Il bene comune come antidoto alla corruzione

Nunzio Galantino, Segretario generale della Cei

Può capitare nel breve volgere del tempo – e a me è capitato – di vivere esperienze apparentemente distanti tra loro che, poi, si rivelano abbastanza riconducibili l’una all’altra. Mi è stato regalato, da uno degli autori, il libro La corruzione spuzza. Ero solo ai primi capitoli quando mi è giunto un invito da due cari amici, il Prefetto di Reggio Calabria ed il Vescovo di Locri, per partecipare all’inaugurazione di un campo di calcio, e a un seminario sul tema “In campo per il futuro”. A proiettare l’evento in un orizzonte tutt’altro che ordinario hanno contribuito tanti ingredienti: il luogo, San Luca, una piccola cittadina calabrese salita spesso, al di là dei tantissimi aspetti positivi, agli onori (si fa per dire) delle cronache per fatti di malavita organizzata; lo Stato, attraverso presenze istituzionali e fortemente rappresentative: governo centrale, magistratura, forze dell’ordine e amministratori della cosa pubblica; la Chiesa, che con tanta fatica e con altrettanta generosità accompagna la crescita di una cultura alternativa a quella della violenza diffusa; la Scuola, con tutte le persone che la fanno vivere. Ma, a San Luca, ho incontrato soprattutto tante persone comuni, tanti giovani e tanti bambini. In tutti ho colto l’attesa che il seme gettato in quella terra, accanto ai tanti già seminati, venisse accompagnato nella crescita. Ma ho avuto anche la sensazione che, se questo non dovesse avvenire, quel campo di calcio, sul quale si sono affrontati in una generosa partita le rappresentanze dei Magistrati e la Nazionale cantanti, potrebbe finire per essere un’ulteriore “incompiuta”. A decretarne infatti la dannosa inutilità può contribuire una parola, ma soprattutto la realtà che essa evoca: la corruzione. Mentre ascoltavo gli intervenuti al seminario, non riuscivo a togliermi dalla testa un paio di frasi di Oscar Wilde che, proprio pensando alla corruzione che è capace simbolicamente, e non solo, di far seccare subito l’erba verde del campo di calcio di San Luca, scriveva: «Ogni uomo ha un prezzo. Tutti ne hanno oggigiorno. Il guaio è che la maggior parte delle persone è terribilmente cara». Espressione enigmatica perché, mentre sottolinea il valore della persona, di ogni persona, dall’altra, non manca di ricordarci l’insaziabile ingordigia di alcuni per i quali non c’è limite alla prevaricazione e all’arroganza e le cui tasche sembra non si riempiano mai. Per questo, lo stesso Wilde ha voluto ricordarci che «un vestito ben fatto non ha tasche». Tornando al libro che mi è stato regalato, il titolo richiama una citazione di papa Francesco pronunciata a Scampia (Napoli). Più volte Francesco ha toccato questo tema, ricordando che «il peccato si perdona, la corruzione no», e che chi ha dentro la corruzione e vive di corruzione è indegno di essere uomo e cristiano. Come le affermazioni del Papa, il libro di Cantone e Caringella non può essere ridotto subito e solo a una invettiva contro la politica. Sarebbe anche questo un modo per svuotarne dall’interno il messaggio. Si tratta invece di un libro che, proprio perché documentato, è attraversato da grande realismo e apre prospettive di impegno consapevole per tutti. Dalle sue pagine emerge un invito a prendere le distanze da scelte e comportamenti che rendono complici e quindi protagonisti della corruzione. È quello che avviene quando si sottovalutano gli effetti della corruzione o se ne circoscrivono le modalità. Non è sempre vero che la corruzione è lo scambio della mazzetta. A volte non c’è nemmeno lo scambio di denaro. E questo, per certi versi, è più pericoloso perché non provoca nemmeno aperta indignazione; o, quando c’è, rischia di scadere subito in rassegnata indifferenza.

Al seminario di San Luca ho portato anche il mio contributo, invitando a integrare e accompagnare l’azione di repressione della corruzione con un impegno fortemente culturale; ricordando l’altissimo tasso di pericolosità che accompagna la corruzione dell’intelligenza, della volontà e del cuore. Questa abita luoghi e si serve di persone insospettabili. Corrompe l’intelligenza chi fa cattiva o tendenziosa informazione; chi cerca di indottrinare piuttosto che fornire strumenti critici per stare in maniera consapevole nell’areopago contemporaneo. Corrompe la volontà chi cerca di convincere che si possono raggiungere obiettivi alti e significativi senza investire energie, tempo e relazioni belle; chi cerca di dare “per favore” ciò che spetta “per diritto”; chi cerca di convincere che non ci sono doveri oltre ai diritti. Corrompe il cuore chi non aiuta a distinguere tra amore vero e possesso rozzo dell’altro o dell’altra, arrivando addirittura a pronunziare vere e proprie bestemmie, come: «Ho ucciso per amore!». Corrompe intelligenza, volontà e cuore chi vuole convincere che il web sia una piazza virtuale nella quale non valgono le regole della verità e del rispetto. Insieme, queste vere e proprie opere di corruzione avvelenano e distruggono l’idea che valga la pena di spendersi per il bene comune, anzi spingono a dubitare che ci sia un bene comune da promuovere e tutelare. E che questo sarà davvero “comune” solo quando avremo occhi sufficientemente aperti per riuscire a vedere le necessità di tutti, soprattutto dei più deboli e bisognosi, e mani disposte a sporcarsi.

in “Il Sole 24 Ore” del 29 aprile 2017

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