Archivio mensile:giugno 2013

Il contributo della scuola cattolica all’educazione interculturale

Congregazione per l’Educazione Cattolica

(…) Nell’attuale contesto sociale, la scuola cattolica si trova chiamata in causa per lo specifico apporto che essa può offrire. Si tratta, però, di un compito non facile, che anzi sta incontrando sempre maggiori ostacoli. La scuola cattolica vede al suo interno una presenza sempre più rilevante di alunni di differenti nazionalità e appartenenze religiose; in molti Paesi del mondo la maggioranza degli alunni professa un diverso credo e la questione del confronto interreligioso appare ormai ineludibile. Per evitare di rinchiudersi in un “identitarismo” fine a se stesso, un progetto educativo deve fare i conti con il crescente tasso di multireligiosità della società e con la conseguente necessità di saper conoscere e dialogare con le diverse credenze o con i non credenti.

E’ importante che la scuola cattolica sia consapevole dei rischi che derivano dal perdere di vista le ragioni della propria presenza. Ciò accade, ad esempio, quando essa si conforma acriticamente alle attese di una società improntata ai valori dell’individualismo e della competizione, al formalismo burocratico, alle domande consumistiche delle famiglie, o alla ricerca esasperata dell’approvazione esterna. A maggior ragione in una cultura che affermi una pretesa neutralità della scuola e rimuova dal campo dell’educazione ogni riferimento religioso, la scuola cattolica è chiamata ad un impegno di testimonianza, attraverso un progetto educativo chiaramente ispirato al Vangelo. Tale scuola, in quanto cattolica, non si ferma a una generica ispirazione cristiana o di valori umani. Essa ha la responsabilità di offrire agli studenti cattolici, oltre ad una valida conoscenza della religione, anche la possibilità di crescere nell’adesione personale a Cristo nella Chiesa. Infatti, «tra i diritti umani basilari, anche per la vita pacifica dei popoli, vi è quello dei singoli e delle comunità alla libertà religiosa. […] Diventa sempre più importante che tale diritto sia promosso non solo dal punto di vista negativo, come libertà da – ad esempio, da obblighi e costrizioni circa la libertà di scegliere la propria religione –, ma anche dal punto di vista positivo, nelle sue varie articolazioni, come libertà di: ad esempio, di testimoniare la propria religione, di annunciare e comunicare il suo insegnamento; di compiere attività educative, di beneficenza e di assistenza che permettono di applicare i precetti religiosi; di esistere e agire come organismi sociali, strutturati secondo i principi dottrinali e i fini istituzionali che sono loro propri». 

La prima responsabilità della scuola cattolica è quella della testimonianza. La presenza cristiana nella realtà multiforme delle diverse culture deve essere mostrata e dimostrata, cioè deve rendersi visibile, incontrabile e consapevole. Oggi, a causa dell’avanzato processo di secolarizzazione, la scuola cattolica si trova in una situazione missionaria, anche in paesi di antica tradizione cristiana. Il contributo che il cattolicesimo può portare all’educazione e al dialogo interculturale è il suo riferimento alla centralità della persona umana, che ha nella relazione la sua dimensione costitutiva. La scuola cattolica, che ha in Gesù Cristo il fondamento della sua concezione antropologica e pedagogica, deve praticare “la grammatica del dialogo”, non come espediente tecnicistico, ma come modalità profonda di relazione. La scuola cattolica deve riflettere sulla propria identità, perché quello che può “donare” è, prima di tutto, quello che è.

Comunità educativa laboratorio d’intercultura 

Il modello a cui deve ispirarsi l’organizzazione scolastica è quello della comunità educativa, spazio di convivialità delle differenze. La scuola-comunità è luogo di incontro, promuove la partecipazione, dialoga con la famiglia, prima comunità di appartenenza degli alunni che la frequentano, rispettandone la cultura e ponendosi in profondo ascolto dei bisogni che incontra e delle attese di cui è destinataria. Così facendo può essere considerata un autentico laboratorio di una intercultura vissuta più che proclamata.

La partecipazione non si sviluppa in una società e in una scuola neutrali, prive di valori di riferimento ed estranee a qualsiasi formazione morale, né, all’opposto, permeate da una visione fondamentalista, ma fiorisce in un clima di dialogo e di rispetto reciproco, in un ambiente educativo nel quale ad ognuno venga assicurata la possibilità di incrementare al massimo livello le proprie capacità, sempre in vista del conseguimento del bene di tutti. In tal modo si può sviluppare quel costante clima di reciproca fiducia, di disponibilità, di ascolto e di fecondo interscambio che deve contrassegnare l’intero percorso formativo. Le stesse lezioni, al fine di farsi espressione insieme di vita e di pensiero, sono mirate a instaurare un dialogo costante fra docenti e studenti, a valorizzare il personale contributo di questi ultimi nella comune ricerca e a dar vita a un insegnamento a “più voci” da parte dei docenti di varie discipline.

Nella scuola, intesa come comunità educativa, la famiglia ha un posto e un ruolo molto importante. La scuola cattolica la considera un valore e ne promuove la partecipazione e l’assunzione di forme di corresponsabilità. Anche quando ci si trovi di fronte a realtà familiari che vivono situazioni difficili e a genitori che non rispondono alle proposte della scuola, la famiglia viene sempre considerata un riferimento indispensabile, portatrice di risorse che possono essere valorizzate: «la scuola cattolica ha interesse a continuare e potenziare la collaborazione con le famiglie. Essa ha per oggetto non solo questioni scolastiche, ma tende soprattutto alla realizzazione del progetto educativo». 

Progetto educativo per un’educazione al dialogo interculturale

Dalla testimonianza del Vangelo e dall’apertura gratuita all’amore per l’altro scaturisce la proposta educativa della scuola cattolica, che si preoccupa di sviluppare un approccio interculturale riguardante tutti gli ambiti dell’esperienza scolastica: le relazioni tra le persone, la prospettiva da cui guardare il sapere umano e le discipline, l’integrazione ed i diritti di tutti.

L’apertura alla pluralità e alle differenze è condizione indispensabile per la collaborazione. L’esperienza dimostra che la religione cattolica sa incontrare, rispettare, valorizzare le diverse culture. L’amore per l’uomo e per la donna è, inevitabilmente, anche amore per la loro cultura. La scuola cattolica è per sua stessa vocazione interculturale.

  1. Il progetto educativo della scuola cattolica prevede che studio e vita s’incontrino e si fondano armonicamente tra loro, così che gli studenti possano compiere una esperienza formativa qualificata, alimentata dalla ricerca scientifica nelle diverse articolazioni del sapere e, al tempo stesso, resa sapienziale dall’innesto nella vita nutrita dal Vangelo. S’intende così superare il rischio di un’istruzione che non sia anche – e prima di tutto – formazione integrale della persona. Infatti, «la scuola è uno degli ambienti educativi in cui si cresce per imparare a vivere, per diventare uomini e donne adulti e maturi, capaci di camminare, di percorrere la strada della vita. […] Aiuta non solo nello sviluppare l’intelligenza, ma per una formazione integrale di tutte le componenti della personalità».

Le principali linee d’impegno del progetto educativo sono le seguenti:

Il criterio dell’identità cattolica. La scuola cattolica è impegnata a vivere in ogni sua espressione l’identità del progetto educativo che ha in Cristo il suo fondamento. «E’ proprio nel riferimento esplicito e condiviso da tutti i membri della comunità scolastica – sia pure in grado diverso – alla visione cristiana che la scuola è ‘cattolica’, poiché i principi evangelici diventano in essa norme educative, motivazioni interiori e insieme mete finali». Da questa esplicita identità traggono senso gli altri impegni.

Costruzione di un orizzonte comune. L’educazione può contribuire a individuare quello che vi è di universale, ciò che unisce persone differenti. Il ruolo dell’educazione oggi consiste proprio nel promuovere quel dialogo che rende possibile la comunicazione tra diversi, aiutando a “tradurre” i differenti modi di pensare e sentire. Non si tratta soltanto di realizzare un dialogo come procedura o come metodo, bensì di aiutare le persone a tornare alla propria cultura a partire dalle culture altre, cioè a riflettere su se stessi in un orizzonte di “appartenenza all’umanità”.

Apertura ragionata alla mondialità. Una comunità educante come la scuola non formerà ai particolarismi, ma offrirà i saperi necessari per comprendere l’attuale condizione dell’uomo planetario, definita da molteplici interdipendenze.

Formazione di identità forti non perché contrapposte, ma perché, a partire dalla consapevolezza della propria tradizione e della propria cultura, si è capaci di dialogare e riconoscere l’uguale dignità dell’altro.

Sviluppo di autoriflessività attraverso l’abitudine a ripensare le proprie esperienze, a riflettere sui propri comportamenti, a diventare maggiormente consapevoli di sé, anche attraverso l’uso di strategie cognitive e di formazione al decentramento.

Rispetto e comprensione dei valori delle altre culture e religioni. La scuola deve divenire uno spazio di pluralismo in cui si apprende a dialogare sui significati che le persone delle diverse religioni attribuiscono ai rispettivi segni, per poter condividere valori universali quali la solidarietà, la tolleranza, la libertà.

Educazione alla partecipazione e alla responsabilità. La scuola non deve rappresentare una parentesi della vita, un luogo puramente artificiale o semplicemente dedicato a sviluppare la dimensione cognitiva. Nel rispetto dei tempi di maturazione degli alunni e della loro libertà personale, la scuola si assume il compito di aiutarli non solo a capire la realtà sociale e culturale di vita, ma anche a favorire l’assunzione di responsabilità per migliorarla. Inoltre, proprio per l’attenzione alla integralità della persona e dell’esperienza, non limita il proprio impegno all’insegnamento diretto, ma cura la molteplicità delle dimensioni dell’esperienza degli studenti, secondo modalità informali (feste, momenti conviviali…), formali (incontri con testimoni, momenti di discussione…), esperienze religiose (momenti liturgici e di spiritualità…).. 

Il curricolo espressione dell’identità della scuola 

Il curricolo rappresenta lo strumento attraverso il quale la comunità scolastica esplicita le finalità, gli obbiettivi, i contenuti, le modalità per perseguirli in maniera efficace. In esso si manifesta l’identità culturale e pedagogica della scuola. L’elaborazione del curricolo è uno dei compiti più impegnativi, perché si tratta di definire i valori di riferimento, le priorità tematiche, le scelte concrete.

Per la scuola cattolica riflettere sul curricolo significa approfondire i propri elementi di specificità, il peculiare modo di essere servizio alla persona attraverso gli strumenti della cultura, perché quanto viene progettato possa essere effettivamente adeguato alla sua originale missione. Non ci si può accontentare di una offerta didattica aggiornata, capace di rispondere alle esigenze che provengono dall’economia in trasformazione. Il progetto curricolare della scuola cattolica mette al centro la persona e la sua ricerca di significato. Rispetto a questo riferimento valoriale, le diverse discipline rappresentano delle importanti risorse e assumono un più pieno valore se sanno proporsi come mezzi di educazione. Da questo punto di vista i contenuti non sono indifferenti, così come non può essere indifferente il modo di presentarli.

E’ stato detto che quella in cui viviamo è la società della conoscenza, ma la scuola cattolica è sollecitata a promuovere la società della sapienza, ad andar oltre il conoscere per educare a pensare, a valutare i fatti alla luce dei valori, ad educare all’assunzione di responsabilità e di impegno, all’esercizio della cittadinanza attiva. Tra i contenuti caratterizzanti, un posto di rilievo va dato alla conoscenza delle diverse culture, con l’attenzione a favorire l’incontro e il confronto fra i tanti punti di vista che le connotano. Il curricolo deve aiutare a riflettere sui grandi problemi del nostro tempo, non eludendo quelli nei quali più si evidenzia la drammaticità della condizione di vita di tanta parte dell’umanità, come l’ineguale distribuzione delle risorse, la povertà, l’ingiustizia, i diritti umani negati. La povertà implica un’attenta considerazione del fenomeno della globalizzazione e suggerisce di avere della povertà una visione ampia e articolata delle sue diverse manifestazioni e delle sue cause.

Un buon curricolo sa intrecciare a lezioni teoriche momenti di testimonianza, presentazione di esperienze di vita nella luce della visione di fede, pratiche di partecipazione e di assunzione di responsabilità.

I diversi momenti si rimandano l’uno all’altro: le lezioni nascono dagli spazi aperti dall’esperienza di vita, il sapere si fa esperienza, e questa acquisisce la forza di proposta culturale, di annuncio.

Per quanto concerne l’insegnamento delle discipline, la prospettiva metodologica condivisa e promossa dai docenti è quella della correlazione dinamica delle diverse scienze in un orizzonte sapienziale. Lo statuto epistemico di ogni scienza possiede una propria identità contenutistica e metodologica, ma non riguarda soltanto le condizioni “interne” relative al suo corretto funzionamento; ciascuna disciplina non è un’isola abitata da un sapere distinto e recintato, ma si relaziona in modo dinamico con tutte le altre forme del sapere che esprimono ciascuna qualcosa della persona e attingono qualcosa della verità.

La composizione multiculturale delle classi è una sfida per la scuola, che deve essere in grado di ripensare i contenuti dell’insegnamento, i modi dell’apprendimento, la propria organizzazione interna, i ruoli, le relazioni con le famiglie e il contesto sociale e culturale di appartenenza. Un curricolo aperto alla prospettiva interculturale propone all’attenzione degli studenti lo studio di civiltà prima ignorate o remote, che però ora si affacciano all’attenzione e sono molto più “vicine” grazie alla globalizzazione e ai mezzi di comunicazione, varcando frontiere spaziali e difese ideologiche. Un insegnamento che voglia aiutare gli studenti a capire la realtà nella quale vivono non può ignorare la dimensione del confronto, ma, al contrario, si impegna a favorire dialogo, interscambio culturale e spirituale.

Sul piano didattico la scuola deve articolare la propria preoccupazione interculturale tenendo presenti le due dimensioni dell’apprendimento: quella cognitiva e quella relazionale-affettiva. Per il primo aspetto essa agisce sui contenuti del curricolo, sui saperi da trasmettere e le competenze da promuovere. Per il secondo aspetto agisce sugli atteggiamenti e le rappresentazioni, insegnando a rispettare le diversità, a tener conto dei diversi punti di vista, a coltivare l’empatia, a collaborare.

In “Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica, 2013)