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La “Sacra Sindone” sotto la lente della scienza

EMANUELA MARINELLI, intervistata da Angela Ambrogetti

Che la Sindone sia difficile da datare e definire non è un segreto per nessuno. Ma c’è stato un esame in particolare nel 1988 che sembrava prevalere sugli altri: l’esame del radiocarbonio. Oggi però è sempre più chiaro che quell’esame è stato sbagliato. Acistampa ne ha parlato con Emanuela Marinelli, sindonologa e autrice di molti libri sui diversi studi sindonici. A maggio a Catania in una appassionata conferenza ha presentato le novità proprio su quella datazione che oggi si considera errata.

Professoressa Marinelli, ci vuole spiegare di che esame si tratta e come venne eseguito?

L’esame utilizza l’esistenza in natura di piccole quantità di carbonio radioattivo, il 14C, che si combina con l’ossigeno formando anidride carbonica radioattiva. Questa viene assimilata dalla piante e finisce di conseguenza negli animali e negli uomini.

Il 14C decade con il tempo; alla morte dell’essere vivente cessa l’assimilazio5398a60de2af22468b5c3e669e919aef-379x505.jpgne di nuovo 14C e prosegue solo il decadimento. Più passa il tempo e meno 14C rimane nei resti dell’organismo. Misurando il 14C residuo si attribuisce un’età radiocarbonica in proporzione.

Se però il campione è contaminato da altro 14C di varia provenienza, finisce anche questo nel conteggio; l’oggetto risulta così più radioattivo e quindi, ai fini della datazione, più “giovane”. Gli scienziati sono perciò molto cauti nel valutare i risultati delle analisi condotte con il metodo del 14C, perché alcune contaminazioni non sono eliminabili con i normali metodi di pulizia del campione. La letteratura scientifica contiene casi clamorosi di datazioni radiocarboniche errate.

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Putin a Roma e in Vaticano con quale agenda?

ISPI – Focus

Il Presidente della Federazione russa Vladimir Putin arriverà e ripartirà da Roma nell’arco della giornata di oggi, per un visita lampo nel nostro paese. Sono diversi gli incontri istituzionali previsti: a partire da quello con Papa Francesco in Vaticano, poi con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale, per continuare con una riunione a palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e, a concludere, una cena diplomatica.putinconte.jpg

La visita di Putin ha luogo all’indomani del rinnovo, da parte del Consiglio europeo del 20 giugno, delle sanzioni economiche alla Russia e della pubblicazione dei risultati preliminari delle indagini del governo olandese sull’abbattimento, nel 2014, dell’aereo MH17 nello spazio aereo dell’Ucraina orientale, per il quale sono sospettati tre russi e un ucraino. In un clima dunque ancora teso nelle relazioni tra UE e Mosca, come si iscrive questa visita nel quadro generale delle relazioni tra la Russia e l’Italia? Quali sono le componenti principali delle relazioni tra i due paesi? E quelle tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica?

PER SAPERNE DI PI§ VEDI:
www. ispi@ispionline.it del 04 luglio 2019

“Al pueblo de Dios que peregrina en Alemania”. Papa Francisco

Papa Francisco                                                [ DE  – ES ]

Queridos hermanos y hermanas, La meditación de las lecturas del libro de los Hechos de los Apóstoles que se nos propusieron en el tiempo pascual me movió a escribirles esta carta. Allí encontramos a la primera comunidad apostólica impregnada de esa vida nueva que el Espíritu les regaló transformando cada circunstancia en una buena ocasión para el anuncio. Ellos lo habían perdido todo y en la mañana del primer día de la semana, entre la desolación y la amargura, escucharon de la boca de una mujer que el Señor estaba vivo. Nada ni nadie podía detener la irrupción pascual en sus vidas y ellos no podían callar lo que sus ojos habían contemplado y sus manos tocado (Cfr. 1 Jn. 1, 1).

En este clima y con la convicción de que el Señor «siempre puede, con su novedad, renovar nuestra vida y nuestra comunidad»1quiero acercarme y compartir vuestra preocupación con respecto al futuro de la Iglesia en Alemania. Somos conscientes que no vivimos sólo un tiempo de cambios sino un cambio de tiempo que despierta nuevas y viejas preguntas con las cuales es justo y necesario confrontarse. Situaciones e interrogantes que pude conversar con vuestros pastores en la pasada visita Ad limina y que seguramente siguen resonando en el seno de vuestras comunidades. Como en esa ocasión quisiera brindarles mi apoyo, estar más cerca de Ustedes para caminar a su lado y fomentar la búsqueda para responder con parresia a la situación presente.

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Immensa tristezza. Un padre e la sua bambina annegati nel Rio Grande

Giacciono a faccia in giù, il viso e i corpi semi sommersi nell’acqua torbida del Rio Grande. Sono stretti nella stessa maglietta, forse il tentativo del padre di non perdere la figlioletta durante la traversata del fiume che separa il Messico dagli Stati Uniti. La bimba ha ancora un braccio attorno al collo del papà.

Mostra l’ennesima tragedia dell’immigrazione la foto straziante scattata dalla reporter dell’Ap, Julia Le Duc. Un’immagine che è un pugno nello stomaco e che, come quella del corpo del piccolo Alan Kurdi, sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, sta indignando e commuovendo il mondo e in particolare gli Stati Uniti, dove diventano ogni giorno più aspre le critiche al presidente Donald Trump per la sua politica migratoria, con l’insistenza sulla costruzione del controverso muro al confine messicano. Continua a leggere

Gli anziani e le nuove tecnologie

L’uso della Rete ha un considerevole impatto nella vita di tutti i giorni percheé amplia le possibilità di comunicazione, socialità, informazione e accesso ai servizi.

Nell’ultimo decennio la quota di utenti regolari di Internet nella popolazione Ue28 tra 65 e 74 anni è più che triplicata, passando dal 16 per cento al 52 per cento; tale trend positivo si registra anche per l’Italia, con un incremento di 28 punti percentuali (passando dal 6 al 34 per cento). Nonostante ciò, in questi 10 anni, i divari dal valore medio europeo si sono ulteriormente ampliati, prevalentemente a seguito di una maggiore velocità di incremento nei paesi più dinamici (come ad esempio Danimarca e Paesi Bassi).

In Italia, nel complesso, la percentuale di utenti regolari di Internet di 65 anni e più è del 21,7 per cento. L’analisi per generazione consente di inquadrare meglio i cambiamenti intercorsi nel tempo a parità di età. Analizzando i profili di fruizione della rete si osserva un utilizzo regolare di Internet molto limitato per gli uomini e pressoché nullo per le donne nati prima del 1934 (che nel 2018 hanno 84 anni e più). A fronte di una diffusione costante dell’uso regolare di Internet per i nati a partire dal 1934, si osserva un divario marcato tra le diverse generazioni: i giovani anziani di 65-69 anni del 2018 (nati tra il 1949 e il 1953) utilizzano Internet regolarmente molto più dei loro coetanei di quindici anni prima. Tale tendenza si osserva sia tra gli uomini (44,7 contro 5,8 per cento dei nati tra il 1934 e il 1938) sia tra le donne (34,9 contro 0,7 per cento dei nati tra il 1934 e il 1938), con evidenti differenze di genere.

Il dispositivo maggiormente utilizzato per accedere ad Internet è lo smartphone, che ha sicuramente contribuito alla diffusione della rete anche tra le persone più anziane: nel 2018 la percentuale di utenti regolari di 65 anni e più che lo utilizza è pari al 68,5 per cento. Il PC è utilizzato dal 61,2 per cento degli anziani, mentre quasi un quinto di loro utilizza il tablet. L’attività più diffusa tra gli anziani che usano regolarmente Internet, così come per il resto della popolazione, è l’utilizzo dei servizi di messaggeria istantanea (70,7 per cento) che, nel complesso, è preferito all’utilizzo delle e-mail (64,7 per cento). Le altre attività frequente- mente svolte dai 65enni e più sono la lettura di giornali, informazioni e riviste online (57,6 per cento) nonché la ricerca di informazioni sanitarie (47,7 per cento). I servizi di condivisione di video (ad esempio YouTube) e di social network (come Facebook), nonostante il riscontro di un forte gradiente legato all’età, sono comunque utilizzati, rispettivamente, dal 41,1 e dal 33,7 per cento degli anziani.

Le donne anziane mostrano una maggiore familiarità e abitudine a utilizzare la messaggeria istantanea (78,5 contro il 65,0 per cento degli uomini) e nell’utilizzo dei social network (37,1 contro 31,1 per cento). Gli uomini anziani, invece, esprimono una propensione verso la comunicazione via e-mail (70,8 contro il 56,4 per cento delle donne) e sono più attivi nell’ascolto della musica (28,5 contro 17,2 per cento delle donne) e nella lettura dei giornali (60,8 contro 53,3 per cento delle donne).a2.jpg

Le attività di comunicazione online, in primis la messaggistica istantanea, le e-mail e i servizi di social networking, rappresentano opportunità non soltanto di contatto interpersonale, ma anche di scambio di informazioni e condivisione con il mondo esterno e possono contribuire a ridurre il senso di isolamento e solitudine relazionale e sociale. Tali attività, che sono svolte da quasi un quinto della popolazione di 65 anni e più (19,5 per cento), vengono praticate in maniera più frequente da parte di chi ha una rete di relazioni e attività sociali31 più sviluppata (la percentuale sale a 37,4 per cento in presenza di tutte le reti considerate).

Tuttavia, anche tra gli anziani senza nessuna rete, il 10,4 per cento dichiara di svolgere tali attività che costituiscono una rete alternativa, seppur virtuale, di cui disporre.

Il ritardo di una parte degli anziani nell’accesso ad Internet è in parte riconducibile al livello di istruzione basso che li caratterizza. Il titolo di studio posseduto, infatti, rappresenta nella terza età uno dei fattori maggiormente determinanti nell’utilizzo delle nuove tecnologie: mentre nelle classi di età più giovani il grado di diffusione delle nuove tecnologie è aumentato a tal punto da ridurre le differenze di utilizzo legate al grado di istruzione, al contrario, nelle classi di età più anziane il divario per titolo di studio persiste. Nel 2018 la differenza di utilizzo tra gli utenti regolari di 65 anni e più con almeno il diploma e chi ha al massimo la licenza media è di 37,6 punti percentuali per gli uomini e di 32,1 punti percentuali per le donne.

Nei prossimi decenni, quando diventeranno anziane le generazioni del baby-boom, più istruite e più abituate all’utilizzo delle nuove tecnologie, ci si può attendere una riduzione importante del divario tra giovani e anziani nell’accesso ad Internet.

(in ISTAT, Rapporto annuale 2019. La situazione del paese, pp. 161-165)

 

Antropologia. La libertà e i suoi condizionamenti

Rosario Sorrentino

Quella sul libero arbitrio è la questione delle questioni, forse la punta più avanzata di un confronto spesso aspro, una tensione tra opposte culture. Non ci piove. La domanda è: siamo disposti a cedere un pezzo della nostra sovranità mentale, abituarci all’idea di non essere poi così centrali e liberi, quando decidiamo? Per esempio, rinunciare a credere di non essere poi stati solo noi a scegliere, preferire, un mattino al risveglio un tè piuttosto che un cappuccino, oppure di cambiare improvvisamente idea su dove trascorreremo le vacanze.

Certo, detta così è dura da digerire. Ma, per come ci è stato raccontato, da una lunga e dotta tradizione filosofica e teologica, il libero arbitrio non regge, o meglio non regge più. Quella convinzione di essere pienamente gli artefici, grazie alla supremazia della coscienza, delle nostre azioni, scelte e decisioni. Oggi, alla luce dei dati in possesso delle neuroscienze, questo concetto così cruciale nella nostra esistenza vacilla non poco, aa2dc4b28659aa38d8fd70a7a9e3e6966.jpge appare più un contratto o una convenzione sociale, per regolare al meglio il nostro vivere insieme. Mentre andrebbe riconsiderato, in quanto forse ancora più complesso e affascinante di quanto pensiamo.

Recitava un vecchio aforisma, «Nulla è veramente voluto, ma solo vissuto», che equivale a mettere in subordine, quasi sotto tutela, la nostra coscienza rispetto al fatto che non siamo poi così determinanti rispetto agli automatismi e allo strapotere dell’inconscio. Fu Benjamin Libet uno dei primi ad analizzare scientificamente con i suoi esperimenti il libero arbitrio, dimostrando che esiste una attività neurale che anticipa, precede, di una frazione di secondo le nostre decisioni e intenzioni. Vale a dire, che la nostra coscienza viene battuta in velocità e in un certo senso quasi ingannata, informata quando cioè i giochi sono praticamente già fatti. D’altra parte, mettere in discussione l’esistenza del libero arbitrio, invece di limitarsi a correggerlo, sarebbe come cercare una sorta di impunità, di «assoluzione laica» collettiva alle proprie malefatte, ai propri errori, cioè un «tana libera tutti».

Ottimo, direbbe qualcuno, per superare il tormento dei propri sensi di colpa o per arrivare a dire: «Non sono stato io, ma il mio cervello, chiedetelo a lui!». Abituiamoci a pensare però che, noi, con la nostra coscienza, non siamo i soli «inquilini» e neppure quelli più influenti che abitano in quello straordinario organo che chiamiamo cervello.

in “Corriere della Sera” del 21 giugno 2019

Filosofia. “Come diventare ciò che si è”. Viaggio verso se stessi

 SERGIO ASTORI

«E pensare che c’era il pensiero», cantava un tempo Gaber. Tornare a «fare pensiero per fare la propria storia»: questo propongono Alberto Lolli, Silvano Petrosino e Sergio Massironi, autori di La sfida dell’unicità. Come diventare ciò che si è (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2018, pagine 288, euro 14, 50). «Bisogna tornare a essere individui pensanti, a pensare criticamente, a pensare insieme e a pensare accompagnati», scrive Lolli; «L’essere in viaggio verso se stessi è una storia che deve essere esperita», si unisce Petrosino. «Chi non pensa è condannato a sopravvivere a ogni azione, non afferrandone pienamente il senso», rilancia Massironi.

I sacerdoti Lolli e Massironi e il filosofo Petrosino sono disposti a discutere e a riaffermare la nostra umanità pensante. Nostra perché il lettore non è escluso, sopraffatto da un testo che descrive la crescita affrontando anche lo snodo del diventare grandi diventando se stessi, del rinascere riannodandosi, senza fronzoli, al progetto originario del proprio cuore. Stare allineati e alleati al proprio centro non è scontato con i tempi che corrono, resi complessi da costanti spinte compulsive ad avere tutti di tutto e da diffuse ansie imitative di questo o quel modello.

Un messaggio valido a qualunque età perché trovare un equilibrio tra l’ipertrofia dell’ego e l’annichilimento del sé è affare di tutti. Il “vuoto di senso”, lasciano intendere Lolli, Petrosino e Massironi, è una malattia molto più sottile del già diffuso “senso di vuoto”. Ci dicono di accorgerci se la strada è smarrita e puntano pure a ricordarci che la via è errata ogni volta che il viaggiatore ha smarrito sé; e che anche il viaggiatore che gira molto può molto girare a vuoto. Gli autori spiegano che «è necessaria la pazienza di ri-pensare per non appaltare il senso ad altre logiche che penetrano nel vuoto di ragioni che ci circondano, persuadendoci della loro bontà inconsistente».

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Musica. Bruce Springsteen: Le pietre rotolanti di «Western Stars»

LUCA MIELE

The Searchers («Sentieri Selvaggi», 1956), capolavoro indimenticato di quel poeta dello spazio che fu John Ford, si chiude con un’uscita di scena che sa di epico. Il granitico (e inespressivo?) Ethan Edwards-John Wayne ha regolato tutti i conti che teneva aperti: ha inseguito indiani, ha ucciso indiani, ha strappato agli indiani la piccola Debbie, rapita quando era bambina, restituendola così alla sua famiglia. Tutto pronto, dunque, per il più classico dei The End?

Niente affatto. Quel genio di Ford non poteva accontentarsi di qualcosa di banale. E inventò un finale da brividi. La camera fissa, dall’interno di una casa, una porta che lentamente si richiude. Nel ritaglio dello spazio, Ethan si incammina a piedi, da solo, nel deserto. Mentre lo fa, si tocca un braccio: è ferito? Cosa ci vuole dire Ford con quel gesto inaspettato del suo “eroe”? Che nessuna lotta, come quella che lo ha opposto al capo indiano Scar (letteralmente cicatrice, segno), si consuma senza incidere la carne, come ben sa Giacobbe? L’eroe si congeda dalla famiglia, dalla comunità. L’eroe esce dalla storia, per consegnarsi al mito. Da allora il West è, nella cultura americana, una sorta di serbatoio di immagini, figure, personaggi dal sapore decisamente mitologico.

Non è un caso che Bruce Springsteen, inossidabile grande voce della musica a stelle e strisce, abbia scelto la stessa cornice per il suo diciannovesimo album. Lo diciamo subito: Western Stars è crepuscolare, nostalgico. Springsteen sceglie questo mondo al tramonto, inattuale, prossimo alla dissolvenza, per calare le sue storie minime, scarnificate, ridotte agli elementi essenziali. Siamo lontani anni luce dalle scritture della frontiera che avevano impegnato il cantante americano in The Ghost of Tom Joad (1995). Lì c’erano precisione, sviluppo narrativo, psicologie complete: qui i personaggi sono solo schizzi. Gli ingredienti dell’Ovest, però, ci sono tutti: strade, bar, solitudini, motel, rimpianti. E soprattutto c’è lo spazio. Perché, nella narrazione del West, lo spazio è essenziale, lo spazio diventa esso stesso narrazione. Basta rivedere i film di Ford, dove l’uomo appare minuscolo, quasi irrilevante per capirlo.

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Libri per bambini e ragazzi da leggere in estate

Cosa fare in estate, quando le scuole sono chiuse e i più giovani hanno tanto tempo a propria disposizione? Dovunque trascorreranno il periodo estivo i vostri bambini, vi consigliamo di lasciare molto spazio alla lettura: in questo modo potranno vivere anche da fermi esperienze avventurose, stimoleranno la fantasia e svilupperanno ottime capacità di riflessione.bimbi-che-leggono.jpg

LETTURE PER BAMBINI E RAGAZZI

Hong Kong. Le ragioni di una giusta protesta popolare

GIANNI RIOTTA

Trent’anni fa la Cina di Deng Xiaoping represse nel sangue il movimento degli studenti, mobilitato a piazza Tiananmen, «non perché ce ne fosse davvero bisogno, ma per dare l’esempio» e scoraggiare i dissidenti per la democrazia, secondo il giudizio dell’allora ambasciatore Usa Winston Lord. Ora la Cina del presidente Xi Jinping, assurta a superpotenza economica e presto geopolitica, affronta un analogo dilemma con il movimento di piazza di Hong Kong contro la legge sull’estradizione e sembra decisa a ostinarsi nella strategia del pugno di ferro.

Tutta Hong Kong, l’ex colonia inglese tornata alla madrepatria nel 1997 mantenendo però un originale sistema giudiziario e qualche margine di autonomia, ha marciato contro la proposta di cancellare ogni garanzia contro i cittadihong-kong-proteste-estradizione-cina.jpgni, di qualunque paese, in caso di estradizione a Pechino. I membri della comunità del business, gli agenti di borsa, i manager che fanno scalo nella storica e frenetica metropoli, rischiano di finire in cella, impigliati nelle dispute tra il presidente americano Donald Trump e Xi. Come la Meng Wanzhou, figlia del fondatore del colosso delle telecomunicazioni cinese Huawei, e capo finanziario dell’azienda, è stata arrestata in Canada e minacciata di estradizione verso gli Stati Uniti, così Pechino potrebbe ordinare, senza diritto di appello, che cittadini stranieri le vengano consegnati, ottenendo una chance preziosa di immediata rivalsa.

I cortei, le assemblee, i comizi, punteggiati da ombrelli gialli in ricordo dell’ondata di proteste, poi rientrata, del 2014, riportano in scena la Hong Kong che non intende rinunciare alla propria identità, decadendo a incolore periferia della sterminata nazione che fu l’Impero di Mezzo cinese. Studenti, dirigenti, ceto medio colto, operatori economici son consci, con a disposizione il web senza le censure che lo accecano nella Cina continentale, che Xi sta organizzando la maggior operazione di repressione sociale della storia umana, dalla campagna di arresti e processi in corso contro la minoranza musulmana degli uiguri, alla schedatura digitale via riconoscimento dei volti per milioni di persone, fino al «voto personale» che tutti i cinesi ricevono in base ai post online, al comportamento privato e pubblico, all’attività nelle cellule di partito. La bocciatura esclude da carriera e scuola e tanti cinesi, ossessivamente, cliccano «Sì» sui test di fedeltà politica, pur di restare nelle grazie del governo.

Le prime reazioni ufficiali ai cortei sono preoccupanti. La dichiarazione di condanna del segretario di Stato americano Pompeo è stata subito rintuzzata dalle autorità di Hong Kong e Pechino come una provocazione e le più diplomatiche sortite dell’Unione Europea, timorosa di ritorsioni, respinte con uguale fermezza. Carrie Lam, leader filocinese di Hong Kong, ha comunicato di voler andare avanti, già da domani, con il provvedimento contestato, mentre Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri cinese, denuncia «ingerenze internazionali negli affari interni» del paese. Il vicepremier Han Zheng, come da copione, fa sapere che la nuova legge rafforzerà Hong Kong. I diritti umani di chi è sceso in piazza per quel che resta di non dittatoriale a Hong Kong sono purtroppo ostaggio del duello Usa-Cina, guerra dei dazi, attrito militare per le rotte commerciali del Pacifico, sfida su tecnologia, dati, intelligenza artificiale, 5G. Per questo, la disperata protesta suona ancor più nobile e da sostenere, per ogni libera coscienza e per le democrazie: l’Italia del governo Conte, assai accondiscendente finora con l’ultimo regime comunista per un pugno di contratti, potrebbe spendere almeno una parola di solidarietà, nello spirito dell’articolo 10 della Costituzione, che tutela giusto i diritti umani internazionali a proposito di estradizioni.

in “La Stampa” dell’11 giugno 2019