Archivio mensile:settembre 2019

Webinar eTwinning. Nuovo corso online su sicurezza on line, leadership educativa

Lorenzo Mentuccia

Il prossimo ottobre l’Unità nazionale eTwinning organizza un nuovo ciclo di incontri online con esperti. Si tratta di webinar di circa due ore su tematiche attuali, di grande interesse e utilità didattica, rivolti a docenti, a dirigenti scolastici e al personale scolastico iscritto a eTwinning. La partecipazione è gratuita e i 200 posti a disposizione verranno assegnati fino a esaurimento. Per tutti i webinar seguiti sarà rilasciato un attestato di partecipazione.114.jpg

Di seguito il calendario con gli appuntamenti del mese di ottobre e i relativi link alle iscrizioni:

“La policy sulla sicurezza online delle scuole – Gli strumenti di Generazioni connesse”. 3 ottobre
Target: Dirigenti scolastici, referenti cyberbullismo, animatori digitali e altri docenti eTwinning
Il webinar parlerà delle questioni che una scuola deve affrontare nella costruzione della policy sulla sicurezza online, intesa come un documento programmatico e operativo, volto a promuovere le competenze e la cittadinanza digitale. Tra i punti centrali: prevenire i rischi online; riconoscere, gestire, segnalare e monitorare episodi legati a un utilizzo scorretto delle tecnologie digitali. La proposta di Generazioni Connesse prevede il coinvolgimento di tutta la comunità scolastica, ragazzi e genitori compresi, in un’ottica di alleanza educativa e di partecipazione. Nel corso del webinar verrà presentata la nuova piattaforma di formazione e supporto alla creazione della policy, dedicata alle scuole di ogni ordine e grado.
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“Coltivare la competenza di imprenditività, EntreComp nella pratica didattica”
8 ottobre

Target: Docenti delle scuole VET registrate a eTwinning
Il webinar si concentrerà sui risultati di apprendimento indicati nel quadro europeo per la competenza chiave di imprenditività, conosciuto come EntreComp. Partendo dall’obiettivo principale di imparare creando valore, la relatrice passerà in rassegna alcuni progetti Erasmus+ che mettono a disposizione dei docenti risorse utili allo scopo.
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“Gli effetti della leadership educativa: come cambiare le pratiche e i metodi di insegnamento” – 16 ottobre
Target: Dirigenti scolastici, funzioni strumentali e docenti eTwinning di ogni ordine e grado
Le politiche pubbliche di decentralizzazione e responsabilità hanno dato un ruolo chiave ai dirigenti scolastici nel sistema educativo di ogni Paese, creando un alto livello di aspettative sulla figura del dirigente. Le scuole sono però un tipo particolare di organizzazione, e nel corso degli anni il concetto di leadership scolastica ha subito una radicale evoluzione. Questo workshop cerca di chiarire il background teorico di questi sviluppi e punta a evidenziare alcuni aspetti importanti per lo sviluppo della leadership.
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Altri link utili:

in http://www.indire.it

 

Educazione finanziaria. Cinquecento eventi in tutta Italia dall’1 al 31 ottobre

MIUR 

Dall’1 al 31 Ottobre saranno circa 500 gli appuntamenti che si svolgeranno in tutte le regioni d’Italia in occasione del Mese dell’educazione finanziaria. Il calendario ufficiale della manifestazione è stato presentato oggi al Piccolo Teatro di Milano, dove questa sera sarà messa in scena una lezione-spettacolo per gli studenti delle Scuole secondarie di II grado.

L’incremento delle adesioni di circa il 50% e la varietà delle proposte presentate per questa seconda edizione confermano il successo dell’iniziativa.

Il Mese dell’educazione finanziaria, promosso dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria (Comitato Edufin) diretto dalla Professoressa Annamaria Lusardi, prevede ito.jpgseminari, lezioni, giochi, laboratori e spettacoli gratuiti. L’obiettivo è offrire occasioni per informarsi, discutere e capire come gestire e programmare le risorse finanziarie personali e familiari, approfondendo i temi del risparmio, degli investimenti, delle assicurazioni e della previdenza.

Il Mese si aprirà con la “World Investor Week”, vedrà il debutto della prima Giornata Nazionale sull’Educazione Assicurativa il 9 ottobre e si chiuderà il 31 con la Giornata Mondiale del Risparmio.

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“From social network communities to the human community “

POPE FRANCIS

Message for the 53rd world communications day, 2019

Ever since the internet first became available, the Church has always sought to promote its use in the service of the encounter between persons, and of solidarity among all. With this Message I would like to invite you once again to reflect on the foundation and importance of our being-in-relation and to rediscover, in the vast array of challenges of the current communications context, the desire of the human person who does not want to be left isolated and alone.

The metaphors of the net and community

Today’s media environment is so pervasive as to be indistinguishable from the sphere of everyday life. The Net is a resource of our time. It is a source of knowledge and relationships that were once unthinkable. However, in terms of the profound transformations technology has brought to bear on the process of production, distribution and use of content, many experts also highlight the risks that threaten the search for, and sharing of, authentic information on a global scale. If the Internet represents an extraordinary possibility of access to knowledge, it is also true that it has proven to be one of the areas most exposed to disinformation and to the conscious and targeted distortion of facts and interpersonal relationships, which are often used to discredit.

We need to recognize how social networks, on the one hand, help us to better connect, rediscover, and assist one another, but on the other, lend themselves to the manipulation of personal data, aimed at obtaining pott.jpglitical or economic advantages, without due respect for the person and his or her rights. Statistics show that among young people one in four is involved in episodes of cyberbullying.

In this complex scenario, it may be useful to reflect again on the metaphor of the net, which was the basis of the Internet to begin with, to rediscover its positive potential. The image of the net invites us to reflect on the multiplicity of lines and intersections that ensure its stability in the absence of a centre, a hierarchical structure, a form of vertical organization. The net works because all its elements share responsibility.

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“THE COMMON GOOD IN THE DIGITAL AGE”

Pope Francis

I welcome all of you who are participating in the meeting on the theme of “The Common Good in the Digital Age”, sponsored by the Dicastery for Promoting Integral Human Development and the Pontifical Council for Culture. I thank Cardinal Turkson and Cardinal Ravasi for this initiative. The remarkable developments in the field of technology, in particular those dealing with artificial intelligence, raise increasingly significant implications in all areas of human activity. For this reason, open and concrete discussions on this theme are needed now more than ever.

In my Encyclical Letter on care for our common home, I pointed to a fundamental parallelism. The indisputable benefit that humanity will be able to draw from technological progress (cf. Laudato Si’, 102) depends on the degree to which the new possibilities at our disposal are employed in an ethical manner (cf. ibid., 105). This correlation requires an adequate development of responsibility and of values alongside the vast technological progress underway.

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Otherwise, a dominant paradigm – the “technocratic paradigm” (cf. ibid., 111) – that promises uncontrolled and unlimited progress will be imposed and perhaps will even eliminate other factors of development, with great danger for the whole of humanity. By your work, you have sought to prevent this and to make concrete the culture of encounter and interdisciplinary dialogue.

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Progetto Africa. Un impegno ineludibile per la politica della Unione Europea

ROMANO PRODI

Il nuovo governo ha riavvicinato l’Italia all’Unione Europea, riannodando rapporti interrotti e riaprendo prospettive che si erano chiuse. Come prima conseguenza si sono abbassati i tassi di interesse del debito pubblico e si sono aperte prospettive per una parziale condivisione del problema migratorio con gli altri paesi europei.

La nostra opinione pubblica ed il nostro governo non hanno invece ancora aperto il dibattito su come costruire una politica europea che tenga conto della drammatica situazione che si è creata nel Mediterraneo. Non solo la Libia è in fiamme da otto anni ma l’Algeria è entrata in una fase di transizione senza fine, l’Egitto aggiunge alle difficoltà economiche crescenti tensioni politiche e la Tunisia sta trovando grandi difficoltà nel completare il processo di costruzione della democrazia.

Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica la politica europea, anche in conseguenza delle urgenze della storia, ha rivolto le sue attenzioni soprattutto verso il Nord e verso l’Est: nessuna valida strategia è stata elaborata nei confronti del Mediterraneo. Per l’Italia questa è invece una priorità assoluta. Non possiamo infatti pensare di risolvere i problemi del nostro Mezzogiorno se esso ha dall’altra parte del mare solo tensioni, conflitti e miseria.

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Eppure siamo così lontani da questo obiettivo che non ci rendiamo nemmeno conto di quanto si siano quasi annullati i nostri rapporti con i paesi della sponda sud. Un secolo fa il numero degli italiani che vivevano in Egitto, Libia e Tunisia si contava in centinaia di migliaia. Alessandria d’Egitto era una città con una grande presenza italiana tanto che Vittorio Emanuele III vi fuggì in esilio proprio perché essa era la città più italiana al di fuori dei nostri confini. La nostra presenza in tutti questi Paesi faceva della nostra lingua lo strumento di comunicazione più diffuso fra i marinai e i commercianti delle due sponde.

Il primo passo per indirizzare verso sud la politica europea è nell’elaborazione di un progetto condiviso da tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. I nostri problemi e le nostre difficoltà sono infatti comuni non solo con Spagna, Grecia, Cipro, Malta, Slovenia e Croazia, ma anche con la Francia. La stessa Germania si sta rendendo conto di quanto venga a costare la debolezza del fronte sud nel quale Stati Uniti, Russia e Cina riempiono il nostro vuoto, ma solo per loro esclusivo interesse.

Un progetto europeo per il Mediterraneo deve fondarsi su alcuni fondamentali pilastri. L’aspetto economico è naturalmente prioritario e richiede la messa in atto di più intensi rapporti commerciali e, soprattutto, di un aumento degli investimenti che sono oggi al di sotto di ogni aspettativa. Per porre rimedio a questo stato di cose dobbiamo prima di tutto riprendere in esame l’ipotesi della costituzione di una grande banca di sviluppo per il Mediterraneo. Una banca nella quale i poteri di decisione siano egualmente distribuiti fra i rappresentanti delle due sponde e che raccolga capitali non solo da Europa e Africa ma anche da altre aree, a cominciare dai Paesi del Golfo. A questo si deve affiancare il lancio massiccio di un progetto europeo per dare vita ad una rete capillare di energie rinnovabili. Una rete che, pur avendo l’obiettivo di estendersi per tutta l’Africa, trova certamente le più immediate possibilità di sviluppo nei Paesi del Mediterraneo.

Non ci si può tuttavia limitare alle cooperazioni nel campo economico perché tra le due sponde del Mediterraneo si sono indeboliti anche i rapporti umani e culturali che sono la premessa per ogni forma di fruttuosa collaborazione. A questo proposito, più di quindici anni fa, la Commissione Europea avanzò la proposta di costruire una rete di università miste fra Nord e Sud. Per essere concreti: un’università condivisa da Napoli e Tunisi o da Palermo e Alessandria d’Egitto o da Barcellona e Rabat, con uguale numero di professori e di studenti del Nord e del Sud e con l’obbligo degli studenti di trascorrere un ugual numero di anni in entrambe le sedi. Non se ne fece nulla a causa del disinteresse dei paesi del Nord Europa.

Ho elencato solo alcuni esempi di una politica che non può essere solo settoriale ma che deve cambiare radicalmente i rapporti fra le due sponde del Mediterraneo. Una politica condivisa a livello europeo ma preparata e proposta dai Paesi delle due sponde, tra i quali l’Italia è l’indispensabile motore. Dobbiamo infatti sempre tenere presente che non è possibile pensare alla rinascita del Mezzogiorno se non si provvede nello stesso tempo a costruire attorno ad esso un’area capace di creare sviluppo e cooperazione.

in Il Messaggero, 29 settembre 2019

Educazione. Tutti alla ricerca di veri maestri

ROBERTO CARNERO

In un’epoca di influencer e massificazione, due saggi di Gorini e Zagrebelsky delineano le prospettive per pensare a una scuola autorevole e capace di formare alla vita e alla libertà intellettuale

C’è una poesia di Vittorio Sereni, intitolata Il grande amico, che recita così: «Un grande amico che sorga alto su di me / e tutto porti me nella sua luce / che largo rida ove io sorrida appena / e forte ami ove io accenni a invaghirmi». Più che di “amico”, questa è la definizione di “maestro”. Non a caso Gustavo Zagrebelsky parte proprio da questi versi del poeta di Luino per svolgere un’approfondita riflessione sull’essenza, sul ruolo e sulla presenza dei “maestri” nella società di oggi. Lo fa in un saggio pubblicato dal Mulino, Mai più senza maestri (pagine 160, euro 14,00). L’autore, già presidente della Corte costituzionale e docente di Diritto all’Università di Torino, parte dal significato letterale del vocabolo, per riflettere su come il concetto si sia sminuito nel tempo, e specialmente in questi nostri tempi travagliati: « Magister (con i derivati: maestro, mastro, master, maître) è generato da magnus e da magis, dalla radice magh, comune nelle lingue indeuropee. Indica qualcosa di grande in tutti i sensi della parola: magno, magnifico, mago, maggio (il mese di Maia, la dea dell’abbondanza)».

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E se i contestatori del ’68 avevano come slogan “Mai più maestri!”, i giovani di oggi sembrano non farsi troppi problemi a seguire e a idolatrare i “nuovi maestri” della comunità digitale, vale a dire i cosiddetti influencer. Così dal “maestro di vita” si è passati al trend setter, a chi impone mode e tendenze, soprattutto sui social, con migliaia o milioni di follower. Dobbiamo rassegnarci a questa situazione? Zagrebelsky è convinto di no, ritiene anzi doveroso, per il futuro del mondo in cui viviamo, porre al centro del dibattito «l’attività intellettuale come alimento della vita sociale e politica, come interrogazione fondamentale sul senso della convivenza degli esseri umani, come capacità di rivoltare il senso comune delle cose e di scuotere la routine che ci avvolge». Ciò significa far capire ai ragazzi che la cultura è ancora una linfa spirituale insostituibile, è ciò che collega tra loro le generazioni, consentendo la sopravvivenza del pensiero oltre i limiti della vita biologica: come i tratti somatici si trasmettono geneticamente, così quelli spirituali si trasmettono culturalmente.

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La Bibbia. Storia delle recenti edizioni in lingua italiana

GIANFRANCO RAVASI

La Bibbia. Storia e consigli sulle più recenti edizioni italiane del testo, in uso nella liturgia ma anche destinate alla lettura personale.

Sono molti, anche tra i nostri lettori, coloro che mi chiedono di suggerire loro una buona traduzione della Bibbia in lingua italiana. Lasciamo subito tra parentesi la lunga e travagliata storia delle versioni bibliche nella nostra lingua, a partire dalla tradizione manoscritta medievale per passare alle tappe successive legate all’invenzione della stampa, alla Riforma protestante e al Concilio di Trento, giù giù fino alla nascita e allo sviluppo dell’esegesi storico-critica moderna e alle tensioni del periodo modernista. Tutto questo arco è stato oggetto di ampi e approfonditi studi generali e specifici (su quest’ultimi siamo intervenuti più di una volta, rimandando alle pubblicazioni delle Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini).

È noto a tutti che la grande svolta è stata segnata dal Concilio Vaticano II che ha visto la riappropriazione della Bibbia da parte delle comunità ecclesiali cattoliche non solo nell’ufficialità della liturgia ma anche nella costellazione della teologia, della catechesi, dei corsi biblici, delle letture spirituali, del dialogo ecumenico e persino della cultura “laica”. Oggi non si potrebbe ripetere il motto sdegnato di Lutero nei suoi Discorsi a tavola secondo il quale «in Italia la Sacra Scrittura è così dimenticata che rarissimamente si trova una Bibbia». Che poi essa non sia soltanto posseduta in un’edizione ma che sia letta e studiata anche nelle scuole è un altro discorso. Dico «anche nelle scuole» perché – come già sostenevano De Sanctis nell’Ottocento e Umberto Eco ai nostri giorni – essa è indiscutibilmente il “grande codice” dell’arte, dell’ethos e dell’etica, in sintesi della nostra civiltà occidentale.Bibbia-di-Borso-dEste.jpg

Ma per ritornare al quesito di partenza, dobbiamo innanzitutto sottolineare che le versioni post- conciliari sono molteplici e di varia qualità e successo: cito solo la cosiddetta Bibbia concordata (Mondadori 1968), che avrebbe dovuto trovare “concordi” in metodo e risultati cattolici, ortodossi e protestanti ma il cui esito fu piuttosto modesto. Attualmente il testo capitale di riferimento rimane, coi suoi molti pregi e alcuni difetti, la cosiddetta «Bibbia CEI», allestita inizialmente nel 1971 su una base preesistente, la Sacra Bibbia (Utet 1963), curata da tre esegeti cattolici molto noti, Enrico Galbiati, Angelo Penna e Piero Rossano. Dopo ulteriori revisioni, a partire dal 1974 divenne la traduzione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), entrando anche nella liturgia.

Ci si accorse, però, con l’evoluzione della lingua e anche degli studi esegetici, che sarebbe stata necessaria una revisione più accurata e sistematica e così dal 1986 si avviò un progetto che si concluse un ventennio dopo, quando nel 2008 vide la luce il nuovo testo che entrò anche nel «lezionario», cioè nelle letture bibliche della liturgia. È questa la versione più usata e da consigliare perché sostanzialmente è una resa efficace e fedele, pur coi limiti che un’operazione di questo genere comporta e con qualche opzione discutibile. Non aveva, certo, torto Cervantes quando sosteneva che «ogni traduzione è come il rovescio di un arazzo». Questa Sacra Bibbia è disponibile, in un’edizione con note essenziali, curata dalla CEI e dall’UELCI (Unione Editori e Librai Cattolici Italiani). Un’altra proposta della stessa traduzione, con note più ricche e articolate, è quella denominata La Bibbia. Via verità e vita (San Paolo-Paoline 2012).

Ovviamente non è possibile qui segnalare pregi e riserve di tale traduzione. Ricordiamo, a titolo esemplificativo, alcune correzioni rispetto alla resa precedente, fermandoci solo al Nuovo Testamento. Si tratta di frasi popolari come il «non c’indurre in tentazione» del Padre nostro divenuto: «non abbandonarci alla tentazione». Oppure il «lungi da me, satana!» rivolto da Gesù a Pietro, che più correttamente è un invito a seguire il Maestro anche sulla via della croce: «Va’ dietro

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Divario. Viaggio nel crepaccio

Nunzio Galantino

Sono davvero tante le analisi che certificano, in maniera più o meno fondata, il divario esistente tra fasce sociali, epoche e territori diversi. E altrettanti sono i proclami e le promesse di impegno per il loro superamento.

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Etimologicamente la parola divario è sostantivo derivante dal verbo latino divariare. La particella di – che rimarca la diversità fra due punti – unita al verbo variare, dà al sostantivo il significato di differenza, di distanza e anche di rottura. In inglese, divario viene reso col termine Gap, derivato dall’antico norvegese col significato di crepaccio, taglio o frattura in un oggetto o in un territorio. Sono tante le forme di divario. Dal divario tecnologico fra paesi più o meno sviluppati al divario digitale fra generazioni; dal divario salariale al divario di opportunità di genere. Per non parlare del divario in ambito socio-politico, a proposito del quale N. Chomsky scrive: «C’è sempre stato un divario tra le scelte politiche e la volontà popolare, ma ora ha raggiunto dimensioni astronomiche. Oggi lo si può percepire chiaramente».

Parole valide soprattutto in uno scenario come il nostro, segnato da eccesso di propaganda e da facile demagogia, che contribuiscono a dare del divario un’accezione solo negativa, se non proprio come fonte di conflittualità.

Può esserci anche un approccio positivo al divario. Esso può aprire la strada a delle opportunità, ma a patto di non ritenere che l’unica strada per superare il divario sia quello della omologazione. Prendiamo l’esempio del divario Nord-Sud. L’atteggiamento culturale col quale si prende atto dell’evidente divario esistente tra questi due territori è per lo più quello di pensare che il superamento del divario passa attraverso il far diventare il Sud come il Nord. Ma siamo sicuri che sia questa l’unica strada? Non è possibile, partendo dal divario, avviare azioni e progettualità che valorizzino il proprium del Sud senza rincorrere modelli economici nati in circostanze e situazioni diverse?

Alle varie forme di divario esistenti si continuerà a rispondere con promesse mai mantenute e con progetti mai realizzati finché non si avrà il coraggio considerarlo una breccia attraverso la quale far passare progetti di sviluppo realistici. E questo è molto più vero quando il divario interessa la persona, in rapporto a se stessa o in relazione ad altre persone. Quanti “divari” nella nostra vita! Divario tra ciò che crediamo e ciò che riusciamo a realizzare; tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere; tra la carica di amore che ci portiamo dentro e quel poco che talvolta riusciamo a donare. Il divario può trasformarsi in una sorta di promemoria; quasi un compagno di viaggio fedele per una vita vissuta con realismo e senza arroganza, senza giochi al ribasso e comunque sempre proiettata in avanti.

in “Il Sole 24 Ore” del 29 settembre 2019

#Donne stupide?

GIANFRANCO RAVASI

“Certo che le donne sono stupide: Dio Onnipotente le ha create per essere uguali agli uomini”.

È una donna – che però si celava sotto uno pseudonimo mascolino, George Eliot – a scrivere questa battuta feroce. Il suo vero nome era Mary Ann Evans Cross e visse nell’Inghilterra vittoriana. Non bisogna mai dimenticare la sistematica imposizione del silenzio a cui i maschi hanno votato le donne. Un silenzio fatto di umiliazione e marginalità, mentre l’uomo era – e lo è ancora in buona parte – artefice della politica, della società e della cultura.

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Tuttavia, contro ogni mitizzazione della femminilità ricordiamo la verità che la Eliot non teme di dichiarare. Dosi eguali e spesso massicce di stupidità sono distribuite in entrambi i sessi perché alla radice c’è una comune natura, limitata, imperfetta e peccatrice. La stupidità ha la caratteristica dell’universalità. Ricordo quanto mi disse ironicamente un giorno lo scrittore Riccardo Bacchelli: «Gli stupidi impressionano non foss’altro che per il numero».

E curare i germi o gli sviluppi di questa grave affezione dell’anima dev’essere un impegno di tutti, donne e uomini.

in “Il Sole 24 Ore” del 29 settembre 2019

MIND THE ECONOMY. Milioni di giovani sui passi di Greta Thunberg

VITTORIO PELLIGRA

Generare significa essere generosi. Non basta mettere al mondo e abbandonare. I nostri figli oggi ci chiedono di essere pienamente generativi, di essere generosi, cioè, di prenderci cura e di lasciarli volare con le loro ali. I feroci attacchi che in questi giorni abbiamo visto all’indirizzo dei giovani che manifestano per la salvaguardia dell’ecosistema e contro l’inerzia di molti governi di fronte ai rischi del riscaldamento globale, sono certamente sintomatici. Adulti contro ragazzi.

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Genitori contro figli. Stiamo sperimentando un pezzetto di quel famoso conflitto intergenerazionale di cui tanto si è parlato negli ultimi anni, ma che finora non si era ancora manifestato in modalità così evidenti. Nei nostri paesi occidentali la popolazione invecchia, facciamo pochi figli e, naturalmente, questo comporta uno spostamento del baricentro del potere verso le generazioni più anziane, per loro natura più avverse al cambiamento, più rigide e tradizionaliste. La dinamica sociale, alimentata dal voto politico sempre più sbilanciato verso gli interessi degli adulti e degli anziani, ha da tempo esaurito la fluidità e la spinta riformatrice. Si accorcia l’orizzonte temporale di riferimento, ci ammaliamo di “breve-termismo”.

GUARDA IL VIDEO / L’appello di Greta al Congresso

Questo è il contesto nel quale irrompe Greta con il suo movimento ; questo è il contesto nel quale si scatena la reazione inconsulta di opinionisti, intellettuali, politici e gente comune che fatica a comprendere e, quindi, per difesa, attacca questi ragazzi con argomenti che spesso rasentano il ridicolo. Per sminuire la portata del risveglio ambientalista di questi giovani li si dileggia, se ne sottolinea l’incoerenza e l’ignoranza, li si invita a stare a scuola ad imparare invece che scendere in piazza a scioperare, si evocano complotti fatti di manovratori occulti e finanziatori interessati ai profitti di una colossale operazione di marketing. E se invece questi giovani si fossero solo svegliati dall’indolenza? Quella stessa indolenza di cui gli stessi adulti, per anni, li hanno accusati. Quella stessa indolenza verso cui noi stessi adulti, genitori, spesso li abbiamo instradati.

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