Filosofia. Siamo liberi solo se lo sono anche gli altri

Axel Honneth, intervistato da Raffaella De Santis

Axel Honneth è uno dei maggiori filosofi contemporanei, ultimo erede della scuola di Francoforte. Insegna alla Columbia University a New York, dove dirige l’Istituto per la ricerca sociale fondato da Max Horkheimer e Theodor Adorno.

È possibile oggi coniugare libertà e sicurezza?

«Dipende da come definiamo la libertà e dal tipo di libertà su cui si basa un determinato ordine sociale. Se la nozione culturalmente prevalente è che le nostre libertà sono interconnesse e che la mia libertà dipende dalla tua libertà, allora possiamo cooperare e prenderci cura reciprocamente della nostra sicurezza fisica e morale. Ma se a prevalere è l’idea che la libertà è un possesso privato, ossia un diritto che mi consente di fare tutto ciò che mi aggrada nei limiti della legge in vigore, allora la libertà individuale e la sicurezza fisica di tutti sono in conflitto permanente: in questo caso non trovo nella mia libertà alcun incentivo a prendermi cura della salute fisica altrui. Per questo da tempo sostengo una nozione più sociale e comunicativa della libertà individuale».

Contando su un’idea di responsabilità personale?

«Bisogna vedere cosa intendiamo con “responsabilità personale”. Si può intendere che si abbia la responsabilità di prendersi cura di sé. Ma si può anche intendere nel senso morale, kantiano, per cui la responsabilità personale implica che ricada tra le nostre responsabilità anche prendersi cura del benessere di tutti gli altri. Nella nostra epoca individualista prevale il primo tipo di responsabilità. Occorrerebbe uno slittamento radicale nella comprensione delle nostre responsabilità come cittadini democratici, per ritrovare fiducia nell’esistenza di forme morali e sociali di responsabilità personale».

L’obbligatorietà del vaccino è limitazione o garanzia di libertà?

«Domanda difficile. Tutti tendiamo ad affermare che qualsiasi costrizione da parte del governo sia una limitazione della nostra libertà individuale. D’altro canto ci sono ambiti nei quali accettiamo limitazione del genere in nome di valori superiori della comunità democratica, come in passato la leva obbligatoria, o, in certi Stati, il lavoro sociale obbligatorio. Se una tale costrizione tutela i diritti delle minoranze, allora potrebbe essere legittimo per uno Stato di diritto richiedere ai propri cittadini di vaccinarsi avendo in vista la salute fisica di tutti. Tuttavia allo stato attuale tendo a preferire l’obbligo indiretto, esercitabile da uno Stato democratico attraverso la limitazione di accesso a determinati intrattenimenti o servizi nei confronti di chi rifiuta di vaccinarsi».

Lei ha scritto un libro sul concetto di riconoscimento. Si può essere liberi senza riconoscere la libertà degli altri?

«La mia risposta è chiara ed è ispirata da Hegel. Non possiamo essere liberi senza riconoscere la libertà degli altri, semplicemente perché se non riconosciamo la loro libertà non possiamo considerarli soggetti capaci di riconoscere liberamente la nostra».

in “la Repubblica” del 12 settembre 2021

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