La libertà va oltre il costume

di Antonio Merlino

All’indomani dell’attentato di Nizza (il 14 luglio scorso) il sindaco di una nota comunità balneare francese, Villeneuve-Loubet, ha disposto il divieto di indossare il cosiddetto burkini in spiaggia (l’«arrêté» è del 5 agosto). Il provvedimento è stato giustificato invocando il principio di laicità, ma ha provocato l’immediata reazione della lega in difesa dei diritti dell’uomo e dell’associazione in difesa dei diritti dell’uomo e contro l’islamofobia: le due associazioni hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo di Nizza. Il ricorso è stato respinto e il divieto del sindaco confermato. Le due associazioni hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato che il 26 agosto ha annullato l’ordinanza del giudice e ha sospeso così il provvedimento del sindaco, con tale motivatazione: il divieto di indossare il burkini lede le libertà fondamentali dell’individuo, due soprattutto, la libertà personale e la libertà di coscienza. Per uno strano caso i singoli avvenimenti ricalcano date significative della storia francese: il 5 agosto, quando il sindaco di Villeneuve-Loubet emetteva l’«arrêté», ricorreva in Francia l’anniversario del primo importante atto politico seguito alla presa della Bastiglia: il 5 agosto 1789 l’Assemblea Nazionale aboliva il sistema feudale e inaugurava una nuova stagione giuridica. Il 26 agosto, data dell’ordinanza del Consiglio di Stato, i francesi celebravano il “compleanno” della «Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino» (approvata il 26 agosto 1789).

Per uno strano caso oggi in Francia partiti politici come i Républicains e il Front National invocano il principio di laicità per limitare quei diritti “individuali” così radicati nella storia francese. In piena campagna elettorale destra ed estrema destra hanno annunciato provvedimenti legislativi per contrastare l’ordinanza del Consiglio di Stato. Nicolas Sarkozy, candidato alle primarie in vista delle presidenziali del 2017, ha rincarato la dose: ha dichiarato di voler vietare il velo non solo nelle scuole, ma anche nelle università. In altre parole: si invoca la difesa della laicità per limitare il pluralismo che il principio di laicità porta con sè. Si invoca la difesa dei cittadini contro i potenziali pericoli del terrorismo, limitando i diritti dei cittadini saldamente iscritti nella retorica giuridica francese. In nome dello “stato di eccezione” si piegano principi giuridici o si offrono interpretazioni restrittive e populiste. È una vecchia storia europea: per reagire al pericolo e alla minaccia si deroga al diritto. Si invoca lo “stato di necessità” per legittimare qualsiasi provvedimento e per sospendere l’ordinamento giuridico. La libertà religiosa, diceva Tocqueville, è il cuore della libertà politica: se la libertà religiosa è revocata in dubbio, allora sono revocati in dubbio anche tutti gli altri principi a salvaguardia della libertà personale. Questo principio giuridico è inciso nella carne viva della storia francese ed europea ed è messo a repentaglio proprio da quei partiti che proclamano di voler proteggere i cittadini. Mentre la libertà è minacciata da fanatici di ogni sorta, si propone di reagire limitando la libertà stessa: ma ciò significa fare il gioco del nemico. Infine: a pagare il prezzo di un provvedimento come quello del sindaco di Villeneuve-Loubet o quello invocato da Sarkozy, sono le donne: nella guerra al fanatismo islamico i politici – di ogni partito – hanno scelto una strategia astratta e uniforme, senza tener conto che esiste una minoranza nella minoranza, le donne. Si è abdicato alla lotta per la parità tra uomo e donna, ci si è accontentati, sbrigativamente, di vietare il velo o il cosiddetto burkini, in alcuni casi segni esteriori di una libertà di coscienza alla quale non siamo affezionati, in altri segni minimi di un’oppressione più grave, che non siamo interessati a combattere.

in “Trentino” del 31 agosto 2016

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: