Archivio mensile:giugno 2019

The Islamic State. Five Years Later

On June 29th, 2014, after the Islamic State captured Mosul, the goup’s spokesman Abu Mohamed al-Adnani, shocked the world with the publishing of an audio message proclaiming the establishment of a “Caliphate”. Five years later, much has changed, as a number of military offensives have managed to free the territories that had been conquered by the Islamic State in Syria and Iraq. Despite losing its base and thousands of fighters, the threat posed by the jihadist group persists, as its affiliates and sympathizers around the globe continue to engage in propaganda and in violence.

fotocop.jpgHow has the organization’s ideology evolved over time and how has this affected internal dynamics? What has happened to its leadership? And what is to be done with the thousands of jihadists and their family members who are detained in Syria and Iraq?

Per saperne di più vedi Dossier ISPI, del 30 giugno 2019

Democrazia a rischio. Il potere sovranazionale delle corporation digitali

Alessandro Gilioli

Non sempre, nella storia, la sovranità ha coinciso con il territorio. Anzi, nei tempi antichi molti re erano definiti in base ai popoli che comandavano, non per i territori che controllavano. Vercingetorige era il re degli Arverni, non dell’Alvernia. Carlo Magno, secoli dopo, era il re dei Franchi, non della Francia. Il dominio sulla nazione si riferiva più a una tribù – o a una federazione di tribù – che a un perimetro geografico. Spesso, del resto, si trattava di popoli non stanziali, quindi la cosa era sensata.

Oggi il fenomeno delle onnipotenti corporation digitali che rendono subalterne le istituzioni territoriali ci sta riportando – in un’era che non a caso viene definita “neonomade” – a quel tipo di situazione: sovranità che non coincidono con un territorio. Ma non per questo sono meno stringenti, anzi.

Il caso di Facebook in questo senso è pionieristico. E la decisione di battere una sua moneta sovrana – quale di fatto è la libra appena lanciata da Mark Zuckerberg – rende ancora più evidente la forma iperstatuale che i mondi virtuali stanno assumendo. Nuovi Stati i cui cittadini si chiamano utenti ma sono comunque sottoposti – come in ogni Stato – a costituzioni, leggi, polizie e tribunali. Che cos’è la Pagina dei Princìpi di Facebook se non una Costituzione a tutti gli effetti, tanto nelle forme quanto nei contenuti? E che cosa sono se non leggi ordinarie di uno Stato “i termini e le normative” di Facebook che poi la stessa azienda fa rispettare con la sua polizia (i censori di contenuti, algoritmici o in carne e ossa) e i suoi tribunali (quelli a cui l’utente fa ricorso in caso di ban provvisorio o definitivo)?

In questo processo verso la trasformazione delle corporation digitali in super Stati, la nuova moneta è solo un ulteriore passaggio, per quanto fortissimo sia dal punto di vista concreto sia da quello simbolico: sì, è tornata la mitica “sovranità monetaria”, ma l’emissione avviene in uno Stato transnazionale che è di proprietà privata, con un potere assoluto, dove la democrazia non esiste né c’è alcuna divisione tra legislativo, esecutivo e giudiziario: chi fa le regole è anche chi le fa eseguire e chi poi giudica.image.jpg

Sono passati dieci anni da quando il semiologo americano Peter Ludlow lanciò il primo allarme, con il suo breve saggio intitolato “Il nostro futuro nei mondi virtuali”. Scriveva Ludlow che «i mondi virtuali sono meno democratici delle nostre società reali e i gestori li amministrano come dittatori, senza rendere conto ai propri utenti-cittadini. Ne decidono il bello e il cattivo tempo e man mano che acquistano popolarità, vengono gestiti in modo sempre più autoritario». Da allora la coscienza critica nei confronti delle corporation digitali è cresciuta, certo, ma senza tuttavia scalfirne lo strapotere. Fino allo scenario di oggi, quello della moneta made in Facebook. Mentre la politica – invece di porre globalmente la megaquestione della democratizzazione dei nuovi immensi Stati sovranazionali – illude gli elettori brandendo l’impossibile ritorno a sovranità locali.

in L’Espresso 26 giugno 2019

 

Diritto. La retta ragione nel comandare e vietare

NUNZIO GALANTINO

Diritto è una parola che, col tempo, ha tanto arricchito il suo spettro semantico da richiedere, per coglierne il senso più profondo, un ritorno a quanto ha lasciato scritto Cicerone nel De legibus (I, § XV, 42): «Unico è il diritto che lega insieme la società umana, ed unica è la legge che l’ha costituita: cioè l’uso della retta ragione nel comandare e nel vietare».

Sulla base di questo assunto, lo scrittore e oratore di Arpino, prima afferma che «la giustizia consiste nella costante e perpetua volontà di attribuire a ciascuno il suo diritto»; poi, definisce le regole del diritto, incise anche sul frontone del Palazzo di Giustizia di Milano: «vivere onestamente, non recare danno ad altri, attribuire a ciascuno il suo», come riporta Ulpiano, giurista romano, nel Digesto (1.1.10.1); infine rassicura: «Legum servi sumus ut liberi esse possimus» (Siamo schiavi delle leggi per poter essere liberi).

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Antropologia. «Il senso della vita» per ridare la speranza

Vito Magno

«La speranza che non delude è una disperazione superata». Il noto scrittore francese Georges Bernanos sosteneva che non si possa vivere senza sperare e non si può sperare senza orientare la propria vita secondo un progetto di pienezza. Anche dal semplice punto di vista fisico avere chiaro il senso della vita ha un’importanza fondamentale sulla salute. Viktor Frankl, padre dell’analisi esistenziale e della logoterapia, l’aveva scoperto in una situazione d’assoluta emergenza, quale il lager di Auschwitz in cui era stato confinato. «Questo è stato il senso della mia vita – egli diceva – aiutare altri a trovare il loro senso». Per lo psichiatra viennese la depressione, sebbene spenga i desideri, continua malgrado tutto a invocare qualcuno che la sconfigga. Continua a leggere

Giovani e Italia, un rapporto difficile

LUCA PESENTI

Italia e giovani, un rapporto difficile. “Non siamo un paese amico dei giovani”, dicono alcuni. “Studiare non paga”, sostengono altri. “Ci state rubando il futuro, non possiamo diventare grandi, fare famiglia, progettare”, si giustificano i diretti interessati. Realtà oggettiva, parole d’ordine, retoriche pubbliche, giustificazioni auto-assolutorie: tutto si mescola in un crescendo di drammatizzazione.

Certo è che il rapporto tra giovani e istituzioni del mondo adulto non è facilissimo. Le difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro sono forse l’indicatore più chiaro. Ma nonostante quel che taluni pensino, laurearsi resta comunque un buon affare. Il “pezzo di carta” garantisce tassi di occupazione di ben venti punti superiori rispetto alla media. Ma garantisce anche stipendi più elevati: secondo un’indagine di Willis Towers Watson, i neo dottori guadagnano al primo impiego poco più di 32.600 euro lordi, ben il 32% in più rispetto ai diplomati. Più o meno come i loro coetanei inglesi, ma meno di quanto guadagnano i loro colleghi francesi e soprattutto tedeschi.

Se c’è però un dato specifico dei giovani italiani è che sembrano essere figli dell’epoca della disintermediazione: faticano a farsi rappresentare. In parte per motivi strutturali: la loro entrata nel mercato del lavoro passa in maniera significativa per aziende di piccole dimensioni e dentro settori produttivi scarsamente sindacalizzati. La probabilità che sul luogo di lavoro incontri il sindacato è dunque molto bassa, ed è uno dei modi per spiegare il motivo per cui la loro presenza dentro le unions italiane è così bassa.

D’altro canto occorre anche fare i conti con le trasformazioni culturali che stanno investendo le nuove generazioni. I giovani descritti dalla sociologia sono infatti “liquidi”, con identità deboli, più individualisti rispetto ai loro genitori, meno disposti a riconoscersi in un minimo comune denominatore definito da bisogni di tipo sociale ed economico. Sono poi meno poco disposti ad accodarsi alle modalità tradizionali di organizzazione e rappresentanza degli interessi. Come mostrano, tra gli altri, i Rapporti Giovani promossi in questi anni dall’Istituto Toniolo, cercano nuove forme di impegno individuale, flessibili e aperte, su temi specifici, non eccessivamente vincolanti, figli di appartenenze light e “a porte girevoli”, quasi sempre locali e territorializzate. Hanno poco interesse non solo per il sindacato, ma anche per i partiti e per le modalità associative più tradizionali. Anche se non sembrano avere (ancora?) la forza e l’energia per costruire nuovi contesti organizzativi capaci di rappresentare le loro domande sociali. Soprattutto se impiegati (per scelta o per forza) come free lance a partita iva, sembrano sostanzialmente incapaci a pensarsi secondo modalità di coalizione di interessi collettivi.

Anna Soru, presidente di ACTA (l’associazione che sta provando a organizzare le partite iva del terziario avanzato), intervenendo a metà giugno in Università Cattolica alla summer school del Movimento Cristiano Lavoratori organizzata dal Centro per la Dottrina Sociale della Chiesa, ha ricordato che tra i 500 iscritti i giovani sono pochi, anzi pochissimi: “Ma stiamo iniziando a organizzare quelli del comparto dell’editoria, dove si lavora a 20.000 euro lordi l’anno con dieci anni di esperienza”.

lavoro.jpgUno spaccato di quel che capita in generale nei settori della cultura. Un caso, clamoroso, è di poche settimane fa: il Ministero dei Beni culturali ha lanciato un bando per collaborazioni con professionisti per attività di archiviazione e digitalizzazione documentale alla Biblioteca Angelica di Roma. L’offerta ha dell’incredibile: 5 (cinque) euro lordi l’ora, più o meno 3,75 euro netti. 380 euro al mese, in piena precarietà. Una miseria. Eppure i candidati ci sono. “Accettano al ribasso – spiega sempre Anna Soru di ACTA – perché sono lavori gratificanti, pieno di senso per chi li fa”. Quasi non fosse lavoro, e dunque approssimandosi pericolosamente al volontariato. Insomma, forse avevano ragione i nostri vecchi: con la cultura non si mangia. Una triste e paradossale evidenza nel Paese che può vantare il più vasto repertorio di beni culturali al mondo.

in Vita e Pensiero, 29 giugno 2019

 

 

Quando la scuola insegna l’amore

Ivana Leone Bellettati

«Giorni fa mio figlio Luca ha sostenuto l’orale di maturità. E fin qui nulla di strano se non fosse che Luca è disabile. Vita difficile la sua: un calvario di terapie e percorsi dedicati. Scuola primaria e scuola media con sostegno. Sforzo titanico per risultati minimi. Questa è la disabilità. Arriva la scelta delle superiori e di nuovo si ripiomba nei gironi infernali degli open day . Poi un’amica ci consiglia l’istituto tecnico tecnologico Ettore Conti di Milano. Io e mio marito ci fidiamo e Luca inizia la 1-LE e tutto cambia: compagni e docenti pieni di cure e di attenzioni lo integrano, lo accolgono e lo stimano; in una parola: lo amano. Luca ha mille esigenze: si perde anche per raggiungere il bagno. Viene approntato un orario scolastico ad hoc : nessuna ora sprecata. La scuola si confronta col centro per un programma individualizzato. E Luca cresce felice.

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Due Papi scrivono un libro insieme

Paolo Rodari

Il primo libro scritto assieme. Una scelta maturata nelle ultime settimane per dare un messaggio a coloro che, internamente alla Chiesa, soffiano sull’ermeneutica dei due Papi contrapposti e sulle divisioni e a coloro che, fuori dalle sacre mura, sono spaesati per i continui attacchi contro Francesco mossi da chi usa inopinatamente il nome di Benedetto. Non ci sono due pontificati in corso. Ce n’è uno solo, quello di Bergoglio, all’interno del quale Ratzinger offre un suo contributo. Continua a leggere

“Al pueblo de Dios que peregrina en Alemania”. Papa Francisco

Papa Francisco                                                [ DE  – ES ]

Queridos hermanos y hermanas, La meditación de las lecturas del libro de los Hechos de los Apóstoles que se nos propusieron en el tiempo pascual me movió a escribirles esta carta. Allí encontramos a la primera comunidad apostólica impregnada de esa vida nueva que el Espíritu les regaló transformando cada circunstancia en una buena ocasión para el anuncio. Ellos lo habían perdido todo y en la mañana del primer día de la semana, entre la desolación y la amargura, escucharon de la boca de una mujer que el Señor estaba vivo. Nada ni nadie podía detener la irrupción pascual en sus vidas y ellos no podían callar lo que sus ojos habían contemplado y sus manos tocado (Cfr. 1 Jn. 1, 1).

En este clima y con la convicción de que el Señor «siempre puede, con su novedad, renovar nuestra vida y nuestra comunidad»1quiero acercarme y compartir vuestra preocupación con respecto al futuro de la Iglesia en Alemania. Somos conscientes que no vivimos sólo un tiempo de cambios sino un cambio de tiempo que despierta nuevas y viejas preguntas con las cuales es justo y necesario confrontarse. Situaciones e interrogantes que pude conversar con vuestros pastores en la pasada visita Ad limina y que seguramente siguen resonando en el seno de vuestras comunidades. Como en esa ocasión quisiera brindarles mi apoyo, estar más cerca de Ustedes para caminar a su lado y fomentar la búsqueda para responder con parresia a la situación presente.

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Didattica innovativa e gemellaggi elettronici tra scuole in Europa

LORENZO MENTUCCIA

Aggiornata la sezione “Esperienze” del sito eTwinning Italia

eTwinning è la più grande community europea di insegnanti (circa 700mila in Europa, oltre 70mila in Italia) attivi nella creazione condivisa di progetti didattici multiculturali tra scuole di Paesi diversi. Grazie a eTwinning, i docenti europei possono collaborare a distanza e coinvolgere i propri studenti in attività arricchite da una dimensione internazionale e aperte all’uso delle tecnologie e dei linguaggi digitali.

L’Unità nazionale eTwinning Indire ha recentemente aggiornato la sezione “Esperienze” del proprio sito, rinnovandola con oltre 30 schede dei migliori progettididattica_per_competenze-2-1.jpg collaborativi fondati da docenti eTwinners italiani. Attraverso la descrizione accurata di alcuni tra i migliori progetti attivati, questa sezione vuole ispirare gli insegnanti interessati a lavorare con i gemellaggi elettronici e dare visibilità alle buone pratiche di eccellenza della scuola italiana.

Ciascuna scheda riporta una sintesi degli obiettivi e delle attività del progetto direttamente con le parole dei docenti, mettendo in risalto i risultati del lavoro, la metodologia adottata, le competenze chiave sviluppate dai ragazzi e gli strumenti didattici utilizzati nelle varie fasi del lavoro. Oltre alla descrizione testuale, le schede relative alle esperienze di progetto eTwinning sono pensate per valorizzare i contenuti digitali: spazio quindi ai materiali multimediali prodotti dai ragazzi, alle fotografie, ai video, alle interviste agli insegnanti, allo staff scolastico e agli alunni.

Per consultare al meglio la sezione è possibile filtrare le esperienze in base a livello scolastico, alle competenze sviluppate e alle discipline coinvolte.

Visita la sezione “Esperienze” >>

in http://www.indire.it del 27 giugno 2019

La politica estera italiana. Ambiguità e discontinuità

ROMANO PRODI

Da ormai molto tempo la politica estera italiana si fonda su tre robusti pilastri: il primo (che può essere considerato di politica interna) è l’Unione Europea, il secondo è l’Alleanza Atlantica (cioè la Nato) e il terzo la convergenza con gli Stati Uniti, come ovvia conseguenza dei due legami precedenti.

Vi sono stati certo periodi nei quali sono emerse divergenze di vedute tra diversi membri del governo italiano anche su temi importanti, come la politica medio-orientale fra Andreotti e Spadolini, ma i tre pilastri fondamentali hanno sempre permesso al nostro edificio di resistere senza eccessivi danni ai terremoti della storia.

Mantenere questa coerenza era in fondo abbastanza facile perché i presidenti americani si sentivano istintivamente figli dell’Europa o, almeno, uniti ad essa con un legame particolare. Le cose sono un poco cambiate con Obama, che ha progressivamente spostato la priorità della sua politica verso l’Oceano Pacifico ma oggi, con la presidenza Trump, l’Unione Europea è considerata addirittura un concorrente ostile e, in quanto tale, da contrastare e, soprattutto, da dividere.
Gli avvenimenti delle ultime settimane hanno reso più visibile la profondità di questa rottura tra Ue e Usa.

Trump è intervenuto direttamente nella politica interna britannica sostenendo la candidatura di Boris Johnson per la carica di primo ministro, con la motivazione esplicita che Johnson darebbe un decisivo contributo all’indebolimento dell’Unione Europea. Perseguendo lo stesso obiettivo Trump si è poi esibito in un incredibile attacco al presidente della Banca Centrale Europea: atto davvero inusitato da parte dell’uomo più potente del pianeta.

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