La disuguaglianza mette in pericolo milioni di bambini e minaccia il futuro del mondo

  • Anthony Lake – Direttore Generale, UNICEF

Al giorno d’oggi, se ci guardiamo intorno, ci troviamo di fronte a una verità scomoda ma innegabile: la sorte di milioni di bambini dipende semplicemente dal paese, dalla comunità, dal genere o dalle circostanze in cui sono nati.

E come dimostrano i dati contenuti in questo rapporto, se non accelereremo i ritmi dei nostri progressi nel raggiungere questi milioni di bambini svantaggiati e vulnerabili, il loro futuro, e pertanto anche quello delle loro società, sarà in pericolo.

Le condizioni di vita dei bambini poveri ed esclusi, prima ancora che emettono il loro primo respiro, sono regolate spesso dalle disuguaglianze. Lo svantaggio e la discriminazione ai danni delle loro comunità e delle loro famiglie contribuiscono a determinare se dovranno vivere o morire, se avranno la possibilità di apprendere e successivamente di guadagnarsi da vivere dignitosamente. Con itti, crisi e disastri collegati al clima aggravano le loro privazioni e diminuiscono il loro potenziale.

Ma le cose non devono andare necessariamente così. Come questo rapporto dimostra, il mondo ha compiuto enormi progressi nel ridurre i decessi infantili, nel far andare i bambini a scuola e nel liberare milioni di persone dalla povertà. Molti degli interventi alla base di questi progressi – come i vaccini, i sali per

la reidratazione orale e una migliore alimentazione – si sono rivelati pratici ed economicamente convenienti. L’ascesa della tecnologia digitale e mobile, come pure altre innovazioni, hanno reso più facile ed economica sia la fornitura di servizi essenziali in comunità dif cili da raggiungere sia l’espansione delle opportunità per i bambini e le famiglie maggiormente a rischio.

Perlopiù, i limiti alle possibilità di raggiungere questi bambini non sono di natura tecnica. Sono una questione di impegno politico. Sono una questione di risorse. E sono una questione di volontà collettiva, poiché rendono necessario unire le forze per affrontare direttamente le ingiustizie e le disuguaglianze, concentrando investimenti e sforzi maggiori per raggiungere i bambini lasciati indietro.

Questo è il momento di agire. Perché se non modi cheremo le attuali tendenze, entro il 2030:

  • Quasi 70 milioni di bambini potrebbero morire prima di raggiungere il loro quinto compleanno; 3,6 milioni soltanto nel 2030, l’anno stabilito come scadenza per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile

  • I bambini dell’Africa sub-sahariana avranno probabilità dieci volte maggiori di morire prima del loro quinto compleanno rispetto ai bambini dei paesi ad alto reddito.

  • Nove bambini su dieci in condizioni di povertà estrema vivranno nell’Africa sub- sahariana.

  • Più di 60 milioni di bambini in età da scuola primaria saranno esclusi dalla scuola. Più della metà di questi bambini si troverà nell’Africa sub-sahariana.

  • Si saranno sposate precocemente quasi 750 milioni di donne, pari a tre quarti di miliardo di spose bambine in più rispetto al numero attuale.

    Queste disuguaglianze e questi enormi pericoli non si limitano a violare i diritti di singoli bambini e a metterne in pericolo il futuro. Perpetuano cicli intergenerazionali di svantaggio e di disuguaglianza che minano la stabilità delle società e persino la sicurezza delle nazioni.

    Più che mai, dovremmo riconoscere che lo sviluppo è sostenibile soltanto se può essere portato avanti, dalle generazioni future. Abbiamo l’opportunità di sostituire circoli viziosi con circoli virtuosi attraverso cui i bambini poveri di oggi potranno da adulti – se verrà data loro un’equa possibilità di essere sani, istruiti e protetti dai pericoli – competere in condizioni di parità con i bambini provenienti da ambienti più ricchi. In questo modo non solo si migliorerà la loro vita, ma si renderanno oride anche le loro società.

    Perché quando aiutiamo un bambino ad accedere ai farmaci e ai cibi di cui ha bisogno per crescere sano e forte, non solo aumentiamo le sue opportunità, ma facciamo anche diminuire i costi economici e sociali associati alla cattiva salute e alla bassa produttività.

    Quando istruiamo una bambina, non ci limitiamo a darle la conoscenza e gli strumenti necessari per prendere le sue decisioni e plasmare il suo futuro, ma la aiutiamo anche a elevare lo standard di vita della sua famiglia e della sua comunità.

    Quando offriamo istruzione, alloggio e protezione ai bambini coinvolti in con itti, contribuiamo a guarire i loro cuori e le loro menti, af nché un giorno possano avere le capacità e il desiderio di contribuire a ricostruire i loro paesi.

    Questo rapporto si conclude con cinque modi per rafforzare la nostra azione, sulla base di quel che abbiamo appreso negli ultimi 25 anni e di ciò che stiamo ancora imparando: raccogliere più informazioni su coloro che vengono lasciati indietro; integrare gli sforzi nei vari settori per affrontare le molteplici privazioni che limitano così tanti bambini; innovare per accelerare i progressi e guidare il cambiamento per le famiglie e i

    bambini più esclusi; investire nell’equità e trovare nuovi modi di nanziare gli sforzi per raggiungere i bambini più svantaggiati; e in ne coinvolgere tutti, a cominciare dalle comunità stesse, ma anche le aziende, le organizzazioni e i cittadini che, in tutto il mondo, credono nella possibilità di cambiare in meglio per milioni di bambini.

    Sì, possiamo farlo. L’ingiustizia non è inevitabile. La disuguaglianza è una scelta. Anche promuovere l’equità, per tutti i bambini, è una scelta. Una scelta che possiamo e dobbiamo compiere. Per il loro futuro, e per il futuro del nostro mondo.

    Presentazione del Rapporto 2016 dell’UNICEF, La condizione dell’infanzia nel mondo

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