LA SCUOLA PARITARIA NEL DDL RENZI

Francesco Macrì

Premesse

  1. Gli aspetti positivi contenuti nel ddl Renzi e riferiti alla scuola statale sono molti e vanno nella direzione di una scuola più autonoma, più efficiente, più efficace, più aperta e radicata al territorio, più rispondente ai bisogni individuali degli alunni e della società, meno verticistica, più attenta alla formazione del personale, alla valorizzazione della sua professionalità e alla premialità del merito, più vincolata alla rendicontazione sociale del suo operato, più trasparente, più fidelizzata e sostenuta dalla contribuzione della società civile, più rinnovata nei contenuti e nei saperi, più sicura nelle strutture edilizie, più collegata in rete, più semplificata nelle procedure amministrative, ecc.

Aspetti largamente condivisibili, in taluni casi anche molto coraggiosi perché intaccano incrostazioni e privilegi, sedimentatesi nel tempo, la cui effettiva attuazione, però, è legata ad una molteplicità di variabili di cui, oggi, è difficile dire: come la quantità delle risorse economico-finanziarie che saranno destinate, la tempistica e la qualità della decretazione normativa delegata, la continuità e durata della volontà e forza politica di perseguire fino in fondo il difficile cammino riformatore intrapreso, la qualità e quantità delle resistenze corporative e burocratiche che saranno messe in campo per ostacolare il tutto o una sua parte significativa, l’atteggiamento più o meno ostile o collaborativo dei sindacati, gli equilibri politici che si andranno a riformulare nel tempo tra le componenti della maggioranza ed opposizione, l’atteggiamento di disponibilità o di chiusura di chi dovrà poi quotidianamente praticare le riforme, come i dirigenti e docenti, gli umori variabili della piazza a cominciare da quella studentesca puntualmente “contro” ogni novità da qualsiasi parte politica venga proposta, ecc.

Quindi, come per le riforme dei Governi precedenti tutto e il contrario di tutto diventa uno scenario possibile.

  1. Le osservazioni che andrò a fare hanno un ambito circoscritto: si pongono dalla visuale della scuola paritaria e dei suoi bisogni e diritti e si limitano a considerare solo questi. Ignorano la scuola statale non perché non sia considerata importante, non perché non riguardi tutti (come cittadini abbiamo interesse che la scuola statale funzioni e funzioni al meglio e abbia tutte le condizioni normative ed oggettive perché svolga pienamente la sua grande ed importante funzione educativa), ma semplicemente perché mi è stato chiesto di fermarmi ad esprimere qualche considerazione su come la scuola paritaria é presente ed agita dentro questo ddl.

Pertanto a questa mia lettura “parziale” del DDL non deve essere attribuita alcuna valenza negativa, quasi fosse ad essa sottesa una fastidiosa contrapposizione alla scuola statale o una velata indifferenza al suo destino.

Per la scuola paritaria il ddl mette in atto

una controriforma politico-culturale

Guardando il ddl nel suo intero articolato, nelle molte tematiche rappresentate, nelle finalità perseguite, nelle tecnicalità e metodologie individuate, pur nel riconoscimento di molti “singoli” aspetti positivi che, ripeto, non si fa alcuna fatica a riconoscere come buoni e in taluni casi coraggiosi, si ha una fastidiosa impressione che la prospettiva generale dalla quale si guardano sa di vecchio e superato dal dibattito culturale di questi ultimi 20 anni, dalle esperienze di altri Stati europei ed occidentali che del pluralismo scolastico istituzionale hanno fatto una scelta strategica convinta, dalla crescita di una coscienza civile più attenta ai diritti soggettivi della persona che è andata sempre più maturando in Italia, da una riforma costituzionale (art. 116 del novellato Titolo V) che sposta il baricentro, l’asse dal centro verso la periferia, dall’apparato burocratico alla corresponsabilizzazione attiva dei soggetti collettivi (corpi intermedi). Sembra cioè che ci sia un ritorno, smentendo così dichiarazioni ufficiali di Premier, Ministri e rappresentanti delle più alte cariche istituzionali, verso una rivincita dello statalismo, del ruolo egemonico ed esclusivo dello Stato nel gestire ed erogare direttamente i servizi educativi, una sorta di regressione politico-culturale di stampo centralistico in cui i soggetti sono assorbiti dall’apparato, la loro capacità di iniziativa guardata con supponenza o fastidio.

Perché questo giudizio così pesante?

  1. Perché il ddl si muove come se il sistema nazionale di istruzione e formazione non fosse stato già codificato da una legge (62/2000) come “sistema integrato” di cui le scuole paritarie a pieno titolo sono parte integrante e costitutiva, soggetti pienamente legittimi e legittimati non solo ad operare ma anche ad essere finanziati
  2. Perché la vision politica sulla scuola è statalista secondo la vecchia e anacronistica concezione dell’esclusività ed egemonia della scuola statale che riserva alla scuola paritaria una posizione residuale e marginale, di sola “supplenza” qualora lo Stato non sia in grado di assolvere sul territorio la domanda educativa delle famiglie
  3. perché contraddice nella sostanza la portata culturale, sociale, politica dell’autonomia che, prima di essere autonomia delle istituzioni e degli apparati, è autonomia delle persone, dei soggetti civili, dei cittadini in quanto persone libere;
  4. perché impedisce di fatto la libertà di scelta educativa delle famiglie assoggettandole, qualora optassero per la scuola paritaria, ad un costo aggiuntivo rispetto a quelle che legittimamente optano per la scuola statale e pertanto pratica una ingiusta discriminazione e diseguaglianza tra cittadini dello stesso Stato;
  5. perché oltre al principio costituzionale dell’autonomia ignora quell’altro non meno importante della sussidiarietà che ha ribaltato la tradizionale visione verticisticamente piramidale della funzione e del ruolo dello Stato
  6. perché con l’insignificante sostegno economico prefigurato della detrazione fiscale si limita ad una elargizione che di fatto umilia la dignità della scuola paritaria e di chi la frequenta nel mentre tende maliziosamente a creare nell’opinione pubblica l’illusione di averla riconosciuta e finanziata
  7. perché escludendo le scuole superiori da questi pur minimi benefici della detrazione fiscale pratica una distinzione che contraddice la parità scolastica come risposta ad un diritto soggettivo universale di tutti gli studenti di ogni ordine e grado, ingenera il sospetto e lo rafforza che queste scuole superiori si identifichino tutte con i famigerati diplomifici rispetto ai quali la Fidae ma anche le altre organizzazioni delle scuole paritarie cattoliche hanno da sempre e ripetutamente sollecitato il Ministero ad intervenire con mano pesante per reprimere il fenomeno, evidenzia la logica sottesa all’operazione: quella di aiutare solo quelle scuole, in particolare dell’infanzia, in quanto lo stato non è in grado di garantire il servizio.
  8. perché di fatto la scuola paritaria viene risospinta “fuori” dal sistema nazionale di istruzione, considerata accessoria e suppletiva, collocata in una terra di mezzo tra la parziale legittimità e l’invasione abusiva di campo.

Richiesta di precisazioni ed emendamenti

Il ddl del Governo Renzi tende a riscrivere l’intero impianto del sistema nazionale di istruzione e formazione. Pertanto è un’occasione da non mancare per offrire un contributo di proposte e di emendamenti migliorativi su tutti i capitoli dell’articolato (in quanto tutta la scuola è di interesse collettivo), ma in particolare su quelli che hanno una attinenza diretta o indiretta alla scuola paritaria.

Coinvolgendo maggioranza ed opposizione si dovrebbe poter addivenire almeno ai seguenti obiettivi minimi e perché minimi (non si chiede la luna) politicamente raggiungibili con ragionevole facilità:

  1. riaffermazione del principio generale che il sistema nazionale di istruzione e formazione è un “sistema integrato”, costituito dalle scuole pubbliche statali e dalle scuole pubbliche paritarie, che la scuola paritaria risponde ed esprime diritti costituzionali invalicabili come il diritto soggettivo di istruzione e formazione, la libertà di scelta educativa, la libertà di insegnamento, il pluralismo, l’autonomia, la sussidiarietà e pertanto è pienamente legittima e legittimata anche ad avere un finanziamento pubblico
  2. accesso dei coordinatori didattici e docenti delle scuole paritarie ai benefici della carta per l’aggiornamento (voucher di 500 euro) previsti per i dirigenti e docenti statali (cfr art. 10)
  3. accesso dei coordinatori e docenti a tutte le iniziative di formazione promosse dal MIUR (cfr art. 10)
  4. godimento da parte delle scuole paritarie di tutte le agevolazioni fiscali previste per quelle statali, incluso la destinazione del 5 per mille (cfr art. 15)
  5. accesso allo school bonus ed erogazioni liberali in denaro (cfr art. 16)
  6. detraibilità per intero o per una parte significativa delle spese di iscrizione e frequenza alle scuole paritarie di ogni ordine e grado (cfr art. 17)
  7. esonero da imposizioni fiscali quali IMU, TARI
  8. adeguato sostegno economico per i portatori di handicap, giovani a rischio, bes, ecc.

Conclusione

A scanso di equivoci si ribadisce che questo ddl per il comparto scuola statale può diventare una fortunata occasione per risolvere finalmente molti suoi problemi lasciati aperti e pertanto é auspicabile che ci sia il necessario impegno di tutti perché venga approvato, con gli opportuni aggiustamenti ed integrazioni, in tempi brevi e certi dal Parlamento.

Ma ciò precisato, non è possibile non rimarcare una profonda delusione e un forte rammarico nel constatare che, ancora una volta, la scuola paritaria ingiustamente è stata tenuta fuori dalla porta. Il suo servizio svolto nell’interesse del Paese è stato sacrificato, per ragioni opportunistiche e strumentali, al temuto ricatto della piazza, di frange radicali del parlamento e del sindacato, di certa stampa viziata dall’ideologia e dal preconcetto.

Il Governo Renzi ha un indubbio merito: quello di aver messo al centro dell’attenzione del Paese e del suo programma di governo la scuola, intesa come motore di crescita e di sviluppo, condizione strategica e imprescindibile per un futuro migliore. Ma in questa lodevole proposta ha dimenticato un capitolo importante: il ruolo, il significato, la portata culturale, civile, educativa della scuola paritaria. Così facendo con le sue stesse mani ha depotenziato il suo ambizioso progetto di portare la scuola italiana sugli stessi standard di diritti e di qualità degli altri sistemi scolastici europei perché la scuola paritaria non solo non è una fastidiosa palla al piede, ma contribuisce a garantire un servizio più capillare e diffusivo sul territorio, più puntuale e personalizzato ai diversificati bisogni delle famiglie, più economico a parità di servizi erogati. E inoltre, per la inevitabile emulazione che si va a creare tra scuola statale e paritaria, costituisce un importante elemento di dinamismo innnovativo nella direzione della qualità, che dovrebbe essere l’oggetto e la finalità di ogni vera riforma, per l’intero sistema di istruzione e formazione.

In sintesi, Renzi ripropone (o sembra riproporre) un sistema di istruzione e formazione ad esclusiva preminenza statale; ha tagliato la seconda gamba codificata nel 2000 dalla 62; su questa questione ha messo la retromarcia.

Quello che era già “evidente presagio” nel documento-manifesto la “Buona Scuola” nel ddl inviato al Parlamento trova un riscontro normativo.

Roma 17 marzo 2015

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