Il dialogo tra le fedi per fermare l’odio

di El Hassan Bin Talal di Giordania Ed Kessler

Il cristianesimo è stato parte del tessuto del Medio Oriente per duemila anni. Lungi dall’essere una importazione occidentale, come alcuni incredibilmente ora sembrano suggerire, è nato qui ed è stato esportato come un dono per il resto del mondo. Le comunità cristiane sono state parte intrinseca dello sviluppo della civiltà araba.

Considerato questo ruolo centrale nella nostra regione, è ripugnante per noi, musulmani ed ebrei, vedere il cristianesimo e i cristiani sotto tale selvaggia aggressione in tutta la regione. Siamo sconvolti perché ad essere attaccati sono esseri umani come noi e perché siamo consapevoli che perdere il cristianesimo nel suo luogo di nascita significherebbe distruggere la ricchezza del mosaico del Medio Oriente.

La realtà è che siamo tutti una sola comunità, con credenze e storia condivise. Ma questo viene negato sempre di più, con lo Stato islamico – o Daesh com’è noto nella nostra regione – in prima fila nel giustificare e perpetrare questi attacchi. L’ultimo numero della rivista Dabiq , intitolato “Rompere la croce” , rigetta esplicitamente la convinzione fondamentale che siamo tutti Gente del Libro.
Daesh diffonde una visione apocalittica che si rifà a una mitica Età dell’Oro, creazione esclusiva di menti distorte dei jihadisti di oggi. Essi sono simili a quelli il cui zelo deviato trasformò l’Europa cristiana nel Medioevo in sinonimo di fanatismo e di oppressione. Daesh vuole portarci in una nuova “Età buia”, un’epoca resa ancora più oscura a causa dell’uso nefasto dei doni che la scienza e la tecnologia pongono nelle loro mani.
Sicuramente, non sono solo i cristiani l’obiettivo del loro odio. La ricerca della purezza religiosa costituisce una minaccia universale. I fondamentalisti mostrano un particolare odio per i loro correligionari le cui opinioni non sono conformi alle loro. Daesh si è dimostrato pronto ad uccidere indiscriminatamente musulmani, ebrei, cristiani e altri, qualunque sia la loro nazionalità, giordani o egiziani, americani o britannici o europei.
Contribuire a porre fine a questa caduta pericolosa nell’odio, nell’autodistruzione e nel conflitto fratricida diventa la sfida principale per tutti noi coinvolti nel dialogo interreligioso. Questo ci impone di intensificare i nostri sforzi per aumentare la comprensione che ciò che unisce le tre grandi religioni della nostra regione è molto più grande di qualsiasi differenza. Bisogna sottolineare, inoltre, che il rispetto per il passato e l’importanza di imparare da esso non ci richiede di tornare a vivere nel passato.
Ma questo deve essere accompagnato da un riconoscimento onesto che tutte le scritture abramitiche – Bibbia cristiana, il Tanach ebraico e il Corano – contengono testi che sono fonte di divisioni e attacchi contro altri gruppi. Nel corso della storia, essi sono stati utilizzati per giustificare le azioni più atroci in nome di Dio. Questi testi, che portano peso e autorità, non possono essere cancellati o ignorati. Quindi, come possiamo contrastare i loro messaggi di divisione che, nelle mani sbagliate, possono essere letti come una licenza per il fanatismo e la violenza?
È essenziale assicurarsi che queste parole siano lette nel loro contesto. È fondamentale, per esempio, giustapporre testi della stessa scrittura che offrono un approccio contrastante. Anche in questo caso, una migliore comprensione degli scritti sacri di altre religioni può aiutarci a vedere i paradossi e i conflitti che non riusciamo a riconoscere nella nostra. È ora di porre fine all’odio e alle atrocità che stanno causando convulsioni nella nostra regione e oltre. La pace e l’umanità stessa dipendono dal successo di questo esercizio interreligioso. È molto importante.

( Il principe Hassan di Giordania è il fondatore e presidente dell’Istituto reale per gli studi interreligiosi, Ed Kassler è il direttore dell’Istituto Woolf, specializzato nelle stesse tematiche)

in “la Repubblica” del 30 agosto 2016

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