frase di cui devono trovare un comportamento concreto che la realizzi.

Poi padre Bassam mi porta nella scuola delle Suore del Rosario, una scuola che si trova in un edificio bombardato, infatti siamo nella zona più distrutta di Aleppo. Qui queste suore coraggiose hanno mantenuto la loro scuola secondo l’identità cristiana. Certo sono controllate, vi è un’ispettrice dello Stato, cui hanno riservato un gabbiotto. Lei controlla, ma loro credono nel valore educativo dei principi cristiani e li portano avanti per quanto lo Stato permette di fare, scuola materna e scuola elementare. Commuove vedere come nemmeno l’ostacolo dello Stato fermi un flusso di vita in piena e che l’occhio statale sia inincidente, perché ciò che educa è l’approccio vivo e profondo di queste suore e di queste maestre.

E’ stata una mattinata commovente. Quando usciamo dalla scuola delle Suore del Rosario mi si presentano davanti agli occhi le rovine di Aleppo, ma più forte di queste macerie è l’impegno ad educare. Un fiore che cresce dentro la città ferita.

in Il SUSSIDIARIO 5 gennaio 2018