La Moschea di Parigi: così è l’islam in Francia

Giorgio Bernardelli

Venticinque punti sui temi più caldi relativi al rapporto tra l’islam e la Francia repubblicana. Per delineare «non un islam francese, ma l’islam nella Francia di oggi». È un’iniziativa di ampio respiro quella che la Moschea di Parigi lancia alla comunità musulmana di un Paese scosso dai recenti attentati jihadisti ma anche dall’«islamopsicosi», dilagante nella società e nella politica francese. Il testo – pubblicato integralmente dal settimanale Le Point – è firmato dal rettore della moschea Dalil Boubakeur e si propone come una risposta precisa «alla stragrande maggioranza di musulmani francesi» che domandano un testo che delinei con chiarezza «i loro diritti e doveri di fede» nel contesto della società francese.

Importante la fonte e il momento del pronunciamento: la Grande Moschea di Parigi, nel V arrondissement, è la più grande moschea di Francia (seconda per dimensioni solo a quella di Roma in Europa). Inaugurata nel 1926 «è un’istituzione creata da una legge dello Stato, ed è cosciente delle sue responsabilità in seno alla comunità musulmana francese», recita la premessa del documento, che attacca polemicamente «la tendenza a designare autorità di tutela esterne», che con «paternalismo» vorrebbero regolare l’espressione della fede religiosa musulmana nella società francese. La Moschea di Parigi si dichiara, al contrario, essa stessa preoccupata per la crescita di «un’interpretazione sbagliata dell’islam , basata su una lettura selettiva e parziale dei testi, che porta all’oscurantismo, alla pedanteria ignorante, alla misoginia, al settarismo e al rifiuto dei valori repubblicani». Anche se cita poi le inchieste sociologiche secondo cui i tre quarti dei musulmani in Francia oggi vivrebbero un islam «tranquillo, tollerante, benevolo, repubblicano e laico».

La dichiarazione vuole comunque essere un’occasione di chiarezza per tutti. «L’islam in Francia non è un nuovo islam, né un’innovazione – recita il primo punto -. L’islam in Francia è semplicemente la chiarificazione del dogma in rapporto alla realtà di oggi. L’islam in Francia è il risultato della reinterpretazione dei testi all’interno di un contesto, vale a dire il risultato dell’ijtihad». Quest’ultimo riferimento è importante, perché proprio il termine arabo inserisce la discussione sull’interpretazione in un ambito preciso del dibattito tra giuristi islamici.

L’altro riferimento dottrinale importante è alla Costituzione di Medina, un testo attribuito al profeta Muhammad stesso che disciplinava i rapporti con ebrei e cristiani in quanto popoli del Libro. Da questa fonte il documento della Moschea di Parigi parte per affermare che «ogni forma di antisemitismo è contraria all’insegnamento del Profeta» e per richiamare alla virtù della tolleranza e della benevolenza, perché solo Dio è giudice. Quanto alla guerra viene ricordato il versetto della seconda Sura del Corano sul divieto di dichiarare il jihad se non per legittima difesa contro un aggressore e l’indicazione secondo cui se l’avversario è disposto alla pace il musulmano ha il dovere di cercarla. «I criminali che si pretendono jihadisti – afferma il testo diffuso a Parigi – sono empi usurpatori del jihad e di conseguenza anche empi usurpatori dell’islam, che è una religione di pace» perché «la più nobile forma di jihad è il dominio di sé».

Al di là della presa di posizione netta sul tema della violenza religiosa, però, la dichiarazione della Moschea di Parigi è interessante soprattutto per altri aspetti legati alla vita di un musulmano in Francia. Intanto offre una serie di criteri ai fedeli: invita a diffidare dai telepredicatori, mette in guardia da «un’osservanza ottusa e ossessiva di regole senza una finalità spirituale», indica l’obbligo di rispettare l’etica della reciprocità («non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi»), spiega che di fronte alle menzogne e ai pregiudizi sull’islam la miglior risposta da parte di un musulmano è «compiere atti di beneficienza».

Sul rapporto con le istituzioni del Paese si afferma che la Francia non è un Paese islamico, ma una terra di coesistenza tra religioni e anche con i non credenti. In questo contesto i musulmani devono rispettare i valori e le leggi della Repubblica. «Per esempio – si spiega – dal momento che la blasfemia e le caricature religiose sono autorizzate dalla legge francese, è possibile dichiararsi offesi, ma non si può esigere che siano vietate o reagire con la violenza. Più in generale, i musulmani non hanno il diritto di esigere che la Francia modifichi i propri valori e le proprie leggi per convenienza rispetto alla propria fede, così come neanche i cristiani, gli ebrei, gli atei o gli agnostici hanno questo diritto».

Il testo continua poi mettendo in chiaro che anche per i musulmani in Francia «i castighi corporali e la poligamia non si giustificano più e non hanno più ragion d’essere. Allo stesso modo si impone l’uguaglianza tra uomini e donne». Quanto al corpo e al modo di vestirsi la Moschea di Parigi scrive che la tradizione musulmana parla in linea generale di «abbigliamento pudico e adatto alle circostanze», ma questo non si traduce nell’indicazione di indumenti precisi.

Interessante anche la parte dedicata al rapporto con la scienza: il testo mette in guardia da ogni oscurantismo, precisando che sul tema dell’origine del mondo non c’è nessuna incompatibilità tra la fede musulmana e teorie come l’evoluzionismo. Nel paragrafo sul Ramadan, infine, si precisa che le sue prescrizioni non cancellano il dovere elementare del rispetto dei vicini: di qui l’invito a non disturbare gli altri, soprattutto di notte.

in “La Stampa-Vatican Insider” del 30 marzo 2017

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PROCLAMATION DE L’ISLAM EN FRANCE

Préambule :

La Grande Mosquée de Paris, institution créée par une loi d’État, est consciente de ses responsabilités au sein de la communauté musulmane française, en termes de réflexion, d’interprétation et d’éclairement religieux. Elle sait qu’il est de son devoir d’accompagner les Français de confession musulmane sur leur chemin spirituel.

Elle est soucieuse de la montée en puissance, au sein de la société française et parmi tout un pan de ses élites politiques, médiatiques et intellectuelles, d’une extrême diabolisation de la minorité musulmane : l’islamophobie. Cette dernière est la conséquence de l’islamopsychose, qui est une représentation délirante, c’est-à-dire déconnectée de la réalité, de ce que sont réellement l’islam et les Français de confession musulmane.

Elle s’alarme du fait que l’islamophobie et l’islamopsychose françaises soient de nos jours assurément comparables en gravité à l’antisémitisme français de la fin du XIXe siècle.

Elle condamne la tendance actuelle à vouloir désigner des autorités de tutelle, n’étant pas de confession musulmane, aux fins d’encadrer avec paternalisme l’expression du fait religieux musulman dans la société française : ceci, au mépris de la liberté religieuse et de la séparation des églises et de l’État.

Elle s’inquiète de la montée en puissance, au sein de la communauté musulmane française, d’une interprétation erronée de l’islam, reposant sur une lecture du texte sélective, partiale, et au premier degré, qui conduit à l’obscurantisme, à la pédanterie ignorante, à la misogynie, au sectarisme, et au refus des valeurs républicaines. Elle constate toutefois que les prêcheurs de cette lecture égarée de l’islam sont marginaux en France, et que les croyants qui y adhèrent sont minoritaires.

Elle constate que selon les enquêtes sociologiques disponibles les plus récentes, approximativement les trois quarts des Français de confession musulmane vivent déjà dans un islam paisible, tolérant, bienveillant, républicain et laïc.

Elle constate que cette immense majorité des Français de confession musulmane est demandeuse d’un texte de clarification de leurs droits et devoirs dans leur foi.

Ouverte au dialogue spirituel que ce texte ne manquera pas de susciter, la Grande Mosquée de Paris exprime donc par la présente, à l’attention de la communauté musulmane française mais aussi de tous les hommes et femmes de bonne volonté en France et dans le monde, la présente Proclamation.

“la proclamation de l’islam de France de la Grande Mosquée de Paris”

Proclamation :

  1. L’islam en France n’est ni un nouvel islam, ni une innovation. L’islam en France est simplement la clarification du dogme au regard des réalités d’aujourd’hui. L’islam en France est la résultante de la réinterprétation du texte dans le contexte, c’est-à-dire l’ijtihad.

  2. Tout musulman doit prendre garde à ne pas chercher sa culture religieuse auprès de sources, de prédicateurs, de prêcheurs télévisuels, qui ne sont pas reconnus par les savants les plus respectés de la communauté. Il doit préférer directement lire les écrits de tels savants. Il doit se prémunir en la matière du péché de vanité, qui consiste à donner des leçons à autrui sur ce qu’est un bon ou un mauvais musulman quand on n’a soi-même qu’une culture religieuse péremptoire, superficielle et approximative.

  3. Tout musulman doit prendre garde à ne pas verser dans l’observation irréfléchie et obsessionnelle de règles sans finalité spirituelle. Tout musulman doit se prémunir des diversions superficielles, pour se concentrer sur le respect des principes spirituels de sa foi.

  4. Est musulman celui qui croit en l’unicité d’Allah, dieu unique et universel, et en la révélation divine faite au dernier prophète Mohammed (paix et bénédictions soient sur lui).

  5. Tout musulman a le devoir de respecter l’éthique de réciprocité : il faut en tous points traiter autrui comme l’on voudrait soi-même être traité. La tradition prophétique dit en effet : « Vous ne serez musulmans que quand vous voudrez pour les autres ce que vous voulez pour vous-mêmes. »

  6. Tout musulman a le devoir d’être miséricordieux : le saint Coran insiste sur la nécessité de savoir pardonner.

  7. Tout musulman a un devoir de solidarité : il doit pratiquer l’aumône au bénéfice des plus pauvres, à proportion de ses moyens.

  8. Tout musulman a le devoir de cultiver sa connaissance des sciences et des savoirs de tous ordres. Il s’ensuit que l’obscurantisme, le refus de la science, le refus du progrès scientifique, sont des lectures erronées de l’islam.

  9. Allah a créé l’Univers et tout ce qu’il contient. Les théories scientifiques actuelles les plus avancées laissent sans réponse la question de la cause première de la naissance de l’Univers. Il s’ensuit qu’elles sont compatibles avec l’islam.

  10. Allah a créé l’humanité. Il n’y a nulle contradiction entre la création de l’humanité selon le saint Coran, qui révèle métaphoriquement qu’Adam a été façonné à partir de la terre, et les théories scientifiques actuelles les plus avancées, selon lesquelles l’humanité a été façonnée au fil de l’évolution successive d’espèces terrestres.

  11. Allah a créé l’humanité en la voulant fraternelle. Tout musulman doit donc militer en toutes circonstances pour la paix et contre la guerre, pour la fraternité et contre le racisme, pour les paroles de concorde et contre les paroles de haine.

  12. Lorsqu’il entend quiconque asséner des mensonges et des préjugés sur ce qu’est l’islam et sur ce que sont les musulmans, la meilleure réponse d’un musulman est d’accomplir des actes de bienfaisance.

  13. Comme le rappelle la tradition prophétique, la pratique de la prière ne doit en aucune manière produire du désordre ou du trouble.

  14. La France n’est pas une terre d’islam : elle est une terre où coexistent plusieurs religions dont l’islam, ainsi que des habitants qui sont athées ou agnostiques. Dans ce contexte, tout musulman doit évidemment respecter les valeurs et les lois de laRépublique française. Par exemple, puisque le blasphème et la caricature religieuse sont autorisés par la loi française, l’on peut s’en déclarer blessé ou offensé mais il ne faut ni exiger leur interdiction ni réagir par la violence. Plus largement, bien évidemment, nul musulman n’a le droit d’exiger que la France modifie ses valeurs et ses lois pour convenir à sa propre foi, tout comme nul chrétien, nul juif, nul athée, nul agnostique, n’en a le droit.

  15. Au sens de la loi de 1905, la laïcité est un principe de neutralité de l’État, de l’administration, des services publics, et des fonctionnaires, en ce qui concerne les religions et la spiritualité. En d’autres termes, la République française ne finance aucun culte, n’accepte aucune demande formulée au nom d’un culte, ne favorise aucun culte, ne pratique pas d’ingérence dans la vie d’un culte, et se contente de donner aux communautés religieuses les mêmes droits et les mêmes devoirs qu’à toute association d’habitants du pays, qu’elle soit cultuelle ou pas. Sa définition ainsi rappelée, l’existence du fait religieux musulman dans la société française est compatible avec la laïcité.

  16. La laïcité n’est pas un principe d’intolérance envers la manifestation du fait religieux dans l’espace public. Celles et ceux qui veulent la redéfinir ainsi se fourvoient et méconnaissent gravement la loi de 1905.

  17. Concernant les versets consacrés au devoir de chasteté et de pudeur en matière vestimentaire pour les hommes et les femmes, il faut retenir le principe général d’une tenue vestimentaire pudique en toutes circonstances, et non pas les vêtements précis qui sont cités. Il s’ensuit qu’hommes et femmes de confession musulmane ont simplement le devoir de s’habiller d’une façon décente.

  18. Dans un esprit de contextualisation nécessaire aux pratiques de la foi musulmane aujourd’hui, les châtiments corporels, la polygamie, ne se justifient plus et n’ont plus lieu d’être. Dans le même esprit, l’égalité entre hommes et femmes s’impose.

  19. Dans ses relations sociales, familiales et affectives, tout musulman doit faire preuve d’une maturité épanouie et responsable.

  20. Dans sa vie quotidienne, tout musulman doit faire preuve de tempérance et chercher le juste milieu.

  21. Tout musulman consomme de la viande halal. La souffrance animale ne saurait être admise par Allah. Il est donc nécessaire de réduire au maximum la souffrance causée à l’animal.

  22. Durant le mois de Ramadan, tout musulman s’abstient de boire, de manger, d’avoir des relations sexuelles, et de fumer s’il est fumeur, depuis l’aube jusqu’au coucher du soleil, afin de commémorer la révélation coranique. En cas d’incapacité, le croyant est tenu de remplacer son jeûne par une aumône ou par le fait de jeûner un autre jour. Les personnes malades, ainsi que les femmes durant leurs menstruations et leur grossesse, sont dispensées du jeûne. La règle qui suspend le jeûne lorsque l’on est en voyage ne vaut évidemment pas pour un trajet de quelques heures en train ou en avion. En outre, le Ramadan implique que les musulmans fassent montre de respect à l’égard du voisinage : il ne faut pas importuner la population, notamment pendant la nuit.

  23. Le prophète Mohammed (paix et bénédictions soient sur lui) avait proclamé lui-même, au moyen de la Constitution de Médine, que tous ceux qui croient en l’unicité d’Allah, qu’ils soient musulmans, juifs ou autres, faisaient partie de la même communauté du Livre. Il s’ensuit que toute forme d’antisémitisme est contraire à l’enseignement du prophète Mohammed lui-même (paix et bénédictions soient sur lui). Plus largement, sur son exemple, l’islam implique les vertus de tolérance et de bienveillance, car seul Dieu est juge.

  24. Il est explicitement interdit à tout musulman de déclencher une guerre, car ce type de djihad n’est permis qu’en situation de légitime défense contre un agresseur (Coran 2, 190). En outre, si l’adversaire est disposé à faire la paix, les musulmans ont le devoir de chercher eux aussi à obtenir la paix. Il s’ensuit que les criminels qui se prétendent « djihadistes » sont des usurpateurs impies du djihad et par voie de conséquence, des usurpateurs impies de l’islam, qui est la religion de la paix.

  25. Le djihad le plus noble est l’effort de maîtrise de soi, de dépassement de soi, pour atteindre les vertus du meilleur des musulmans.

Fait à Paris, le 28 mars 2017, Le recteur de la Grande Mosquée de Paris, Docteur Dalil Boubakeur

 

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