Primo comandamento: amatevi!

Gianfranco Ravasi

Quanto il Decalogo sia una sorta di stella polare per un’etica condivisa e impiantata nell’esistenza personale e nella società anche contemporanea l’aveva dimostrato nel 1988 il regista polacco Krzysztof Kieslowski coi suoi mirabili dieci film, ciascuno di un’ora, dedicati al Decalogo. A ragione già Lutero nel suo Catechismo insegnava che «non c’è specchio migliore in cui tu possa vedere quello di cui hai bisogno se non appunto i dieci comandamenti, nei quali tu trovi ciò che ti manca e ciò che devi cercare». La loro formulazione apodittica negativa, tipica di uno stile proteso a marcare l’incisività e la radicalità del precetto, non deve far dimenticare che il contenuto è squisitamente positivo e riguarda la religiosità, il culto, le relazioni sociali, il diritto alla vita, al matrimonio, alla libertà, alla dignità personale, alla proprietà.

A questa ideale matrice di un’etica che è biblica ma che aspira ad essere anche «naturale», cioè universale, è dedicata ormai un’immensa bibliografia, per non parlare della storia dell’arte che ha lasciato negli occhi di tutti il Mosè radioso che imbraccia le due tavole sulla vetta del Sinai. È ora la volta di un docente dell’università romana della Santa Croce, Filippo Serafini, sulla scorta di sue lezioni e conferenze, ad approntare un’agile e godibile guida a questa pagina biblica che ci è, però, offerta in due versioni (Esodo 20 e Deuteronomio 5) non del tutto sovrapponibili, anche se entrambe rette dalla triade Dio, tu, prossimo. A seguire è indispensabile cavare da ogni singolo precetto il succo morale e ciò è possibile attraverso un’accurata analisi del testo che riserva non poche sorprese a chi ha ormai nell’orecchio una certa catechesi moralistica del passato.

Si legga, ad esempio, il commento al «Non pronunciare il nome del Signore invano», o al «Non commettere adulterio», o al «Non rubare». La centralità è, come suggerisce il titolo del saggio didattico di Serafini, nella vita e nella libertà, le quali pongono sulla ribalta i due protagonisti, Dio e l’uomo. Per questo è importante risalire alla cornice del Sinai e della stipula di un’alleanza tra il Signore e il popolo: l’etica naturale è, quindi, trasfigurata in una morale religiosa e trascendente. Ed è proprio lungo questa traiettoria che possiamo collocare l’apice luminoso di un comandamento biblico capitale, quell’«Ama il prossimo tuo come te stesso», incastonato nel libro del Levitico (19,18) e capace di irradiarsi, sia pure a fatica, nella tradizione ebraica per approdare a Cristo che ne fa il suo comandamento principe unendolo all’amore per Dio (Matteo 22,34-40).

Per Gesù sarà la sintesi ideale del suo messaggio morale, al punto tale da allargarlo anche al nemico in una paradossalità costante nella sua predicazione, ben recepita non solo dall’arco intero della letteratura neotestamentaria ma anche dal cristianesimo successivo, ahimè, non sempre fedele a quel dettato così esigente. Un altro teologo laico (com’è Serafini), il tedesco Thomas Söding, classe 1956, sposato con tre figli, docente all’università di Bochum, offre ora un imponente dossier esegetico-teologico proprio su questo che è il cuore di un’etica autentica, modellata e modulata sul ritratto giovanneo di Dio stesso come agápe, «amore». È interessante notare che lo studioso parte proprio dal «campo semantico dell’amore» per individuarne l’identità specifica biblica e lo fa rimandando in modo emblematico al noto saggio dello scrittore inglese Clive Staples Lewis (1898- 1963) pubblicato a Glasgow nel 1960 e tradotto nel 2004 da Jaca Book, il cui titolo è significativo:

I quattro amori. Affetto, amicizia, eros, carità.
Seguire il percorso che Söding propone è agevole perché in pratica conduce per mano il lettore in tutto l’arco delle Scritture Sacre, naturalmente puntando soprattutto sulle pagine neotestamentarie nelle quali «non c’è nessun comandamento di importanza analoga a quello dell’amore», per cui «in complesso il Nuovo Testamento è un libro dell’amore del prossimo». Questo comporta di necessità la definizione di chi sia il prossimo, della qualità dell’amore, delle sue manifestazioni ed esigenze, del nesso con l’amore per Dio e per se stessi, delle sue implicazioni psicologiche ma anche politiche e soprattutto teologiche. In un’epoca in cui l’aggressività è a fior di pelle nelle relazioni sociali e in quelle della rete informatica, in una fase storica nella quale il magistero papale di Francesco si è annodato attorno al tema della misericordia, che è sinonimo dell’amore per il prossimo, un saggio come questo è uno strumento non solo teologico-pastorale ma anche un testo di riferimento per far riemergere quelle genuine radici cristiane, ignorate oppure ipocritamente deformate e strumentalizzate da una certa politica.

Ovviamente l’amore dev’essere messo a prova nella concretezza delle opere e dei giorni. È per questo che componiamo una sorta di trilogia con l’ultima e suggestiva pubblicazione del nostro maggior teologo morale, Giannino Piana, già docente nelle università di Urbino e Torino e autore di un monumentale trattato di teologia morale in quattro volumi, rubricati tutti sotto il titolo paolino In novità di vita (ed. Cittadella). Ora egli si confronta con l’allestimento di un vero e proprio lessico, un Alfabeto dell’etica, con ben 112 «voci fondamentali» che hanno certamente una sorta di fondale nei lemmi sull’«amore», sulla «carità», sui «comandamenti», sull’«alleanza», sulla «libertà», sulla «legge nuova», sulla «natura umana», sulla «solidarietà», sulla «vita», in pratica sulle categorie portanti dei due scritti che abbiamo prima presentato.

I dizionari non si leggono di seguito (anche se pure questo esercizio è legittimo) ma si sondano e soprattutto si ricercano di solito almeno due percorsi di lettura. Il primo è quello della griglia che ha guidato la selezione delle voci, essendo spalancati di per sé orizzonti tematici sterminati. Nel caso dell’Alfabeto di Piana sono nette alcune aree: si potrebbe quasi immaginare una mappa colorata nella quale si aggregano varie regioni. L’autore stesso ne isola le maggiori: l’area della morale fondamentale e generale, quella della morale sessuale e matrimoniale, il terreno delicato della bioetica, le zone della morale economico-sociale e della politica e, infine, quella sulla quale lo studioso si è impegnato già in passato e che è tutt’altro che scontata, cioè la morale della religiosità. L’altra via che il lettore può seguire è molto più fenomenologica e, se si vuole, superficiale ma pur sempre indicativa, persino degli angoli più nascosti ove il riflettore dell’analisi viene puntato. Ne tento un elenco, mettendomi un po’ dall’angolo di visuale dei fruitori anche «laici» di questo lessico, selezionando alcune voci non necessariamente fondamentali: alleanza terapeutica, consenso informato, cure palliative, economia civile e finanziaria, etica animalista, coppie di fatto, gender, pedofilia, omosessualità, aborto, prostituzione, transessualità, manipolazioni genetiche, riproduzione assistita, testamento biologico, verità al malato, pubblicità…

  • “Accogliere la libertà, condividere la vita” di Filippo Serafini San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), pagg. 142, € 19,50
  • “L’amore del prossimo” di Thomas Söding Queriniana, Brescia, pagg. 358, € 42
  • “L’alfabeto dell’etica” di Giannino Piana Cittadella, Assisi, pagg. 478, € 29,90

in “Il Sole 24 Ore” del 29 luglio 2018

 

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