Archivio mensile:novembre 2018

Adolescenti italiani e stili di vita. Ricerca IARD 2018

Oggi, a Milano, sono stati presentati i risultati di un’ampia ricerca dal titolo “Adolescenti e Stili di Vita”, realizzata dal Laboratorio Adolescenza e Istituto di Ricerca IARD con la collaborazione della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza.

L’indagine – effettuata con il sostegno di ANCC-COOP (Associazione Nazionale Cooperative Consumatori) e Mediatyche – Compagnia di Comunicazione – e coordinata da Carlo Buzzi ordinario di Sociologia dell’Università di Trento, ha coinvolto un campione di 2654 studenti delle scuole medie superiori tra i 14 e i 19 anni.

L’estrazione casuale delle classi campione è stata effettuata sulla base di un campionamento nazionale multistadio stratificato a quantità proporzionate (sulla popolazione in target di età), secondo un disegno fattoriale che ha considerato la distribuzione per area geografica (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole), il tipo di scuola (licei vs altre scuole) e l’ampiezza demografica delle città (aree metropolitane vs altre).

I questionari sono stati somministrati a scuola, durante l’orario di lezione, alla presenza dell’insegnante e/o di un intervistatore, tra i mesi di novembre 2017 e aprile 2018.

Gli aspetti indagati sono molti: parità e rispetto tra i generi; scuola e lavoro; io e la famiglia; social network e gambling; lo sport; l’impegno sociale e l’attenzione alla sostenibilità; l’alimentazione; le malattie sessualmente trasmissibili e la contraccezione; ecc.

Ne risulta un quadro assai variegato e complesso che solleva molte domande ai genitori e ai docenti.

Le tavole con le risposte sono consultabili al seguente indirizzo:

http://www.laboratorioadolescenza.org/res/site144680/res1385571_Indagine-Adolescenti-2018_sintesi-risultati.pdf

G20 in Buenos Aires: A New Order, or Out of Order?

The leaders of the G20 are meeting in Buenos Aires amid growing geopolitical and trade tensions. The Summit is a long shot from 2009, the first time it was held at the leaders’ level. Back then, governments of the 19 industrialized nations (plus the EU) managed to avoid a major trade war in the face of the worst economic recession since 1929. Today, the US-China trade war is on, the conflict between Russia and Ukraine is flaring up again, and the Khashoggi case continues to haunt Saudi Arabia. What awaits world leaders at this year’s summit? Will the G20 bridge differences, or will it be a place for simmering tensions to resurface?

Per saperne di più vedi:

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/implementing-g20-summit-commitments-21670

Internet crea assuefazione come le droghe. Consiglio d’Europa

“I sondaggi condotti in Europa e negli Stati Uniti indicano che la percentuale di persone assuefatte a internet e’ a livelli allarmanti, tra l’1,5% e l’8,2%” degli utilizzatori: e’ quanto evidenzia il gruppo Pompidou, l’organo del Consiglio d’Europa specializzato nell’elaborazione di politiche anti-droga che rispettino i diritti umani. “Che si tratti di trascorrere ore a giocare, a scommettere, a utilizzare applicazioni o navigare, tutti i dati raccolti dalla comunita’ medica confermano che l’assuefazione a internet si e’ trasformata in un vero problema ed e’ una patologia” afferma Thomas Kattau, vice segretario esecutivo del gruppo Pompidou. “Ma quello che sta anche emergendo e’ che dato che sono stati messi in moto tutta una serie di tecniche per tenere la gente online il piu’ a lungo possibile, c’e’ chi per continuare a giocare, chattare, navigare per ore e ore assume anfetamine” evidenzia Kattau. “Si sta quindi creando un ponte tra due tipi di assuefazione che si rafforzano a vicenda, quella all’uso eccessivo delle tecnologie di comunicazione e all’uso di cocaina e altre droghe che hanno effetti simili” aggiunge. “Gli Stati sono in generale coscienti dell’esistenza del problema dell’assuefazione a internet, ma alcuni sono restii a riconoscere che sia una malattia a causa degli elevati costi che questo produrrebbe” osserva ancora il funzionario del Consiglio d’Europa. Ma questo non ha impedito ai Paesi che sono membri del gruppo Pompidou, tra cui l’Italia, di mettere la questione sul tavolo. Nei prossimi anni l’organo del Consiglio d’Europa si concentrera’ sui rimedi per arginare il problema. Tra le attivita’ previste c’e’ la collaborazione con Google e altre societa’ per esaminare come si possano impostare algoritmi che limitino il tempo passato online in particolare per quelle attivita’ che sono spesso legate all’assunzione di droghe.

in ADUC, 29 novembre 2018

Crisi Russia-Ucraina. Quadro geopolitico internazionale

Vincenzo Piglionica

Un conflitto ‘congelato’ sempre pronto a riaccendersi, tensioni a intensità variabile che montano fino al punto di deflagrare, e intorno attori geopolitici che cercano di decifrare i comportamenti dei protagonisti della disputa ed elaborare le loro strategie. Nel corso dell’ultima settimana, il fronte di crisi ucraino è tornato ad animarsi, richiamando l’attenzione delle cancellerie e sollecitando gli analisti a soffermarsi su un teatro di scontro geopolitico ancora incandescente e lontano dalla stabilizzazione. I fatti che hanno nuovamente orientato i riflettori su Kiev risalgono a domenica 25 novembre, quando le cannoniere ucraine Berdyansk e Nikopol e il rimorchiatore Yani Kapu – salpati dal porto di Odessa – sono stati colpiti e abbordati da unità russe mentre cercavano di entrare nel Mar d’Azov per raggiungere il porto di Mariupol, passando attraverso lo stretto di Kerch che separa la Russia dalla penisola di Crimea contesa. Lo scontro – che dopo mesi di tensioni nella zona non è arrivato del tutto inatteso – ha portato al sequestro delle imbarcazioni ucraine, alla cattura di 24 marinai e al ferimento di 6 di loro. La presa di posizione di Kiev è stata immediata: il presidente della Repubblica Petro Porošenko ha subito convocato il gabinetto di guerra per valutare la situazione, mentre il ministero degli Esteri ha condannato le «provocazioni russe nel Mar Nero e nel Mar d’Azov», denunciando una violazione delle norme della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) e accusando Mosca di aver «superato la linea rossa usando illegalmente la forza contro navi della marina». Nella giornata successiva, il capo dello Stato ha poi richiesto la convocazione di un incontro della Commissione NATO-Ucraina: al termine del vertice, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha voluto sottolineare il pieno supporto di tutti i membri dell’Alleanza atlantica all’integrità territoriale e alla sovranità dell’Ucraina, sollecitando Mosca a restituire le imbarcazioni catturate, rilasciare l’equipaggio e assicurare piena libertà di navigazione all’Ucraina nel Mar d’Azov e attraverso lo stretto di Kerch. Davanti alla stampa, Stoltenberg ha poi evidenziato come l’incidente ricordi a tutti che nel Paese è in corso una guerra, e che sul conflitto la posizione della NATO è chiara: l’Alleanza condanna l’attivismo di Mosca sul fronte dell’Ucraina orientale e considera illegale e illegittima l’annessione della Crimea alla Russia.

Appare dunque questa la vera questione geopolitica attorno a cui ruotano le vicende contingenti relative al Mar d’Azov, ed è questo lo scenario all’interno del quale occorre contestualizzare la crisi: come hanno osservato Carl Bildt e Nicu Popescu in un articolo pubblicato su Foreign Policy, l’annessione della Crimea nel 2014 ha infatti consentito a Mosca di assumere il controllo di entrambe le sponde dello stretto di Kerch, dall’omonima penisola a quella di Taman´ situata nel territorio di Krasnodar. Da questa posizione di forza, la Russia è dunque in grado di esercitare pressioni rilevanti sull’economia dell’Ucraina orientale, che è legata a doppio filo ai commerci che si sviluppano nei porti ucraini del Mar d’Azov. A tal proposito, Bildt e Popescu hanno rimarcato come le autorità russe abbiano notevolmente rafforzato negli ultimi mesi i loro controlli sulle navi commerciali destinate a tali porti, ingessando gli scambi e provocando così ingenti danni economici alle regioni ucraine interessate. Per parte sua la Russia non nega le ispezioni, ma sottolinea come queste siano pienamente in linea con l’esercizio della sua sovranità e della sua giurisdizione nelle acque circostanti la penisola di Crimea. Inoltre, i controlli sarebbero stati potenziati per questioni di sicurezza legate alla prima fase di apertura del ponte sullo stretto di Kerch, e avverrebbero comunque in modo non discriminatorio, interessando anche imbarcazioni battenti bandiera russa. Pertanto – ha evidenziato il ministero degli Esteri russo in una nota – Mosca non avrebbe predisposto alcuna strategia per mettere in ginocchio l’economia delle regioni orientali ucraine, contrariamente a quanto asserito da Kiev, Washington e Bruxelles.

A più di cinque anni dalle proteste di piazza Maidan a Kiev per la decisione dell’allora presidente Janukovič di sospendere la preparazione dell’accordo di associazione tra l’Unione Europea e l’Ucraina, la situazione continua dunque a essere estremamente complessa: alle manifestazioni e agli scontri, seguì nel febbraio del 2014 la destituzione del capo dello Stato, mentre in Crimea si apriva quel fronte di crisi che avrebbe portato all’occupazione russa e al successivo, plebiscitario referendum di marzo per sancire l’annessione della penisola a Mosca. Finora le reazioni dell’Occidente – dalle sanzioni comminate da Stati Uniti e Unione Europea fino all’esclusione della Russia dal consesso del G8 – non hanno sortito gli effetti sperati sul Cremlino, che continua a difendere quelli che ritiene interessi vitali per la propria strategia geopolitica. Al fronte crimeano si è poi ben presto aggiunto anche quello aperto dai separatisti filorussi del Donbass, con due consultazioni referendarie svoltesi l’11 maggio del 2014 nelle autoproclamatesi repubbliche popolari di Luhansk e Donetsk, a marcare ulteriormente le tensioni e le fratture all’interno del Paese. I tentativi di mediazione e gli sforzi diplomatici per il superamento della crisi e la conclusione del conflitto non sono mancati, ma all’effettiva implementazione di quanto concordato negli Accordi di Minsk non si è di fatto mai giunti. Ora, nel Mar d’Azov, rischia di aprirsi un terzo, pericoloso fronte di crisi, questa volta in campo marittimo, un fronte che potrebbe fiaccare ulteriormente regioni già segnate da pesanti carenze infrastrutturali e con importanti difficoltà economiche.

Il 26 novembre il Parlamento ucraino ha approvato l’introduzione della legge marziale voluta dal presidente Porošenko, limitandola però a una durata di 30 giorni ed applicandola esclusivamente in dieci regioni confinanti con la Russia, la Bielorussia e la Transnistria moldava. Dunque, un intervento più circoscritto rispetto a quello inizialmente proposto dal capo dello Stato, che aveva chiesto l’imposizione della legge marziale per 60 giorni in tutto il territorio del Paese: di qui, i sospetti avanzati da commentatori e analisti circa l’intenzione di Porošenko di utilizzare a proprio vantaggio la situazione e cercare di incrementare il suo debole consenso, in vista delle elezioni presidenziali programmate per il mese di marzo del 2019. E magari, provare a posporre la tornata elettorale. Una tesi, questa, che trova pienamente d’accordo Mosca, convinta che Kiev si sia lanciata in un atto deliberatamente provocatorio con l’obiettivo di ottenere il pieno sostegno dei suoi alleati occidentali, che dovrebbero così rafforzare le loro sanzioni nei confronti della Russia.

Le tensioni intanto proseguono: Porošenko ha esplicitamente invitato gli alleati della NATO a collocare le loro navi nel Mar d’Azov per rafforzare la sicurezza, sollecitando un’iniziativa che renderebbe lo scenario ancora più incandescente, mentre la Russia ha annunciato il dispiegamento in Crimea di una nuova unità del sistema missilistico S-400. La questione aleggia sul tavolo dei ‘grandi della Terra’ riuniti a Buenos Aires per il G20: la cancelliera tedesca Angela Merkel ha assicurato che affronterà il tema con Putin, ribadendo comunque che la soluzione non potrà essere militare. Per gli Stati Uniti, la prima a prendere posizione è stata la dimissionaria ambasciatrice presso le Nazioni Unite Nikki Haley, che ha definito l’intervento di Mosca nello stretto di Kerch pericoloso e arrogante. Intanto, a seguito del mancato rilascio dell’equipaggio e della mancata restituzione delle navi, Donald Trump ha annunciato nella giornata di giovedì attraverso il suo account Twitter di aver cancellato l’incontro con Putin a margine del G20.

in Treccani, 30 novembre 2018

Malattia. Curare con la bellezza

LUCIA LANDONI

Due ospedali che si trasformano in gallerie d’arte: dal dicembre 2018 al dicembre 2019 gli spazi delle cliniche Humanitas Gavazzeni e Castelli di Bergamo ospitano il progetto “La cura e la bellezza”. Venticinque dettagli di altrettanti capolavori custoditi alla pinacoteca bergamasca Accademia Carrara (ci sono opere di Botticelli, Hayez, Canaletto e Raffaello tra gli altri) sono stati riprodotti in maxi formato, con dimensioni decuplicate rispetto a quelle dei dipinti originali, nei corridoi e nelle sale d’attesa dei due ospedali coinvolti, coprendo una superficie totale di 400 mq.

“I segni delle pennellate e le crepe delle tele vivono ora su superfici molto ampie, rivelando dettagli altrimenti invisibili – spiegano i promotori dell’iniziativa – La scelta dei dipinti non è casuale, ma mira a ricostruire un ambiente dalla forte carica emotiva seguendo il filo conduttore della bellezza, declinata in molti modi coerenti con l’ospedale che li accoglie: dal gesto di affetto all’intensità di uno sguardo fino a paesaggi rasserenanti”. Alla selezione hanno contribuito anche medici, infermieri e lo staff di Humanitas attraverso un sondaggio. Allo sportello delle prenotazioni, i pazienti si trovano di fronte al gioco di sguardi e gesti ritratti da Lotto in Nozze mistiche di Santa Caterina d’Alessandria, mentre lungo il percorso che porta alla palestra di riabilitazione saranno accompagnati dai personaggi delle Storie di Virginia di Botticelli a grandezza naturale. In sala d’attesa si potrà godere del conforto dello sguardo dolce di un famosissimo San Sebastiano dipinto da Raffaello, mentre sulla parete che sovrasta il bar dell’ospedale, a 10 metri di altezza, è rappresentato il vapore delle Cascate del Serio, dal dipinto ottocentesco di Andrea Marenzi.

“L’immagine simbolo è San Girolamo e il Leone”, proseguono i promotori, “evocativa del gesto di cura e forte riferimento a Bergamo. In quest’opera si leggono molti degli elementi che hanno guidato La Cura e la Bellezza: lo studio infaticabile e la ricerca che ispirano la vita di un uomo; il gesto umano, accogliente e incondizionato che cura il leone dando sollievo al dolore”.
Ogni immagine è accompagnata da una didascalia e da un QR code che consente di accedere al sito http://www.lacarrarainhumanitas.it. per avere più informazioni sui dipinti esposti.

in la Stampa, 30 novembre 2018

Sanità: in Sardegna attività fisica nelle ricette come i farmaci

L’ATTIVITA’ fisica finisce nella ricetta medica prescritta come un farmaco tradizionale per curare ma anche prevenire alcune patologie croniche. E’ questa l’ultima frontiera della sanità pubblica sarda, che dichiara guerra ai farmaci tradizionali introducendo lo sport nei ricettari medici come terapia sostitutiva per la cura di obesità, diabete, disturbi cardiaci e alcune malattie neurologiche. Che in Sardegna rappresentano circa il 30 per cento dei pazienti, con una spesa di oltre due terzi del bilancio sanitario regionale.

A gennaio – si legge sull’edizione online de ‘La nuova Sardegna – il cosiddetto ‘Ricettario dell’attività fisicà sarà operativo in tutta la Sardegna e lo sport, alla stregua dei farmaci, sarà prescritto dal medico curante. Un progetto inserito dall’Ats sarda tra gli indirizzi del Piano regionale di prevenzione, che in attuazione della delibera della Giunta regionale sulla “Promozione e prescrizione dell’attività fisica a persone con patologie croniche”, ha dato il via all’inizio di quest’anno alla fase di formazione di equipe multidisciplinari, di laureati in scienze motorie specializzati Apa e dei medici prescrittori, e che proprio in questi giorni ha fatto tappa nel capoluogo barbaricino per le attività di formazione e aggiornamento dei professionisti del territorio.

“Si tratta di un progetto sperimentale gia’ operativo in alcune regioni italiane, al quale noi crediamo fortemente – spiega il direttore del servizio Formazione e Ricerca dell’Ats Sardegna Gianni Salis -. L’obiettivo e’ rendere piu’ responsabili i pazienti sostituendo i farmaci con l’attivita’ fisica definita secondo un protocollo di cura multidisciplinare. Da 25 anni a questa parte gli studi ci dicono quanto sia importante l’attivita’ fisica per la prevenzione di buona parte delle malattie legate a invecchiamento, fragilita’ ossea in particolare nelle donne, perdita di mobilita’ o patologie croniche come il diabete”, spiega Il direttore del servizio Formazione e ricerca dell’Ats con sede nell’ospedale nuorese Cesare Zonchello .

“La novita’ – conclude – e’ che il movimento non verra’ piu’ solo consigliato ma inserito in ricetta, seguendo indicazioni specifiche per tipologia di esercizio, intensita’ e durata, a seconda dell’eta’ e delle condizioni fisiche dei soggetti”. Lo sport prescritto – – si legge sempre sull’edizione online de ‘La nuova Sardegna – si potra’ praticare in strutture ad hoc, o accreditate, alla presenza di medici dello sport e laureati in Scienze motorie, che seguiranno il paziente durante ogni allenamento. Il progetto dunque, dedicato sopratutto a chi soffre di ipertensione, diabete, obesita’, malattie neurologiche e per tutte le patologie croniche per le quali la pratica sportiva rappresenta un’utilissima forma di prevenzione, non solo aumentera’ il benessere dei pazienti sardi, ma avra’ un impatto positivo anche sui conti della sanita’ regionale, con un risparmio in termini di prestazioni specialistiche e diagnostiche, ricoveri e terapie farmacologiche.

“Siamo alla fine di un percorso iniziato circa due anni fa – commenta Marco Scorcu, responsabile del piano regionale e medico sportivo dell’Assl di Sanluri, capofila del progetto -. La convinzione che ci ha portati fino a qui e’ che l’attivita’ sportiva rappresenta un ottimo farmaco per prevenire e curare patologie come diabete di tipo due, cardiopatie e alcune neoplasie che risentono favorevolmente della pratica aggiunge . Saranno messi in campo tutti gli specialisti delle malattie croniche che in quest’ultimo anno sono stati formati con i giusti strumenti”. Il piano di investimento complessivo e’ di circa 165mila euro, e il servizio sara’ garantito a tutti a costo zero.

in la Repubblica 30 novembre 2018

«Terra dei fuochi”. La Chiesa non può e non vuole tacere

Antonio Maria Mira

Quattro diocesi in digiuno e preghiera. Sono quelle di Acerra, Aversa, Caserta e Nola, tra le più colpite dal dramma della ‘Terra dei fuochi’, che ieri hanno raccolto l’appello dei loro vescovi, Di Donna, Spinillo, D’Alise e Marino a «far sentire a tutta la nostra società, nello stile proprio dei cristiani, la voce potente dei figli di Dio che chiedono rispetto per la terra e vogliono offrire amore e fraternità a tutta l’umanità ». Parrocchie, associazioni, scuole hanno pregato e riflettuto, e messo in campo anche attività concrete di salvaguardia del Creato. Un impegno che non si ferma. Infatti i parroci sono invitati a utilizzare la lettera dei quattro pastori nell’omelia e nelle preghiere dei fedeli della prossima domenica.

Acerra Ieri sera il vescovo Antonio Di Donna ha presieduto in cattedrale l’adorazione eucaristica nel corso della quale preghiere, canti e momenti di silenzio sono stati intervallati dalla lettura dell’enciclica Laudato si’. Uno schema preparato per l’occasione dall’ufficio liturgico diocesano che è stato seguito anche nelle parrocchie e nella scuola primaria paritaria Maria Palladino nella quale la consueta preghiera del mattino è stata dedicata al tema della salvaguardia del Creato. Inoltre in preparazione dell’Avvento i piccoli alunni, accompagnati da un sacerdote, hanno letto il Cantico delle creature di San Francesco, riflettendo sul tema. Infine i bambini del catechismo della Cattedrale domenica dedicheranno la lezione alla salvaguardia del Creato in concomitanza con l’inizio dell’Avvento. Iniziative in linea con le indicazioni del vescovo che più volte ha detto che la salvaguardia del Creato deve partire dal catechismo dei bambini.

Aversa Anche nella diocesi di Aversa tutte le parrocchie in occasione della settimanale Adorazione eucaristica hanno previsto approfondimenti sul tema. A Giugliano, nel cuore del territorio più martoriato dai rifiuti, nella parrocchia di San Pio X, guidata da don Francesco Riccio, responsabile dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi, si è tenuta una veglia di preghiera riflettendo sulla Creazione attraverso le parole di Benedetto XVI e sul peccato dell’inquinamento con quelle di papa Francesco. E poi ancora filmati, canti e momenti di adorazione. All’ora di pranzo, invece, tutti i sacerdoti della Forania di Aversa hanno digiunato insieme in chiesa per un ora di adorazione insieme ai fedeli che erano stati invitati a partecipare.

Caserta Digiuno, adorazione e preghiera an- che nelle parrocchie della diocesi di Caserta. Mentre il vescovo Giovanni D’Alise, delegato della Conferenza episcopale campana per il settore custodia del Creato, ha chiesto che si dia lettura della lettera dei quattro vescovi nelle Celebrazioni Eucaristiche di domenica. Un’attenzione che si fa concretezza come nella parrocchia del Buon Pastore a Caserta, come ci spiega don Antonello Giannotti, direttore della Caritas diocesana. «Vogliamo contribuire con un nostro piccolo segno. Qui nessuno faceva la raccolta differenziata, oggi tutti i rioni popolari del territorio parrocchiale la fanno. Un segno molto bello. Abbiamo fatto un’opera di sensibilizzazione partendo dall’evangelizzazione. Abbiamo creato dei gruppi di evangelizzazione nei rioni, il Vangelo ha messo insieme le persone e le famiglie, si è creata la comunità e dalla comunità è sorto quasi automatico il bisogno di dare una qualità di vita diversa, e quindi di fare anche la raccolta differenziata e tenere puliti gli spazi comuni. Il Comune non lo fa perché è assente in questi rioni, e ora la gente prende l’iniziativa. Gli inviti di papa Francesco sono entrati nel vissuto della nostra comunità».

Nola La mobilitazione silenziosa ha trovato anche nella diocesi di Nola dei luoghi- simbolo in cui il segno del digiuno e della preghiera è diventato una provocazione. A Mugnano del Cardinale e Tufino, in un’area dove in passato sorgeva una discarica nauseabonda, le celebrazioni comunitarie hanno avuto il sapore della memoria per le vittime innocenti. Più a ridosso del Vesuvio, oggetto di incendi drammatici nelle scorse estati, si sono fermate invocando responsabilità e una «nuova coscienza ambientale» i credenti di Ottaviano, San Gennarello, Somma Vesuviana, Torre Annunziata. Così come hanno avuto un particolare valore i momenti di preghiera a Scafati, dove scorre il fiume più inquinato d’Europa, il Sarno. Comuni che ruotano intorno al perimetro della ‘terra dei fuochi’, che nella diocesi nolana ha l’epicentro in Marigliano, Brusciano, Pomigliano. «La tentazione quotidiana – ha dichiarato monsignor Marino – è quella di comportarci da sfruttatori. Fermarci in preghiera non è un gesto di arrendevolezza, è invece l’affermazione di una possibilità di inversione di rotta, di cambiamento di cuore».

LE CIFRE

90 i Comuni che si trovano nell’area inquinata

82 le inchieste sui rifiuti censite dal 1991 al 2015

443 le aziende coinvolte in indagini giudiziarie

1.806 le denunce effettuate in questi venticinque anni

in Avvenire, venerdì 30 novembre 2018

Politica. Il “Decreto sicurezza”. Aspetti critici

Oliviero Forti*

Il decreto sicurezza, recentemente varato dal governo, si presenta come l’ennesima ricetta per guarire da quello che molti chiamano “il male dell’immigrazione”. Non è certo il primo esecutivo che, appena insediato, si affretta a intervenire su un tema considerato dai più, politicamente sensibile. Anche il ministro dell’Interno precedente, Marco Minniti, a poche settimane dalla sua nomina al Viminale, si era adoperato per modificare il sistema italiano su immigrazione e asilo in chiave maggiormente securitaria. Erano, infatti, i primi mesi del 2017 quando il ministro dell’Interno comunicò che sarebbero stati aperti nuovi centri di detenzione per migranti irregolari in ogni regione d’Italia. Si trattava di una scelta in assoluta controtendenza rispetto al governo Renzi che aveva lavorato, invece, per chiudere progressivamente i centri di identificazione ed espulsione, visto che, fino a quel momento, avevano dimostrato una scarsa utilità, oltre a essere costati molto alle casse dello stato. Sembra che le forze politiche di questo paese siano costantemente preda di una nuova e diversa sindrome di Penelope, per cui chi va al governo si affretta a disfare quanto fatto da chi lo ha preceduto, anche quando si tratta di intervenire su norme di civiltà.

Perché contestarlo?

Con riferimento alle ultime disposizioni in materia di sicurezza e immigrazione, queste appaiono illegittime già nella scelta dello strumento adottato per la loro emanazione, in quanto il decreto legge si giustifica solamente nel “caso straordinario di necessità e urgenza”, così come previsto dalla Costituzione. A sostegno della propria scelta, il governo, nella relazione tecnica, ha specificato che il provvedimento ha come scopo quello di “scongiurare il ricorso strumentale alla domanda di protezione internazionale”, e di “garantire l’effettività dell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione”, ma anche di “adottare norme in materia di revoca dello status di protezione internazionale in conseguenza dell’accertamento della commissione di gravi reati”. Tali preoccupazioni, però, appaiono non sufficienti a soddisfare il dettato costituzionale in quanto,   considerata la sensibile diminuzione degli ingressi in Italia, non si ravvisano elementi di particolare urgenza e, inoltre, l’accorpamento di diverse ed eterogenee materie, all’interno del testo di legge, mostra l’assenza di un caso di necessità e urgenza che possa giustificare l’adozione di un decreto-legge. Si fa fatica a comprendere, infatti, come due previsioni, entrambe contenute nello stesso decreto, una sulla cittadinanza e l’altra sul taser, la pistola elettronica a disposizione della polizia locale, possano iscriversi in un quadro complessivo di urgenza.

Protezione umanitaria

Più in generale, sul tema migranti, la previsione che desta maggiore preoccupazione è certamente l’abolizione della cosiddetta protezione umanitaria. Attualmente la legge prevede che la questura, in caso di non riconoscimento della protezione internazionale, conceda al richiedente un permesso di soggiorno per motivi umanitari qualora si rilevino “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”, oppure nel caso di persone che fuggano da emergenze come conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in paesi non appartenenti all’Unione europea. La protezione umanitaria può essere riconosciuta anche a cittadini stranieri che non è possibile espellere perché potrebbero essere oggetto di persecuzione o in caso siano vittime di sfruttamento lavorativo o di tratta. Con il decreto Salvini questo tipo di permesso di soggiorno non potrà più essere concesso dalle questure e dalle commissioni territoriali, né dai tribunali in seguito a un ricorso per un diniego (il 4 luglio il ministro dell’interno Salvini aveva già diffuso una circolare – diretta ai prefetti, alla commissione per il diritto d’asilo e ai presidenti delle commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale – in cui aveva chiesto di prendere in considerazione con più rigore le richieste e di stabilire dei criteri più rigidi per l’assegnazione di questo tipo di protezione, nda). La conseguenza più evidente dell’abolizione dei permessi umanitari sarà un aumento dell’irregolarità sui territori con inevitabile conseguenze anche in termini di sicurezza. Il decreto Salvini cerca di attenuare questa previsione introducendo i cosiddetti permessi speciali per meriti civili, per cure mediche, o in caso di calamità naturale nel paese d’origine. Evidentemente si tratta di una casistica residuale che non produrrà effetti particolarmente significativi per rispondere all’esigenza di protezione di molti tra coloro che cercano di raggiungere l’Europa, fuggendo in particolar modo da aree dove sono presenti conflitti armati.

Anche questo governo non si è sottratto alla tentazione di intervenire sui Centri di detenzione e così ha previsto, nel decreto in oggetto, l’allungamento della permanenza nei CPR – Centri Per i Rimpatri, nei quali lo straniero candidato all’espulsione potrà essere trattenuto fino a 180 giorni: prima la permanenza era fino a 90 giorni. Una siffatta previsione ha solo un valore demagogico in quanto l’esperienza insegna che la misura è totalmente inefficace: i migranti non riescono comunque a essere rimpatriati e l’allungamento dei tempi nei centri fa lievitare i costi per lo stato. In tema di trattenimento, il decreto contiene un’ulteriore previsione per cui, chi tenta di eludere i controlli alla frontiera o nel caso in cui la domanda di asilo si consideri solo strumentale a evitare un provvedimento di espulsione o respingimento, verrà sottoposto a una procedura accelerata che può essere svolta direttamente in frontiera o nelle zone di transito. Questo, evidentemente, indebolisce le garanzie per il richiedente, anche in considerazione del fatto che per il trattenimento non è prevista una durata massima in violazione di un principio costituzionale. Peraltro, questa previsione risulta in contrasto con la direttiva 2013/32/UE, per la quale il trattenimento di un richiedente asilo è giustificato solo se questi, entrato irregolarmente nel territorio dello stato, non abbia presentato la sua domanda di protezione appena possibile.

Giustizia

In materia di giustizia, il decreto stabilisce la sospensione dell’esame della domanda di protezione internazionale nel caso in cui il richiedente venga sottoposto a un procedimento penale per reati che, in caso di condanna definitiva, possano comportare il “diniego della protezione internazionale”. L’incertezza sul fatto che tali esclusioni saranno rese oppure no rilevanti anche prima di una condanna definitiva, sono fonte di particolare apprensione in quanto violerebbero il principio della presunzione di innocenza di cui all’art. 27 della Costituzione.

Altro aspetto che avrà un forte impatto sui territori è il ridimensionamento del programma SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), costituito da centri molto piccoli e posto sotto l’egida dei Comuni: se fino a oggi era destinato anche all’accoglienza dei richiedenti asilo, in base al decreto, sarà limitato a chi ha già ricevuto la protezione internazionale e ai minori non accompagnati. Tutti gli altri, la maggioranza, andranno nei centri governativi ovvero nei Cara. Questa scelta penalizzerà molto i territori e la qualità dell’accoglienza in quanto predilige le strutture di grandi dimensioni che in genere sono elemento di preoccupazione e paura diffusa. Sul tema della cittadinanza, oltre a un allungamento dei termini per l’istruttoria e l’esclusione del silenzio assenso per l’acquisizione della cittadinanza per matrimonio, si prevede la revoca agli stranieri che commettono reati gravi o che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale. Su questa previsione pesano seri motivi di incostituzionalità in quanto la cittadinanza è inserita tra i diritti inviolabili.

Sanità

Il decreto sicurezza rivede le regole che disciplinano l’iscrizione al servizio sanitario nazionale per cui si stabilisce “l’esclusione dell’iscrizione al servizio sanitario nazionale a tutti i titolari di un permesso per casi speciali. Nei fatti questo comporterà che solo i rifugiati e i protetti sussidiari potranno avere accesso alle cure del SSN. Centinaia di migliaia di persone rimarranno escluse dal godimento di questo diritto e potranno accedere solo alle cure STP (straniero temporaneamente presente). Da un lato, dunque, in questo si abbassano le garanzie dei migranti e dall’altro si aumenta il rischio per la salute pubblica. Infine, viene stabilito che il permesso di soggiorno per richiesta di  asilo costituirà documento di riconoscimento ma non titolo per l’iscrizione anagrafica. Ciò comporterà un impedimento totale a qualsiasi servizio pubblico collegato alla residenza.

* Responsabile Ufficio Politiche Migratorie e Protezione Internazionale Caritas Italiana

in “Mosaico di pace” di novembre 2018

Tra anziani e giovani universitari un patto di solidarietà a Milano

Un alloggio tranquillo, a costo ridotto, in cambio di compagnia e collaborazione. È il progetto dell’organizzazione no profit “Meglio Milano” per far incontrare ragazzi in cerca di una sistemazione con persone anziane, che hanno bisogno di qualcuno che non li faccia sentire esclusi dalla società. Nasce così “Prendi in casa uno studente”, un’iniziativa che dal 2004 (anno del lancio) ha visto l’interesse di oltre 6.500 ragazzi e 1.300 anziani; riuscendo ad attivare più di 600 convivenze (30 solo nel 2017), che durano in media tra gli otto e i dieci mesi.

A riportare la notizia è il portale studentesco Skuola.net. Il meccanismo è semplice: gli over 65 mettono a disposizione parte della propria casa, diventata troppo grande e di difficile gestione, a uno studente fuori sede; gli universitari, come moneta di scambio, offrono (oltre a un piccolo contributo per le spese) una mano nelle faccende domestiche ma soprattutto un pò di ascolto. Risolvendo i rispettivi problemi: gli studenti che frequentano un corso di laurea lontani dalla propria terra d’origine possono risparmiare sull’affitto; le persone anziane possono combattere il loro nemico numero uno, la solitudine.

Si innesca così un circolo virtuoso – come amano definirlo gli organizzatori di ”Meglio Milano” – che ha dei benefici per entrambi i soggetti coinvolti. Per i ragazzi significa dire addio ad appartamenti affollati, coinquilini insopportabili, incomprensioni su regole comuni, divieti incrociati, turni per il bagno, per le pulizie, scomparti del frigorifero separati e quant’altro; avendo a disposizione, in più, un ambiente di studio tranquillo. Per gli “over”, invece, vuol dire avere a portata di mano una sorta di nipote acquisito a cui chiedere di dedicargli un po’ di tempo e a cui trasferire un pò della propria esperienza. Per loro può equivalere a una vera e propria medicina naturale.

E quale luogo migliore, se non Milano, per sperimentare un sistema del genere. Come si legge sul sito del progetto, nei vari atenei del capoluogo lombardo sono iscritti circa 180mila studenti, il 72% dei quali è fuori sede. Allo stesso tempo, ci sono circa 320mila persone di età superiore ai 65 anni, molte delle quali vivono in una sorta di isolamento dal resto della
gente.

Iniziative come “Prendi in casa uno studente”, però, in futuro potrebbero imitate in molti altri contesti. Esempi concreti si possono già trovare in molte nazioni d’Europa, nelle grandi metropoli degli Stati Uniti, in Australia. Tra l’altro, il World economic forum stima che entro il 2020 la quota mondiale di chi ha superato i 60 anni raggiungerà 1 miliardo e, presto, ci saranno più anziani che giovani (in Italia, già quasi un quarto della popolazione è over65).

In Il Sole 24. Venerdì Ore 30 novembre 2018

Viaggiare gratis in Europa. Opportunità per i diciottenni

Al. Tr.

Torna DiscoverEu, il progetto di Bruxelles che offre ai 18enni europei la possibilità di viaggiare per l’Europa in treno, autobus e traghetto. Un viaggio che può durare anche un mese e durante il quale i ragazzi possono diventare “ambasciatori” del progetto della Commissione, postando foto sui social e raccontando le loro avventure in giro per il Vecchio Continente. Alla prima tornata di candidature dello scorso giugno, spiega l’Ue, hanno partecipato 100.480 giovani e almeno 15mila partecipanti hanno vinto un biglietto. Per questa seconda fase sono in palio almeno altri 12mila biglietti. Le candidature dovranno essere presentate entro le ore 12 dell’11 dicembre prossimo.

Come funziona
I viaggi si svolgeranno soprattutto in treno, ma per dare la possibilità di ai giovani di tutto il continente di partecipare, il biglietto DiscoverEu permetterà di prendere anche altri mezzi di trasporto, come autobus e traghetti. In casi eccezionali -e quando non sono disponibili altri mezzi – sarà possibile anche prendere l’aereo. In questo modo potranno partecipare anche i giovani che vivono in zone isolate o sulle isole.

Chi può partecipare
Possono candidarsi i giovani che hanno 18 anni al 31 dicembre 2018, ovvero nato tra il 1° gennaio 2000 (incluso) e il 31 dicembre 2000 (incluso) e che possiedono la cittadinanza di uno degli Stati membri dell’Ue al momento della decisione di aggiudicazione (prevista per metà gennaio 2019). I candidati selezionati dovranno iniziare il viaggio in uno Stato membro e viaggiare per almeno 1 giorno e al massimo 30 giorni, nel periodo compreso tra il 15 aprile 2019 (prima data di partenza) e il 31 ottobre 2019 (ultima data di ritorno). Chi ha usufruito di un biglietto DiscoverEU in occasione della prima tornata di candidature del 2018, non potrà presentare una nuova domanda.
Si potrà viaggiare da soli o in gruppo (massimo 5 persone), cercando compagni di avventura anche attraverso il gruppo Facebook dedicato a DiscoverEu .
Per info e candidature: https://europa.eu/youth/discovereu/apply_it

in Il Sole 24 Ore, venerdì 30 novembre 2018