Se la strada per la pace s’inizia assieme davanti ai morti

Agnese Moro

Sentir parlare di pace il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed Al Tayyib, e papa Francesco è una bella cosa. Ma di certo non consolatoria. Pensate a questa frase del Papa: «E per contrastare veramente la barbarie di chi soffia sull’odio e incita alla violenza, occorre accompagnare e far maturare generazioni che rispondano alla logica incendiaria del male con la paziente crescita del bene». Frase che – con realismo – segnala tempi lunghi per ottenere risultati significativi e duraturi.

Per fortuna le anticipazioni non mancano, con il loro bagaglio di rottura di schemi prefissati, di cristallizzazioni di ruoli e di inimicizie che si vorrebbero eterne. Tra le anticipazioni ne segnalo una che ci arriva da Israele dove, da stasera a domani sera, si celebra il Memorial Day a ricordo dei soldati israeliani morti in guerra o in altri conflitti. Alle cerimonie ufficiali si affianca, e in qualche misura fa da contrappunto, l’iniziativa che per il 12° anno organizza il «Combatants for Peace Movement» http://cfpeace.org in collaborazione con il «Parents Circle Families Forum» http://www.theparentscircle.com/ : l’ «Israeli-Palestinian Memorial Day Ceremony». La finalità delle due organizzazioni è quella di creare un dialogo e una collaborazione tra persone che sono state nemiche; i combattenti delle due parti, nel primo caso, le famiglie a cui un componente è stato ucciso da qualcuno dell’altra parte, nel secondo. Israeliani e Palestinesi direttamente colpiti che rifiutano il destino di essere nemici per sempre. La cerimonia infatti ricorderà i caduti di entrambe le parti. Inizierà alle 21, ora di Tel Aviv, da noi le 20, e potrà essere seguita in Livestream http://Buildhopewith.us/ con sottotitoli in arabo e in inglese. Il numero dei partecipanti è andato aumentando nel tempo; lo scorso anno sono stati presenti in 2.500. Gli organizzatori: «In questo giorno particolarmente difficile invitiamo le persone di entrambe le parti a conoscere il dolore e le aspirazioni di coloro che vivono dall’altro lato della barricata e a sforzarci tutti per prevenire una prossima guerra».
Che cosa sarebbe successo da noi se una simile iniziativa fosse stata organizzata (o proposta), poniamo per il 25 aprile? Accogliere tutti i morti, riconoscere dignità alle memorie di ognuno, non nascondersi le verità complesse della storia è certo faticoso. Ma vivo.

in “La Stampa” del 30 aprile 2017

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